Libri che fanno bene: The Hate U Give – Il coraggio della verità

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Fare attivismo con la scrittura è possibile? Come possiamo parlare a bambini e adolescenti di violenza razziale? Come possiamo dare modo loro di capire ciò che vedono nei telegiornali?
Angie Thomas, dopo essersi laureata in scrittura creativa e aver accantonato una breve carriera da repper durata tutta la sua adolescenza, è riuscita a tradurre in parole la sua esperienza di donna nera cresciuta nel Mississipi e a trasformarla in attivismo. A sei anni è stata testimone di una sparatoria, e decide di mettere su carta il suo punto di vista, le sue esperienze.
La trama del suo primo libro The Hate U Give, tradotto in italiano come Il coraggio della verità (seriamente?) è semplice e familiare: due adolescenti neri, Starr e Kahlil, di ritorno da una festa vengono fermati da un poliziotto bianco. Dimenticandosi delle regole non scritte che i genitori di Starr le hanno ripetuto così tante volte, Kahlil si rivolge a lei per una semplice domanda, che verrà interpretata come una minaccia dal poliziotto. Saranno le ultime parole che riuscirà a pronunciare prima del rumore degli spari.

Quando avevo dodici anni, i miei genitori mi fecero due discorsetti.
Uno era il solito sulle api e sui fiori. […]
L’altro discorso era su come comportarsi se fossi stata fermata da un poliziotto.
Mamma sosteneva che fossi ancora troppo piccola, invece papà rispose che non ero troppo piccola per farmi arrestare o sparare.
«Starr-Starr, devi fare tutto quello che ti dicono di fare» mi disse. «Tieni le mani bene in vista. Non fare movimenti bruschi. Parla solo se interpellata.»

Il coraggio della verità

Starr si trova a fare i conti con una doppia vita: da un lato il suo quartiere, nel quale vive con i suoi fratelli e i suoi genitori, un quartiere nero; dall’altro lato la sua scuola in un quartiere per ricchi, voluta fortemente da sua madre che sogna un futuro migliore per i figli. Una scuola dove Starr ripete a se stessa di smorzare i suoi modi e i suoi toni, per non venire percepita dalle sue amiche bianche e dal suo ragazzo bianco come una ragazza del ghetto. Durante tutto il libro vengono raccontate le conseguenze dell’omicidio di Khalil: conseguenze che hanno un forte impatto psicologico sui personaggi, ma conseguenze anche sociali, che scatenano reazioni anche violente.

Solitamente questi racconti ci arrivano dalla cronaca Statunitense. George Floyd, Trayvon Martin, Breonna Taylor. La lista è infinita. Leggere la stessa esperienza su carta (o nel mio caso, sul Kindle), raccontata dalle parole che la scrittrice è riuscita a rendere così reali grazie alla protagonista Starr, mi ha spinto a riflettere sugli episodi di cronaca più recenti. Mi ha spinto a capire quanto poco ragioniamo quando “facciamo battute” o diciamo cose fuori luogo. Sono perfetti i due punti di vista raccontati, quello della protagonista e i messaggi che invece inviano le sue amiche, convinte di non aver fatto nulla di male perché, in fondo, certe cose sono dette solo per ridere.

La bellezza del libro sta nelle sfumature, nel modo in cui la complessità dei personaggi si unisce all’ambiente in cui si trovano; i pregiudizi da un lato, i problemi della periferia dall’altro, con le gang dalle quali è impossibile uscire, la droga, la discriminazione, l’odio che alimenta altro odio. E’ un libro rivolto ai giovani adulti, ma che per la sua efficacia può essere letto anche da chi è più grande.

E’ un libro che può essere usato per introdurre un tema delicato e complesso come la violenza razziale con adolescenti che magari non hanno mai affrontato queste tematiche, ma ne hanno sentito parlare solamente alla televisione. Il merito principale è quello di mantenere la complessità di ciascuna situazione e di ogni personaggio; non ci sono personaggi unicamente buoni o unicamente cattivi, ma solo personaggi inseriti in una cultura che li ha spinti verso certe scelte e certe decisioni.

