Soggetto-quasi: una riflessione sul nostro rapporto con gli animali non umani

…e sul libro Metazoa, di Peter Godfrey-Smith

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Image from Wikipedia

Quando parliamo di animali non umani lo facciamo in molti modi, spesso anche contraddicendoci. L’insieme della vita che abita il pianeta terra è così vasto da lasciarci senza fiato, ed è comprensibile annaspare quando cerchiamo di comprendere organismi così diversi da noi.

La prima volta che ho sentito parlare di Peter Godfrey-Smith stavo andando in Giappone, e avevo scelto come libro per accompagnarmi durante il viaggio Altre Menti, della collana Animalia di Adelphi. È un libro al quale sono tornata spesso, di cui ho parlato a chiunque, che ho consigliato e che ho riletto cercando di spremere il succo di tutto ciò che racconta – banalmente, la mente che è emersa in un ramo della vita così distante dal nostro, quello dei cefalopodi.

Metazoa, il nuovo capitolo che è uscito sempre nella stessa collana, parte da lì per porsi domande ambiziose: attraverso la filogenesi, ovvero l’evoluzione di animali che solitamente concepiamo come lontanissimi da noi, tra le pagine si aprono domande relative all’esperienza, alla soggettività e alla coscienza.

Di cosa parliamo quando parliamo dell’esperienza di altri animali? Perché automaticamente pensiamo ad esseri lontani da noi come privi di soggettività e di coscienza?

È un problema filosofico, e neppure uno di quelli facilmente risolvibili: significa ripensare a ciò che intendiamo con soggetto, e capire che gli animali non-umani sono anch’essi luoghi di esperienza, spesso in modi sorprendenti.

Il libro racconta diversi organismi partendo dal mare e giungendo alla terraferma, quasi come fosse un romanzo sull’evoluzione. Ciò che vuole dimostrare Peter Godfrey-Smith è una sorta di materialismo della mente che tenga conto però di caratteristiche come la sincronizzazione all’interno del cervello e i campi, aree invisibili e pulsanti centrate nel cervello e diffuse a partire da esso.

Ciò che mi interessa approfondire qui, soprattutto perché ormai siamo a metà Veganuary è una riflessione molto più superficiale, che l’autore introduce brevemente alla fine del libro.

La senzienza non è assolutamente ovunque, neanche tra le varie forme di vita. Ce n’è però moltissima, dai gasteropodi (forse) ai cavallucci marini (sicuramente).
Il mondo è più pieno, più ricco di esperienza di quanto molti abbiano ammesso.

L’esperienza qui citata, il “capire l’esserci nel momento in cui accade”, non ha solo ricadute filosofiche, ma anche – e io aggiungerei, soprattutto – ricadute nel modo in cui concepiamo tutto il resto degli esseri viventi. Peter Godfrey-Smith riflette per un attimo sugli esperimenti che ha citato lungo tutto il libro, ma in generale sul nostro modo di concepire il regno animale e tutto ciò che ci circonda.

L’argomento non è approfondito, e tuttavia in una manciata di pagine viene sollevato un interrogativo molto profondo, che viene lasciato senza risposta. Se tutto ciò che è stato analizzato fino a questo momento ci ha portato a riconsiderare ciò che sappiamo di animali anche molto diversi da noi, se è vero che la coscienza è una questione di gradualismo e non esistono salti evolutivi per quanto riguarda la mente, ci troviamo costretti a riconsiderare il nostro punto di vista.

Per lo stesso motivo per cui ho consigliato più volte Altre Menti, credo che Metazoa sia una lettura fondamentale non solo per chi come me è appassionato di filosofia della mente e di questioni riguardanti la coscienza e l’esperire nel mondo animale; è fondamentale per capire che ciò che abbiamo al di fuori di noi è un mondo che spesso fraintendiamo, che dominiamo senza capirlo.

ENG

Almost a Subject: reflecting on our relationship with non-human animals

…and Metazoa, the latest book by Peter Godfrey-Smith

When we talk about non-human animals we do it in many ways, often contradicting ourselves. The whole of life that inhabits the planet earth is so vast that it leaves us breathless, and it is understandable to be confused when we try to understand organisms so different from us.

The first time I read the name of Peter Godfrey-Smith I was going to Japan, and I chose one of his books to accompany me on the long flight: Other Minds, from the Italian publisher Adelphi. It is a book I love, which I have told everyone, which I have recommended, and which I have reread trying to squeeze the juice out of everything it tells – the mind that emerged in a branch of life so distant from ours – the mind of the cephalopods.

Metazoa is the new chapter and it starts from there to ask ambitious questions: through phylogeny, or the evolution of animals that we usually think of as very far from us, questions relating to experience open up between the pages, to subjectivity and consciousness.

What are we talking about when we talk about the experience of non-human animals? Why do we automatically think of beings far from us as lacking in subjectivity and conscience?

It is a philosophical problem, and not one of those that can be easily solved: it means rethinking what we mean by subject, and understanding that non-human animals are also places of experience, often in surprising ways.

The book tells about different organisms starting from the sea and reaching the land, almost as if it were a novel about evolution. What Peter Godfrey-Smith wants to demonstrate is a kind of materialism of the mind that takes into account characteristics such as synchronization within the brain and fields, invisible and pulsating areas centered in the brain and diffused from it.

What interests me to deepen here, especially since we are now halfway through Veganuary, is maybe a much more superficial thought, which the author introduces briefly at the end of the book.

The experience mentioned in the book, the “understanding of being there when it happens”, not only has philosophical repercussions but also – and I would add, above all – consequences in the way in which we conceive all the rest of living beings. Peter Godfrey-Smith reflects for a moment on the experiments he has cited throughout the book, but in general on our way of understanding the animal kingdom and everything that surrounds us.

The topic is not argued in-depth, and yet in a handful of pages, a very profound question is raised, which is left unanswered. If everything that has been analyzed up to now has led us to reconsider what we know about animals that are even very different from us, if it is true that consciousness is a question of gradualism and there are no evolutionary leaps as regards the mind, we find ourselves forced to reconsider our point of view.

For the same reason that I have recommended Other Minds several times, I believe that Metazoa is a fundamental reading not only for those like me who are passionate about the philosophy of mind and issues concerning consciousness and experiencing in the animal world; it is essential to understand that what we have outside of us is a world that we often misunderstand, that we dominate without really knowing it.