Libri che fanno bene: The Hate U Give – Il coraggio della verità

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Fare attivismo con la scrittura è possibile? Come possiamo parlare a bambini e adolescenti di violenza razziale? Come possiamo dare modo loro di capire ciò che vedono nei telegiornali?
Angie Thomas, dopo essersi laureata in scrittura creativa e aver accantonato una breve carriera da repper durata tutta la sua adolescenza, è riuscita a tradurre in parole la sua esperienza di donna nera cresciuta nel Mississipi e a trasformarla in attivismo. A sei anni è stata testimone di una sparatoria, e decide di mettere su carta il suo punto di vista, le sue esperienze.
La trama del suo primo libro The Hate U Give, tradotto in italiano come Il coraggio della verità (seriamente?) è semplice e familiare: due adolescenti neri, Starr e Kahlil, di ritorno da una festa vengono fermati da un poliziotto bianco. Dimenticandosi delle regole non scritte che i genitori di Starr le hanno ripetuto così tante volte, Kahlil si rivolge a lei per una semplice domanda, che verrà interpretata come una minaccia dal poliziotto. Saranno le ultime parole che riuscirà a pronunciare prima del rumore degli spari.

Quando avevo dodici anni, i miei genitori mi fecero due discorsetti.
Uno era il solito sulle api e sui fiori. […]
L’altro discorso era su come comportarsi se fossi stata fermata da un poliziotto.
Mamma sosteneva che fossi ancora troppo piccola, invece papà rispose che non ero troppo piccola per farmi arrestare o sparare.
«Starr-Starr, devi fare tutto quello che ti dicono di fare» mi disse. «Tieni le mani bene in vista. Non fare movimenti bruschi. Parla solo se interpellata.»

Il coraggio della verità

Starr si trova a fare i conti con una doppia vita: da un lato il suo quartiere, nel quale vive con i suoi fratelli e i suoi genitori, un quartiere nero; dall’altro lato la sua scuola in un quartiere per ricchi, voluta fortemente da sua madre che sogna un futuro migliore per i figli. Una scuola dove Starr ripete a se stessa di smorzare i suoi modi e i suoi toni, per non venire percepita dalle sue amiche bianche e dal suo ragazzo bianco come una ragazza del ghetto. Durante tutto il libro vengono raccontate le conseguenze dell’omicidio di Khalil: conseguenze che hanno un forte impatto psicologico sui personaggi, ma conseguenze anche sociali, che scatenano reazioni anche violente.

Solitamente questi racconti ci arrivano dalla cronaca Statunitense. George Floyd, Trayvon Martin, Breonna Taylor. La lista è infinita. Leggere la stessa esperienza su carta (o nel mio caso, sul Kindle), raccontata dalle parole che la scrittrice è riuscita a rendere così reali grazie alla protagonista Starr, mi ha spinto a riflettere sugli episodi di cronaca più recenti. Mi ha spinto a capire quanto poco ragioniamo quando “facciamo battute” o diciamo cose fuori luogo. Sono perfetti i due punti di vista raccontati, quello della protagonista e i messaggi che invece inviano le sue amiche, convinte di non aver fatto nulla di male perché, in fondo, certe cose sono dette solo per ridere.

La bellezza del libro sta nelle sfumature, nel modo in cui la complessità dei personaggi si unisce all’ambiente in cui si trovano; i pregiudizi da un lato, i problemi della periferia dall’altro, con le gang dalle quali è impossibile uscire, la droga, la discriminazione, l’odio che alimenta altro odio. E’ un libro rivolto ai giovani adulti, ma che per la sua efficacia può essere letto anche da chi è più grande.

E’ un libro che può essere usato per introdurre un tema delicato e complesso come la violenza razziale con adolescenti che magari non hanno mai affrontato queste tematiche, ma ne hanno sentito parlare solamente alla televisione. Il merito principale è quello di mantenere la complessità di ciascuna situazione e di ogni personaggio; non ci sono personaggi unicamente buoni o unicamente cattivi, ma solo personaggi inseriti in una cultura che li ha spinti verso certe scelte e certe decisioni.

