Quante volte alla settimana fai sport?

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sto chiaramente facendo finta

Parliamo di attività fisica.

Io odio fare sport, attività fisica o qualsiasi cosa implichi sudare e faticare senza alcun motivo logico. Nel corso della mia vita ci ho provato diverse volte, la maggior parte delle quali mi sono resa completamente ridicola: sport di squadra, palestra, corsa. Poi mi sono dovuta arrendere. Semplicemente, non fa per me.

Ora, immaginatevi la mia prima visita in diabetologia:
– Quante volte alla settimana fai sport?
– Eh no, veramente…
– Una? Due?
– Ehm…

Zero.

E così alla prima visita, alla seconda, e alla terza. Ogni volta una vocina dentro di me che mi ripeteva: ma perché?
E allo stesso tempo: lo so che lo sport è importante, e nessuno dovrebbe fare come me. Neanche io dovrei fare come me.

Quando ho iniziato a sentirmi ripetere da ogni lato che avrei dovuto fare perlomeno un qualche tipo di movimento, ho capito che questa mia pigrizia sarebbe potuta diventare un problema. Era arrivato il momento di affrontare questa situazione.

Così, nel mio cervello si è accesa una lampadina: ho bisogno di qualcosa che mi permetta di fare sport, ma di fare anche qualcos’altro nel mentre.

…un tapis roulant!
No. Fuori discussione. Casa mia è troppo piccola.

…uno stepper decathlon!
Esattamente!
E’ abbastanza piccolo da stare sotto un tavolino. Posso usarlo anche solo per dieci minuti quando ho la glicemia alta. Posso guardare Netflix mentre lo uso. Ma soprattutto… posso leggere!

Già. Il 90% delle volte che sono sullo stepper, ho un libro in mano. Per favore, non ditelo alla mia diabetologa. Anche perché, da quando ho trovato questa soluzione, è stata la svolta. Sono due anni che vado avanti, il tempo più lungo che io ho dedicato all’attività sportiva fino ad oggi.

Ora faccio stepper anche più volte alla settimana. A volte per mezz’ora, a volte per un’ora, a volte anche solo per qualche minuto se la glicemia è alta e non ho voglia di correggere in altro modo.

E lo so, questo significa che se sto leggendo non sto usando le manopole elastiche. Ma tanto le braccia non contano no?

ENG

T1D: how often do you practice sports?

me pretending to be sporty or whatever

Let’s talk about physical activity.

I hate sports, physical exercises and everything that involves sweat and pain with no logical reason. When I was little, I tried several times: team sports, gym, running. Then I gave up. It doesn’t work for me.

Now, try to imagine my first endo appointment:
– How often do you practice sports?
– Ehm, actually…
– Once? Twice per week?
– ….

Zero.

And then again my second appointment, and the third… every time a little voice inside my head: why me?

But at the same time, that little voice said: because you know it’s somehow important, and nobody should ever do like you. I shouldn’t either.

So I started thinking about solutions: I needed something to practice sports, but also other things at the same time!

…a tapis roulant!
No way. My house is too small.

…a stepper!
Exactly!
It’s small and I can put it under a small table. I can use it also for 10 minutes, and I can watch netflix while doing it. But mostly… I can read!

Yep. I do that. Please, don’t tell my doctor. This solution was my salvation, and it’s the first time that I am practicing a sport for more than 1 month.

Now I do this even for 10 minutes, if my blood sugars are high or if I want to exercise a little.

…and I know, this means that I am not exercising my arms. But whatever right? Who cares about arms?

Cosa mangia un diabetico di tipo 1? Tre piatti invernali di Dicembre ad alto indice glicemico


Selfie con pizza. 2018, collezione privata.

Quest’anno non passerò il Natale in Italia, quindi ho deciso di darmi da fare per recuperare in anticipo durante tutto il mese di Dicembre i pranzi e i cenoni che salterò. 

