Un weekend di Settembre in Valle d’Aosta

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Piove per tutto il weekend mentre siamo ad Aosta. Arriviamo la mattina presto, ancora non ha iniziato, il titolare del Bed&Breakfast ci accoglie gioviale in una via del centro: il palazzo è del Settecento, dice, mentre passa la mano su un corrimano vecchissimo, la testa pelata e i bermuda come se fossimo in Sardegna. Saliamo le scale lisciate dal tempo, scivolose, uno dietro l’altro, mentre si lamenta che l’ascensore proprio non gliel’hanno fatto mettere. “E’ un palazzo del Settecento”, ripete.

C’è stato, in Sardegna, quest’estate. A San Teodoro. Lo dice come se fosse una località esotica, lontanissima, un viaggio di quelli che solo pochi possono permettersi di fare. Con una penna segna tutte le mete che dovremmo vedere in due giorni, Aosta è piccola insomma, si può fare tutto con molta tranquillità. L’acqua è potabile, aggiunge, quando vede la mia borraccia sul tavolino.

Toccata e fuga. Un weekend regalato in anticipo per il compleanno di Nico. Le nuvole coprono le montagne, sembra di essere in una bolla, la nebbia sembra vapore e copre anche le alture più vicine. Cerco di immaginare il paesaggio al di là del grigiore, ma ho conosciuto le montagne troppo tardi, mi viene troppo difficile.

Scopriamo che i musei sono quasi tutti gratis solo quando all’ufficio informazioni ci chiedono se ne siamo al corrente. Non ci domadiamo come mai, e decidiamo di partire dal Teatro Romano, proprio dietro all’ufficio informazioni turistiche, ricavato sotto una porta e già affollato dai camminatori del Sabato, chissà oggi dove andranno. Camminiamo per le passerelle di legno, cercando di ricostruire nella nostra testa gli edifici che sono stati un tempo. Una signora chiede: “Quanto ci vuole?”, e la maschera risponde: “Dipende da lei, signora”.

Teatro romano

Dipende davvero da lei. E’ uno di quei posti dove ti muovi liberamente, senza un vero e proprio percorso. Puoi fermarti di fronte a qualsiasi cosa, e tutti hanno fretta, camminano con la testa bassa, la minaccia della pioggia incombente. Quando usciamo, una mamma sta facendo passeggiare sua figlia su pietre risalenti al primo secolo a.C. Mi guarda, guarda sua figlia, sorride: “Forse non possiamo farlo…”

Mentre camminiamo verso il criptoportico forense inizia a piovere. Scendiamo le scale, ci troviamo immersi in una galleria fatta di pietre e pilasti. Sembra molto più piccola di quello che è realmente, si estende man mano che la percorriamo: circondava il foro di Augusta Pretoria, leggiamo sul cartellone. Facciamo per un paio di volte avanti e indietro, prima da un lato e poi dall’altro, scattando qualche foto e aspettando che la pioggia passi. Quando usciamo, la cattedrale è chiusa: è ora di pranzo, riaprirà nel pomeriggio ma non riusciremo comunque a vederla, perché sarà accessibile solo a coloro che ascoltano la messa.

Criptoportico forense

L’ultima tappa è il museo archeologico. Abbiamo già fatto diecimila passi, mi fanno male i piedi perché come al solito ho sbagliato scarpe. Continuo a camminare prima nella sezione di scavi, poi tra le teche illuminate. Tutti i musei sono uguali e diversi, e tutti raccontano delle storie nelle quali mi sarebbe piaciuto vivere. Poi ci sono delle didascalie, che apparentemente c’entrano qualcosa, o forse non c’entrano niente e sono io che cerco di dare forma a quello che al di fuori della mia testa non ha alcun senso.

Scopriamo che in un panificio fanno delle focacce genovesi da far invidia a tutta la Liguria, e che siamo in pieno periodo di porcini, te li servono in tutte le salse: fritti, trifolati, con le tagliatelle, racchiusi in uno scrigno di pasta sfoglia.
Scopriamo che ad Aosta ci sono castelli, fortezze, e nonostante la pioggia ci arrampichiamo a Bard, sul forte, dove i primi cartelli che troviamo sono quelli che, fieramente, ci comunicano che qui è stato girato il film The Avengers. La faccia di Hulk ci guarda indispettita: in questo forte, in un film di qualche anno fa, si sono inventati che i nemici tramavano contro l’umanità.