Quando si parla ai più giovani di problemi come la violenza razziale e le ingiustizie sociali è fondamentale mantenere questa compessità e allo stesso tempo mostrare come l’ambiente che ci circonda è un fattore dal quale non possiamo mai prescindere. Ci fa diventare chi siamo, ci spinge a fare scelte che forse non avremmo fatto. La cultura, per quanto noi possiamo pensarla come un qualcosa che possiamo respingere e modificare a nostro piacimento, si insinua nelle nostre abitudini molto più di quanto vorremmo ammettere. Capire di essere immersi nel nostro particolare punto di vista, spesso privilegiato e con una prospettiva limitata, è il primo passo verso una discussione inclusiva.

ENG

Good books for you: The Hate U Give

Is it possible to be activists with writing? How can we talk to children and teenagers about racial violence? How can we give them one way to understand what they see on the news? 
Angie Thomas, after graduating in creative writing and setting aside a short rapper career throughout her teenage years, managed to translate into words her experience as a black woman growing up in Mississippi and transform it into activism. At six she witnessed a shooting and decided to put her point of view, her experiences on paper. 
The plot of her first book The Hate U Give, translated into Italian as The Courage of Truth (seriously?) it’s simple and oddly familiar: two black teenagers, Starr and Kahlil, are stopped by a white policeman on their way home from a party. Forgetting the unwritten rules that Starr’s parents have repeated so many times, Kahlil turns to her for a simple question, which will be interpreted as a threat by the policeman. It will be the last words he will be able to pronounce before the noise of the shots.

When I was twelve, my parents had two talks with me.
One was the usual birds and bees. Well, I didn’t really get the usual version. […] The other talk was about what to do if a cop stopped me.
Momma fussed and told Daddy I was too young for that. He argued that I wasn’t too young to get arrested or shot.
“Starr-Starr, you do whatever they tell you to do,” he said. “Keep your hands visible. Don’t make any sudden moves. Only speak when they speak to you.”

The Hate U Give

Starr finds himself dealing with a double life: on one hand, his neighborhood, in which he lives with his brothers and his parents, a black neighborhood; on the other hand, her school in a neighborhood for the rich, strongly desired by her mother who dreams of a better future for her children. A school where Starr repeats to herself to tone down her manners and voice, so as not to be perceived by her white friends and her white boyfriend as a ghetto girl. Throughout the book, the consequences of the murder of Khalil are shown: consequences that have a strong psychological impact on the characters, but also social consequences, which trigger even violent reactions.

Usually, these stories come to us from the US chronicle. George Floyd, Trayvon Martin, Breonna Taylor. The list is endless. Reading the same experience on paper (or in my case, on the Kindle), told by the words that the writer managed to make so real thanks to the protagonist Starr, prompted me to reflect on the most recent news episodes. It pushed me to understand how little we think when we “make jokes” or say things out of place. The two points of view told are perfect, that of the protagonist and the messages that her friends send instead, convinced that they have not done anything wrong because, after all, certain things are said only for the laughs.

The beauty of the book lies in the nuances, in the way in which the complexity of the characters joins the environment in which they are found; prejudices, on the one hand, problems of the periphery on the other, with the gangs from which it is impossible to escape, drugs, discrimination, a hatred that feeds more hatred. It is a book written for young adults, but which for its effectiveness can also be read by those who are older.

It is a book that can be used to introduce a delicate and complex theme such as racial violence with teenagers who perhaps have never dealt with these issues, but have only heard of them on television. The main merit is to maintain the complexity of each situation and each character; there are not only good or only bad characters, but only characters inserted in a culture that pushed them towards certain choices and certain decisions.

When we talk to young people about problems like racial violence and social injustices it is fundamental to maintain this complexity and at the same time show how the environment around us is a factor that we can never ignore. It makes us who we are, pushes us to make choices that perhaps we would not have made. The culture, as much as we can think of it as something that we can reject and change at will, crawls into our habits much more than we would like to admit. Understanding that we are immersed in our particular point of view, often privileged and with a limited perspective, is the first step towards an inclusive discussion.

Sopravvivere dopo 1 mese di covid-19

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L’ultima volta che sono uscita con i miei amici è stato il 26 Febbraio. Quella sera stessa hanno preso i primi provvedimenti, ai quali abbiamo assistito di fronte a una bottiglia di vino: la gente ha iniziato a riempire le stazioni per scappare da Milano. Da quel giorno sono uscita una volta, per fare la spesa.