Quando si parla ai più giovani di problemi come la violenza razziale e le ingiustizie sociali è fondamentale mantenere questa compessità e allo stesso tempo mostrare come l’ambiente che ci circonda è un fattore dal quale non possiamo mai prescindere. Ci fa diventare chi siamo, ci spinge a fare scelte che forse non avremmo fatto. La cultura, per quanto noi possiamo pensarla come un qualcosa che possiamo respingere e modificare a nostro piacimento, si insinua nelle nostre abitudini molto più di quanto vorremmo ammettere. Capire di essere immersi nel nostro particolare punto di vista, spesso privilegiato e con una prospettiva limitata, è il primo passo verso una discussione inclusiva.

ENG

Good books for you: The Hate U Give

Is it possible to be activists with writing? How can we talk to children and teenagers about racial violence? How can we give them one way to understand what they see on the news? 
Angie Thomas, after graduating in creative writing and setting aside a short rapper career throughout her teenage years, managed to translate into words her experience as a black woman growing up in Mississippi and transform it into activism. At six she witnessed a shooting and decided to put her point of view, her experiences on paper. 
The plot of her first book The Hate U Give, translated into Italian as The Courage of Truth (seriously?) it’s simple and oddly familiar: two black teenagers, Starr and Kahlil, are stopped by a white policeman on their way home from a party. Forgetting the unwritten rules that Starr’s parents have repeated so many times, Kahlil turns to her for a simple question, which will be interpreted as a threat by the policeman. It will be the last words he will be able to pronounce before the noise of the shots.

When I was twelve, my parents had two talks with me.
One was the usual birds and bees. Well, I didn’t really get the usual version. […] The other talk was about what to do if a cop stopped me.
Momma fussed and told Daddy I was too young for that. He argued that I wasn’t too young to get arrested or shot.
“Starr-Starr, you do whatever they tell you to do,” he said. “Keep your hands visible. Don’t make any sudden moves. Only speak when they speak to you.”

The Hate U Give

Starr finds himself dealing with a double life: on one hand, his neighborhood, in which he lives with his brothers and his parents, a black neighborhood; on the other hand, her school in a neighborhood for the rich, strongly desired by her mother who dreams of a better future for her children. A school where Starr repeats to herself to tone down her manners and voice, so as not to be perceived by her white friends and her white boyfriend as a ghetto girl. Throughout the book, the consequences of the murder of Khalil are shown: consequences that have a strong psychological impact on the characters, but also social consequences, which trigger even violent reactions.

Usually, these stories come to us from the US chronicle. George Floyd, Trayvon Martin, Breonna Taylor. The list is endless. Reading the same experience on paper (or in my case, on the Kindle), told by the words that the writer managed to make so real thanks to the protagonist Starr, prompted me to reflect on the most recent news episodes. It pushed me to understand how little we think when we “make jokes” or say things out of place. The two points of view told are perfect, that of the protagonist and the messages that her friends send instead, convinced that they have not done anything wrong because, after all, certain things are said only for the laughs.

The beauty of the book lies in the nuances, in the way in which the complexity of the characters joins the environment in which they are found; prejudices, on the one hand, problems of the periphery on the other, with the gangs from which it is impossible to escape, drugs, discrimination, a hatred that feeds more hatred. It is a book written for young adults, but which for its effectiveness can also be read by those who are older.

It is a book that can be used to introduce a delicate and complex theme such as racial violence with teenagers who perhaps have never dealt with these issues, but have only heard of them on television. The main merit is to maintain the complexity of each situation and each character; there are not only good or only bad characters, but only characters inserted in a culture that pushed them towards certain choices and certain decisions.

When we talk to young people about problems like racial violence and social injustices it is fundamental to maintain this complexity and at the same time show how the environment around us is a factor that we can never ignore. It makes us who we are, pushes us to make choices that perhaps we would not have made. The culture, as much as we can think of it as something that we can reject and change at will, crawls into our habits much more than we would like to admit. Understanding that we are immersed in our particular point of view, often privileged and with a limited perspective, is the first step towards an inclusive discussion.

Libri che fanno bene: «Perché dormiamo»

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The shorter you sleep, the shorter your life.

[I]l sonno è lo stato in cui dobbiamo entrare per mettere a posto ciò che è stato scombinato durante la veglia. Ma se invece capovolgessimo il ragionamento? Se il sonno fosse così utile […] e la vera questione fosse invece: «Perché mai la vita si è presa la briga di svegliarsi?»