Forte di Bard

Con la faccia verde in mente, immaginando come possano aver inserito questo forte in un film fantascientifico, continuo a camminare per le vie, dove l’unica cosa che resiste sono i bar, i negozietti di statuine di elfi e i pellegrini della via francigena. Forse, tutto sommato, ricorrere a Hollywood per sopravvivere non è servito poi a tanto.

ENG

September weekend in Aosta

It rains all weekend while we are in Aosta. We arrive early in the morning, he hasn’t started yet, the owner of the Bed & Breakfast welcomes us jovially in a street in the center: the building is from the eighteenth century, he says, as he passes his hand over a very old handrail, his bald head, and shorts pants as if we were in Sardinia. He goes up the stairs smoothed by time, slippery, one after the other while complaining that “they” didn’t allow him to build an elevator. eighteenth-centuryth century building”, he repeats.

He really went to Sardinia this summer. In San Teodoro. He says it as if it were an exotic, very distant location, a journey that only a few can afford to make. With a pen he marks all the destinations we should see in two days, Aosta is a quite small city, you can take your time. Tap water is safe, he adds, when he sees my flask on the table.

A brief weekend before Nico’s birthday. The clouds cover the mountains, it seems we are in a bubble, the fog looks like steam and also covers the nearest hills. I try to imagine the landscape beyond the greyness, but I have known the mountains too late in my life, it is too difficult for me.

We discover that the museums are free only when the information office guy asks us if we are aware of it. We decide to start from the Roman Theater, just behind the tourist information office, located under a city door and already crowded with Saturday walkers, who knows where they will go today. We walk along the wooden walkways, trying to reconstruct the buildings in our heads. A lady asks: “How long does it take?”, and the guide replies: “It depends on you, lady”.

Roman theatre

It really depends on her. It is one of those places where you move freely, without a real path to follow. You can stop in front of anything, but everyone is in a hurry, walking with their heads down, the threat of impending rain. When we go out, a mother is walking her daughter on stones dating back to the first century BC. She looks at me, then she looks at her daughter and smiles: “Maybe we can’t do this…”

As we walk towards the forensic cryptoporticus it starts to rain. We go down the stairs, we find ourselves immersed in a gallery made of stones and pillars. It seems much smaller than it is, it extends as we walk through it: it surrounded the Augusta Pretoria forum, we read on the billboard. We do a couple of times back and forth, first on one side and then on the other, taking some photos and waiting for the rain to pass. When we go out, the cathedral is closed: it’s time for lunch, it will reopen in the afternoon but we won’t be able to see it anyway, because it will only be accessible to those who listen to mass.

Forensic cryptoporticus

The last stop is the archaeological museum. We have already taken ten thousand steps and my feet hurt because, as usual, I walked all of them with the wrong shoes. I keep walking, at first in the archaeological section, then among the illuminated display cases. All museums are the same and different, and they all tell stories that I would have liked to live in. Then there are captions, which apparently have something to do with the roman exposition, or maybe they have nothing to do with it and I am just trying to give shape to what makes no sense outside my head.

We discover that there’s a bakery that makes the best focaccia genovese and that we are in the middle of porcini mushrooms season, so every restaurant serves them in all forms: fried, sautéed, with tagliatelle, enclosed in a chest of puff pastry.
We discover that in Aosta there are castles, forts, and despite the rain, we climb to Bard, on the fort, where the first signs that we find are those that proudly tells us that the film The Avengers was shot here. Hulk’s face looks annoyed: in this fort, in the movie from a few years ago, they invented that the enemies were plotting against humanity.

Bard fort

With that green face in mind, trying to imagine how they could have included this fort in a science fiction film, I continue to walk the streets, where the only things alive are restaurants, the little shops of elf statues, and the pilgrims of the Via Francigena. Perhaps, after all, falling from Hollywood to survive didn’t really help.

