Un bottone bianco sul braccio: un anno dopo

Mentre scrivo questo post riguardo le prime foto che avevo fatto con il Freestyle Libre. Un bottone bianco sul braccio. Una patacca di plastica, impossibile non vederlo. La prima volta che l’ho messo – anzi, che l’infermiera l’ha messo sul mio braccio sinistro, dopo avermi spiegato per bene tutto ciò che avrei dovuto fare, è stato un bagno di sangue. Letteralmente. Non ho smesso di sanguinare per dei minuti che sembravano interminabili. “Non è mai successo, non così”, continuava a ripetere.
Questa è la dimostrazione che non è sempre vero che il buongiorno si vede dal mattino. Dopo una prima volta disastrosa posso tranquillamente dire che il Freestyle ha cambiato radicalmente la gestione del mio diabete. Un passo indietro però, prima.

Ma che cos’è quella cosa di plastica che i diabetici hanno sul braccio?

Partiamo dalle basi, soprattutto per chi il diabete non ce l’ha. Il Freestyle Libre è un sistema di misurazione flash della glicemia, che può essere usato dai diabetici di tipo 1 e 2. Non è propriamente un CGM (continuous glucose monitoring) ma, appunto, un flash glucose monitoring. Cosa cambia? I CGM, come il Dexcom, inviano automaticamente i dati al telefono. Invece i FGM hanno bisogno di una scansione per poter leggere le glicemie. E questo ci porta al prossimo punto.

Ma prima facciamo una parentesi, perché lo so che siete curiosi. Si mette così, e si cambia ogni 14 giorni:

Ma cos’è quell’altra cosa di plastica che i diabetici hanno sul braccio?

Quell’altra cosa di plastica, dal simpaticissimo nome Miao Miao, non è altro che un “ponte” bluetooth che riceve i dati dal Freestyle Libre ogni 5 minuti, inviandoli automaticamente al telefono senza bisogno di scansionare il sensore.

Ad Agosto dell’anno scorso provavo il Freestyle Libre per la prima volta. Molte cose sono cambiate da quel momento. Ho preso più consapevolezza delle decisioni riguardo la mia malattia, ma mi sono anche decisamente rilassata durante alcuni momenti della giornata.

A Dicembre ho comprato il Miao Miao e il Fit Bit Versa. Considero questi due acquisti in parallelo, dato che lo smartwatch Fit Bit per me ha l’unico scopo di permettermi di leggere le glicemie senza dover tirare fuori il telefono. Da quel momento, di fatto, ho raggiunto l’equilibrio perfetto che ancora oggi mi consente di affrontare le giornate (e le pizze, e le torte, e i cornetti a colazione) col sorriso 🤖.

Cose che posso fare col sensore in libertà

Perché avere un CGM secondo me è fondamentale

Perché la nostra vita è fatta di imprevisti.
Si può gestire il diabete insulino-dipendente anche col classico glucometro, questo è vero. E’ questione di abitudine e di routine. Ciò che diventa difficile gestire nel dover tirare fuori pungidito, macchinetta, striscette e correlati è il momento in cui capita qualcosa di imprevisto.

Un aperitivo tra amici nel quale improvvisamente ti portano quella pizza troppo buona, e tu sei in piedi con un bicchiere in una mano e la borsetta nell’altra, non sapendo quant’è la tua glicemia e di conseguenza quanta insulina fare. Un appuntamento al quale devi arrivare per forza in mezz’ora con venti minuti di guida in mezzo al traffico. Salire in montagna un pendio che pensavi fosse molto più dolce, e invece si arrampica in mezzo agli stambecchi drenando tutti gli zuccheri che ti erano rimasti nel sangue.

Tutte cose che mi sono successe realmente e alle quali forse avrei rinunciato, se solo avessi dovuto tirare fuori dalla borsetta il pungidito per torturarmi le mani.

Rinunciare. E’ proprio qui che voglio arrivare: quando si ha una diagnosi di malattia cronica, ovvero di una malattia che non andrà mai via e con la quale dovremmo convivere per tutta la nostra vita, spesso si pensa di dover rinunciare a qualcosa. Agli zuccheri, ai grassi, agli amidi, alle serate con gli amici, all’alcol, alla discoteca, altrimenti i grafici non saranno mai perfetti.

Il segreto è: non lo saranno mai comunque.

Ma io non voglio che la mia vita sia così. Ringrazio di avere un sensore di plastica sul braccio perché voglio rinunciare al meno possibile, senza perdere il controllo della situazione. E pazienza se le mie glicemie non saranno perfette dopo quel pezzo di pizza: leggo il valore sull’orologio, ne prendo atto, e non mi faccio condizionare la vita o rovinare la serata, per quanto possibile.

Insomma, gli esempi sono infiniti.
Avere qualcosa che ti permetta di monitorare la situazione semplicemente tirando fuori il telefono dalla tasca, o guardando lo smartwatch, rende tutto più facile.

Ed è secondo questa logica che non mi sono limitata al Freestyle e ci ho attaccato sopra il Miao Miao. Perché se è facile dire “che vuoi che sia, passare il reader sul braccio per un secondo”, in realtà pensate al gesto ripetuto per più volte durante il giorno. Pensateci. E’ uno di quei gesti che entrano a far parte della quotidianità senza quasi farsi sentire, come accendere una sigaretta, ma che in realtà, quando ci rendiamo conto che siamo in difficoltà nel compierli – per esempio durante una riunione, un colloquio con un candidato al quale proprio non voglio far sapere che ho il diabete – beh, proprio in quel momento ci rendiamo conto di quanto siano impattanti nella nostra vita.

E io voglio che il diabete mi accompagni nella vita, non che mi faccia rinunciare alle cose o che mi renda una persona che non va alle feste per paura di non riuscire a controllare le glicemie dopo un white russian.

[Vogliamo parlare dello scatto del pungidito poi? I miei colleghi di ufficio si girano TUTTI nel momento esatto in cui cerco di misurarmi la glicemia senza darlo a vedere. Poverina. Starà mica male? Grazie Miao Miao per avermi tolto quest’incombenza.]

Cose che posso fare col sensore in libertà, 2

Perché adoro avere il mio bottone bianco sul braccio

Ovviamente perché posso avere sempre la glicemia a portata di mano. Questo immagino che sia chiaro, arrivati a questo punto. Quello che fa veramente la differenza sono tutte le funzioni accessorie che ruotano intorno al Freestyle, all’app Freestyle Libre Link e Libre Link Up.