Chi soffre di una malattia cronica o di dolore cronico sa quanto sia difficile affrontare una notte insonne. Quanto sia difficile cercare di riposare e non riuscirci, svegliarsi la mattina dopo più stanchi di prima. Chi soffre di una malattia cronica sa benissimo quanto sia importante dormire.

In questo periodo di quarantena, uno degli aspetti positivi è ritrovare il tempo che non pensavamo di avere. Nell’ultimo post ho accennato brevemente ai libri: i libri ci possono davvero salvare dalla noia e che allo stesso tempo ci insegnano qualcosa. Quindi perché non dedicare il nostro tempo a qualche lettura formativa?

Ho divorato in pochissimi giorni Perché dormiamo di Matthew Walker. La mancanza di sonno non è quasi mai percepita come un problema nella nostra società, che anzi ci spinge a dormire sempre meno seguendo dei ritmi estenuanti.

Del sonno non sappiamo nulla: lo diamo per scontato, ci rendiamo conto di quanto sia importante solo quando non riusciamo a dormire. Per questo è stato bello esplorarne il mondo complesso: capire la funzione del sonno sui ricordi, sulla creatività e in generale il suo impatto sulla nostra vita.

Per esempio: sapete che il sonno è necessario per consolidare la memoria? Il sonno ci permette infatti di cementificare tutte le informazioni che apprendiamo dopo una giornata di studio. E questo non riguarda solamente gli esseri umani: anche i nostri cugini primati, dopo una lunga dormita, sono in grado di ricordare meglio informazioni sull’ambiente in cui si trovano.

Che dire invece dei sogni?

Ieri notte, siete diventati veri e propri psicotici. E stanotte succederà di nuovo.

Sapevate che l’acronimo REM significa Rapid Eye Movement? Esatto: durante questa fase del sonno muoviamo gli occhi da una parte all’altra.
Principalmente durante questa finestra di tempo, ma non solo, si concentrano i sogni, che Walker definisce una vera e propria terapia notturna.

In questa fase del sonno il cervello è privo di ansia e stress, e si lascia andare in un’attività fondamentale per il suo corretto funzionamento. I sogni infatti ispirano la creatività e la capacità di risolvere problemi. Ci permettono di essere ciò che siamo, consolidando molti aspetti della nostra personalità.

Pensate che il sonno non sia un argomento interessante? Riuscirete a ricredervi dopo poche pagine. Se avete uno smartwatch potete anche provare a monitorare le vostre dormite mentre proseguite nella lettura: è un bel modo per toccare con mano il sonno, per entrare in confidenza con le sue varie fasi e per capire come mai vi svegliate stanchi, o molto più riposati rispetto al solito.

ENG

Good books for you: «Why we sleep»

[T]he shorter your sleep, the shorter your life.

People who suffer from a chronic illness or chronic pain knows how difficult a sleepless night can be. How difficult it is to try to rest, to wake up the next morning more tired than before. Those who suffer from a chronic illness know how important sleep is.

During this lockdown, we can find the time that we did not think we had. In the last post I briefly mentioned books: they can save you from boredom and at the same time they teach you something. So why not devote our time to some educational reading?

In the past couple of days I’ve read Why we sleep by Matthew Walker. Lack of sleep is never perceived as a problem in our society, which actually pushes us to always sleep less. 

We know nothing about sleep: we take it for granted and we realize how important it is only when we cannot sleep. It was great to read and explore this complex world: understanding the function of sleep on memory, creativity and its overall impact on our lives.

For example, you know that sleep is necessary to consolidate our memories? Sleep allows us to cement all the information we learn after a day of study. This is not only about human beings: even our primate cousins, after a long sleep, can remember more information about the environment in which they find themselves.

What about dreams?

Last night, you became a real psychotic. And tonight it will happen again.

Did you know that the acronym REM stands for Rapid Eye Movement? That’s right: during this stage of sleep, our eyes move from side to side. 
Mainly during this window of time, but not only, we dream. Walker defines this REM phase a true nighttime therapy.