Estate in centro Italia: Toscana

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Diario di bordo, capitolo 9

Toscana per me è come dire di nuovo casa. Ho studiato a Pisa, vissuto a Pisa, e per un periodo della mia vita sono stata convinta che a Pisa ci sarei rimasta; ancora non sapevo che in realtà la vita fa quello che vuole, e ci porta in posti in cui non avremmo mai pensato di vivere.

Non ho mai vissuto a Pisa ad Agosto. Solitamente andavo via a fine Luglio e tornavo i primi giorni di Settembre. Tornarci adesso, ad Agosto, per una piccola passeggiata e un gelato, mi lascia una sensazione mista di familiarità ed estraneità. Inizio a elencare cosa è cambiato: al posto del negozio di casalinghi in centro c’è un piccolo supermercato; il negozio dove avevo comprato il vestito con le stampe di rinoceronti non c’è più, eppure io quel vestito lo indosso ogni estate.

L’edificio più bello in piazza dei Miracoli: il battistero

Mio zio una volta mi disse che Pisa non è bella da turista, ma è bella da vivere. I turisti quando arrivano qui rimangono insoddisfatti, perché la città non si lascia scoprire così facilmente. Con la mia amica Aura riparliamo dei nostri studi, di ciò che avremmo potuto fare, di ciò che non abbiamo fatto. Facciamo la fila di fronte alla mia gelateria preferita, e non me la sento proprio di cambiare: appena vedo che è disponibile, chiedo di nuovo un gelato biscotto al cioccolato.

Siena

“Quest’anno”, dico, “ci siamo anche persi la luminara.”
Fortunatamente c’è Siena che mi ricorda quanto ogni singola città qui abbia una fortissima tradizione minuziosa, fatta di rituali e gesti molto precisi. Camminiamo sotto il sole osservando le fontane delle contrade. Percepisco nell’aria un forte senso di appartenenza, così lontano da me. Dopo cena, piazza del Campo si riempie di persone sedute a terra, tutte rivolte verso la stessa direzione, il centro della conchiglia, il manico del ventaglio.

Siena

Durante il nostro soggiorno toscano siamo stati ospiti in una tenuta. Tra vino rosso e piscina, paesini piccoli stracolmi di turisti e panforte al cioccolato per correggere ipoglicemie, da questa vacanza toscana mi porto dietro la sensazione di sapereche cosa la mia vita è stata, e che ora non è più. Guardo avanti, mentre torno verso Milano, e riprometto a me stessa di non pensare più a cosa sarebbe stato se.

ENG

Summer in the center of Italy: Tuscany

Life journal, chapter 9

Tuscany is home to me. I studied in Pisa, lived in Pisa, and for a period of my life I was convinced that I would stay in Pisa for so much longer; I still didn’t know that life does what it wants, and takes us to places we never thought we would live.

I have never stayed in Pisa in August. I usually left at the end of July and returned in the first days of September. Going back now, in August, for a little walk and an ice cream, leaves me with a mixed feeling of familiarity and strangeness. I begin to list what has changed: instead of the houseware shop in the center there is a small supermarket; the shop where I bought the rhino print dress is gone, yet I wear that dress every summer.

The best building in Piazza dei Miracoli: the Battistero

My uncle once told me that Pisa is not beautiful when you are just a tourist, but it is a beautiful city to live in. Tourists are unsatisfied when they arrive here because you cannot discover the city so easily. With my friend Aura we talk about our studies, about what we could have done, about what we didn’t do. We queue in front of my favorite ice cream shop, and I really don’t feel like changing: as soon as I see it’s available, I ask for a chocolate biscuit ice cream again.

Siena

“This year”, I say, “we also missed the luminara.” 
Luckily, there is Siena that reminds me how much every single city here has a very strong meticulous tradition, made up of very precise rituals and gestures. We walk under the sun observing the fountains of the contrade. I feel a strong sense of belonging in the air, so far away from my own sphere. After dinner, Piazza del Campo is filled with people sitting on the ground, all facing the same direction, the center of the shell, the handle of the folding fan.