Ho il privilegio di avere un tetto sulla testa, di fare il mio lavoro da casa e di vivere in una città nella quale non mancano i servizi essenziali: spesa a domicilio, farmacia sotto casa, cibo da asporto. Mi rendo conto che molte persone non hanno le stesse possibilità, e per questo mi ritengo molto fortunata.

Detto ciò, la situazione è difficile. Non ho una casa grande, e sto cercando di riempire le giornate come meglio posso. Tanti spunti nei primi giorni li ho presi da instagram, quindi ho pensato di condividere quella che ormai sta diventando la mia routine da quarantena. Potrebbe esservi utile in caso siate annoiati a morte con la faccia schiacciata sul divano, in attesa che tutto questo finisca.

1. Attività fisica ogni giorno

Sono la persona meno sportiva del pianeta terra. Però cerco di camminare per un minimo di diecimila passi ogni giorno, e faccio yoga da principiante ogni mattina.
Dopo tre giorni di quarantena ho guardato il Fitbit dopo cena: duemila passi. Mi sentivo stanchissima, affaticata, eppure non avevo fatto nulla. Da quel giorno, ho messo in moto l’aggeggio che mi salva spesso dalle glicemie alte: lo stepper. Cerco di fare diecimila o più passi al giorno, sparsi tra mattina, pomeriggio e sera.

2. Libri lunghi

Non solo la persona meno sportiva, ma anche quella che si annoia più facilmente. Mi annoia tutto. Mi annoia Facebook, mi annoia Reddit, mi annoia qualsiasi cosa. Non mi annoiano i mattoni di pagine però: ho ripreso in mano il caro vecchio Thomas Mann, ho riletto alcune parti di Infinite Jest e presto mi dovrò affidare a Kindle per non movimentare ulteriori spedizioni inutili.

3. Serie tv

Ho iniziato The looming tower su Amazon prime, dopo una sequela di serie più o meno dimenticabili. Ho letto il libro di Lawrence Wright, e la serie rende giustizia allo spirito e agli avvenimenti di cui parla. L’unica altra serie degna di nota degli scorsi mesi è stata Crash landing on you, una serie coreana che potete vedere su Netflix. Ne ha parlato Wired qui.

4. Cucino con ingredienti freschi

Avete presente quei giorni in cui avete una voglia di qualcosa, ma nessuno sbatti di cuicinarla? Ecco. Se siete a casa, è il momento giusto per farlo. Tirate fuori i cavoli dal frigo, le patate dalla dispensa e qualsiasi altra cosa ci metta più di 30 minuti ad essere cucinata. E’ arrivato il loro momento. Abbiamo parlato di pandemia e zero waste in un post con Michela di Sustainable Olivia. In un mondo perfetto, staremo prendendo questo periodo come una sfida per imparare come le nostre azioni impattano sul mondo, e cosa possiamo fare per migliorare. In questo mondo imperfetto almeno ci proviamo.

5. Gioco col Nintendo Switch

E’ uscito Animal crossing. Devo aggiungere altro?
ANIMAL CROSSING NEW HORIZONS.
Non possiamo uscire di casa, ma possiamo metterci in balcone ad arredare la nostra isola deserta e di pescare carpe e calamari dal divano. Questo è poco, ma sicuro.

6. Racconto

Mai avrei pensato che raccontare ciò che faccio mi sarebbe potuto tornare utile. Aprirmi al mondo mi fa sentire un po’ meno sola. Nei social ci sono tantissime persone nella mia stessa situazione, che affrontano la quarantena in modi simili o totalmente diversi dal mio.
Racconteremo in futuro di questi giorni, ma è la prima volta che ci troviamo tutti quanti immersi in questa situazione, e siamo in grado di raccontarlo in diretta nei social. Da Wuhan a Milano, dagli Usa al Medio Oriente, è la prima volta che persone da ovunque nel mondo raccontano su internet come stanno vivendo una pandemia globale. Ce ne ricorderemo.