Durante quest’ultimo periodo, le mie glicemie sono state molto altalenanti. Dopo cena sono andata quasi sempre sopra i 180mg/dl, e le poche volte che riuscivo a  mantenere un picco accettabile mi risvegliavo durante la notte con le glicemie che oscillavano tra i 250 e i 300mg/dl. Ad un certo punto ha smesso di funzionare anche il sensore. Così ho deciso di fare un paio di giorni di cucina sana, libera da qualsiasi cosa dolce e grassa.
Ma chi mi conosce sa che non poteva durare a lungo.
Quando parlo dei miei picchi glicemici con amici e parenti “non addetti ai lavori” (che quindi sono giustificati nel farmi qualsiasi domanda riguardante il diabete, eccezion fatta per quelle che iniziano con anche mia nonna…) spesso mi capita di dover rispondere a una domanda: ma questo lo puoi mangiare?
Beh, dovete sapere che, proprio come le “persone normali“, anche chi soffre di diabete di tipo 1 può mangiare tutto. Dosando correttamente il bolo e con alcuni accorgimenti, possiamo mangiare pane, pasta, risotti, e perfino dolci zuccherati. 
Io personalmente ho preferito eliminare dalla mia dieta quotidiana alcune cose, ma questo non significa che tutti i diabetici di tipo 1 sono uguali o abbiano gli stessi gusti, e allo stesso tempo questo non significa che io non possa mangiare zucchero ogni tanto. Lo faccio. E quando lo faccio, solitamente esagero. 😇
Fatta questa premessa, ecco i 3 piatti da cucinare a Dicembre, come al solito vegetariani e relativamente facili. Questa volta, tutti hanno in comune un alto indice glicemico.

Bruschette con pane integrale fatto in casa;

L’ho fatto, dopo mesi di indecisione ho deciso di fare questo grosso acquisto: la macchina del pane
Ogni tanto faccio il pane in casa, ma tra lavoro e impegni non ho mai tempo di dedicarci il tempo che vorrei; questo significa che spesso passavano settimane nelle quali sostituisco il vero pane con quello finto del supermercato. Per carità, buono di sapore, ma non stiamo parlando della stessa cosa. 
Con la macchina del pane ho risolto la variabile tempo. Non uso il programma standard, perché con il lievito madre l’impasto non avrebbe abbastanza tempo per crescere. Seleziono il programma impasto, lascio andare tutto in autonomia – la macchina si spegne alla fine dei 30 minuti di lievitazione.  
Quando torno da lavoro, tolgo la levetta che serve per impastare (cercando di lasciare intatta la pagnotta ormai ben lievitata) e seleziono il programma cottura. Anche qui lascio andare il tutto in autonomia, e in un’ora ho il pane appena fatto. Integrale e con lievito madre. 
Per le dosi, 600g di farina (potete scegliere se totalmente integrale o mista), 90g di lievito madre, 2 cucchiaini di olio, sale e circa 300ml di acqua tiepida (ma questo può variare in base alla farina: meglio se fate delle prove prima).

Risotto al vino rosso;

riso integrale, vino rosso
Sì, ho mischiato due tipi di riso diversi, non si butta via niente.
Piatto perfetto per riutilizzare il vino rosso rimasto aperto per troppi giorni, e che non siete riusciti a finire. Se non vi capita mai, potete anche mettere da parte un bicchiere di vino prima di scolarvi tutta la bottiglia.Spesso si sente dire che il riso ha un indice glicemico molto alto, quindi che sia difficile da gestire. Io preferisco scegliere del riso integrale, evitando di fare il soffritto nel burro ma scegliendo l’olio d’oliva. Un trucco che ho imparato nel corso del tempo è associare il risotto alle verdure, in modo da rallentare l’assorbimento di carboidrati e dunque evitare picchi inaspettati.

Per questa ricetta uso 2 bicchieri di riso integrale per persona, brodo di verdure, un bicchiere di vino rosso, parmigiano reggiano, burro per mantecare e pepe nero. Faccio un soffritto leggero e dopo aver tostato il riso per qualche minuto lo lascio sfumare nel vino rosso. Poi lascio cuocere aggiungendo il brodo caldo, e mantecando alla fine.

– Oltre l’inverno: pizza integrale fatta in casa


Ho delle foto migliori, ma sono troppo fiera di questa alveolatura.
Lo so,  non è un piatto invernale. Ma che ci volete fare? La pizza è adatta a ogni stagione, e finalmente non mi devo spaccare i polsi per impastarla. 
Anche qui ci vuole qualche accorgimento se non vogliamo ritrovarci con la glicemia a 300mg/dl nel cuore della notte.
Io uso metà farina integrale e metà farina di tipo 1 per un totale di 500g. 350ml di acqua tiepida, 2 cucchiai di olio, un pochino di sale, 70g di lievito madre.
Impasto con la macchina per circa 20 minuti, aggiungendo l’acqua poco alla volta, poi lascio lievitare per otto ore.
Il segreto è metterla nel forno bollente a 250°, inizialmente per 10 minuti solo con il sugo di pomodoro. Poi metto gli ingredienti, lasciandola per altri 10 minuti (dipende da come vi piace, se più o meno croccante). Solo quando è cotta spengo il forno, metto la mozzarella e la lascio sciogliere per 2 minuti. Non di più, altrimenti vi trovate la pizza liquida!
Per la pizza non faccio un bolo unico all’inizio del pasto, ma un doppio bolo: faccio 7u prima del pasto, e le restanti 3u dopo un’ora e mezzo. Solitamente riesco in questo modo ad estendere la copertura per più ore rispetto al bolo singolo.Invidio tutti i diabetici che riescono a seguire una dieta low carb. Io adoro i carboidrati, e la cena per me è un  momento di relax dove posso cucinare, impastare, mangiare bene. L’arrivo dell’inverno poi è il momento perfetto per accendere il forno e i fornelli, e dedicarmi completamente a staccare la spina dopo una giornata di lavoro.Buon appetito!

