Ho comprato una nuova coppetta mestruale

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La mia esperienza quasi decennale, con qualche consiglio sull’acquisto di una nuova coppetta mestruale

Ho comprato la mia coppetta mestruale nel Febbraio 2013. Ancora non sapevo che avrei dovuto affrontare l’anno più difficile della mia vita. Stavo scrivendo la tesi triennale e tutte le mie energie erano concentrate sul problema duro della coscienza (che, se non sapete cos’è, che ve lo dico a fare?). Non sapevo né cosa fosse lo zero waste, né cosa fosse la sostenibilità ambientale: ero solamente una ventiduenne che cercava disperatamente alternative agli assorbenti esterni – dopo anni passati a soffrire in silenzio disagi che pensavo fossero normali.

Le coppette al tempo erano una cosa relativamente nuova, o meglio: esistevano da decenni ma nessunə le utilizzava. Se ne parlava nei forum, quelli in cui si cercavano le ricette per spignattare e si scambiavano consigli su come utilizzare ingredienti naturali per la cura dei capelli e della pelle. C’erano varie teorie, più o meno strampalate, ma tuttə lə lettricə dei forum in questione concordavano sul fatto che la coppetta poteva essere una buona alternativa per l’ambiente e per la propria vagina.

La scelta della coppetta mestruale

Prima di comprare la mia prima coppetta ci sono voluti mesi di ricerche, e ovviamente ho sbagliato la taglia. Al tempo le informazioni non erano così dettagliate: misura 1 se non avevi partorito, misura 2 se avevi partorito. Era l’unica certezza nel marasma di informazioni, e per questo motivo avevo comprato una coppetta così piccola che, dato che ho sempre avuto un flusso molto abbondante, mi durava al massimo qualche ora, contro le otto ore dichiarate nel sito.

Da brava testarda, ovviamente non mi sono arresa: in fondo, nonostante i cambi frequenti, era comodissima. Non la sentivo, non si spostava, era facile da mettere. Per questo motivo, per il ciclo successivo, non ho esitato a comprare il modello più grande, ovvero la bellissima LadyCup color ciliegia che mi ha accompagnato fino ad oggi: quasi nove anni.

In questi nove anni sono successe tante cose, forse proprio grazie alla coppetta mestruale. Due anni dopo ho scoperto la sostenibilità ambientale, quattro anni dopo ho aperto la prima versione di IBMOB. La coppetta ha vissuto con me in Sardegna, a Pisa, a Jena, a Venezia, a Verona, a Milano e a Monaco di Baviera. Quando quest’estate ha iniziato a dare i primi problemi di mancanza di aderenza, non potevo crederci: era già passato così tanto tempo?  

Un po’ di numeri

Ho fatto due conti, per far piacere a coloro che amano le statistiche e i dati: in 9 anni ho avuto (perdonate le approssimazioni grossolane, ma è giusto così per farvi capire l’entità del discorso) 117 cicli mestruali. Per ogni ciclo mestruale avrei utilizzato circa un pacco e mezzo di assorbenti esterni, ovvero 20 assorbenti. Per 117 cicli mestruali, sono esattamente 2340 assorbenti comprati, utilizzati, buttati in discarica.

Un assorbente ci mette circa 2 secoli per degradarsi in natura. Un pacco di assorbenti costa dai 2 ai 5 euro (per 117 cicli mestruali sono 4000€), una coppetta mestruale costa dal 15 ai 30 euro. Il resto dei conti lo lascio fare a voi, è giusto per darvi un’idea dell’impatto ambientale e della spesa che, ricordiamocelo, ancora oggi grava totalmente sulle spalle delle donne.

Al di là dei numeri: un po’ di cose che dovremmo ricordare

In realtà non sono solamente i numeri in sé a farmi riflettere, quanto il fatto che per ognuno di quegli assorbenti io ricordo il fastidio, il non essere mai sicura che fossero in grado di contenere un flusso abbondante, i rash cutanei nell’inguine, il dover andare costantemente in bagno con la sensazione di avere un disastro tra le gambe.

È vero, la coppetta mestruale non è per tuttə e non possiamo pretendere che sia la soluzione definitiva. Ancora oggi molte persone con le mestruazioni, nel mondo, non hanno la possibilità di avere accesso a servizi igienici, e per loro si tratta di una soluzione impossibile da usare. Per tutte le altre, ci sono così tante alternative che vanno dagli assorbenti esterni riutilizzabili alle mutande mestruali, e la gamma di coppette mestruali acquistabili è così ampia che, quando mi sono trovata a doverne acquistare una nuova, non sapevo neppure da dove iniziare.

