Merende Low Carb e aggiornamenti sugli ultimi due giorni di vita del Freestyle Libre

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Le ultime due settimane sono state difficili da gestire. Sarà stato il cambiamento climatico, saranno state cause a me sconosciute, qualsiasi carboidrato ingerissi causava dei picchi che neanche la peggior torta Sacher zuccherata.
Questo, unito al fatto che, quando sono in ufficio, la fame è una costante, mi ha spinto a dover ricercare la maggior soddisfazione culinaria nel minor numero di carboidrati. Ancora rimpiango la mia “luna di miele”, quando un biscotto non aveva alcuna influenza sulla mia glicemia. 
Ecco quindi una lista di cose che ho sperimentato per resistere durante le otto ore di lavoro. Vorrei farvi notare che tutte queste opzioni sono disponibili senza packaging di plastica. Massima soddisfazione, minimo sforzo:
  •  Cioccolato fondente 99% (ma va bene anche >80%): non ci dovrebbero essere altre parole di spiegazione. Il cioccolato fondente è il mio comfort food per eccellenza, più è amaro e più ne mangerei. Peccato che questo snack non possa essere consumato in quantità industriali, perché altrimenti sarebbe decisamente l’ingrediente principale di qualsiasi mio pasto.
  • Frutta secca: intesa come mandorle, noci, nocciole, anacardi, eccetera. Un po’ di carboidrati ci sono, ma se ne mangio una porzione umanamente accettabile, riesco a tirare avanti fino al pasto successivo senza picchi glicemici. Il problema rimane riuscire ad avere autocontrollo e fermarsi prima di terminare il sacchetto da 400g di mandorle.
  • Formaggio: in questo caso fatico a mantenere le dosi ridotte. Da buona sarda, ho bisogno di mangiare formaggio. Non è una merenda convenzionale, ma è decisameente lo snack perfetto per quando torno da lavoro e sono in umore da aperitivo. Ovvero, dal Lunedì al Venerdì. 
  • Verdure crude, in particolare carote e cetrioli: le ho mangiate solo nei peggiori momenti di glicemie alte, che ovviamente corrispondono anche ai peggiori picchi di fame. Sono un po’ tristi, e attirano domande imbarazzanti sul perché sei a dieta quando sei così magra. 
  • Yogurt fatto in casa: come per il cioccolato fondente,  potrei dilungarmi giorni a spiegare quanto sia buono lo yogurt fatto in casa, senza zucchero. Vari snack che ho citato prima, come la frutta secca, possono essere combinati con una piccola porzione di yogurt.
Come se non bastasse il caos dentro di me e la glicemia danzante , da ieri il sensore si rifiuta di collaborare. Ho letto online che alcuni hanno sempre avuto problemi nei primi e negli ultimi giorni di utilizzo, e mi ero sentita fortunata perché i primi sensori avevano avuto bisogno di calibrarsi per le prime 24 ore, ma fino all’ultimo minuto erano stati precisissimi. Fino a oggi. Stavolta invece, ho iniziato a notare discrepanze anche di 40-50mg/dl tra la glicemia misurata col sensore e la glicemia misurata con lo stick. 
A quanto pare dunque, il Freestyle ha deciso di andare in pensione due giorni prima. Lo terrò comunque fino all’ultimo, sperando in un canto del cigno, mentre mi gusto un buonissimo pezzo di grana per salutare il weekend.  

/English version/ Low carb snacks and lack of precision of the Freestyle Libre update

The last two weeks have been tough. It would have been the climate change, or maybe unknown reasons, but whatever carb I was eating, it caused me high blood sugar levels.
At work, I’m always hungry. So I had to search for culinary satisfaction in the lowest amount of carbs. I’m still regret my honeymoon phase, when I could eat a cookie without any influence on my blood glucose level.
So here’s a list of the things that I hate in the past weeks during my full time job. I want you to notice that each one of these options is available in bulk. The highest satisfaction with the minimum effort:
  • Dark chocolate 99% (>80% it’s also ok): I should not explain this one. Dark chocolate is my comfort food, the more bitter the better. The only con is that you cannot eat a lot of this, otherwise it will be the main ingredient of my meals.
  • Nuts: and I mean almonds, walnuts, hazelnuts, cashews. They have a little bit of carbs, but if I eat a small portion, I can be fine until the next meal. The problem is self-control, because sometimes it’s hard to stop.
  • Cheese: in this particular case, I struggle with small doses. I come from Sardinia, so I need cheese. I also understand that this is not a conventional snack, but it is perfect for whenever I’m in the mood for a happy hour after work. Monday to Friday.
  • Raw vegetables: in particular, carrots and cucumbers. I eat this kind of snack only during my worst highs, which of course correspond with starvation. It’s kind of sad, and of course everyone will ask you why are you eating carrots if you are already thin.
  • Homemade yogurt: same as dark chocolate. I can talk about how good this is for days, because I love how homemade yogurt tastes. You can also combine this with nuts, chocolate, or whatever you want.
As if the bad blood sugars peaks were not enough, since yesterday my Freestyle Libre refuse to cooperate. I read online that some people had problem in the first and last days of use, and I felt lucky because I had this problem only in the first 24 hours. Until today. This morning I had a discrepancy of 40-50mg/dl between the Libre sensor and the blood.
So, early pension for him. I am going to keep it until the last day, maybe it would be like a phoenix, rising from the ashes of my poor arm.