La prima cosa fantastica, che reputo fondamentale nella valutazione complessiva di questo magnifico apparecchio, è poter usare il cellulare al posto del reader.

Lo so, dovrei usare il reader anche come glucometro, ma possiamo essere d’accordo sul fatto che le strisce reattive della Abbott siano pietose? (Nonché imballate singolarmente come negli anni settanta?)
Ricordatevi, nel caso vogliate usare sia il reader che il telefono per la scansione, di associare inizialmente il primo, e solo in un secondo momento il telefono. Associando invece il telefono per primo, sarà impossibile usare il reader fino al prossimo sensore.

Quindi, NFC del telefono e nessun altro dispositivo. Si scansiona come al solito col dorso del cellulare, e il valore è subito disponibile. Ma non solo: sono disponibili tante altre informazioni che sicuramente ci permettono di andare più preparati dal diabetologo, con domande mirate per esempio sulla nostra gestione dei pasti.

Una delle cose che più mi piace è la stima della glicata. Tramite l’app Freestyle Libre Link è possibile vedere una stima di percentuale della nostra HbA1C. Non è mai precisa, e per quanto mi riguarda è sempre più alta di circa 1 punto percentuale. Però è un’indicazione valida che ci può aiutare nell’aggiustare l’andamento dei nostri valori sul lungo periodo.

Schermata glicata freestyle libre link

Tramite il telefono è possibile condividere i dati con Diasend, uno degli applicativi più completi per le analisi dei dati.
E’ un sito un po’ retrò, non si capisce bene come utilizzarlo le prime volte, ma per me è fondamentale per capire quali sono i pattern e dove andare a migliorare. Per esempio, adesso, ho un chiaro problema nel pomeriggio e dovrei mangiare di più a colazione:

Una delle cose che preferisco di Diasend è che posso vedere direttamente il valore della Deviazione Standard (standard deviation), ovvero quel numero che mi indica la variabilità delle mie glicemie: non è altro che il numero che indica la forbice media tra i picchi glicemici. La mia attualmente è 39: come ci spiegano gli amici di deebee.it, il valore dovrebbe oscillare di un terzo della media glicemica. Vi rimando a loro per approfondimenti.

Un altra statistica fondamentale è il tempo nel valore stabilito. Tramite l’app Freestyle Libre Link è possibile vedre, dato un range di valori (quello impostato è 80-180mg/dl), la percentuale di tempo all’interno di questo, più ovviamente le percentuali di alti e bassi. Questo è un dato fondamentale per la corretta gestione del diabete: un conto è vedere 200 sul glucometro, un conto è vedere che per l’80% delle 24 ore siamo stati così alti.

Dati questi valori, l’algoritmo di Abbott li mette insieme e crea un grafico con le medie di 7, 30 o 90 giorni. Come per Diasend, anche in questo caso sono utili per trovare dei pattern ripetuti e per andare a correggere gli alti e i bassi.

Da poco ho fatto un’altra scoperta, ovvero un’app accessoria collegata al Libre: Libre Link Up. Il suo scopo è quello di mostrare le glicemie… agli altri. Io ho avuto il piacere di provarla solamente per rompere le scatole a Nico, che riceveva una notifica ogni volta che scansionavo. Però immagino che questa estensione sia utilissima per i genitori di figli diabetici o per tutti coloro che hanno bisogno di un supporto da parte di altri nel trattamento del diabete.
Semplicemente, il vostro partner installa l’applicazione e voi dal vostro Libre Link potete inserire la sua mail, dando così avvio alla condivisione dei dati. Per ora è possibile condividere solo il valore numerico; spero però che in futuro si possano condividere anche i grafici.

Solitamente il Freestyle mi dura davvero 14 giorni. Sento tante persone alle quali si stacca, che hanno bisogno di mettere i cerotti e di coprirlo. Forse sono fortunata, ma non ho mai avuto bisogno (se non qualche volta, vedi in Giappone) di rattopparlo. Il 90% delle volte l’adesivo sta su da sé. Al mare, in montagna, sul divano.

Il giorno prima di metterlo non uso olio sul corpo, ma solo crema e mai nel braccio. Pulisco bene con la salvietta disinfettante e dopo averlo applicato lo tengo fermo con un fazzoletto di stoffa, premendo prima bene i bordi con il dito.

Per renderlo più preciso, solamente lo applico la sera prima senza accenderlo. La mattina punto una sveglia alle sei, in modo da dormire per i sessanta minuti ncessari alla calibrazione. Alle sette mi sveglio e ho già le prime letture. Mettendolo in anticipo e lasciandolo spento durante questo periodo di assestamento migliorano le letture già dal primo giorno.

yellow dress and a libre

Ma perché il Libre va messo sul braccio? La risposta è semplicemente questa: Abbott approva come punto solamente il braccio, semplicemente perché i clinical trials sono stati fatti unicamente su questo punto. In caso di problemi, se avete messo il sensore da un’altra parte, potrebbero farvi storie durante la fase di sostituzione.
In realtà io ho utilizzato il sensore anche su altre parti del corpo, e non ho mai avuto grossi problemi (eccetto magari fastidio). Uno dei miei posti preferiti è il fianco: ottime letture, comodità e buon punto se non si vuole mostrare il bottone bianco sul braccio.

Vi segnalo come ultima cosa che da poco è uscita la seconda versione: il Miao Miao 2. Non ho ancora avuto modo di provarlo, ma la forma sembra decisamente migliorata (e molti dicono anche la trasmissione di dati bluetooth). Per ora non lo prenderò, dato che la mia prima versione continua a fare il suo sporco dovere (e in più ci sono affezionata ฅ/ᐠ .ᆺ. ᐟ \ ).

Perché adoro avere il Miao Miao collegato al cellulare e al Fit Bit Versa

Ma perché il Freestyle Libre non basta? Ho già risposto prima, in parte: perché non ci si libera mai del gesto di scansionare il braccio col telefono o col glucometro. A volte diventa difficile, o forse è solo questione di pigrizia. In ogni caso, il Miao Miao trasforma il FGM in un vero e proprio CGM. Ogni cinque minuti una scansione, ogni scansione un valore nel telefono.

Il Fit Bit legge i dati dell’app (nel mio caso xDrip) e li visualizza sullo schermo, insieme a un piccolo grafico. Vi rimando al vecchio post sull’argomento per approfondimenti sull’installazione e sull’app/quadrante che io utilizzo tutt’ora.