Ciò non toglie che per me la coppetta mestruale sia stata uno degli acquisti più sensati di tutta la mia vita adulta. Con la misura giusta mi devo cambiare ogni 8-10 ore, non la sento, non perde e non si sposta: questo significa non solo comodità ma anche e soprattutto sicurezza nell’andare a scuola, a lavoro, al mare, in vacanza, in palestra. Le perdite abbondanti, che mi stavano rendendo la vita impossibile, improvvisamente sono diventate un non-problema.

Comprare una nuova coppetta

Potrete immaginare facilmente allora lo spaesamento che ho provato quando quest’anno mi sono trovata a dover sostituire la mia Ladycup. Ormai ci sono duemilacinquecento marchi di coppette: chi le fa colorate, chi le fa morbide, chi le fa di forme strane, chi le vende in offerta prendi 2 paghi 1 (e che te ne fai di due? Non si sa…).

Basandomi sulle mie esigenze e sulla mia esperienza (quasi!) decennale, alla fine la mia scelta è ricaduta sulla coppetta MeLuna Soft. Ho scelto in base a diversi fattori, che ora vi elencherò in ordine di importanza:

  • Si può scegliere tra diverse gambine, ovvero la parte più bassa che serve per tirare fuori la coppetta al momento del cambio. Nella mia vecchia coppetta avevo semplicemente tagliato il gambo lasciandone solo mezzo centimetro. Adesso ho optato per l’anello, perché mi sembra più pratico avere un aggancio da tirare piuttosto che afferrare il fondo della coppetta (cosa che comunque va fatta per togliere il “vuoto” che si crea e che permette alla coppetta di stare in posizione).
  • Si può scegliere tra diverse morbidezze. Ho sempre avuto l’impressione che la Ladycup fosse un po’ troppo rigida per i miei gusti. Così stavolta ho preso una coppetta decisamente più morbida. Se siete alle prime armi, questa tipologia dovrebbe essere anche la più facile da inserire.
  • Hanno vari colori: può sembrare una scelta frivola, ma è pur sempre qualcosa che mi dovrà accompagnare per altri 10 anni 😉.

Per utilizzare una coppetta è necessario conoscersi. In una cultura nella quale siamo spaventate da noi stesse e dal nostro corpo, nella quale veniamo cresciute all’oscuro di ciò che succede e ci viene insegnato fin da piccole che di certe cose non si può parlare, scrivere di mestruazioni, perdite, cicli mestruali, per me è sempre liberatorio.

Ho sempre sofferto in silenzio durante tutti i primi anni in cui, ancora bambina, subivo le mestruazioni chiedendomi come fosse possibile che nessuno avesse inventato niente di diverso dai pannolini osceni che ero costretta a indossare ogni mese. Subivo in silenzio e non avevo il coraggio di parlarne con nessuno: non avevo gli strumenti per farlo e non sapevo quali fossero le domande giuste da fare. Per fortuna c’è internet. Per fortuna ci sono stati i forum. Per fortuna, adesso, possiamo parlare di tutte le alternative possibili nel modo giusto.

Informazioni di cui potresti avere bisogno:

MeLuna, La prima volta con una coppetta mestruale
Coppetta-mestruale.it, Domande frequenti
Piovonocoppette.it, Come piegare la coppetta mestruale

ENG

I have a new menstrual cup

My almost-10-years experience, with some advices about buying a new menstrual cup

I bought my menstrual cup in February 2013. I still didn’t know I was going through one of the hardest years of my life. I was writing my bachelor thesis and all my energies were focused on the hard problem of consciousness (what do you mean you don’t know what I’m talking about?). I didn’t know what zero waste nor what environmental sustainability was: I was just a 22-year-old woman desperately looking for alternatives to single-use bleached menstrual pads – after years of silently suffering discomforts that I thought were normal.

At the time, menstrual cups were a relatively new thing: they had existed for decades but nobody was using them. There were some discussions in forums, aka those internet places where you looked for homemade soap recipes and where everybody exchanged tips on how to use natural ingredients for hair and skincare. Regarding the menstrual cups all the readers agreed on the fact that the cup could be a good alternative both for vaginas and the environment. 

