Bitti, la crisi climatica, la nostra cecità

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Sardegna: devastante alluvione colpisce il nuorese.
Bitti: le immagini impressionanti del fiume d’acqua che travolge la città.

Avrete letto ovunque questi titoli durante il fine settimana. Titoli relativi all’alluvione e alle forti piogge che si sono abbattute in Barbagia, nella provincia di Nuoro. Tutti i giornali parlavano di una e una sola cosa: il maltempo.

Il maltempo. Le condizioni avverse. Il cattivo tempo. Che arriva, e non possiamo farci niente.

Ogni anno, la stessa storia. Sempre con più frequenza, in realtà. Non parlo solo della Sardegna. Da circa un anno vivo a Milano, e nel quartiere qui vicino si sono verificate almeno una decina di esondazioni. Tutte inaspettate, tutte imprevedibili, tutte violentissime. Tutte avvenute nello stesso modo. Le strade che si allagano, i tombini che esplodono, le auto travolte nei sottopassi.

Il maltempo. La pioggia straordinaria, misurata in centimetri. Imprevedibile, anche stavolta.

Non voglio neppure elencare tutti gli altri eventi che abbiamo vissuto più o meno da vicino in Italia. Provate a pensarci, provate a fare focus sulla vostra regione e capire se, rispetto a qualche anno fa, sia cambiato qualcosa.

Eventi atmosferici di questo tipo non sono l’eccezione, ma saranno la regola per il futuro al quale stiamo andando incontro. Secondo uno studio di Legambiente, la frequenza delle ondate di calore e di eventi estremi come gli alluvioni è triplicata negli ultimi 50 anni. I dati parlano chiaro: mentre le precipitazioni in media nelle regioni del mediterraneo tenderanno a diminuire, gli eventi estremi di questo tipo saranno sempre più frequenti.

La Sardegna è una delle regioni in Italia con il rischio idrogeologico più alto. Questo significa che il territorio presenta una forte instabilità causata dallo sfruttamento del suolo e dall’erosione. La Sardegna arida che conosciamo oggi in realtà fino a un secolo fa era ricca di boschi, che sono stati via via rasi al suolo per commerciare il legno e per far spazio agli allevamenti.

Il maltempo, dunque. Le attività umane, che vuoi che sarà mai? Vuoi fermare l’economia di una regione già devastata?

Dobbiamo smettere di attribuire le colpe a un presunto maltempo che tra due giorni andrà via. Non si tratta di maltempo, ma di crisi climatica. Tutto quello che stiamo facendo oggi ai nostri territori ci tornerà indietro in modo molto più violento. Diremo ancora una volta che nessuno ci aveva avertito, quando sappiamo benissimo che gli scienziati stanno lanciando questo allarme ormai da anni.

Ogni singola azione, ogni singola decisione che prendiamo oggi, ci tornerà indietro in futuro.

Potremmo decidere di agire, adesso. Ma ancora una volta siamo ciechi di fronte a quello che sta succedendo. Avrei voluto che i giornali lo scrivessero nero su bianco: il cambiamento climatico è qui, ora. E invece anche stavolta abbiamo preferito parlare di precipitazioni intense, di eventi avversi. Lavandoci le mani e la coscienza, pensando che tanto arriverà qualcuno dopo di noi che sistemerà le cose.

Qui il link per donare al Comune di Bitti.

ENG

Sardinia, climate crisis, our blindness

Sardinia: devastating flood hits Nuoro. 

Bitti: the impressive images of the river of water that engulfs the city. 

During the past weekend, some parts of my home island were hitten by a huge flood. If you were in Italy, you would have read these headlines in all newspapers. Headlines related to the flood and heavy rains that hit Barbagia, in the province of Nuoro. All the newspapers wrote about one and only one thing: bad weather. 

Bad weather. The adverse conditions. Massive rain. It happens, and we can do nothing about it. 

Every year, the same story. More often, actually. Everywhere, not just in Sardinia. I’ve been living in Milan for about a year, and at least ten floods occurred in the neighborhood nearby. All of them were unexpected, unpredictable, and of course, very violent. All of them happened in the same way. The streets flooded, people evacuated, the cars run over in the street underpasses.

Bad weather. The extraordinary rainfall, measured in centimeters. Unpredictable, once again. 

I don’t even want to record all the other events that we have experienced lately in Italy. Atmospheric events of this type are not the exception, but they will be the rule for the future we are heading towards. According to a Legambiente study, the frequency of heatwaves and extreme events such as floods in Italy has tripled in the last 50 years. The data speak for themselves: while the average rainfall in the Mediterranean regions will tend to decrease, extreme events will be increasingly frequent. 