Non è possibile scaricare xDrip dallo store, ma se andate nel sito Miao Miao è disponibile una guida completa all’installazione e all’uso.
Ho installato anche come app di backup quella ufficiale, Tomato. Non la uso quotidianamente, ma solo in casi eccezionali (quando xDrip perde la linea, o semplicemente quando ho voglia di confrontare i dati).

Ho scelto xDrip alla fine per tutta una serie di motivi che hanno a che fare inanzitutto con la facilità d’uso. Dopo l’installazione, l’app è abbastanza intuitiva, con un’interfaccia che ricorda il DOS di windows.
Appena collegata al Miao Miao, xDrip richiede una doppia calibrazione che gli permette di essere molto preciso. Mi è capitato di sostituire completamente quest’app a quella ufficiale del Freestyle Libre, in momenti in cui il sensore da solo riportava dati troppo bassi o troppo alti. In generale, quando gli ultimi giorni inizia un po’ a sbarellare, utilizzo solo xDrip. Se calibrato nei giorni precedenti, rimane preciso fino al quindicesimo giorno.

L’app ufficiale di Abbott inizia un conteggio di 14 giorni nel momento in cui viene messo il sensore. Possiamo immaginare che la batteria interna però duri un pochino di più: con xDrip infatti possiamo estendere la vita del libre di circa 24 ore in più (spesso un po’ meno). Infatti il Freestyle Libre non ha tasti di accensione. La batteria continua a funzionare finché non si esaurisce. Lasciando connesso il Miao Miao anche al di là della scadenza è possibile quindi rosicchiare un giorno in più, che non fa mai male vista la penuria di sensori elargiti dal nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Un altro motivo per cui ho scelto xDrip è la facilità di collegamento con il Fit Bit. Attraverso il quadrante Glance (vi rimando sempre al solito post se siete interessati a un approfondimento) si connette facilmente l’app per avere sempre le glicemie a portata di mano. Da poco ho anche cambiato colore, per discorstarmi un po’ dal solito nero.

Recentemente ho provato anche un altro quadrante, Marclock CGM, ma era troppo “carico” per i miei gusti. Vi consiglio, qualora decidiate di adottare questa soluzione, di provarli tutti per scegliere quello più adatto a voi. Marclock, per esempio, ha anche il meteo integrato.

Ma perché a volte indossi Fit Bit di notte?
Indosso Fit Bit di notte perché xDrip permette di inserire degli allarmi personalizzati. Addio sveglie, addio fidanzati arrabbiati dalle ripetute notti insonni. Con xDrip è possibile impostare una forbice di valori, e state tranquilli che non appena le letture saranno fuori range, il gattino tanto amato vi sveglierà continuando a vibrare istericamente nel vostro comodino.

E’ possibile anche impostare un messaggio da inviare in caso non “reagissimo” a un messaggio di allarme. Per esempio, io ho inserito il numero di Nico in caso dovessi svenire mentre lui non è a casa, durante un allarme “low”. Puntualmente i messaggi partono durante la notte e vengono letti la mattina dopo, con tanto di insulti rivolti al pessimo inglese di Miao Miao.

Da quando ho cambiato telefono c’è anche il widget xDrip per vedere la glicemia sullo schermo. Niente male insomma, non dover aprire ogni volta il programma ma avere aggiornamenti in tempo reale proprio sopra le notifiche instagram.

L’ulimo punto vorrei dedicarlo al modo in cui indossare il Miao Miao. Nello starter kit vengono inseriti degli adesivi. Molti usano delle fascette di stoffa, altri si ingegnano coi cerotti. Io utilizzo… una colla per parrucche. Già.
Non ricordo esattamente da quale influencer t1d ho avuto l’idea (scusate, se conoscete chi per primo ha proposto questa idea sarò ben lieta di citarlo). Non tornerò mai indietro. Sotto la doccia bisogna fare un po’ di attenzione perché la colla si scioglie, ma per il resto rimane saldissimo sulla pelle e sul Freestyle. Applico la colla sul braccio e sul Miao Miao, la asciugo leggermente con un colpo di fon (se dopo la doccia, altrimenti lo lascio un po’ all’aria). Attacco e per le prime ore lo tengo fasciato con un fazzoletto di stoffa, più stretto possibile. Per una buona settimana mi rimane saldo, salvo stipiti delle porte imprevisti.

Prendi mai una pausa?

Sì. Per chi non ha il diabete è difficile capire che può esistere una condizione nella quale il corpo si abitua a determinati sintomi. Nel caso di alti e bassi, se facciamo affidamento troppo sul sensore, tendiamo a dimenticarci di “controllare” il nostro corpo, ciò che sentiamo. Nel caso delle ipoglicemie questo può essere molto pericoloso, soprattutto perché gli algoritmi possono sbagliare, il sensore invecchia e le letture possono essere sbagliate. Per questo, tra un sensore e l’altro, prendo sempre 3-4 giorni di pausa.

Morale della favola

La tecnologia, c’è poco da fare, ci migliora la vita. E sì, lo so, sono sempre attaccata al telefono, mi affido troppo agli allarmi, mi incazzo quando non funziona il Freestyle come dovrebbe. Ma quando ripenso a come gestivo il diabete prima e come lo gestisco adesso, c’è un abisso.
Ma non sto parlando di valori, numeri e grafici. Non mi sto riferendo alla glicata, ma alla mia salute mentale. Per un diabetico, o in generale una persona che ha una malattia cronica, è difficile mantenere un equilibrio tra gestione della malattia e salute mentale. Il diabete è una malattia dove il paziente diventa medico di se stesso, con tutto ciò che ne consegue.
Un’immagine che girava su instagram qualche giorno fa diceva che un diabetico prende in media 180 decisioni in più ogni giorno rispetto a una persona normodotata. Non so quanto questo numero si avvicini alla realtà, ma so per certo che spesso si tratta di decisioni che potrebbero fare la differenza tra il coma o una complicanza irreversibile dopo qualche anno.
Da quando ho il sensore riesco a gestire le giornate al meglio. Non ho ansia di uscire al ristorante, se devo fare aperitivo sono pronta a farmi un prebolo lungo, se devo correggere, anche di sera, non vado più a dormire col terrore di non svegliarmi.
La tecnologia, di cui spesso sentiamo parlare male, ci migliora la vita. Ci rende partecipi delle vite degli altri, ci mostra mondi lontani, ci permette di condividere la nostra quotidianità, e ci permette anche di vivere le nostre malattie al meglio. E chissà, forse in futuro ci aiuterà a risolvere quesiti di cui non abbiamo ancora risposta.

