Culture Shock: l’ossessione tedesca per il vuoto a rendere e la crisi climatica

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La Germania è un luogo efficiente per tanti motivi, uno fra i quali il sistema di riciclo. I tedeschi adorano riciclare. È una di quelle questioni culturali radicate nel profondo, che si autoalimenta con una profonda responsabilità sociale. Quando dico adorano, non sto esagerando: hanno una vera e propria fissa per il riciclo. E per la birra, i mercatini delle pulci, l’abbigliamento tecnico. Ma di questo ne parleremo un’altra volta. Oggi parliamo dello shock culturale che qualsiasi immigrato vive quando si trova a dover fare i conti con il Pfandsystem.

L’ossessione per il riciclo salta subito all’occhio passeggiando in una qualsiasi città qui a nord delle Alpi. Nel mio quartiere a Monaco di Baviera ci sono una serie di bidoni da far invidia ai ricilatori più maniacali: vestiti, plastica, carta e cartone, vetro diviso per colore – sì, avete letto bene: un bidone per il vetro bianco, uno per il vetro verde, uno per il vetro marrone. Il primo giorno ci ho messo cinque minuti a dividere tutto il vetro che mi ero portata dietro, per il semplice fatto che non ero pronta a dover ragionare in termini di colori e a dover affrontare tutti questi cassonetti in una volta. Anche perché non tutto il vetro e non tutta la plastica vanno buttati in questi cassonetti per il riciclo. Dipende, insomma.

Fermi tutti, ora mi spiego meglio. I tedeschi saranno pure efficienti, ma mica tanto intuitivi. Facciamo un passo indietro e parliamo del Pfand, ovvero del deposito. Che sarebbe più facile farvi vedere come si fa, ma siccome questo è un blog e sui blog ci si scrive, mi tocca trovare le parole giuste per descrivere tutta questa situazione senza farla sembrare surreale.

Le basi, dunque. Se avete mai avuto il piacere di visitare eventi come l’Oktoberfest o i Weihnachtsmarkt (mercatini di Natale) e di non perdere la memoria a causa dell’alcol, avrete sicuramente notato che oltre al prezzo della birra o del Glühwein si paga anche il prezzo per il contenitore dal quale bevete (boccale, bicchiere o tazza che sia). Alla fine, riportandolo, avrete indietro i vostri soldi. Questo sistema è conosciuto come Pfand (Pfandsystem) ovvero deposito. Semplice.

Intelligente, no? Un buon modo per evitare i bicchieri di plastica e per disincentivare i ladri di bicchieri (ovvero gli studenti universitari che non hanno neppure i soldi per comprarsi quei bicchieri minuscoli che vendono a pochi euro all’IKEA, e dunque decidono di buttare due-tre euro per boccali di birra enormi). Il sistema del Pfand però è molto più esteso di così, e se vi capiterà, dopo questi eventi, di vivere in Germania per qualche tempo, ve ne renderete subito conto. E torniamo ai bidoni e al perché non tutto il vetro e non tutta la plastica si buttano al riciclo.

La prima cosa che vi salterà all’occhio dopo aver vissuto un po’ qui saranno sicuramente i grossi macchinari all’ingresso (o all’uscita) dei supermercati. Sono come dei grossi ATM, solo che anziché infilarci la carta di credito la gente ci infila bottiglie di plastica e di vetro. Cosa si riceve in cambio? Soldi. In particolar modo, soldi che abbiamo già pagato in più per comprare quelle stesse bottiglie. Una cifra diversa a seconda che si tratti di monouso o di bottiglia che può essere riutilizzata. Lo stesso identico sistema che vi ho descritto prima e che viene utilizzato per fare in modo che la gente non incul rubi tutti i Maßkrug all’Oktoberfest.

In questi ATM giganti per bottiglie ci possono andare solamente bottiglie di plastica e di vetro e lattine contrassegnate dal simbolo o dalla dicitura del Pfand. Il resto si ricicla nei meravigliosi bidoni che vi ho descritto prima, siano essi a bordo strada o nei condomini.

Se questo può sembrare ossessivo compulsivo, sappiate che intorno al Pfand c’è una vera e propria cultura. Apparentemente, si tratta di una cultura fatta di gente che lascia le bottiglie di vetro fuori dai cestini o in punti visibili (in modo che senzatetto o persone che hanno bisogno di arrotondare possano prenderle e riscuotere il Pfand). In modo sempre molto ordinato e pignolo, sia chiaro.

Ma lo shock più grande per me è stato vedere anche pensionati imborghesiti dedicarsi a questa pratica di raccolta bottiglie. La concorrenza è spietata, tant’è che un giorno ho assistito a una vera e propria gara tra vecchi in bicicletta che pedalavano inferociti per arrivare al prossimo cestino. Necessità per alcuni, passatempo per altri. Così assurdo che, per noi immigrati abituati a tutt’altro, il Pfand è uno di quegli argomenti di discussione che emergono sempre quando dobbiamo raccontare agli altri cosa diamine succede in Germania.

In realtà, più ci sono dentro, più riesco ad ammirare la semplice genialità del Pfand. Voglio dire, perché non abbiamo tenuto questa cosa del vuoto a rendere anche in Italia? Cos’è che ci faceva così schifo, il fatto di dover tenere le bottiglie intatte? I cassonetti per strada? Dover mettere dei macchinari giganti all’ingresso degli Esselunga? I vantaggi sarebbero stati molteplici: oltre ad educare la gente al valore dei materiali, avremmo avuto al possibilità di riciclare di più, riutilizzare di più, e di mostrare che la sostenibilità non è una roba da pazzi scatenati, ma un’ossessione quotidiana che, se fatta da tutti, può salvare il mondo dalla catastrofe climatica.