Sardinia is one of the regions in Italy with the highest hydrogeological risk. This means that the territory is strongly unstable because of the exploitation of the soil and erosion. The arid Sardinia that we know today was rich in woods until one century ago. The trees were gradually cut to the ground to trade wood and to make room for livestock. 

Bad weather, therefore. Human activities are not so bad, right? Do you want to stop the economy in an already poor region? 

We must stop blaming bad weather and think that it will go away in two days. It is not about bad weather, but about the climate crisis. Everything we are doing to our territories today will come back to us with violent events. We will say once again that no one has warned us, even if we know very well that scientists have been screaming this alarm for years now.

Every single action, every decision we make today, will come back to us in the future. 

We could decide to act now. But once again, we are blind. I wanted the newspapers to write it: climate change is here, now. And yet, again, we like to talk about intense rainfall, adverse events. Washing our hands and conscience, thinking that someone will come after us and fix everything we weren’t able to fix.

Tre regole per sopravvivere al secondo lockdown

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Diario di bordo, capitolo 11

Per quanto sia difficile parlare di salute mentale di fronte a un mucchio di sconosciuti su internet, da quando ci siamo trovati ad affrontare una pandemia mi sto costringendo a farlo sempre di più. Un po’ perché parlarne aiuta a rompere il tabù, ma anche perché si tratta di una di quelle situazioni in cui parlare con persone estranee è più facile che parlarne con persone a noi vicine.

Il secondo lockdown mi ha colpito particolarmente perché è arrivato proprio nel giorno in cui dovevo partire, per trascorrere un fine settimana con la mia famiglia. Potrà sembrare sciocco, ma solo chi vive lontano da casa per tanti anni può capire cosa significa improvvisamente non poterci andare, quando fino al giorno prima era stato così facile.

La mia parola chiave, ormai lo sapete, è consapevolezza. Ecco quindi le mie tre nuove regole di sopravvivenza per questo secondo lockdown.

Non è il momento per fare grandi cose

Molti di noi sono a casa con un sacco di tempo libero tra le mani. Ma non significa che questo tempo debba essere usato per forza in maniera produttiva.

Mi spiego meglio: viviamo in un mondo in cui diamo valore a noi stessi solamente nel momento in cui produciamo qualcosa. Spinti da questo, non ce la facciamo proprio a stare con le mani in mano. Cosa direbbero gli altri? E tutte quelle dirette su instagram con workout giornalieri?

Va bene impegnare il tempo in maniera costruttiva, se ve la sentite. Ma non dev’essere un obbligo.

Durante una pandemia non dobbiamo fare per forza qualcosa di sensato.

Non dobbiamo scrivere un libro.

Non dobbiamo fare grosse scelte di vita.

Non dobbiamo diventare persone migliori.

Se vi fa stare bene buttarvi nel divano e guardare Netflix tutto il giorno, va altrettanto bene.

La pandemia è qualcosa che ci è successo senza che avessimo possibilità di decidere: cerchiamo di uscirne indenni.

Mangio bene (anche se non ho voglia)

Mangiare bene in un periodo difficile e stancante può essere, per molti, una missione impossibile. Lo è anche per me: certi giorni vorrei solamente che il forno si accendesse da solo e mi preparasse una pizza marinara ricca di aglio. O che la San Carlo facesse le patatine nelle buste compostabili. A ciascuno il suo sogno, don’t judge.

Prima che Milano venisse dichiarata zona rossa, mi sono preparata. Ho fatto una scorta di legumi e cereali secchi, pasta, i biscotti per la colazione. Ho ordinato la cassetta di frutta e verdura per questa settimana aggiungendo diverse cose, in modo da avere la possibilità di combinare gli ingredienti in base alle mie voglie. Ho fatto tutto questo in sindrome premestruale, quindi potete immaginare quanto sforzo mentale sia stato necessario per raggiungere il mio obiettivo.

E infatti poi, con un piglio pragmatico che non si ripeterà mai più per il resto del 2020, mi sono diretta al reparto surgelati, e ho comprato quelle maledette polpette e burger vegan. Perché so già che arriverà il momento in cui non avrò voglia di far nulla, e quelle saranno l’unica cosa a salvarmi.

Mangiare bene non significa fare una dieta, e voglio sottolineare che non è qualcsoa che faccio per il peso, o per il fitness, o come vogliate chiamarlo. E’ una delle cose che mi aiuta a rimanere sana, soprattutto mentalmente. Mi aiuta a non dover pensare troppo al diabete, mi dà energie e mi migliora la giornata.