Diabete e riciclo

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Essendo una riciclatrice compulsiva, quando mi è stato diagnosticato il diabete ho subito iniziato a pensare a svariati modi per differenziare ciò che mi è necessario usare tutti i giorni.

Spero che questo post possa essere utile per chi deve riciclare farmaci o simili, ma anche semplicemente per invitarci a pensare meglio come possiamo dividere certi rifiuti più difficili da categorizzare. Non è difficile, ci vuole solo un po’ di attenzione e una grossa dose di pazienza: per esempio, qui a Verona i contenitori per i medicinali sono solo in farmacia e all’interno: quando questa è chiusa non puoi buttare i farmaci. Devi aspettare il giorno dopo. Non conosco le motivazioni di questa follia. 
Ciò di cui parlerò deriva soprattutto dalla mia esperienza, dai consigli che mi sono stati dati nelle farmacie, da quello che mi sembra più giusto fare. Non è detto che in tutti i comuni d’Italia o in tutto il resto del mondo la raccolta differenziata funzioni nello stesso modo, ed è sempre meglio chiedere informazioni in merito quando siamo indecisi. Il risultato della richiesta di informazioni spesso coincide con la farmacista che ti guarda con occhi sgranati, che farfuglia qualcosa prima di nascondersi sotto il bancone. 
♻ Confezioni e bugiardini
La parte sicuramente più facile e intuitiva. Separo tutto ciò che è carta o cartoncino da eventuali adesivi (che vanno nella raccolta indifferenziata), e il resto lo  butto nel riciclo della carta. Ancora oggi mi stupisco della quantità incredibile di foglietti illustrativi presenti in ogni singola scatola, ma immagino che non si possa fare altrimenti in questi casi. 
♻ Penne di insulina usa e getta
Divido semplicemente il corpo della penna dal tappo di plastica. Non butto l’insulina residua nel lavandino, ma porto in farmacia tutto il corpo della penna, mentre smaltisco il tappo nel riciclo della plastica. Importante non buttare mai nessun farmaco residuo nello scarico del bagno, perché non sappiamo che impatto possa avere nell’ambiente. 
Vale la stessa cosa per le cartucce in vetro. 
♻ Freestyle libre
Parte un po’ più complicata. Il Freestyle Libre è composto infatti da diverse parti: la scatola nella quale è contenuto il sensore, l’applicatore del sensore, il sensore stesso. Il tutto imballato in chilometri di carta. Con circa 11,5 pagine di bugiardino per ogni singola scatola.
Tralasciando la scatola, passiamo alle componenti complicate: con un po’ di pazienza è possibile dividere le parti di plastica dalle parti non riciclabili (molla e ago, sostanzialmente). Penso che nessuno sano di mente vi consiglierebbe di fare ciò che faccio io, ma è più forte di me: tiro via la parte di plastica che ricopre l’ago dopo l’applicazione, e tiro via l’ago e la molla separandoli dal resto della plastica. Solitamente chiudo l’ago con un vecchio cappuccio degli aghetti che uso per fare le iniezioni, e lo metto tra i rifiuti che porto in farmacia ogni mese. Anche i sensori usati finiscono nella scatolina di ciò che porto in farmacia, ma tolgo il cerotto che butto nella raccolta indifferenziata. 
♻ Aghetti per iniezioni
Gli aghetti sono composti da quattro parti principali: l’ago vero e proprio, il cappuccio più piccolo, un cappuccio più grande di protezione e la pellicola che racchiude il tutto. L’ago deve essere sempre smaltito tra i rifiuti che portiamo in farmacia, piegato su una superficie dura e richiuso con il cappuccio più piccolo in modo da evitare inutili lesioni. Personalmente smaltisco il cappuccio più grande nella plastica, così come la pellicola di protezione. 
E’ sempre meglio non buttare gli aghi (e in generale gli oggetti acuminati) nella raccolta indifferenziata, perché potrebbero essere pericolosi per chi li maneggia. L’ideale sarebbe avere il contenitore per lo smaltimento degli oggetti acuminati, giallo e in plastica dura. Vorrei conoscere una persona che è riuscita ad avere il coraggio di comprare una cosa del genere in farmacia. Fatevi avanti.
♻ Cassettine e strisce reattive
So che molti le buttano direttamente nella raccolta indifferenziata, ma essendo comunque dei rifiuti particolari, personalmente preferisco buttarli in farmacia. 

