Perché la coppetta mestruale non è la soluzione per tutte le persone con le mestruazioni

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No, non fa per me: quante volte nella vita abbiamo detto questa frase? In molti casi, prima di dire che qualcosa non fa per noi è necessario provarlo. Ma se questo vale per alcune cose tra cui i vestiti, i cibi fermentati e le persone su Tinder, non è invece valido per la coppetta mestruale.

Inizialmente volevo scrivere una postilla nell’articolo relativo all’acquisto della mia nuova coppetta. Alla fine ho deciso di scrivere un articolo a parte, perché sapevo che non sarei riuscita a condensare tutto in poche righe.

Quando parliamo di coppetta mestruale, non si riduce tutto alla conformazione fisica o alle preferenze personali. Ci sono diversi motivi da tenere in considerazione, ma anche situazioni nelle quali la coppetta può essere la soluzione peggiore tra quelle a disposizione. Per capire di cosa sto parlando, basta come al solito spostare il nostro baricentro al di fuori di noi stessə, ragionando al di fuori dell’Occidente e dei privilegi nei quali siamo immersə.

Non tutti i corpi sono uguali

Il primo motivo per cui la coppetta mestruale non è per tutti i corpi è, banalmente, dovuto alla conformazione fisica. Neanche a dirlo, non siamo tuttə uguali. Se moltə infatti trovano la coppetta mestruale comoda e non tornerebbero mai più agli assorbenti esterni, tantə altrə dopo tantissimi tentativi hanno deciso di abbandonarla.

Inoltre, la coppetta può essere un problema anche per le persone con disabilità: spesso per toglierla è necessario assumere la posizione di squat, una posizione decisamente scomoda anche per coloro che non hanno alcuna disabilità fisica. Riportano difficoltà di inserimento anche numerose persone che soffrono di disturbi come la vulvodinia, per le quali, a volte, la coppetta si può tradurre in dolori ancora più acuti.

Sembra invece aiutare tantissimo alcune persone transgender e non binary, che grazie alla coppetta riescono a vivere in serenità un momento che sarebbe, altrimenti, un incubo di disforia e situazioni imbarazzanti (pensate al fatto che, nel bagno degli uomini, non ci sono quasi mai cestini).

Non tutti i portafogli sono uguali

Nell’articolo precedente avevo fatto due conti, ed è chiaro che ragionando sul lungo periodo, la coppetta mestruale è decisamente più economica degli assorbenti monouso.

Ma, come in tutte le cose complesse, c’è un ma. Il ragionamento che ho fatto è valido solo se, in partenza, si hanno dei soldi da investire per l’acquisto della coppetta mestruale. Lo diamo per scontato, ma non è sempre così. È un po’ lo stesso discorso dei prodotti solidi: è vero che uno shampoo solido mi dura due mesi anziché uno solo, ma è anche vero che in partenza devo essere disposta a pagarlo il doppio o il triplo rispetto a uno shampoo economico da supermercato.

Insomma, è superficiale pensare che tuttə abbiano la disponibilità economica per comprare una coppetta mestruale, soprattutto in paesi come l’Italia dove tantissime donne non sono ancora economicamente indipendenti (e quando lo sono vengono pure pagate meno degli uomini).

Non tuttə hanno accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari

Ci sono delle volte in cui la scelta della coppetta può risultare, addirittura, pericolosa. È il caso dei paesi in cui le persone con mestruazioni non hanno accesso ai servizi igienici di base. Se per noi infatti è impensabile non avere la possibilità di accedere a un bagno ovunque ci troviamo, pensiamo a cosa significhi per tutte quelle persone che ancora vivono sotto la soglia della povertà. O a coloro che vivono in zone rurali. O a coloro che sono ai confini dell’Europa, alla ricerca di una vita migliore, e che lasciamo vivere in condizioni inumane sulla base del fatto che sono nati dal lato sbagliato del mondo.

Per molte persone la possibilità di sterilizzare la coppetta e di lavarla ogni volta dopo averla svuotata non è un’opzione valida: questo potrebbe facilmente portare all’insorgenza di infezioni. Prima di promuovere alternative al monouso, sarebbe necessario spingere affinché tutte le donne abbiano accesso alle stesse condizioni igieniche, educative e sociali.