Spegni tutto ciò che può essere spento

Il mio digital detox continua, con qualche variante che racconterò prossimamente. Tra elezioni americane, zone rosse gialle e blu, notizie urlate da ogni lato… sento sempre più il bisogno di staccare tutto. Non solo il telefono, ma anche il pc e la televisione. Qualsiasi cosa che possa essere acceso.

Può sembrare un controsenso, ma seguiamo per un attimo le parole di Henry David Thoreau: “The news we hear, for the most part, is not news to our genius. It is the stalest repetition”. Vi vedo, che state alzando gli occhi al cielo. Fidatevi.

Questa frase non vi dice qualcosa? E se pensate che Thoreau aveva a disposizione solo giornali di carta? Quante delle notizie che leggiamo sono vere notizie? Quante invece sono ripetizione di cose che sappiamo già? Non voglio essere radicale quanto Thoreau, ma credo che molte delle informazioni che leggo ogni giorno nei social siano già sentite. Per un post, una notizia, un qualcosa di veramente nuovo, devo scorrerne almeno cinquanta inutili (a voler essere ottimisti). E questo non vale solo per le news, ma per qualsiasi argomento.

Così, ultimamente, spengo tutto. Ho già parlato della fantastica funzione benessere digitale del mio telefono, che mi permette di staccare completamente (pur continuando a ricevere le chiamate di mia mamma, che altrimenti nel giro di mezz’ora allerta la protezione civile). Spengo quello, la televisione, ripongo il computer dove non posso raggiungerlo neanche con lo sguardo.

Rimango presente, dove sono.

ENG

How to survive a second lockdown

Life journal, chapter 11

As difficult as it is to talk about mental health in front of a bunch of strangers on the internet, ever since we faced a pandemic, I have been forcing myself to do so more often. Mostly because talking about it helps to break the taboo, but also because it is one of those situations in which talking to strangers is easier than talking about it with people close to us.

The second lockdown particularly struck me because it arrived on the day I had to leave to spend a weekend with my family. It may seem silly, but only those who live away from home for so many years can understand what it suddenly means not to be able to go there when it was so easy until the day before.

My key word is awareness. So here are my three new survival rules for this second lockdown.

Not the right time to achieve great things

Most of us are at home with lots of free time on our hands. But it doesn’t mean that this time has to be used productively.

Let me explain: we live in a world in which we value ourselves only when we produce something. Driven by this, we just can’t stand it with our hands. What would others say? And all those direct on Instagram with daily workouts?
It’s okay to commit your time constructively if you feel like it. But it doesn’t have to be an obligation.

During a pandemic, we don’t have to do something.

We don’t have to write a book.

We don’t have to make big life choices.

We don’t have to become better.

If it feels good to throw yourself on the couch and watch Netflix all day, that’s just as good. The pandemic is something that happened to us without our having a chance to decide: we try to get out of it unscathed.

I eat well (even if I don’t feel like it)

Eating well in a difficult and tiring time can be, for many, a mission impossible. It is also for me: some days I just want the oven to turn on by itself and prepare a marinara pizza rich in garlic. Or that San Carlo made chips in compostable bags. To each, his own dream, don’t judge.

Before Milan was declared a red zone, I prepared myself. I stocked up on pulses and dry cereals, pasta, biscuits for breakfast. I ordered the fruit and vegetable box for this week adding several things so that I can combine the ingredients according to my cravings. I did all of this in premenstrual syndrome, so you can imagine how much mental effort it took to achieve my goal.

And in fact, with a pragmatic attitude that will never be repeated for the rest of 2020, I headed to the frozen food department and bought those damn vegan meatballs and burgers. Because I already know that the time will come when I will not want to do anything, and those will be the only thing to save me.

Eating well doesn’t mean going on a diet, and I want to emphasize that it’s not something I do for weight, or fitness, or whatever you want to call it. It is one of the things that helps me stay healthy, especially mentally. It helps me not have to think too much about diabetes, gives me energy, and improves my day.

Turn off anything that can be turned off

My digital detox continues, with some changes that I will tell you later. Between American elections, red, yellow, and blue areas, news screaming from all sides… I increasingly feel the need to disconnect everything. Not only the smartphone but also the PC and the television. Anything that can be turned on.

It may seem counterintuitive, but let’s follow Henry David Thoreau’s words for a moment: “The news we hear, for the most part, is not news to our genius. It is the stalest repetition “. I see you, that you are rolling your eyes. Trust me.

Doesn’t this sentence tell you something? What if you think Thoreau only had paper newspapers available? How much of the news we read is real news? How many are repetitions of things we already know? I don’t want to be as radical as Thoreau, but I think a lot of the information I read every day on social media has already been heard. For a post, news, something really new, I have to go through at least fifty useless ones (to be optimistic). And this doesn’t just apply to news, but to any topic.