Possedere di meno, possedere di più: le cose che ho imparato dalla mia malattia cronica

decluttering, diabete tipo 1, type 1 diabetes, minimalismo
Avere una malattia cronica significa rivalutare costantemente tutto quello che ti circonda. Dalle cose più importanti, come le relazioni con le persone intorno a te, il tuo percorso di vita, fino alle cose più piccole, ovvero gli oggetti, le abitudini quotidiane, i singoli gesti.
Se proprio vogliamo trovare un lato positivo del diabete di tipo 1, sicuramente è questo: mi ha permesso di iniziare nuovamente da zero, ripensando completamente a molte delle cose che davo per scontate nella mia vita, e mi ha aperto gli occhi su ciò che è veramente importante. 
Non è scontato: prima del diabete vivevo la mia vita passivamente, lasciandomi trascinare dagli eventi e aspettando che le cose mi succedessero, piuttosto che farle succedere. 
Non scrivevo perché non avevo mai tempo. Non viaggiavo perché non avevo soldi. Mangiavo male perché non avevo voglia di cucinare.
Trovarmi a gestire le iniezioni, i molteplici controlli giornalieri, la quantità di cibo che mangio, mi ha costretto a fare qualcosa che non ero abituata a fare: essere consapevole di me stessa in ogni singolo momento. Vivere i minuti come se fossero minuti, le ore come se fossero ore. Dare valore a ogni singolo giorno, e ogni volta che fallivo, riprovare di nuovo a partire dalla mattina dopo.
Da un paio di mesi a questa parte ho deciso quindi di iniziare a rivalutare anche tutti gli oggetti materiali che mi circondano. Ho deciso di iniziare da tutto ciò che sta nel mio armadio e nei miei cassetti, cercando di dare un’ordine alla mia quotidianità già abbastanza incasinata dai picchi glicemici e dalla gestione del diabete. Ho deciso di trasporre la mia consapevolezza di ogni istante anche al mio mondo.
Di conseguenza, ho iniziato a pensarci due volte prima di introdurre qualche nuovo oggetto in casa. Penso prima di tutto se si tratta di un capriccio o di una cosa che mi serve, e poi ragiono su quanto effettivamente mi possa essere utile.
Un esempio sono i vestiti: quante volte ho comprato qualcosa che poi ho messo pochissime volte? C’è un problema se di un intero armadio indosso sempre le solite cinque cose
Ho iniziato dunque a fare un po’ di pulizia degli spazi che mi circondano, riciclando e buttando tutto quello che stava semplicemente poggiato nei cassetti in attesa di essere usato chissà quando.Man mano che passavano i giorni, questa attività diventava sempre più facile. Mi sono resa conto che non ripensavo più a nessuno degli oggetti che decidevo di buttare. Non mi interessavano, non vi ero in alcun modo legata, e li tenevo con  me più per pigrizia che per altri motivi.
Così ho iniziato a farlo sistematicamente, e continuo a farlo ogni qual volta mi trovo di fronte a un qualcosa che mi lascia anche solo minimamente perplessa.

Unica eccezione a questo: i libri. Non sono ancora pronta, e forse non lo sarò mai, a liberarmi anche dei libri che non rileggo, che consulto poco oppure che ho letto e non mi sono piaciuti. Penso che questo sia dovuto al fatto che li ritengo parte di me stessa: ogni singolo libro mi ha reso ciò che sono, e disfarmene sarebbe come rinunciare a una parte di me.
Il mio obiettivo per l’anno prossimo è di trovare il mio equilibrio con me stessa e tutto ciò che mi circonda. Non voglio comprare cose che non mi servono. Non voglio circondarmi di cose che non danno nessun valore alla mia vita. 

“Simplify, simplify.”

– Henry David Thoreau