Disuguaglianze e cambiamento climatico: un libro di Richard Wilkinson e Kate Pickett

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Stiamo parlando, ovviamente, dell’ennesimo libro che ho letto nelle scorse settimane ma del quale non avevo ancora avuto il tempo di parlare. Non voglio dilungarmi troppo, però ci tengo a consigliarvelo perché si tratta di una lettura che mi ha aperto gli occhi sul tema delle disuguaglianze e sul modo in cui agiscono nella nostra società.

Il titolo completo è The Spirit Level. Why Greater Equality Makes Societies Stronger. Al momento non è tradotto in italiano, ma è scritto in modo semplice e comprensibile e può essere un ottimo modo per rispolverare l’inglese che avete lasciato nel cassetto. Il riferimento alla livella (spirit level) e il sottotitolo non lasciano dubbi sull’argomento trattato: uguaglianze e disuguaglianze, ma soprattutto di come queste siano in grado di influenzare la nostra società, le altre società e le persone che le abitano.

Sapevo già che mi avrebbe fatto incazzare. Ma sapevo anche che, come tutti i libri che mi fanno incazzare, The Spirit Level mi avrebbe dato chiavi di lettura diverse per ciò che sta succedendo nel mondo oggi. Anche – e soprattutto – per quanto riguarda il cambiamento climatico: vogliate scusare la ripetizione, ma la crisi ambientale che stiamo affrontando è direttamente collegata alle ingiustizie presenti lungo tutta la nostra società. Cerchiamo di ricordarlo.

Ma veniamo a noi: la riflessione deriva dal fatto che tutti i problemi che solitamente associamo alla povertà, in realtà sono dovuti piuttosto alle diseguaglianze sociali. Misuriamo il benessere del nostro paese con ciò che siamo in grado di produrre, aspettandoci che all’aumentare del PIL problemi come violenza, analfabetismo, minore aspettativa di vita, possano magicamente scomparire. La cultura nella quale siamo cresciuti ci ha abituato a credere che all’aumentare dei nostri averi aumenteranno anche cose come la felicità, la salute, saremmo in grado di vivere meglio e più a lungo.

Ma è qui che avviene il cambiamento di prospettiva. Gli studi citati in The Spirit Level mostrano in realtà che sono piuttosto le disuguaglianze economiche e di “status sociale” ad essere collegate a problemi sociali. In società nelle quali le disuguaglianze sono più marcate, aumentano i problemi sociali e diminuisce la qualità della vita, della salute. Possiamo notare un aumento nell’uso di sostanze stupefacenti, gap educativi e violenza di genere.

Cosa c’entra tutto questo con la sostenibilità ambientale?

Il capitolo che ci interessa arriva alla fine, e si chiama Equality and sustainability (Uguaglianza e sostenibilità).

Le disuguaglianze sono correlate alla sostenibilità ambientale in diversi modi.

Prima di tutto perché le società più disuguali sono mosse da consumismo competitivo. E consumare meno, come già sappiamo, sarebbe una delle azioni individuali più forti che possiamo portare avanti per ridurre il nostro impatto.
In secondo luogo, perché le società più ricche sono quelle che stanno schiacciando quelle più deboli, che saranno le prime ad essere schiacciate dalla crisi climatica.

Ridurre le disuguaglianze per ridurre il nostro impatto ambientale. Questo significherebbe ridurre i nostri agi, i nostri confort e, come molti affermano, la nostra aspettativa di vita? Non esattamente. Un paese è citato come esempio: Cuba. Nonostante il reddito medio decisamente più basso rispetto agli Stati Uniti, l’aspettativa di vita e la mortalità infantile sono identiche. Questa è la prova che esiste quindi un modo per combinare stili di vita accettabili e un’economia che non ammazzi il pianeta, e il fatto che un paese riesca a farlo senza avere accesso a tecnologie verdi e avanzate è un segnale del fatto che può essere fatto ovunque.