So, lately, I turn everything off . I’ve already talked about the fantastic digital wellness feature del mio telefono, che mi permette di staccare completamente (pur continuando a ricevere le chiamate di mia mamma, che altrimenti nel giro di mezz’ora allerta la protezione civile). Spengo quello, la televisione, ripongo il computer dove non posso raggiungerlo neanche con lo sguardo.

I remain present, where I am. 

AWORLD: l’app per la sostenibilità in collaborazione con le Nazioni Unite

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C’è una sola app che, dopo Immuni, dovete scaricare quest’anno: AWorld, l’app mobile di Act Now, la campagna delle Nazioni Unite contro il cambiamento climatico.

Le Nazioni Unite hanno elaborato un piano in 17 punti, i Sustainable Development Goals, che inculudono azioni per contrastare non solo il cambiamento climatico ma anche le disuguaglianze sociali, la povertà e le ingiustizie. Da qui la campagna Act Now, alla quale possiamo prendere parte tutti con le nostre azioni individuali.

L’app AWorld è perfetta sia per coloro che hanno già intrapreso un percorso verso la sostenibilità, sia per chi ancora sta muovendo i primi passi. Basata sulle azioni individuali, mostra con semplicità come ciascuno di noi può prendersi cura del pianeta, semplicemente modificando o introducendo nella sua vita qualche piccola abitudine.

L’app è molto semplice e intuitiva, accessibile a tutti. Attraverso il profilo personale è possibile monitorare le varie attività e il nostro impatto ambientale individuale: le azioni svolte, l’anidride carbonica risparmiata, i litri d’acqua risparmiati, l’elettricità risparmiata e le buone azioni compiute.

Quotidianamente è possibile aggiungere delle “abitudini”, nuove o già consolidate: attività semplici come riutilizza la tua tazza di caffè oppure mangia un pasto vegetariano.

Accanto alle azioni individuali ci sono le sfide: in questo momento è attiva “Risparmiamo insieme 80.000 Kg di CO2”, con 1480 partecipanti: per contribuire alla sfida basterà salvare quotidianamente una o più azioni, in modo da contribuire all’abbassamento delle emissioni. Ogni 20kg di CO2 risparmiata, l’azienda partner Capgemini si impegna a piantare 5 alberi. Se completiamo la sfida entro il 12 Gennaio del 2021, pianteranno ben 20.000 alberi!

La parte più interessante dell’app sono però i percorsi. Ciascun percorso è composto da più episodi e permette di approfondire un tema specifico tramite brevi testi e meravigliose immagini. Completando gli episodi è possibile guadagnare dei punti e salire di livello, conquistando dei badge e rendendo la nostra vita sempr epiù sostenibile.

Credo che app di questo tipo, intuitive, facili e fruibili da tutti, possano essere davvero in grado di farci fare qualche passo verso una vita più sostenibile.

Cosa aspettate? Dovete assolutamente provarla.

Ringrazio Laura per avermela consigliata 💚

ENG

AWorld: the UN sustainability app

There is only one app that, after your COVID19 tracking app, you need to download this year: AWorld, the mobile app of Act Now, the United Nations campaign against climate change.

The United Nations has developed a 17-point plan, the Sustainable Development Goals, which include actions to combat not only climate change but also social inequalities, poverty, and injustice. Thanks to the Act Now campaign, we can all take part in our individual actions.

The AWorld app is perfect both for those who have already embraced a path towards sustainability and for those who are still taking their first steps. Based on individual actions, it simply shows how each of us can take care of the planet, simply by modifying or introducing some small habits into his life.

The app is very simple and intuitive, accessible to everyone. Through your personal profile, it is possible to monitor the various activities and our individual environmental impact: the actions carried out, the carbon dioxide saved, the liters of water saved, the electricity saved, and the good actions carried out.

Every day it is possible to add new or established “habits”: simple activities such as reusing your cup of coffee or eating a vegetarian meal.

Besides the individual actions, there are also challenges: at the moment I took part in “Let’s save 80,000 kg of CO2”, with 1480 participants: to contribute to the challenge, it will be enough to save one or more actions every day, to contribute to lowering emissions. For every 20kg of CO2 saved, the partner company Capgemini is committed to planting 5 trees. If we complete the challenge by January 12, 2021, 20,000 trees will be planted!

However, the most interesting parts of the app are educational journeys. Each path consists of several episodes and allows you to explore a specific theme through short texts and wonderful images. By completing each episode it is possible to earn points and level up, conquering badges and making our life more and more sustainable.

I believe that this kind of app, intuitive, easy, and accessible by everyone, can help us take some steps towards a more sustainable life.

What are you waiting for? You must try it.

Thanks Laura for recommending it to me.