7. Guardo le notizie solo la mattina

Una pandemia su scala mondiale è stressante, e lo è ancora di più se veniamo costantemente bombardati da numeri, grafici, percentuali.
Guardo le notizie la mattina e da siti affidabili (avete visto che lavorone stanno facendo a Il post?).
Quando una notizia mi suona falsa o estremamente allarmistica, cerco conferma su altri giornali o si siti esteri. Non condivido niente su facebook o twitter che riguardi il coronavirus, sostanzialmente perché non ho nessuna competenza per farlo. E’ la stessa cosa che dovreste fare anche voi, a meno che non siate Ilaria Capua.

8. Medito il doppio rispetto al solito

Meditare mi aiuta nell’affrontare la vita di tutti i giorni, dunque credo che durante una pandemia possa essere ancora più utile. Utilizzo l’app Headspace (ne ho parlato qui) e a seconda del periodo faccio il corso che mi sembra più adatto. Da due settimane ho iniziato Finding focus, ma quando la situazione è degenerata ho iniziato a fare delle meditazioni anche durante il pomeriggio. Molto bella la meditazione Walking at home. E’ proprio il caso di dire che la meditazione ci salverà la vita.

9. Ho iniziato a usare il termine “skincare”

Chi l’avrebbe mai detto? Ho iniziato a fare quello che facevo ogni sera, dedicando 10 minuti anziché 30 secondi. Strucca, lava, metti la crema. Un momento per staccare da tutto e da tutti. Ovviamente il più possibile zerowaste ed ecologico.
E così anche io adesso ho la mia skincare routine.

10. Cerco di migliorare e imparare qualcosa

Conoscete l’app Duolingo? Nel 2018 l’ho usata per 365 giorni di fila. Adesso sto cercando di riprendere il ritmo, subito dopo cena, una o due lezioni. Sempre tedesco per mantenerlo vivo, ma anche altre lingue che mi piacerebbe imparare, come il portoghese e il francese. Accanto a queste, lingue che probabilmente non imparerò mai, come il coreano. E’ divertente anche solo provarci.

+1. Se non ho voglia di fare nulla, non faccio nulla

E’ perfettamente normale sentirsi di merda. Ognuno è libero di vivere la quarantena come preferisce, facendo sport, leggendo Erasmo da Rotterdam o anche solo stando nel divano. Se preferite fare la pizza ogni giorno, fate la pizza ogni giorno. Ma se vi sentite in colpa perché tutti stanno facendo la pizza mentre voi vi sparate l’ultima stagione di Baby, è arrivato il momento di staccare dai social.
In un mondo in cui la produttività sembra essere l’unica cosa che ci da valore, abbiamo finalmente la possibilità di fare ciò che ci pare, ciò che ci piace, o semplicemente di riposare e di prenderci tutto il tempo che ci serve. Supereremo anche questa.

ENG

Surviving after 1 month of COVID19 lockdown

The last time I went out with my friends it was February, 26th. We were reading news in our smartphones with a bottle of wine, and we knew that something was wrong when we heard about people running at the train stations to get away from Milan. Since that day I went out once, to do grocery shopping.

I have the privilege of having a roof over my head, of working from home and living in a city where there are plenty of essential services: delivery services, pharmacies, small shops, takeaway food. I realized that many people do not have the same opportunities, and for that, I consider myself very lucky.

This situation is difficult. I don’t have a big house, and I’m trying to fill their days as best I can. I take a journal and I decide what to do, trying not to procrastinate as much. I took many ideas from Instagram, so I thought I’d share my routine quarantine. It could be useful in case you are bored to death, crushed face on the couch, waiting for this to end.

1. Physical activity

I do not like sports. But I try to walk for a minimum of ten thousand steps every day, and I do yoga every morning. 
After three days of quarantine, I glanced at my Fitbit after dinner: two thousand steps. I felt tired, fatigued, and yet I hadn’t done anything. Since that day, I set in motion the only thing saves me from high blood sugars: the stepper . I try to do ten thousand or more steps a day, even if I’m confined home. 

2. Long books

I’m not only the less sportive person you’ll ever know, because I am also the person that gets bored more easily. Everything is boring. It bores me Facebook, Reddit, Instagram. There’s one thing I’m not bored of: giant books. Yesterday I picked the good old Thomas Mann, I reread some parts of Infinite Jest and soon I’ll have to rely on my Kindle not to move further unnecessary shipments.