Siena

During our Tuscan stay, we were guests on a wine estate. Between red wine and swimming pool, small villages overflowing with tourists and chocolate panforte to correct hypoglycemia, from this Tuscan holiday I carry with me the feeling of knowing what my life was, and now it is no longer. I look ahead as I return to Milan, and I promise myself not to think about what it would have been if.

Come fai a leggere così tanto?

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Sono sempre stata una di quelle persone che annualmente, quando escono le statistiche sul numero di lettori in italia, vegono definite lettrici forti. I cinque libri che vengono presi come unità di misura solitamente li leggo in meno di un mese (a meno che non sia Infinite Jest) e se ci fosse una maratona di letture probabilmente arriverei tra i primi dieci.

Leggo tanto nonostante tutto. Nonostante abbia fatto l’università, nonostante faccia un lavoro full time, nonostante gli articoli sul blog, nonostante vada in palestra. Elenco tutti questi nonostante perché una delle cose che sento dire più spesso è che per leggere ci vuole tempo, e il tempo è la cosa che più ci manca.

Beh, permettetemi di smentire quest’affermazione. Il tempo c’è: siamo solo poco abituati a ritagliarcelo. Ecco quindi cinque cose che faccio e che mi permettono di leggere tanto, tutti i giorni.

1. Ogni volta che posso, leggo

Anche solo per cinque minuti. Cerco di non buttare mai via i ritagli di tempo e di non far volar via i tempi morti inutilmente. Ho sempre un libro in borsa, e leggo ogni volta che posso. Qualche esempio? La mattina, mentre aspetto che si riscaldi l’acqua del tè, leggo. In fila dal medico, leggo. In bagno, leggo. Appena finito lavoro, prima di dedicarmi a qualsiasi altra attività, leggo. Mentre cucino leggo.

Ok, mi rendo conto che può sembrare un incubo. In realtà non è così male, perché è come se mi stessi riprendendo tutto il tempo che le incombenze della giornata cercano di portarmi via.

2. Leggo libri (di qualità) che mi piacciono

Dopo un po’ un lettore impara a capire se un libro fa per lui. E’ una questione di istinto. Impara a riconoscere a naso un autore con cui può esserci feeling, e impara a sviluppare una sorta di campanello d’allarme verso i libri di merda.

Trovo inoltre che i libri di merda, che possono sembrare a prima vista molto fruibili, in realtà siano respingenti. Chi ha voglia di leggere un diario in prima persona? O una storia d’amore che tutti sappiamo come andrà a finire? Personalmente, io no. E credo che nessuno voglia leggere qualcosa di scritto male, con punteggiatura scollegata e trama inesistente. Quindi, uno dei segreti per riuscire a diventare un lettore forte è scegliere cose che ci piacciono, ma sceglierle bene.

3. Passo da cartaceo a ebook e viceversa

Se leggessi solo libri cartacei probabilmente la mia schiena sarebbe a pezzi (oltre che chiaramente ricurva come è già). Cerco di portare sempre un libro con me, ma se ho già tante cose in borsa prendo il lettore ebook. E’ comodo, ci stanno tanti libri, è adatto soprattutto a chi viaggia tanto.

Non riesco però a staccarmi dal cartaceo, che su di me ha sempre quel fascino indescrivibile. La mia giornata perfetta è sdraiata sul divano, con un libro (preferibilmente lungo) in mano, a leggere fino a quando non mi viene fame.

4. Priorità alla lettura

Ci sono tante cose che potrei fare nel mio tempo libero. Giocare ad Animal Crossing, andare in palestra, fare una passeggiata, scrollare instagram, cucinare e molto altro. Ho citato queste cose perché sono tutte cose che faccio, quotidianamente. La priorità però è sempre il segnalibro che mi aspetta tra le pagine.

Dare priorità alla lettura non significa non fare altro. Significa fare anche altro. Quante volte riempiamo il nostro tempo con i social, solo perché non sappiamo cosa fare? Quante volte giochiamo sul telefono, annoiati, solo per spegnere il cervello?