Quello che vorrei aggiungere io è questo: e anche se fosse? E anche se dovessimo rinunciare a qualche agio o a qualche lusso? Dimentichiamo spesso che l’alternativa è decisamente peggiore: riscaldamento intollerabile, perdita di biodiversità, innalzamento del livello del mare e scioglimento dei ghiacciai perenni. Besides, what I would like to add is this: and even if we would have to make some changes? What if we would have to reduce a little? We often forget that the alternative is far worse: intolerable warming of the planet, loss of biodiversity, rising sea levels, and melting of the permafrost. Do we really want to discuss taking our large SUV and driving a couple of kilometers instead of taking the bike?

Dobbiamo ricordare inoltre che la transizione deve essere giusta ed equa per tutti. I paesi più ricchi devono attuare un cambio di mentalità se vogliono raggiungere gli obiettivi che si sono preposti, poiché le nuove tecnologie non saranno abbastanza per salvarci.

E’ necessario un cambio non solo all’interno delle società, che hanno bisogno di ridurre le disuguaglianze e lasciarsi alle spalle l’individualismo per consumare meno, ma anche all’esterno. Società e popolazioni diverse devono iniziare a cooperare anziché cercare di aggirare le regole. E questo è ancora più importante alla luce della Cop26 in corso, che sembra ancora una volta una sconfitta.

ENG

Inequality and climate change: a book by Richard Wilkinson and Kate Pickett

Today we are talking about another book that I have read a couple of weeks ago. I don’t want to go too deep and ruin your future reading, but I would like to advise you because it is a text that has opened my eyes to the issue of inequalities and how they act in our society.

The title is The Spirit Level. Why Greater Equality Makes Societies Stronger.The reference to the spirit level and the subtitle leave no doubts on the subject: equalities and inequalities, but above all of how these can influence our society, other societies and the people who inhabit them.

I already knew it would piss me off. But I also knew that, like all books that piss me off, The Spirit Level would give me different keys to what is happening in the world today. Also – and most importantly – regarding climate change: excuse me if I say this in every single article, but the environmental crisis we are facing is directly linked to the injustices present throughout our society. Let us try to remember it.

But let’s deep dive into the book: the main idea arises from the fact that all the problems that we usually associate with poverty are rather due to social inequalities. We measure the well-being of our country with what we can produce, expecting that as GDP increases, problems such as violence, illiteracy, shorter life expectancy, can magically disappear. The culture in which we grew up has accustomed us to believe that as our possessions increase, things like happiness and health will also increase, we would be able to live better and longer.

But this is where the change of perspective takes place. The studies cited in The Spirit Level show that it is rather economic and “social status” inequalities that are linked to social problems. In societies where inequalities are more marked, social problems increase and the quality of life and health decreases. We can see an increase in drug use, educational gaps and gender-based violence.

What does all this have to do with environmental sustainability?

The chapter that interests us comes to the end of the book and is called Equality and sustainability.

Inequalities are related to environmental sustainability in several ways.

First of all, because the most unequal societies are driven by competitive consumerism. And consuming less, as we already know, would be one of the strongest individual actions we can take to reduce our impact.
Second, because the richest societies are the ones that are damaging the weaker ones, which will be the first to be crushed by the climate crisis.

Reduce inequalities to reduce our environmental impact. Would this mean reducing our well-being, our comforts, and, as many would say, our life expectancy? Not exactly. One country is cited as an example: Cuba. Despite the significantly lower average income than the United States, life expectancy and infant mortality are identical. This is proof that there is therefore a way to combine acceptable lifestyles and an economy that does not kill the planet, and the fact that a country can do it without having access to green and advanced technologies is a sign that it can be done everywhere.

Besides, what I would like to add is this: and even if we would have to make some changes? What if we would have to reduce a little? We often forget that the alternative is far worse: intolerable warming of the planet, loss of biodiversity, rising sea levels, and melting of the permafrost. Do we really want to discuss taking our large SUV and driving a couple of kilometers instead of taking the bike*?

[*of course this example applies only if you don’t have a phisical disability.]

Also need to remember that the transition must be just and equitable for all. The richer countries must implement a shift of mindset if they want to achieve the goals they have set themselves, as new technologies will not be enough to save us.

Radical reform is needed not only within societies, which need to reduce inequalities and leave individualism behind in order to consume less, but also externally. Different societies and populations need to start cooperating rather than trying to get around the rules. And this is even more important in light of the COP26, which once again seems like a defeat.