Conoscere se stessə

Molte persone, semplicemente, non si sentono a proprio agio né con i tamponi, né con la coppetta mestruale. Sembrerà banale, ma non lo è. Ci possono essere svariati motivi: per utilizzarli è necessario infatti avere conoscenza del proprio corpo e del proprio ciclo mestruale, ma anche coloro che hanno una profonda consapevolezza possono preferire alternative esterne.

Non c’è niente di male, e non si è meno sostenibili o meno zero-waste se non si utilizza la coppetta mestruale. È una questione psicologica, di comodità, di stili di vita. Ormai ci sono così tante alternative, dagli assorbenti lavabili alle mutande mestruali, e si può essere sostenibili anche senza utilizzare la tanto chiacchierata coppetta mestruale.

ENG

Why the menstrual cup is not the right solution for everyone

No, it’s not for me: how many times have we said this? In many cases, before saying that something is not right for us, it is still necessary to try it. But while this applies to some things like clothes, fermented foods, and people on Tinder, it doesn’t apply to the menstrual cup.

At first, I wanted to write a footer in the article where I talked about the purchase of my new cup. Then I decided to write a separate article because I knew that I could not condense everything into a few lines.

When it comes to the menstrual cup, it doesn’t come down to body shape or personal preference. There are several reasons to consider, but also situations in which the cup may be the worst solution among those available. To understand what I’m talking about, as usual, it is enough to shift our perspective outside of ourselves, thinking outside the Western society and the privileges in which we navigate everyday.

Not all bodies are the same

The first reason why the menstrual cup is not for all bodies is trivial: physical conformation. Needless to say, we are not all alike. If many find the menstrual cup comfortable and would never return to tampons, many others have decided to abandon it after many attempts.

The cup can also be a problem for people with disabilities: to remove it it is often necessary to take the squat position, definitely an uncomfortable position even for those who have no physical disability. Many people who suffer from ailments such as vulvodynia, for which, at times, the cup can sometimes translate into even more acute pains report difficulties in insertion.

On the other hand, the menstrual cup seems to help a lot some transgender and non-binary people, who thanks to the cup are able to live a moment that would otherwise be a nightmare of dysphoria and embarrassing situations (think about the fact that, in the men’s bathroom, there are almost never trash cans).

Not all wallets are equal

In the previous article, I had done some math, and it is clear that considering the long term, the menstrual cup is much cheaper than disposable sanitary pads.

But, as in all complex things, there is no simple answer. The argument I made is valid only if, in the beginning, you have money to invest in the purchase of the menstrual cup. We take it for granted, but that’s not always the case. It’s a bit the same with solid products: a solid shampoo indeed lasts me two months instead of just one, but it’s also true that in the first place I have to pay double or triple for it compared to a cheap supermarket shampoo.

In short, it is superficial to think that everyone has the economic means to buy a menstrual cup, especially in countries like Italy, where many women are not yet economically independent (and when they are they are even paid less than men).

Not everyone has the same accessibility to water, sanitation and hygiene services

There are times when the choice of the cup can be even dangerous. It is the case in countries where menstruating people do not have access to water, sanitation and hygiene services. If it is absurd for us not to have access to a bathroom wherever we are, let’s think about what it means for all those people who still live below the poverty line. Or in rural areas. Or even at the border of Europe, where we are leaving them just because they are born in the wrong country.

For many people, the ability to sterilize the cup and wash it each time after emptying is not a viable option – this could easily lead to infections. Before promoting alternatives to disposables, it would be necessary to promote access to the same hygienic, educational and social conditions.

Know yourself

Many people simply do not feel comfortable with either tampons or menstrual cups. It will seem irrelevant, but it is not. There can be various reasons: to use the cup it is necessary to have knowledge of your body and your menstrual cycle, but even those who have a deep awareness may prefer other alternatives.

There’s nothing wrong with that, and you are not less sustainable or less zero-waste if you don’t use the menstrual cup. Sometimes it is a psychological question, of comfort, of lifestyles. But right now, there are now so many alternatives, from washable pads to menstrual panties, and you can be sustainable even without using the famous menstrual cup.