3. Tv series

I started The looming tower of Amazon, after a lot of forgettable series. I read the book by Lawrence Wright, and the series seems to be as good as it. The only remarkable tv show has been Crash landing on you, a Korean comedy that you can see on Netflix

4. Cooking from scratch

There are some days when I crave for something, but I don’t have time to make it. This is because I have only 1 hour of lunch break, or because I go to the gym before dinner. But now… here it is. If you are home, it is the right time to do it. Bring out the cabbages from the fridge, the potatoes from the pantry and anything else that requires over 30 minutes to be cooked. It ‘s their moment of glory.

5. Nintendo Switch

ANIMAL CROSSING NEW HORIZONS.  Do I need to say more?
We cannot leave our houses, but we can stand on the balcony and decorate our desert island, we can lay on our couches and fish for carps. It may not seem much, but it’s safer than out there. No risk of covid inside a videogame. 

6. Writing

I never thought that  writing about myself could have come in handy. Opening up to the world makes me feel a bit less alone. There are many people in my situation, who face quarantine in different ways.
We will write about this in the future. It is the first time we are immersed in something like this, and we can talk about it right now, thanks to social medial. From Wuhan in Milan, from the US to the Middle East, it is the first time that people from anywhere in the world on the internet started to write about the same topic, how they are living a global pandemic. We will remember.

7. News and television only in the morning

A worldwide pandemia is stressful, and it is can be even more hard if we are constantly bombarded with numbers, graphs, percentages. 
I watch the news in the morning and from reliable sites (in Italy, the most remarkable sourche is Il post). 
When something strikes me as false or extremely alarmist , I look for confirmation in other newspapers or foreign sites. I do not share anything on facebook or twitter that concerns coronavirus, basically because I have no competence to do so. It ‘s the same thing that you should do it too, unless you’re Ilaria Capua.

8. Meditation, twice

Meditating helps me to face my everyday life, so I think that during a pandemic can be even more useful. I use the app Headspace (I talked about it here) and, depending on my mood, I take the course that seems most suitable at that moment. Since two weeks I started Finding focus in the morning, but when the situation got worse I started meditating also during the afternoon. Another beautiful meditation is called Walking at home. In this case, meditation will save your life, trust me. 

9. I started to use the word “skincare”

Who would have ever thought? I started doing what I did every night, devoting 10 minutes instead of 30 seconds. I remove my makeup, wash mu face, put the cream. A time to get away from everything and everyone. Obviously, my routine is as zero-waste and ecological as possible. 
And so now I have my skincare routine. 

10. I learn something everyday

Have you ever tried the Duolingo app? In 2018 I used it for 365 days in a row. Now I’m trying to start again, right after dinner, one or two lessons. I exercise German, to keep it alive, but also other languages that I like to learn, like Portuguese and French. Alongside these three, I try also languages that I probably won’t ever learn, such as Korean. It’s fun to try. 

+1. If I don’t feel like doing anything, I do nothing.

It is perfectly normal to feel like shit. Everyone is free to live as she prefers during quarantine: doing sports, reading Hegel or just laying on the sofa. If you prefer to make pizza every day, do that. But if you feel guilty because everybody is doing pizza while you are watching the last season of friends, it’s time to disconnect from social media
In a world where productivity seems to be the only thing that gives us value, we finally have the opportunity to do what we want, what we like, or simply to rest and take the time we need. We will overcome this too.

Libri che fanno bene: «Perché dormiamo»

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The shorter you sleep, the shorter your life.

[I]l sonno è lo stato in cui dobbiamo entrare per mettere a posto ciò che è stato scombinato durante la veglia. Ma se invece capovolgessimo il ragionamento? Se il sonno fosse così utile […] e la vera questione fosse invece: «Perché mai la vita si è presa la briga di svegliarsi?»

Chi soffre di una malattia cronica o di dolore cronico sa quanto sia difficile affrontare una notte insonne. Quanto sia difficile cercare di riposare e non riuscirci, svegliarsi la mattina dopo più stanchi di prima. Chi soffre di una malattia cronica sa benissimo quanto sia importante dormire.