At this stage of sleep, the brain is deprived of anxiety and stress and indulges in a fundamental activity for its proper functioning. Dreams inspire creativity and improve the ability to solve problems. They let us consolidate many aspects of our personality.

Do you think that sleep is not an interesting topic? You will change your mind after a few pages. If you have a smartwatch you can also try to monitor your sleep: it is a nice way to see how you sleep, to get a feeling of the various phases and understand why you wake up tired, or much more rested than usual.

Gennaio 2020, con i libri giusti

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La vedete quella borsa? Sì, è piena di ciò che pensate.

Non sono la persona adatta nel formulare buoni propositi. Di solito me ne pongo alcuni molto generici, ma non riesco a pianificare qualcosa di specifico a lunghissimo termine; questo però non mi ha mai impedito di fare delle liste lunghissime. Liste di cose da fare, liste di libri da leggere, liste di carboidrati che mangerò a pranzo, playlist per un viaggio, liste di cosa vorrei fare nelle prossime 24 ore.

Mi piace guardare indietro, verso le settimane appena passate, e fare un bilancio delle cose migliori che ho fatto. Chiudere l’anno in bellezza, dicono in molti; per me non si tratta di una semplice frase, ma di un vero e proprio desiderio. Per questo a fine anno (e all’inizio dell’anno nuovo) concentro tutte le mie energie nello scrivere, nel leggere buoni libri e nell’ascoltare buona musica.

Ripensando ai libri che ho letto tra fine Dicembre e inizio Gennaio, ho notato che il 2020 non poteva iniziare meglio. Nessun romanzo, quattro saggi tutti diversi tra loro e senza alcun punto in comune, di cui due dedicati al diabete.

  1. Un libro per muovere i primi passi nel mondo plastic free;
  2. Un’inchiesta sulla nascita di una religione contemporanea;
  3. Un libro dedicato all’insulina;
  4. Un libro ricco di consigli su come affrontare al meglio il diabete.

*disclaimer*
Se non siete diabetici o interessati al tema, potete saltare l’ultima parte. In generale, potete anche leggere il post a caso, come preferite. Sappiate inoltre che i libri sul diabete ad oggi si trovano solo in lingua inglese.
*fine*

Vivere senza plastica, Will McCallum

Propositi, propositi, propositi. Se siete interessati a ridurre il vostro impatto ambientale, sicuramente avrete già cercato informazioni sulla plastica e su come ridurne l’uso e il consumo.

Vivere senza plastica è un libro semplice, scorrevole, adatto soprattutto per coloro che si stanno avvicinando allo zero-waste per la prima volta. A partire dalle nostre responsabilità individuali e collettive, il libro si pone come una guida per muovere i primi passi nel limitare il consumo di questo materiale, soprattutto nella sua forma usa e getta.

McCallum, che è portavoce di Greenpace nelle loro campagne contro la plastica, si concentra soprattutto sui cambiamenti che possono essere fatti da tutti nell’immediato: bottiglie, tazze, cannucce. Il libro parte da tutti quegli oggetti che possono essere facilmente scambiati con le loro controparti plastic-free, spendendo poco e riducendo drasticamente il consumo di plastica grazie a beni durevoli come, per esempio, le borracce.

I capitoli sono intermezzati da interviste a “esperti del settore”, tabelle riassuntive, statistiche sull’inquinamento e consigli grazie ai quali si può iniziare a coltivare uno stile di vita a basso impatto ambientale. Inoltre è possibile analizzare la nostra situazione, grazie a tabelle nelle quali possiamo scrivere i nostri progressi, le cose che siamo riusciti a eliminare, o quelle che ancora rappresentano un problema.

Abbastanza noiosa l’ultima parte, nella quale viene spiegato punto per punto cosa fare per organizzare una petizione, una protesta, come contattare le persone giuste… un po’ troppo per un libro che fino a quel punto si era posto obiettivi concreti e raggiungibili da tutti. Diciamo che, se mai mi dovesse venire in mente di andare full-Greta-Thunberg, contatterei la sede di Greenpeace più vicina anziché fare petizioni da 20 firme ciascuna.