Matrimonio e diabete

Penso che il matrimonio (degli altri) sia uno degli eventi più difficili da gestire per un diabetico di tipo 1 che utilizza insulina.
Per vari motivi: prima di tutto perché solitamente il pranzo o la cena dura molto di più rispetto al solito, e l’insulina non aspetta le varie portate; in secondo luogo perché diventa molto difficile capire esattamente quanti carboidrati sto ingerendo. E con molto difficile intendo che tiro proprio a indovinare, senza alcun ritegno.

Sabato è stato il mio primo evento di questo calibro da quando ho il diabete di tipo 1. Pensavo fosse tutto più complicato; e invece è filato tutto liscio, o quasi.

Un ottovolante di emozioni.

Quella mattina mi sono alzata con un’ipoglicemia. Non grave, lo stick capillare segnava un 67mg/dl. Comunque abbastanza per farmi sentire rincoglionita per tutto il tempo.

Il matrimonio dei nostri amici era alle 15.30, quindi ho avuto abbastanza tempo per riprendermi. Il problema è stato che da mezzogiorno in poi, praticamente la mia glicemia non si è alzata. Nonostante mia suocera avesse cucinato quattro quintali di pasta e due vagonate di peperonata.

Il tragico dilemma di ogni diabetico. Cosa fare in questi casi? Rischiare l’ipoglicemia in mezzo alla chiesa? Vedere come va un 80mg/dl che scende, seppur lentamente? Ovviamente no.
Mangiare un biscotto sembra sempre la soluzione più adatta. E infatti nel giro di un’ora mi sono trovata a 260mg/dl. Evidentemente stare seduta sui banchi di legno non è un’attività faticosa, e il biscotto ha avuto la strada spianata. Non il massimo, ho dovuto correggere e pregare (ah-ah) di non andare in ipoglicemia. Fortunatamente non è successo.

Situazione pochette: ma chi ha detto che i diabetici non riescono a far stare tutto in pochi centimetri quadrati?

Alle ore 18 è iniziato il buffet. Sono stata fortunata, perché gran parte delle portate prevedevano una bassa dose di carboidrati e un’alta dose di grassi. Ho mangiato dunque burrate, stracciatelle, mozzarelle, ricottine, pomodori, olive, sapendo che li avrei dovuti contare qualche ora dopo per il bolo del pasto.

Tutto andava per il verso giusto. Poi sono concessa un cono di verdure fritte. Lo so, non avrei dovuto farlo. E infatti la glicemia ha iniziato a risalire, fortunatamente non a livelli esagerati. La frittura è sempre la frittura: non si può rinunciare.

Da qui in poi ho commesso due errori. Il primo: non dividere il bolo in due. Il secondo: non bere praticamente niente al di fuori del vino.

Libre in pendant con il vestito giallo. Miao miao sporco di colla.

Il primo errore mi ha portato in ipoglicemia prima che arrivasse il dolce. Avevo contato il primo, il secondo, i grassi che probabilmente avevano ancora bisogno di tempo, e… ho deciso di fare 2 unità in più per coprire l’assaggio di torta. Ancora prima di iniziare a mangiare la pasta.

Non seguite il mio esempio, perché questa non è mai una buona idea: il dolce arriverà ore dopo, e l’insulina sarà ormai in circolo, lenta e inesorabile, ligia al dovere. Inoltre non fate come me, e non dimenticatevi che a questi eventi si balla. Ebbene sì: e quando si balla la glicemia scende. E quando la glicemia scende non è mai bello.

Chi l’avrebbe mai detto, Michela?

Ovviamente dire che scende è un eufemismo. La glicemia è precipitata, giusto in tempo per il taglio della torta – che era buonissima, al contrario di molte torte di matrimonio che io ricordi. Glucosprint e crema, uniti alla danza e ai superalcolici, hanno stabilizzato definitivamente la curva, che è rimasta pressoché invariata per il resto della serata.

Sarebbe potuto andare meglio? Sì, sicuramente. Ma sono contenta di essere riuscita a gestire il diabete con tantissime variabili, un vestito giallo super ingombrante, in mezzo a persone che probabilmente non avevano mai visto un sensore in tutta la loro vita.
Non pretendo di avere linee piatte durante queste giornate. Per me è fondamentale godermele al massimo, mangiare tutto ciò che voglio e quando voglio. Tutto il resto, almeno per un giorno, rimane di contorno.

Che sbarbina raga.

Il diabete di tipo 1 spiegato alle persone normali

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Disclaimer: niente di tutto ciò che ho scritto deve essere preso in alcun modo come un parere scientifico, né come un consiglio, né in qualsiasi altro modo. L’unico scopo di questo post è quello di descrivere 3 giorni della mia vita. Punto.

Giorno 1

La prima cosa che faccio ogni mattina è controllare il telefono di fianco a me. Sono una millennial, vivo col telefono attaccato alla faccia per tutto il tempo e alzo gli occhi al cielo quando un cinquantenne me lo fa notare. Sono una millennial col diabete di tipo 1.
Il mio telefono è collegato a un sensore, che a sua volta è attaccato al mio braccio. Una piccola limella di 5mm è sottopelle, e ogni 15 minuti misura la mia glicemia.

Ti fa male quando lo metti? Dipende. La maggior parte delle volte, no.

Teoricamente dovrei “scansionare” il sensore, ovvero toccarlo con la punta del telefono, et voilà, il numero magico, il grafico di come sono andate le ultime otto ore. La mia pigrizia però ha avuto la meglio, e attaccato al sensore ecco un altro bellissimo dispositivo che ho comprato con Nico, che manda i dati direttamente al telefono, senza scansione, senza movimenti.

Riesco a staccare la faccia dal cuscino, 117mg/dl. La notte è una linea piatta, inspiegabile, da digiuno.
Una persona normale si alza con la glicemia compresa tra 80 e 120mg/dl, dove 120 corrisponde probabilmente a una cena a base di teglie di melanzane alla parmigiana seguite da patatine fritte, birra e grassi saturi in forma pura.
Un diabetico, senza insulina, andrebbe ben oltre questi valori. Quando sono stata diagnosticata, la mia glicemia era di circa 400mg/dl.
Dopo aver ciabattato per tutta la casa nel tentativo di fare un caffè decente e di restaurarmi metà della faccia, guardo l’orologio: le 7.15. La mattina non devo pensare, ma solo eseguire: 1,5 unità di insulina per 2 fette biscottate integrali.