Choosing a menstrual cup

Before I bought my first menstrual cup, it took months of research, and of course, I got the wrong size. At the time, the information was not so detailed: size 1 if you never had a natural birth, size 2 if you had given birth. It was the only certainty in the chaos of the internet, and that’s why I bought a cup so small that, since I have always had a very abundant flow, it lasted a few hours at most, against the eight hours declared on the site.

Since I’m stubborn, I didn’t give up: after all, despite the frequent changes, it was very comfortable. I didn’t feel it, it didn’t move, it was easy to put on. For this reason, for the next period, I did not hesitate to buy the larger model: the beautiful cherry-colored LadyCup that has accompanied me until today: almost nine years.

Many things have happened in those nine years, also thanks to the menstrual cup. Two years later I discovered environmental sustainability, four years later I opened the first version of IBMOB. That menstrual cup lived with me in Sardinia, Pisa, Jena, Venice, Verona, Milan, and Munich. When this summer it started to have the first problems of lack of grip, I could not believe it: had it already been so long?

A few numbers regarding menstruation

I did a little bit of math to please those of you who love statistics and data: in 9 years, I had (forgive the rough approximations) 117 menstrual cycles. For each menstrual cycle, I would have used about one and a half packs of pads, let’s say 20. For 117 menstrual cycles, that’s exactly 2340 sanitary pads bought, used, thrown in landfills.

A disposable menstrual pad takes about 2 centuries to degrade in nature. A pack of sanitary pads costs from 2 to 5 euros (for 117 menstrual cycles it is 4000€), while a menstrual cup costs from 15 to 30 euros once. This is just to give you an idea of ​​the environmental impact and the expense that, let us remember, still weighs totally on the shoulders of women today.

Not only numbers: a few things we should remember

In reality, it is not just the numbers themselves that made me think, but the fact that for each of those sanitary pads I can still remember the discomfort, the fact that I was never sure that they were able to contain an abundant flow, the rash, the constant need to go to the bathroom with the feeling of having a mess between my legs.

True, the menstrual cup is not for everyone and we cannot expect it to be the ultimate solution. Even today, many menstruating people around the world do not have access to toilets, and for them, it is an impossible solution to use. For all others, there are so many alternatives ranging from reusable pads to menstrual panties, and the variety of menstrual cups that can be purchased is so wide that when I found myself buying a new one, I didn’t even know where to start.

For me, the menstrual cup was one of the most reasonable purchases of my entire adult life. With the right size, I have to change every 8-10 hours, I do not feel it, I have zero leaks and it never moves: this means not only comfort but also confidence in going to school, to work, to the sea, on vacation, gym. The heavy flow, which was making my life impossible, suddenly became a non-issue.

Buying a new menstrual cup

After all this talking, you can easily imagine the confusion I felt when I found myself having to replace my Ladycup. By now there are A LOT of brands of menstrual cups: some companies make them colored, some others make them soft, strange shapes, there are companies selling them with a “get 2 for 1” discount (and what do you do with two menstrual cups if you have only one uterus? No one knows…).

Based on my needs and my (almost!) ten-year experience, I decided to buy the MeLuna Soft menstrual cup. I choose based on several factors, which I will now list in order of importance:

  • You can choose between different bottoms to take out the cup when you need to empty it. In my old menstrual cup, I had to cut the stem leaving only half a centimeter. Now I choose ring bottom (as you can see in the picture) because it seems more practical to have a hook to pull rather than grabbing the bottom of the cup (which in any case must be done to remove the “void” that is created and which allows the cup to stay in position).
  • You can choose between different softness. I always felt that the Ladycup was a little too stiff for my taste. So this time I took a much softer cup. If you are a beginner, this type should also be the easiest to insert.
  • They have various colors: it may seem a frivolous choice, but it is still something that will have to accompany me for another 10 years.

To use a cup you need to know yourself. In a culture in which we are scared of ourselves and our body, in which we are kept in the dark about what happens and we are taught from an early age that certain things cannot be talked about, when I write about periods, blood flows, menstrual cycles, it’s always liberating.

I always suffered in silence during all my early years when I was menstruating as a child, wondering how no one has not invented anything other than the obscene diapers I was forced to wear every month. I suffered in silence and I didn’t have the courage to talk about it with anyone: I didn’t have the tools to do it and I didn’t know what the right questions were. Luckily there is the internet. Luckily there were forums. Luckily, now, we can talk about all possible alternatives in the right way.

Information you may need

MeLuna, Tips for you first attempt with a menstrual cup
Period Nirvana, How to fold a menstrual cup