Forse il Pfand è brillante perché coinvolge tutti. Tutti quanti.

Ogni volta che sono in fila con il mio sacchetto di bottiglie, penso che la persona di fronte a me potrebbe tranquillamente essere un negazionista della crisi climatica. E me lo vedo lì, intento a buttare una dopo l’altra le bottiglie su quel bocchettone enorme, prendere lo scontrino, e senza pensarci due volte contribuire a un qualcosa di così semplice che non è sicuramente la soluzione a tutti i nostri mali, ma che bottiglia dopo bottiglia ci costringe a cambiare la nostra prospettiva. Forse facendoci ossessionare con tutte quelle piccole azioni che ci salveranno da questo gran casino.

ENG

Culture Shock: Let’s talk about the German Pfand obsession and the climate crisis

Germany is an efficient place for many reasons, and one of them is the recycling system. Germans love to recycle. It is one of those deeply rooted cultural matters, which feeds itself with profound social responsibility. When I say they love it, I’m not exaggerating: they have a true obsession with recycling. And for beer, flea markets, winter clothing. But we’ll talk about this another time. Today I want to talk about the culture shock that any immigrant like me experiences while dealing with the Pfandsystem.

The obsession with recycling is particularly visible when you walk in any city here north of the Alps. In my neighborhood in Munich, on the streets there are a series of bins, too many even for the most compulsive recycler: one for clothes, one for plastic, paper and cardboard, and many others for glass divided by color – yes, you read that right: one bin for white glass, one for green glass, one for brown glass. The first time it took me five minutes to divide all the glass I had taken with me, for the simple reason that I was not ready to think in terms of colors and to have to deal with all these bins at once. Also because not all glass and not all plastic are thrown away in these recycling bins. In short, it depends.

Now, let me explain better. Germans love to be efficient, but often they are not that intuitive. Let’s take a step back and talk about Pfand, or what you may know as deposit system. It would be easier to show you how it’s supposed to be done, but since this is a blog and by definition a place where people write about stuff, I have to find the right words to describe this whole situation without making it look crazy.

Let’s talk about the basics then. If you have ever had the pleasure to visit events such as Oktoberfest or Weihnachtsmarkt (Christmas markets) and, right after that, not losing your memory because of alcohol, then you may notice that in addition to the price of your beer comes the price for the container from which you drink (mug, glass or cup whatever). Eventually, by bringing it back, you will get your money back. This system is known as Pfand (Pfandsystem). Easy.

And also smart, right? It’s a good way to avoid plastic cups and to discourage thieves (i.e. university students who don’t even have the money to buy those tiny glasses that sell for a few euros at IKEA and therefore decide to throw away two or three euros for huge mugs of beer). The Pfand system, however, is much broader than that. If you happen to live in Germany for some time, you will immediately realize it. To explain that we need to go back to the recycling bins and why not all glass and plastic is thrown away for recycling.

The first thing that will catch your eye after having lived here for a while will certainly be the large machinery at the entrance (or exit) of the supermarkets. They are like big ATMs, only instead of people putting their credit cards in them, you will see people putting bottles. What do you get in return? Money of course. Money that has already been spent during the purchase of the bottle. A different figure depending on whether it is a disposable bottle or a bottle that can be reused. The same system that I have described to you earlier and which is used to make sure that people do not steal all the Maßkrugs at Oktoberfest.

These giant bottle ATMs can only fit plastic and glass bottles and cans marked with the Pfand symbol. Everything else is recycled in the wonderful bins that I described before, whether they are on the side of the road or in apartment buildings.

If this may seem obsessive, you should know that there is a real culture around Pfand. Apparently, it is a culture of people leaving glass bottles out of bins or in visible places (so that other people who need them can pick them up and collect Pfand). 

But the biggest shock to me was also seeing bourgeois retirees engaging in this bottle-collecting practice. The competition is fierce, so much so that one day I witnessed a real race between old people on bicycles who were pedaling furiously to get to the next basket. A necessity for some, entertainment for others. So absurd that, for us immigrants accustomed to anything else, Pfand is one of those topics of discussion that always emerge when we have to tell others what the hell is going on in Germany.

To wrap this up, the more I am here, the more I admire the simple genius of this system. I mean, why didn’t we keep this system in Italy too? What was wrong with us in the early 90s? Reusing bottles? Bins on the street? Having to put giant machinery at the Esselunga entrance? The advantages would have been many: in addition to educating people about the value of materials, we would have had the opportunity to recycle more, reuse more, and to show that sustainability is not a crazy thing, but a daily obsession that, if done by everyone, it can save the world from climate catastrophe.
Perhaps Pfand is brilliant because it involves everyone. Everyone.

Whenever I’m standing in line with my bag of bottles, I think the person in front of me could easily be a climate crisis denier. And I see him there, throwing the bottles one after the other on that huge outlet, taking the receipt, and without thinking twice contributing to something so simple that it is certainly not the solution to all our problems, but that bottle after bottle forces us to change our perspective. Maybe making us obsess over all those little actions that will save us from this big mess.