Oggi è il turno della coscia. Ultimo giorno, mercoledì, la parte più esterna. E’ così che funziona, te lo insegnano fin da subito: ruotare, ruotare, ruotare. Mai fare l’insulina sempre nello stesso punto. E il mio sistema è questo: Lunedì, Martedì e Mercoledì uso la coscia, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica uso la pancia. Poi, la settimana successiva, passo all’altro lato del corpo.

La coscia è divisa nella mia mente in tre fasce parallele verticali, e la prima iniezione della mattina parte dal basso, dalla parte più vicina al ginocchio per intenderci, per poi risalire con le iniezioni successive alla giornata.

Due fette biscottate.

Mi siedo di fronte al pc, osservo la teiera sul fornello. Da quando lavoro da remoto, la mia dipendenza da teina è peggiorata, ma non richiede insulina, dunque può andare.
In generale richiede insuina tutto ciò che ha carboidrati. Mi è capitato tante volte di arrivare a una cena, di tirare fuori la pancia e l’ago e di sentirmi dire Ehi, non c’è zucchero da nessuna parte! Per puntualizzare, lo zucchero è un carboidrato semplice, ma i diabetici fanno insulina per tutti i carboidrati (e per tutto ciò che mangiano – ma è un discorso un po’ complesso).

Solitamente guardo l’orologio a cui è collegato il telefono a cui è collegato il sensore circa una volta ogni ora. Il grafico sale, poi scende, poi si stabilizza. E’ normale, non mi preoccupo: l’orologio intelligente vibra quando la mia glicemia sale sopra i 180, e scende sotto i 70. Questi sono i parametri per un diabetico di tipo 1. Parametri che è praticamente impossibile mantenere, dato che la glicemia viene influenzata da qualsiasi cosa: movimento fisico, umore, temperatura esterna. Altro che 80-120.
Poco prima di pranzo decido cosa mangiare, peso ogni singola cosa, la pasta, la frutta, scrivo in un foglietto i carboidrati che leggo nelle etichette.

Pasta 50g – 33g di carboidrati.
Pesto – 0g di carboidrati.
Pesca 180g – 12g di carboidrati.

33+12=45g di carboidrati.
Una unità di insulina mi copre 15 g di carboidrati.

45 diviso 15.
3 unità di insulina. Il fondo della penna è graduato, basta girarlo fino al 3. Uno scatto corrisponde a 0,5 unità di insulina nella mia penna.

Chiaro, no?

Quando l’acqua bolle faccio l’iniezione: vedo ancora il puntino rosso della colazione, due centimetri sopra, un piccolo colpetto con l’ago da 4mm – il segreto per non farsi male. Butto la pasta.

Dopo un altro caffè il pomeriggio scorre veloce. Alle ore 17 la mia glicemia finalmente mi permette di mangiare qualcosa: un cracker wasa, anche detto cartongesso, ma che continuo a comprare perché 1. è imballato nella carta 2. non farebbe alzare i livelli di zucchero nel sangue neanche a un cadavere.

Ovviamente sbaglio le dosi di nocciolata senza zucchero e prima di cena mi ritrovo con 180. Prendo il taccuino.

Piadina x1 – 42g di carboidrati.
Formaggio – 0g di carboidrati.
Pomodoro 150g, anzi facciamo 200g – 5,6g di carboidrati.
Zucchina in padella 200g – 2,8g di carboidrati.

42+5,6+2,8=50,4g di carboidrati.
Diviso 18.

No, aspetta, ma non era 15? Perché adesso è diventato 18?
Perché sì, caro lettore arguto che sei arrivato fino a qui senza spararti. Perché il metabolismo della cena è diverso dal metabolismo di pranzo, e l’insulina fa più effetto, e non so esattamente le motivazioni scientifiche. Credimi sulla parola.

Aggiungiamo anche una fetta biscottata con nocciolata senza zucchero: 8g di carboidrati.

3,5 unità di insulina.
Ma devo anche correggere il 180.
4 unità.
Il resto ormai lo sapete.

~

Giorno 2

Il telefono continua a suonare perché mi sono addormentata schiacciando il sensore con tutto il peso del corpo. Si chiama compression low, non conosco il termine in italiano. Quando schiacci il sensore, segna un valore basso fuori scala. Lo spengo, risuona un’altra volta. Che cosa c’è adesso? Ultime ventiquattro ore di vita del sensore.

Mi alzo pensando alle fette biscottate, oggi voglio mangiare la marmellata di pere, è lì in frigo ad aspettarmi. Ha solo gli zuccheri della frutta, che sono comunque zuccheri. Questo complica un po’ le cose, perché significa che, secondo le prove empiriche ripetute nel tempo, io debba farmi l’insulina 20 minuti prima di mangiare. Sono le 7.15, potrò mangiare alle 7.35.

Ma perché? Perché lo zucchero viene metabolizzato molto più velocemente dell’iniezione di insulina. Anche qui dovreste credermi sulla parola, o cercare su Google.

E’ il primo giorno destinato alla pancia, parto dal centro, un secondo ed è fatta. Questa insulina, quella che i diabetici usano durante i pasti, è un’insulina rapida: in poco tempo entra in circolo e copre i carboidrati del pasto (ciascun marchio ha le sue tempistiche. Io uso Apidra). Voi persone normali non ne avete bisogno, perché le vostre cellule beta fanno il loro sporco lavoro e non necessitano di aiuti esterni.

