I miss… Km0

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Una di quelle cose molto italiane, troppo italiane, che noi italiani all’estero rimpiangiamo ogni singolo giorno

In foto: il chilometro zero tedesco.

Sapete che parlare di “chilometro zero“, in riferimento al cibo, è una cosa tutta italiana? Miele, frutta e verdura dalla cascina, formaggi a km0… prodotti locali, sapori che cambiano quando ci spostiamo da una regione all’altra. Quelle cose di cui si parla in fila dal fruttivendolo, con una punta di orgoglio incomprensibile al resto del mondo, ma sì sa, l’Italia è l’Italia e queste note eccentriche sono ciò che ci rende famosi là fuori.

Se andate da qualsiasi altra parte (anche solo dai nostri vicini al di là delle Alpi) e provate a tradurre questo concetto, scoprirete che molto probabilmente le persone intorno a voi non hanno idea di che cosa state parlando. Kilometer was? Null? (° Д °´´)?

A Milano avevo un abbonamento a Cortilia, un servizio che ti permette di ricevere frutta e verdura a casa una volta a settimana, in gran parte proveniente dalle campagne nei dintorni. Nei mercati e nei supermercati potevo scegliere il cibo in base alla provenienza. Avevo addirittura la possibilità di ordinare gli avocado dalla Sicilia… insomma, non dovevo fare poi così tanti sforzi, a pensarci adesso. Il Km0 era qualcosa di scontato, facile.

Insomma, non so bene dove sto andando a parare con questo articolo, o forse sì. Sto facendo tutti sti giri per dire che si è sempre tanto più privilegiati quanto meno si sa di esserlo.

Il cibo km0 si chiama così perché viene prodotto dove viene consumato. Solitamente da piccole realtà locali e non in colture intensive. Questo è sicuramente un punto a favore per la nostra salute, ma anche per l’ambiente. Non dovendo percorrere lunghe distanze, il cibo a Km0 ha un’impatto più basso rispetto al suo corrispettivo prodotto su larga scala. Ha senso quindi preferirlo, non solo per una questione di legame col territorio nel quale viviamo, ma anche per tutto il resto.

Ora chiudete gli occhi. Immaginate di essere… non in Italia. Insomma, dove vi pare. In Lapponia. In un food desert negli Stati Uniti. Nel bel mezzo di Beijing. Insomma, un po’ dove vi pare, fate voi.

Adesso statemi a sentire, sempre con gli occhi chiusi, pensando al posto che avete scelto. Il Km0 è un privilegio enorme che, io per prima, sono andata a sbandierare ai quattro venti senza neppure rendermene conto. E forse anche voi lo state facendo. Vi volevo avvisare.

Quando mi sono trasferita qui in Germania sapevo che non sarebbe stato così facile. Lo dico per tante cose, vero? Stavolta però lo intendo veramente. Sapevo che mi sarebbero mancati i limoni. Sapevo mi sarebbero mancati i pomodori. I camone che mi sogno di notte. Sapevo che trasferirmi al di là delle Alpi avrebbe significato partire con la valigia vuota per riportarla indietro piena di cibo al ritorno.

Non che la Germania non abbia la sua produzione ortofrutticola, badate bene. Lungi da me dall’insultare il Mitteleuropa. Patate, cavoli, rape di qualsiasi tipo, patate con la buccia di colore diverso, rape che sembrano ravanelli giganti. E… la lista si esaurisce qui, a meno che non vogliamo aggiungerci i tremendi pomodori Regional che ho comprato ieri al supermercato e che sanno di aria fresca mattutina.

Insomma, il privilegio del Km0 qui posso sognarlo. A occhi chiusi, la notte, sotto il piumino invernale. Insieme al pomodoro camone. Ma sapete cosa mi preoccupa di più? Il fatto che tra qualche anno la mia situazione, che adesso mi sembra un po’ ridicola, sarà quella di tutto il mondo, perché perderemo gran parte della biodiversità a causa del cambiamento climatico. E sarà un problema enorme.

ENG

I miss… Km0

One of those Italian thing, maybe too Italian, something that Italians abroad regret every single day

Photo: what Germans mean with Km0

Do you know that the expression “zero kilometer ”, in reference to food, is an entirely Italian thing? Honey, fruit, and vegetables from the farmhouse, cheeses… local products, flavors that change when we move from one region to another. It’s one of those things that you hear when you are in line waiting for your groceries, with a hint of pride incomprehensible to the rest of the world, but you know, Italy is Italy and these eccentric notes are what somehow make us famous out there.

If you go anywhere else (even just to our neighbors in Europe) and try to translate this concept, you will most likely find that the people around you have no idea what you are talking about. Kilometer was?  Null ? (° Д ° ´´)?

When I was living in Milan, I had a subscription to Cortilia, a service that allows you to receive fruit and vegetables at home once a week, mostly farmed nearby. In the markets and supermarkets, I could choose food based on where they came from. I even had the option of ordering avocados from Sicily… I mean, I didn’t have to put in so much effort, thinking about it now. Km0 was something obvious, easy.

In short, I don’t know where I’m going with this article, or maybe yes. I’m doing all these word loops to say that you are always more privileged when you don’t notice it.
Km0 food is so-called because it is produced where it is consumed. Usually from small local realities and not in intensive harvests. This is certainly a plus for our health, but also for the environment. Not having to travel long distances, Km0 food has a lower impact than its equivalent produced on a large scale. It makes sense to prefer it, not only for a matter of connection with the territory in which we live but also for everything else.

Now close your eyes. Imagine you are… not in Italy. Wherever you like. In Lapland. In a food desert in the United States. In the middle of Beijing. I don’t care, just do it.

Now listen to me, always with your eyes closed, thinking about the place you have chosen. Km0 is a huge privilege. Most places in the world don’t have it. And every time I talked about it in the past, I didn’t realize that I was being a first world Karen. Maybe you are doing it too. In short, I wanted to warn you.

When I moved here to Germany, I knew it wasn’t going to be that easy. I say this for many things, right? But this time I really mean it. I knew I was going to miss lemons. I knew I was going to miss tomatoes. The camone tomatoes that I dream of at night. I knew that moving beyond the Alps would have meant leaving with an empty suitcase to bring it back full of food on the way back.

Not that Germany doesn’t have its fruit and vegetable production. I would never dare to say that. Here we have potatoes, cabbage, turnips of any kind, potatoes with different colored skin, turnips that look like giant radishes. And… the list ends here unless we want to talk about those terrible Regional tomatoes that I bought yesterday at the supermarket and that taste like fresh morning air.

In short, I can only dream of the privilege of Km0 here. With my eyes closed, at night, under the winter blanket. Together with the camone tomato. But do you know what worries me the most? The fact that in a few years my situation, which now seems a bit ridiculous to me, will be that of the whole world because we will lose much of our biodiversity due to climate change. And it will be a huge problem.