Il mondo dopo la fine del mondo: un libro di Nick Harkaway

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Sapete quanto a volte io sia difficile nella scelta dei romanzi che decido di leggere. Non è questione di essere troppo esigente o schizzinosa, quanto piuttosto della profonda consapevolezza che una vita è troppo breve per sprecarla nel leggere libri di merda.

Quando ho letto la trama di The Gone-Away World, titolo che in italiano è stato tradotto con Il mondo alla fine del mondo, ho pensato: meh. Ho pensato che sembrava un po’ Pynchon un po’ Vonnegut, e perché leggere qualcosa che sembra Pynchon e Vonnegut quando puoi leggere direttamente Pynchon e Vonnegut?

Poi però mi è capitato sotto il naso questo articolo de Il Post che riporta le parole di Nick Harkaway stesso: «è davvero difficile da descrivere a chi non lo ha letto, avrei seri problemi». Poi prosegue: «Parla di una guerra […] combattuta con armi che non solo distruggono i loro obiettivi, ma anche ogni segno della loro stessa esistenza». Non so perché, nei giorni successivi mi è rimasta in testa questa frase. Il mio subconscio cercava di dirmi qualcosa, più nello specifico: Michela, dai, sto libro devi leggerlo.

Dire che l’ho divorato è uno di quegli eufemismi che non sono in grado di rendere l’idea di quanto io sia diventata ossessionata. Quando uscivo di casa tenevo il Kindle nella tasca del giubbotto per tirarlo fuori non appena mi sedevo in metro, non appena avevo trenta secondi da aspettare in fila da qualche parte, mentre camminavo.

Il punto è che invidio tantissimo coloro che scrivono in modo molto diverso da me. In particolare quelli che riescono ad essere barocchi senza essere pesanti, ironici senza cadere nel ridicolo. Coloro che riescono a descrivere situazioni che mi fanno paura e allo stesso tempo mi fanno sorridere. Ma soprattutto, invidio coloro che sono in grado di farmi apprezzare argomenti dai quali solitamente rifuggo senza indugio. Nel caso di Nick Harkaway: i ninja e le storie sui servizi segreti.

Il mondo dopo la fine del mondo è un libro sulla guerra, sullo spionaggio, sui servizi segreti, sui ninja, su un mondo distopico svuotato da una guerra che ha distrutto l’esistenza stessa di luoghi e persone. Ma tutti questi argomenti vengono fusi tra loro in una narrazione in prima persona che scorre sul filo dell’assurdo. Mentre scrivo questo articolo e rileggo i capitoli che ho segnato durante la lettura, mi rendo conto di quanti dettagli nuovi emergono, di quante sfumature sono presenti lungo tutta la storia.

Rifletto su quanto, nonostante sia ambientato in un mondo distopico e dunque ipotetico, in realtà stia parlando del presente.

L’esistenza delle persone è direttamente collegata alla Pipeline, che permette agli esseri umani di sopravvivere in un mondo ormai inospitale. Se il cambiamento climatico ci costringe a immaginare come può essere una vita nella quale ciò che c’è là fuori non è più abitabile, il libro di Nick Harkaway lo descrive perfettamente come conseguenza di una guerra condotta con armi in grado di svuotare intere aree del pianeta.

Immedesimarsi nelle conseguenze di una guerra assurda è un esercizio mentale difficilissimo. Portarlo agli estremi, raccontando di qualcosa che ha reso il mondo in cui abitiamo così inospitale da dover essere costretti a dipendere da un macchinario che corre lungo tutto l’abitato, è un supremo atto di immaginazione profondamente ancorato alla realtà nella quale viviamo.

I libri come Il mondo dopo la fine del mondo sono in grado di proiettarci in una realtà assurda che però non è così lontana da noi. Esorcizza e allo stesso tempo ci costringe ad affrontare la paura di dover fare i conti con un mondo che non è più in grado di supportare la vita, ci costringe a immaginare situazioni che rientrano nella sfera delle possibilità, nonostante molti di noi non abbiano mai vissuto la guerra in prima persona.

I libri belli sono quelli che sono in grado di farci viaggiare con la fantasia. Quelli fondamentali sono in grado di ancorarci al mondo e al tempo che stiamo vivendo.

ENG

The Gone-Away World: a book by Nick Harkaway

You know how difficult I can be when it comes to novels. It is not a matter of being too picky, but rather of the deep understanding that one life is too short to waste it on reading shitty books.

When I read the plot of The Gone-Away World I thought: meh. I thought it sounded a bit like Pynchon a bit Vonnegut, and why read something that looks like Pynchon and Vonnegut when you can read Pynchon and Vonnegut?

But then I came across this article from the Italian newspaper Il Post quoting Nick Harkaway himself: “It is really difficult to describe [The Gone-Away World] to those who have not read it, I would have serious problems”. Then the article continues: «The book talks about a war […] fought with weapons that not only destroy their objectives, but also every sign of existence» [translation from Italian is mine]. I don’t know why in the following days this sentence stuck in my head. My subconsciousness was trying to tell me something, more specifically: Michela, come on, you have to read this book.

So, I devoured him. And the word devour is one of those euphemisms that are not able to communicate how obsessed I became with this book. Every time I left my house I kept the Kindle in my pocket so I could take it out as soon as I sat on the subway, as soon as I had thirty seconds to wait in line somewhere, or while walking.

The point is that I envy a lot those people who write very differently from me. In particular, those who manage to be baroque without being heavy, ironic without falling into ridicule. Those who manage to describe situations that frighten me and at the same time make me smile. But most of all, I envy those who are able to make me appreciate topics from which I usually escape. In the case of Nick Harkaway: ninjas and stories about the secret services.

The Gone-Away World is a book about war, espionage, secret services, ninja, a dystopian society emptied by a war that has destroyed the very existence of places and people. But all these topics are merged together in a first-person narrative that runs along the edge of the absurd. As I write this article and read again the chapters I marked while reading, I realize how many new details emerge from them, how many nuances are present throughout the story.

I think on how much this book, despite being set in a dystopian and therefore hypothetical world, is actually talking about the present.The existence of people is directly linked to the Jorgmund Pipeline, which allows humans to survive in a world that is now inhospitable. If climate change forces us to imagine what a life can be like in which what is out there is no longer habitable, Nick Harkaway’s book describes it perfectly as the result of a war waged with weapons capable of emptying whole regions of the planet.

Trying to imagine how living with the consequences of an absurd war is a very difficult mental exercise. Taking it to extremes, telling about something that has made the world we live in so inhospitable that we have to depend on a machine that runs throughout the cities, is a supreme act of imagination deeply anchored to the reality in which we live.

Books like The Gone-Away World can project us into an absurd reality that is not so far from our lives. They exorcise and at the same time force us to face the fear of having to deal with a world that is no longer able to support life, it forces us to imagine situations that fall within the sphere of possibilities, even though many of us have never experienced war.

Beautiful books are those that can make us travel with our imagination. The fundamental ones can anchor us to the world and to the time we are living in.

…and also: how fun is Nick? 🙂