“E’ difficile accettare che abbiamo già cambiato il nostro pianeta fin quasi a rendero irriconoscibile. Contro il pessimismo dilagante esiste però una soluzione semplice: mi guardo attorno e cerco le persone capaci di ispirarmi, quelle che svolgono un ruolo qualsiasi in una qualunque delle organizzazioni che cercano disperatamente di rendere il mondo un posto migliore.”

La prigione della fede, Lawrence Wright

Ho avuto il piacere di sentire dal vivo Lawrence Wright mentre presentava il suo ultimo libro, Dio salvi il Texas. Viaggio nel futuro dell’America. Durante la presentazione, ha citato un altro suo libro, La prigione della fede. Scientology a Hollywood, parlando di come fosse stato concepito, di quale ricerca ci fosse dietro, e di cosa l’avesse spinto ad occuparsi di un tema delicato come la religione.

Scientology mi ha sempre affascinato, perché è l’esempio di come nasca una religione, letteralmente, dal nulla. Quando ero al liceo, durante un compito nel quale dovevamo scegliere e commentare un articolo di giornale, mi fece particolarmente riflettere una mia compagna di classe, che alla fine della lezione si avvicinò e mi disse: mio fratello è in Scientology, sai. Neanche a dirlo, avevo passato gli ultimi 10 minuti a descriverla come una religione delirante e senza alcun fondamento.
Da quel momento mi sono sempre chiesta quali fossero i meccanismi alla base di credenze che per altre persone, “esterne” alla religione stessa, risultano spesso insensate.

Lawrence Wright ripercorre la nascita della setta nei primi anni ’50, quando ancora il fondatore stava mettendo a fuoco i dogmi principali e scrivendo i suoi libri di fantascienza, ovvero i pilastri che avrebbero costituito in seguito i capisaldi del credo. Il racconto giunge fino ai giorni nostri, e in particolare a quale sia stato il ruolo di Hollywood nella diffusione di questa religione.

Non una lettura leggera: ogni pagina è densa di avvenimenti, i protagonisti sono tantissimi, ma con Wright hai l’impressione di aver letto una storia, una storia vera che si intreccia con avvenimenti politici e con persone in carne e ossa.

Se avete voglia di leggere qualcosa di diverso e di conoscere un mondo distante – che in realtà è molto vicino a noi, questo potrebbe essere il libro giusto.

“Chiaramente, nessuna religione può dimostrare la propria “verità”. Nel cuore di ogni grande sistema di fede ci sono miti e miracoli che, se sottoposti allo sguardo rigoroso dello studioso o del giornalista investigativo, potrebbero facilmente passare per menzogne.”

Think like a pancreas, Gary Scheiner

Fatico a trovare libri sul diabete che siano veramente interessanti. Durante la #HappyDiabeticChallenge di qualche mese fa, diverse persone avevano indicato questo libro come uno dei più interessanti da leggere sul tema, così l’ho comprato.

Il titolo completo è Think like a pancreas. A practical guide to managing diabetes with insulin: è proprio su questo che si concentra il libro, sull’insulina e sulla gestione del diabete insulino-dipendente.
Dopo un breve preambolo relativo alla gestione del diabete negli anni ’80 – inorridisco ancora al pensiero dei pungidito “ghigliottina”, il libro si concentra sulla spiegazione di cosa è l’insulina, nelle sue varie tipologie e negli usi.

La prima parte del libro si concentra sulla teoria, in particolar modo sulla gestione tramite iniezioni (bolo-basale) o tramite microinfusore. I fattori chiave per la gestione sono divisi in tre gruppi: strumenti, capacità e attitudini.

Ho trovato molto interessante il fatto che in questo libro (così come in quello di cui parlerò successivamente) si pone un accento particolare sull’attitudine della persona stessa; il diabete è una malattia che richiede un grosso sforzo da parte del diabetico stesso, e gran parte del successo è dovuto a noi stessi (anche se non sempre: pensate al ciclo nelle donne diabetiche!)

Il libro si chiude con una panoramica delle possibili conseguenze, dai picchi glicemici e da come gestirli, fino alle complicanze sul lungo periodo. Una bella lettura, sicuramente da fare se siete diabetici o se un vostro caro lo è.

“So, there you are: Armed with a physiologically perfect basal insulin program and a set of bolus equations that would impress your old, crotchery high school algebra teacher, off you go to conquer your favourite Italian restaurant.”