In casa ho tre tipi di glucometri, dei quali ho stilato una classifica di preferenza del tutto personale. Partendo dal peggiore abbiamo:

  • Freestyle Libre Reader: dovrebbe essere il mio glucometro ufficiale, quello per cui il sistema sanitario nazionale mi passa la fornitura. Se non lo odiassi con tutta me stessa.
    Si utilizza così: si infila una striscia sul fondo, si punge il dito con un pungidito, ovvero una penna che scatta e fa uscire un po’ di sangue capillare dal polpastrello. Si applica il sangue sulla punta della striscia, si aspetta. Le strisce sono usa e getta.
    Ogniqualvolta io decida di misurarmi con questo glucometro, devo mettere in conto di utilizzare almeno 6,5 litri di sangue e 4 strisce. Gli ingegneri che hanno inventato ‘sto coso non hanno ben chiaro il concetto di capillarità, e prima che il sangue scorra lungo l’area reattiva della striscia fate in tempo a leggere 4 capitoli dell’Ulisse.
    Confrontato con gli altri due glucometri, spesso riporta risultati a cazzo. Le striscette sono confezionate UNA A UNA e c’è il rischio altissimo che voi ne dobbiate utilizzare molteplici prima di riuscire a ottenere una lettura senza errori. Un abominio per l’ambiente, altro che Jova Beach Party.
  • Contour Next gentilmente donato da Alessandra: stesso funzionamento dell’altro, bestemmie escluse.
    E’ un glucometro piccolino, facile da usare, ha una luce colorata in base al valore che viene fuori. Richiede la quantità giusta di sangue, di solito la prende al primo colpo (come dovrebbe essere, gusto?)
    Le strisce sono tutte insieme dentro una scatolina di plastica, come quelle che un tempo venivano utilizzate per riporre i rullini.
  • L’unico, inimitabile, bellissimo Accu Check Mobile: il glucometro dei glucometri, quello che finalmente ti libera dal peso di doverti portare le strisce appresso, quello che puoi usare anche mentre cammini, quello che sembra un telefono Nokia del 1998.
    Non ha strisce, ma una cassettina rotante all’interno. Ogni volta che viene aperto lo sportello, la cassettina ruota e l’area reattiva della striscia vien fuori, in attesa della dolce goccia di sangue che ci andrà sopra. Ne basta pochissimo. Poi, semplicemente, si riavvolge. Così per 50 volte. Cinquanta. Volte.
    Capolavoro della scienza e della tecnica, non è stato sicuramente pensato da un ingegnere Abbott ma da una mente sovraumana. Perché nessuno sta prendendo spunto da questa meraviglia?
    Per la cronaca, mi piace talmente tanto che le cassettine me le sto comprando di tasca mia. Grazie Amazon.

A pranzo non ho voglia di mangiare e rimpiango i giorni in cui mi strafogavo di anguria e altra frutta fresca. Adesso, se devo mangiare la frutta e basta, sarebbe meglio accompagnarla con un carboidrato complesso. E dunque non è più frutta e basta.

Dopo un pasto tristissimo a base di tutto ciò che sono riuscita a recuperare del frigo, l’orologio inizia a suonare. Questo può significare due cose: 1. ho fatto troppa insulina rispetto a ciò che ho mangiato; ma molto più probabilmente 2. ho mangiato troppo rispetto all’insulina fatta.

180. Freccia in su. Correggo con un’unità sperando che basti e avanzi, ma ovviamente non basta perché intanto faccio fuori un altro quadratino di cioccolato fondente.

Il pomeriggio passa tra le scartoffie del lavoro, l’orologio continua a suonare a intervalli di mezz’ora. Alle 18 la freccia inizia a scendere, dopo 3 ore dalla correzione. Ho fame, non voglio rovinare tutto, butto giù della frutta secca e del tè verde in attesa della cena.

Pizza?
Pizza, prendiamo la pizza.
Pere e taleggio?
Quattro formaggi.

La pizza coincide con 2-3 iniezioni e diverse sveglie notturne. Il calcolo del bolo è regolato da un bellissimo algoritmo che prende in considerazione non solo i carboidrati, ma anche l’alta quantità di grassi (che si iniziano a digerire dopo molte ore, al contrario degli zuccheri). Ma ne vale la pena: a quale essere umano piace la pizza senza mozzarella sopra? A nessuno. La risposta è: a nessuno.
La prima iniezione copre circa il 60% del bolo totale. 6 unità. La glicemia per la prima ora rimane abbastanza stabile.

Ore 21, secondo bolo. Questo copre circa il restante 40%. 4 unità. Nel braccio stavolta, che la pancia ha già dato per oggi.
La glicemia sale dopo 3 ore: un onesto 190mg/dl e si stabilizza. Sveglia impostata per le 2 di notte, ma so già che l’orologio mi sveglierà prima.

Ma perché ti è venuto il diabete di tipo 1?
La risposta potrebbe essere molto semplice, se solo la conoscessimo. Per ora sappiamo solo che il sistema immunitario, nei diabetici di tipo 1, attacca le cellule beta pancreatiche che producono insulina.

Ah, dimenticavo: prima di andare a dormire, direttamente sul sedere, 10 unità di insulina basale. Basale? Sì, un altro tipo di insulina. Un’insulina che agisce molto lentamente, che dura circa 24 ore e che copre tutti i tempi scoperti dall’altra.
Dovreste vedere le contorsioni necessarie prima di entrare in confidenza con il bolo nel sedere.

~

Giorno 3

Ho finito gli aghi della Pic, e ora mi tocca usare quelli Accu-check. Pessimi.
Mai avrei pensato che nel la mia vita avrei avuto una preferenza di aghi per penna di insulina, eppure è così.

La notte è andata abbastanza bene, ho dovuo correggere l’enormità di grassi alle 2 di notte. Due unità di rapida, ho messo l’orologio al polso in caso la glicemia fosse scesa troppo, mi sono riaddormentata in due secondi.
Il sensore si spegne. Sì, il sensore non è infinito: dopo 15 giorni di utilizzo, smette di vivere e bisogna applicarne un altro.
Prima di colazione decido che ho bisogno di togliere qualsiasi residuo di adesivo dal mio braccio. Ci metto un quarto d’ora, il braccio gonfio e arrossato. Un po’ di crema, un po’ di gel d’aloe.

Farò qualche ora di pausa dal sensore. Ogni tanto me lo concedo, solitamente sono 3 giorni, per concentrarmi sulle sensazioni e sul sentire la glicemia alta o bassa, piuttosto che affidarmi sempre e solo a un numero sullo schermo.

3 unità. Oggi ho fatto i pancake, non ho idea di quanti carboidrati siano, ma li faccio ogni settimana e 3 unità sono perfette.
Questo pomeriggio devo fare la valigia, tiro fuori la lista. Un tempo la mia dimenticanza principale era il caricabatterie del telefono. Oggi devo ricordarmi quello del telefono, quello dell’orologio, quello della macchina fotografica, i biglietti

  • 2 fiale per penna da 0,5u;
  • 1 penna usa-e-getta Apidra;
  • 2 penne Lantus;
  • 150 aghi per penna;
  • 2 cassettine da 50 striscette reattive;
  • pungidito con 6 lancette di ricambio;
  • 1 pacco di caramelle senza grassi animali ma molto zuccherate;
  • cerotti per tenere fermo il sensore
  • 3 fiale di glucosio.