Una regola che vale per tutti i rifiuti e non solo per quelli farmaceutici: quando non sono a casa non butto mai nei cestini indifferenziati, soprattutto se si tratta di cose facilmente riciclabili. Quando sono al ristorante metto sempre gli aghi in una taschina della borsa, e quando sono a casa li smaltisco dividendo le varie parti. 
O piuttosto dimentico di averli messi in borsa, e ci rimangono per mesi e mesi. Ma questo penso che lo sappiate già anche voi.


/English Version/

Being a compulsive recycler means that when I was diagnosed with diabetes I started to think about how to differenciate the different parts of my medical equipment.
I hope this little post can be helpful for those who need to recycle pharmaceutical devices, but that it also can help you think about how we can be better at separating different materials and recycle them.
There are simple things to recycle, for example the paper packages, but there are also difficult things, such as the needles or the test strips. Since I was diagnosed, I started thinking about how to minimize the waste and how to separate everything correctly.
I don’t know if it’s only here in Italy, but here we have special trash cans for pharmaceuticals and medical devices. This means that you cannot throw away your medicine in the waste, but you have to go to the pharmacy and throw them away there.
This is only my experience, and I learned these things asking for advices or from instinct. It can be different in other countries and even in different cities here in Italy. 
♻ Paper Packages
This is the easiest part. I separate everything and I remove the stickers (they go into the waste) and I recycle every paper part, included the brochures. I’m always surprised about how many brochures there are in a single box, but I guess that in these cases you cannot do it in any other way. 
 
♻ Insulin pens
I throw in the pharmacy the pen and I recycle the plastic cap. Don’t throw away the insulin in the bathroom drain, because you can’t never know its impact on the environment!
♻ Freestyle libre
A little bit more complicated. The Freestyle libre is made from different part and packages: the sensor’s little box, the applicator, the sensor itself. Everything is wrapped in paper and in the boxes there are a lor of brochures.
I separate the different parts, the plastic ones and the metal ones which are not recyclable (the needle and the spring). I think that anyone who is not insane would advise you to do this, but it’s stronger than me. Be careful to close the needle in an empty needle cap for example, so no one gets hurt.Also used sensors can be throw in the pharmacy’s trash can. 
♻ Needles
Needles are composed by four parts: the actual needle, the small cap, the bigger cap and the little piece of plastic. The actual needle needs to be thrown in the pharmacy. I bend it against a hard surface, and I close it with the small protection cap. I throw away the bigger cap and the small piece of plastic in the plastic bin.
It is always better not to throw needles (and in general sharp objects) in the waste, because they can be dangerous for other people. The best thing that you can do is to buy the yellow bin at the pharmacy, which no one ever actually buys. 
 
♻ Test strips
I know that most people throw them away in the waste, but I’m not sure about this, so I prefer to throw them at the pharmacy. 
One rule for when you are not in your house: don’t throw them in the waste, take everything with you! For example, when I’m eating in a restaurant, I will take the needle and everything I used with me, and when I’m home I will separate everything in different bins. 
Or I’ll just forgot everything in my bag for months.  

Le abitudini cambiano, il cioccolato resta


Il cioccolato fondente. Unico punto fisso che non è cambiato nella mia vita, unico filo conduttore tra le mie abitudini alimentari odierne e i miei sfizi prima del diabete. 
Ne sto assaporando un quadretto proprio adesso. Assaporando perché non lo mastico, ma lascio che il sapore diventi sempre più forte. Il cioccolato che sto mangiando è senza zucchero, con il 99% di cacao. E’ lo stesso cioccolato che compro da anni, comfort food d’inverno e d’estate.
Qualche giorno fa riflettevo su quanto siano cambiate le mie abitudini alimentari con il diabete. Ho dovuto fare i conti con una serie di gesti di routine legati ai pasti che mai avrei immaginato. 
Per prima cosa, imparare a contare i carboidrati. Avete presente, se siete diabetici. Prima con un vero e proprio contare, poi sostituito dalla memoria o da una conta sommaria che deve però  necessariamente essere precisa. 
Accanto al mio frigo ci sono appesi un blocchetto e una calcolatrice. 
Nelle etichette la prima cosa che guardo sono i carboidrati, seguiti dalle fibre. Controllo la sezione “senza” al supermercato. Senza glutine, senza lattosio, senza lievito, e poi quei due o tre prodotti senza zucchero. Non è ancora diventata una moda, ma presto lo sarà.
Quando vado al ristorante, penso subito se in bagno ci sarà la chiave. Mi chiedo se le persone che sono con me penseranno che sono maleducata ad alzarmi proprio quando arriva il piatto.
All’inizio pensavo che la vita di un diabetico fosse una vita di privazioni, una vita di monotonia. Sono ancora del parere che il diabete sia una malattia incredibilmente noiosa. Ma solo dopo ho scoperto che in realtà la monotonia è anche un modo per diventare consapevole di quello che mangio e consumo. E i punti fissi intorno ai quali ruotano le mie giornate, come il cioccolato, sono la cosa migliore della quotidianità ripetuta.