Bright spots & landmines, Adam Brown

Regalo di Natale di Nico, il secondo libro che stavo tenendo d’occhio sul diabete di tipo 1 dopo la #HappyDiabeticChallenge. Se vi è mai capitato di spulciare sul sito DiaTribe, avete sicuramente letto qualche articolo di Adam Brown.

Il libro è, al di là dei consigli pratici, il migliore che ho letto sul diabete. Anche se non seguo una dieta low carb in senso stretto e non faccio sport ogni giorno come il buon Adam, mi è servito tantissimo: è un’ottima guida soprattutto per quanto riguarda l’approccio mentale alla malattia.

E’ diviso in quattro parti: 1. Food, 2. Mindset, 3. Exercise, 4. Sleep. Ciascuna di queste è analizzata sotto il punto di vista dei bright spots, ovvero le note positive (in italiano non suona altrettanto bene) e delle landmines, ovvero le mine che possono sabotare la nostra gestione del diabete.
La parte più interessante è applicare l’approccio descritto a noi stessi:

Cosa facciamo quando le nostre glicemie sono in range e come possiamo moltiplicare quel comportamento? Al contrario, cosa facciamo quando le nostre glicemie non sono in range?

Al di là di tutto, non pensate che questo sia interessante anche al di là della malattia? Capire cosa va bene nella nostra vita e cosa invece non ci piace, replicare i primi comportamenti ed evitare i secondi. L’ho trovato molto interesante sotto questo punto di vista, non solo per la gestione della malattia, ma per l’approccio che può essere applicato alla nostra vita stessa.

Durante i pranzi e le cene di Natale, queste pagine mi hanno aiutato a sopravvivere tra carboidrati e ozio, e mi hanno spinto veramente a chiedermi quali sono i miei punti di forza e quali invece sono le mie mine vaganti.

Perché in fondo, il diabete è imprevedibile, esattamente come la vita, ma tante cose sono nelle nostre mani più di quanto siamo disposti ad ammettere.

“Virtually all the happiness-producing processes in our lives take time, usually a long time: learning new things, changing old behaviors, building satisfying relationships, raising children. This is why patience and determination are among life’s primary virtues.”

ENG

Four books for January 2020

I’m not the kind of person that writes a list of intentions for the next year. Usually, I ask myself something very generic, but I do not plan anything long-term. Still, I write a lot of lists. Lists of things to do, lists of books to read, lists of carbohydrates you eat at lunch, a playlist for a trip, lists of what I would do in the next 24 hours.

I like to look back to the last couple of weeks and make a list of the best things I’ve done. Many people say in Italian that they want to close the year col botto (with “a boom”, literally in a nice way). For me, it is not a simple sentence, but a real desire. In the last week of 2019, I focused all my energies on writing, reading good books and listening to good music.

Thinking back to the books that I read between late December and early January, I noticed that 2020 could not start better. No novel, but four essays, each one different from the other, with no points in common. Two of these are dedicated to diabetes.

  1. One book to take your first steps into a plastic free lifestyle;
  2. A journalistic investigation on the birth of a contemporary Religion;
  3. A book dedicated to insulin;
  4. A book full of advices about managing diabetes.

* disclaimer *
If you are not diabetic or interested in the topic, you can skip the last 2 part.s In general, you can also read the post randomly, as you prefer. It is also advised that the books on diabetes today are in English only.
*end*

How to give up plastic, Will McCallum

Intentions, intentions, intentions. If you are interested in reducing your environmental impact, you have probably already looked for information on plastic and on how to reduce its use and consumption.

How to give up plastic is folding, sliding and suitable especially for those who are approaching a zero-waste lifestyle for the first time. Starting from our responsibility, individual and collective, the book acts as a guide for moving the first steps in limiting the consumption of this material, especially in its disposable form.

McCallum, who is a spokesman for Greenpeace in their campaigns against plastic, focuses primarily on the swaps that can be made right now: bottles, cups, straws. The book starts from all those objects that can be easily exchanged with their plastic-free counterparts, without spending so much money.