Ho già detto che ho solo gli aghi accu check? Fanno un male cane, la vacanza è rovinata. Sto dimenticando qualcosa? Tutto nel bagaglio a mano, l’insulina non può andare in stiva. Vorrei portare un succo di frutta, ma anche stavolta ho dimenticato di farmi scrivere il foglio lasciapassare dal dottore. Riempio la tazza di acciaio di aghi, la infilo sul fondo dello zainetto.

Non avere i sensore significa farmi circa 6-7 controlli al giorno con il sangue capillare. Prima del pasto, due ore dopo il pasto, prima di andare a dormire, quando necessario. Lo stress della valigia mi fa alzare la glicemia – ovviamente. Prima di pranzo ho già corretto, aumentando leggermente la dose di insulina. Niente da fare.

Quando lo zaino è pronto dopo ore di lavoro, mi fissa da un lato della stanza, piegato su se stesso per il troppo peso.

Passo il resto del pomeriggio a tormentarmi perché sicuramente avrò dimenticato qualcosa.

Dopo cena, è arrivato il momento di sparare il nuovo sensore. Apro la scatolina gialla, svito una confezione di plastica, tolgo la pellicola dall’altra, le inserisco una sull’altra.
Tocco il punto in cui voglio inserirlo, cerco di capire se c’è abbastanza ciccetta.
Disinfetto, lascio asciugare. E’ asciutto? Non ancora.
Sventolo ancora un po’. Va bene qui, Nico? Annuisce. Schiaccio, un ago buca velocemente la pelle, inserendo la limella in posizione. Non fa male, neanche me ne accorgo.
Non lo accendo subito. Aspetto fino a domani mattina, così le prime letture sono più precise. Non c’è fretta. Intanto per stasera posso bucarmi un’altra volta il dito.

ENG

Type 1 diabetes explained to normal people

Disclaimer: this is not medical advice, or advice in general, or a scientific article. The only purpose of this post is to describe 3 days of my life.

Day 1

The first thing I do every morning is to check my phone. I am a millennial, I look at my phone every single minute. I am a millennial with type 1 diabetes.
My phone is connected to a sensor, which is attached to my arm. A small 5mm part of the sensor goes inside my skin, and every 15 minutes it measures my blood sugar level.

Does it hurt? It depends. Most of the time, it doesn’t.

Theoretically, you should scan your sensor with the top of your smartphone. But my laziness is legendary, so I bought one beautiful device that sends data via Bluetooth without scanning.

I crawl out of bed, 117. The night on the screen is represented as a straight line, I don’t know how it’s possible. A normal person’s blood sugar is usually between 80 and 120mg/dl. A diabetic, without insulin, is usually beyond this scale. When I was diagnosed, my levels were over 400mg/dl.
I make coffee, I use makeup trying not to look like a zombie. It’s 7.15am. In the morning I don’t want to think. I just inject 1,5 units of fast-acting insulin for 2 wholemeal rusks.

Today I inject into my leg. This is the third day using this spot. It’s how this works. It’s the first thing that they teach you in the hospital: you need to rotate your injection spots. Never inject in the same place twice. So, I have this system: from Monday o Wednesday I use my leg, from Thursday to Sunday I use my belly. Then, the next week, I use the other part of my body.

In my mind, the leg is divided into 3 vertical lines, and the first injection in the morning starts at the bottom.

Two rusks.

I sit in front of my computer checking my e-mail, my tea almost ready. Since I’m working from home, my caffeine (and theine) addiction got worse. But tea doesn’t require any insulin, so it’s fine for me.
To simplify at the extreme, it requires insulin everything that has carbs on it. Sometimes it’s happened that I was invited to a dinner and they told me Why are you doing that? There’s no sugar! Well, insulin is not just for sucrose or simple sugars, but also for complex carbs.

Usually, I check my watch every hour. The graph goes up, then down, then it stabilizes. It’s normal, I am not worried: I have a smartwatch that vibrates every time my levels go under 70 or beyond 180. These are the parameters for a type 1 diabetic. It’s really difficult to stay between these numbers, also because blood sugar levels are usually influenced by many things: physical movement, emotions, outside temperature.
Before lunch, I decided what to eat. I weight every single thing, pasta, fruits, and I write down the number of carbs.

Pasta 50g – 33g of carbs.
Pesto – 0g of carbs.
Peach 180g – 12g of carbs.
33+12=45g of carbs.

1 unit of fast-acting insulin covers 15g carbs for me.
45 divided by 4.
3 units of fast-acting insulin. The bottom of my pen is graduated, so I have to rotate it until I reach 3.

Everything clear, right?

When the water is boiling, I inject 3 units into my leg. I can see the red dot left at breakfast, so I go 2cm up. The needle is 4mm, usually painless.

After another coffee, the afternoon runs fast. At 5 pm my blood sugar levels allow me to eat something: a Wasa cracker, also called drywall because of its taste. I keep eating those because 1. they come in paper packaging and 2. it’s impossible that those raise your blood sugar.

Of course, I put too much chocolate cream on it, and before dinner, I am 180mg/dl. I take my little book and I write down the next meal.

Piadina x1 – 42g of carbs.
Cheese – 0g of carbs.
Tomatoes 150g, maybe better 200g – 5,6g of carbs.
Zucchini 200g – 2,8g of carbs.

42+5,6+2,8=50,4g of carbs.
Divided by 18.

Wait, what? 18? What happened to the previous 15?
Oh yes, that’s a smart question. Metabolism of dinner is different than lunch, and insulin is more active and your body requires less of it and I don’t know the science behind this so you are going to believe me without any further question. Or you can use Google like the rest of us.

I also want another rusk with chocolate cream: 8g of carbs.

3,5 units of fast-acting insulin. But I have to correct because I’m running a little high.
4 units.

You know the rest of the story.

~

Day 2

My phone keeps ringing because I feel asleep with all my weight on the sensor. It’s called compression low: when you crush down your sensor, it reads a very low bg. I turn it off, I change position. It keeps ringing. What now? Your sensor will expire in 24 hours.

I crawl out of bed thinking about rusks. I have a strange relationship with them. I like them, but I also hate them. I want pear jam on them today. But if I’m having simple sugars, I need to bolus 20 minutes before breakfast. It’s 7.15am. I will eat at 7.35.