In questo periodo di quarantena, uno degli aspetti positivi è ritrovare il tempo che non pensavamo di avere. Nell’ultimo post ho accennato brevemente ai libri: i libri ci possono davvero salvare dalla noia e che allo stesso tempo ci insegnano qualcosa. Quindi perché non dedicare il nostro tempo a qualche lettura formativa?

Ho divorato in pochissimi giorni Perché dormiamo di Matthew Walker. La mancanza di sonno non è quasi mai percepita come un problema nella nostra società, che anzi ci spinge a dormire sempre meno seguendo dei ritmi estenuanti.

Del sonno non sappiamo nulla: lo diamo per scontato, ci rendiamo conto di quanto sia importante solo quando non riusciamo a dormire. Per questo è stato bello esplorarne il mondo complesso: capire la funzione del sonno sui ricordi, sulla creatività e in generale il suo impatto sulla nostra vita.

Per esempio: sapete che il sonno è necessario per consolidare la memoria? Il sonno ci permette infatti di cementificare tutte le informazioni che apprendiamo dopo una giornata di studio. E questo non riguarda solamente gli esseri umani: anche i nostri cugini primati, dopo una lunga dormita, sono in grado di ricordare meglio informazioni sull’ambiente in cui si trovano.

Che dire invece dei sogni?

Ieri notte, siete diventati veri e propri psicotici. E stanotte succederà di nuovo.

Sapevate che l’acronimo REM significa Rapid Eye Movement? Esatto: durante questa fase del sonno muoviamo gli occhi da una parte all’altra.
Principalmente durante questa finestra di tempo, ma non solo, si concentrano i sogni, che Walker definisce una vera e propria terapia notturna.

In questa fase del sonno il cervello è privo di ansia e stress, e si lascia andare in un’attività fondamentale per il suo corretto funzionamento. I sogni infatti ispirano la creatività e la capacità di risolvere problemi. Ci permettono di essere ciò che siamo, consolidando molti aspetti della nostra personalità.

Pensate che il sonno non sia un argomento interessante? Riuscirete a ricredervi dopo poche pagine. Se avete uno smartwatch potete anche provare a monitorare le vostre dormite mentre proseguite nella lettura: è un bel modo per toccare con mano il sonno, per entrare in confidenza con le sue varie fasi e per capire come mai vi svegliate stanchi, o molto più riposati rispetto al solito.

ENG

Good books for you: «Why we sleep»

[T]he shorter your sleep, the shorter your life.

People who suffer from a chronic illness or chronic pain knows how difficult a sleepless night can be. How difficult it is to try to rest, to wake up the next morning more tired than before. Those who suffer from a chronic illness know how important sleep is.

During this lockdown, we can find the time that we did not think we had. In the last post I briefly mentioned books: they can save you from boredom and at the same time they teach you something. So why not devote our time to some educational reading?

In the past couple of days I’ve read Why we sleep by Matthew Walker. Lack of sleep is never perceived as a problem in our society, which actually pushes us to always sleep less. 

We know nothing about sleep: we take it for granted and we realize how important it is only when we cannot sleep. It was great to read and explore this complex world: understanding the function of sleep on memory, creativity and its overall impact on our lives.

For example, you know that sleep is necessary to consolidate our memories? Sleep allows us to cement all the information we learn after a day of study. This is not only about human beings: even our primate cousins, after a long sleep, can remember more information about the environment in which they find themselves.

What about dreams?

Last night, you became a real psychotic. And tonight it will happen again.

Did you know that the acronym REM stands for Rapid Eye Movement? That’s right: during this stage of sleep, our eyes move from side to side. 
Mainly during this window of time, but not only, we dream. Walker defines this REM phase a true nighttime therapy.

At this stage of sleep, the brain is deprived of anxiety and stress and indulges in a fundamental activity for its proper functioning. Dreams inspire creativity and improve the ability to solve problems. They let us consolidate many aspects of our personality.

Do you think that sleep is not an interesting topic? You will change your mind after a few pages. If you have a smartwatch you can also try to monitor your sleep: it is a nice way to see how you sleep, to get a feeling of the various phases and understand why you wake up tired, or much more rested than usual.