I’ve found the last part a little bit boring. McCallum explains step by step what to do to organize a petition, a protest, how to contact the right people… a bit too much for a book that up to that point had set concrete targets for everyday life. We say that if ever I were to come up to go full-Greta Thunberg, I will reach the headquarters of Greenpeace first, instead to petition with my 20 friends.

Going clear, Lawrence Wright

I had the pleasure of hearing Lawrence Wright presenting his latest book, God Save Texas. Journey into America’s future. During the presentation, he quoted another book, Going clear, talking about how it was conceived, how much research there was behind it, and what had prompted him to deal with a sensitive issue like religion.

Scientology has always fascinated me because it is an example of a religion born literally from nothing. When I was in high school, during a lesson in which we had to choose and comment on a newspaper article, a classmate came up and said to me, my brother is in Scientology, you know. Needless to say, I had just spent the last 10 minutes describing Scientology as a delirious religion without any foundation.

Since then I’ve always wondered what were the mechanisms underlying beliefs that for other people, “external” to the same religion, are often meaningless.

Lawrence Wright narrates the birth of the sect in the early ’50s, back when the founder Hubbard was putting into focus the main dogmas. At that time he was writing his science fiction books, the pillars of the creed. The story reaches the present day, in particular to what was the Hollywood role in the spread of this religion.

Not a light book to read: every page is full of events, the protagonists are so many, but with Wright you are reading a story, a true story.

If you want to read something different and learn about a distant world – which is actually very close to us, this could be the right book.

Think like a pancreas, Gary Scheiner

I struggle to find books about type 1 diabetes that are truly interesting. During the #HappyDiabeticChallenge a few months ago, several people had mentioned this book as one of the most interesting to read on the subject, so I bought it.

The complete title is: Think like a pancreas. A practical guide to managing diabetes with insulin: this is the main focus of the book, in which Scheiner talks about insulin and insulin-dependent diabetes management.

After a short preamble on the management of diabetes in the 80s – I am still horrified if I think about the lancing “guillotine” device, the book focuses on explaining what is insulin, in its various types and uses.

The first part of the book focuses on the theory, particularly on the management via injections (basal-bolus MDI) or by the pump. Key factors for the management are divided into three groups: tools , skills and attitudes.

One of the best things about this book (as well as what they will speak later) is that it puts particular emphasis on the attitude of the person; type 1 diabetes is a disease that requires a major effort by the diabetic himself, and much of the success is due to ourselves (but not always: think of the hormones and insulin resistance during period in diabetic women!).

The book closes with an overview of the possible consequences, from the peak blood glucose and how to handle them, to the complications in the long run. A good read, definitely to do if you are diabetic or if a loved one is.

“So, there you are: Armed with a physiologically perfect basal insulin program and a set of equations bolus That would impress your old, crotchery high school algebra teacher, off you go to conquer your favorite Italian restaurant.”

Bright spots and landmines, Adam Brown

This book was a Christmas gift from Nico, and it was the second book I wanted to read on type 1 diabetes. If you ever had the chance to visit the site diatribes, you have probably read a few articles by Adam Brown.

The book is, beyond the practical advice, the best I’ve read about diabetes so far. Although I do not follow a low carb diet in the strict sense and I am certantly not doing sports every day like the good Adam, he helped me a lot: this book is an excellent guide, especially in its approach to mental health.

It is divided into four parts: 1. Food , 2. Mindset , 3. Exercise , 4. Sleep . Each of these parts is analyzed from the point of view of the bright spots and landmines.
The most interesting part is to apply the approach described to ourselves:

What do we do when our blood sugar levels are in range? And what do we do when they are not?

Those are interesting questions and they go beyond type 1 diabetes. Understanding what is good in our lives and separate it from what we do not like, and replicate the first behavior and avoid the second it’s a really good strategy. I found this point of view very interesting, not only for the management of the disease but also in its general approach to life itself.

During Christmas lunches and dinners, these pages have helped me to survive between carbohydrates and laziness, and they really pushed me to wonder: do I have bright spots? And what about landmines?

After all, type 1 diabetes is unpredictable, just like life, but so many things are in our hands, more than we care to admit.

“Virtually all the happiness-producing processes in our lives take time, usually a long time: learning new things, changing old behaviors, building satisfying relationships, raising children. This is why patience and determination are among life’s primary virtues.”