Why? Because your body metabolizes simple sugar faster than insulin. That’s all I know.

Today it’s the first belly day. I inject in the right part of it. This type of insulin is the fast-acting one, the one that diabetics use before meals. I use Apidra. You normal people don’t need it because your beta-cells works and they give you all the insulin you need.

At home, I currently have 3 different types of glucometers. I have my ranking for them. Starting from the worse to the best, we have:

  • The Freestyle Libre Reader: this should be my official meter, the one that my national healthcare system pays for. But I hate it with every single part of my body.
    It’s easy to use: you put your reactive single-use strip on the bottom of it, prick your finger and apply the blood on the strip.
    Every single time I use this glucose meter, I need to use 6,5 liters of blood and 4 strips. It needs so much blood and often I need to repeat the test twice because it’s not enough. Often the results are different from the other glucometers, and every single strip is wrapped in plastic. Who cares about plastic waste.

The Contour Next, a gift from Alessandra: the functioning it’s the same as the previous one, but with more accuracy. It’s a small meter, easy to use. It requires the right amount of blood, and usually, you only need 1 strip.
Strips are sold in a small round case, like the ones for photographic film.

  • The Freestyle Libre Reader: this should be my official meter, the one that my national healthcare system pays for. But I hate it with every single part of my body.
    It’s easy to use: you put your reactive single-use strip on the bottom of it, prick your finger and apply the blood on the strip.
    Every single time I use this glucose meter, I need to use 6,5 liters of blood and 4 strips. It needs so much blood and often I need to repeat the test twice because it’s not enough. Often the results are different from the other glucometers, and every single strip is wrapped in plastic. Who cares about plastic waste.
  • The Contour Next, a gift from Alessandra: the functioning it’s the same as the previous one, but with more accuracy. It’s a small meter, easy to use. It requires the right amount of blood, and usually, you only need 1 strip.
    Strips are sold in a small round case, like the ones for photographic film.
  • The one and only Accu Check Mobile: the glucometers of all, the one that sets you free from carrying around strips and shit, the one that you can use also walking and running and doing stuff. The one that looks like a Nokia from the ’90. The one that you can carry on the inside pocket of your bag. The one that has a lancing device that you can attach to it.
    It doesn’t have single strips, but a test cassette with 50 strips on the inside. This cassette rotates every time you turn it on, and on the bottom, there will be a new reactive strip. After the test, the cassette rotates and it’s ready for another test. 50 strips. On the inside of the meter, without anything else.
    It’s a masterpiece of science and technique and I don’t understand why nobody else is doing this. By the record, I love it so much that I’m buying the cassettes. Thanks, Amazon.

Today at lunch I don’t feel like eating anything. I miss those days when I eat only watermelon or fruits. Now, if I have to eat fruit, my endo says that I need to eat some complex carb first. So, not really the same.

After a meal composed of everything left in my fridge, my watch starts to ring. This can be caused by two things: 1. I made too much insulin or 2. I ate too much and my bg is skyrocketing.

I correct and I start to work. At 6 pm the graph starts to go down, 3 hours after the correction. I am hungry but I don’t want to ruin it, so I eat some nuts and green tea, waiting for dinner.

Pizza?
Yes, pizza, please.
Taleggio and pears?
Four cheese.

Pizza means that I have to inject 2-3 times during the evening and that I have to check my levels multiple times during the night. You have to think about fats and not only carbs, but it’s worth it: nobody likes pizza without cheese.
The first injection covers 60% of the total amount of the bolus. 6 units of Apidra. For the first hour, my blood sugar is alright.

At 9 pm I have my second bolus, for the last 40%. 4 units. In the arm this time, because my belly starts to look like swiss cheese.
My blood sugar starts rising after 3 hours: 190mg/dl. I set my alarm for 2 am, but I know that my smartwatch will ring sooner.

But how do you get type 1 diabetes?
We don’t really know the answer to this question yet. For now, we know that my immune system attacked my beta cells, which are the cells that produce insulin.

Before bed, right into my butt, another injection. 10 units of basal insulin. Basal? Yes, another type of insulin that lasts 24 hours and that covers you for the whole day.
You should have seen me trying to learn to inject into my butt when I was still learning.

~

Day 3

I run out of Pic needles, and now I’ll have to use the Accu-check ones. I hate them. I never thought that my day could be ruined by some insulin pen needles, but that’s life.

The night after pizza went well, I had to correct at 2 am. 2 units of fast-acting insulin, and I put my watch on my wrist to wake up in the case of low blood sugar.

When I finally decide to leave the bed, the sensor dies. Yes, after 15 days, it stops sending signals and you have to put a brand new one on the other arm.
Before breakfast, I decide that I need to remove all the glue left on my skin. It takes me 15 minutes, my arm hurts and I need aloe gel.

I will take a few hours break from the sensor. Usually, I take 3 days because I feel that in this way I can focus on my body sensations and feelings instead of relying only on the number on the screen.

3 units. Today I made pancakes, I have no idea how much carbs they have, but I know that 3 units will be perfect. Trial and error.
This afternoon I have to pack all my stuff, so I made a list. I miss the time when the worst-case scenario was to forget at home chargers or food. Now I have to remember:

  • 2 Apidra vials for my 0,5u pen;
  • 1 Apidra pen;
  • 2 Lantus pens;
  • 150 needles;
  • 2 cassettes with 150 strips;
  • lancets;
  • 1 pack of high-sugar sweets;
  • patches;
  • 3 vials of glucose.

I already told you that I have only Accu Check needles? They hurt so bad. My holiday is ruined. Am I forgetting something? All this stuff should go in the cabin with me.

When I am not wearing the sensor on my arm, I have to check my blood sugar with actual blood, 6 or 7 times a day. Before lunch, 2 hours after, before bed, when I’m not feeling ok. Of course, I am stressed by packing, so I am high after lunch. I already corrected before lunch, but nothing seems to work.

After hours of hard work, my backpack is ready and heavy.
I spend the rest of my day tormenting myself because I may be forgetting something.

After dinner, I just put my new sensor on. I open the yellow box, then the other two plastic boxes on the inside. I try to figure out where should I put it. Does this spot have enough skin?

Is it ok here, Nico? He says yes. I press down, a needle goes inside and then outside my skin, and that’s it. It didn’t hurt this time.

I usually don’t turn the sensor on right away. I wait until the next morning, so the readings will be more precise. There’s no rush. For this night, I will prick my fingers a couple of times more.

Hey you! Check this out 🙂