La lettura è bella perché il tempo scorre, ma il cervello non si spegne mai.

5. Mi concentro su ciò che sto facendo

Questo è il consiglio più difficile, che probabilmente verrà dopo tanta pratica. Cercare di concentrarsi pienamente su ciò che si sta facendo. Per quanto riguarda la lettura, è ancora più difficile, in un mondo di schermi e suoni di messaggi.

Quando leggo, cerco di immergermi il più possibile in ciò che sto leggendo. Sia questo un saggio, sia questo un romanzo. Dedicare completa attenzione a ciò che abbiamo di fronte è il regalo più grande che possiamo fare a noi stessi. Esserci, nel momento presente, e allo stesso tempo volare con la mente, ragionare e rispecchiarci su storie scritte da altri, che sembrano fatte apposta per noi. Vi è mai successo? E’ la sensazione più bella del mondo.

ENG

How do you read so much?

I have always been one of those people who every year when the statistics on the number of readers in Italy come out, are defined as strong readers. The five books that are taken as a unit of measurement I usually read in less than a month (unless it’s Infinite Jest) and if there was a marathon of reading I’d probably make it into the top ten.

I read a lot despite everything. Despite having done college, despite having a full-time job, despite blog posts, despite going to the gym. I list all of these though because one of the things I hear most often is that reading takes time, and time is the thing we miss most.

Well, let me disprove this claim. There is plenty of time: we are only a little used to cutting it out for ourselves. So here are five things I do and that allows me to read a lot, every day.

1. I read whenever and wherever I can

Even for just five minutes, I read. I try never to throw away the scraps of time and not to blow away the dead time unnecessarily. I always have a book in my bag, and I read whenever I can. A few examples? In the morning, while I wait for the water to heat up for my tea, I read. In the queue to the doctor, I read. In the bathroom, I read. As soon as I finish work, before dedicating myself to any other activity, I read. While I cook, I read.

Okay, I realize this may sound like a nightmare. It’s actually not that bad, because it’s like I’m taking back all the time that the chores of the day try to take away.

2. I read (quality) books that I like

After a while, a reader learns to guess if a book is for her. It is a matter of instinct. Learn to recognize an author with whom there may be a connection, and learn to develop a kind of alarm bell towards the shitty books.

I also find that shitty books, which may seem very usable at first glance, are actually buffers. Who wants to read a dear-diary? Or a love story that we all know how it will turn out? I don’t. And I don’t think anyone wants to read something poorly written, with disconnected punctuation and non-existent plot. So, one of the secrets to becoming a strong reader is choosing things we like, but choosing them well.

3. I read paper books and e-books

If I only read paper books my back would probably be in pieces (as well as curved as it already is). I try to always carry a book with me, but if I already have a lot of things in my bag I take the Kindle ebook reader. It is convenient, there are many books uploaded in it, and it is especially suitable for people who travel a lot.

However, I cannot detach myself from the paper, which always has that indescribable charm on me. My perfect day is lying on the sofa, with a (preferably long) book in hand, reading until I’m hungry.

4. I prioritize reading

There are so many things I could do in my free time. I can play Animal Crossing, hit the gym, go for a walk, scroll Instagram, cook, and more. I mentioned these things because they are all things I do, daily. The priority, however, is always the bookmark that awaits me between the pages.

Prioritizing reading does not mean doing nothing else. It also means doing something else. How many times do we fill our time with social media, just because we don’t know what to do? How many times do we play on the phone, bored, just to turn off the brain?

Reading is beautiful because time passes, but the brain never goes out. 

5. I’m focused on what I’m doing

This is the hardest piece of advice, which will likely come after a lot of practice. Try to fully focus on what you are doing. As for reading, it’s even more difficult in a world of screens and sounds coming out from our phones.

When I read, I try to immerse myself as much as possible in what I am reading. Let this be an essay, let this be a novel. Paying full attention to what is in front of us is the greatest gift we can give to ourselves. Being there, in the present moment, and at the same time flying with the mind, reasoning and reflecting on stories written by others, which seem to be made especially for us. Has this ever happened to you? It is the best feeling in the world.