Il futuro che scegliamo: un libro di Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac

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Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac: vi dicono qualcosa questi due nomi? Molto probabilmente la vostra risposta sarà come la mia, negativa. Sappiate però che sono le due menti dietro gli accordi di Parigi. Il 2015, anno di svolta per i movimenti ambientalisti, si è tenuta la conferenza sul clima conosciuta col nome di COP21: 190 paesi in quell’occasione hanno firmato un accordo giuridicamente vincolante per contrastare il cambiamento climatico, limitando l’innalzamento a 1,5°C.

Il libro si chiama The Future We Choose. Surviving the Climate Crisis. Quando l’ho segnato nella mia lista delle prossime letture, l’impressione che mi aveva fatto leggendo la quarta di copertina era quella di un libro divulgativo, da leggere senza pretese.

Quello che mi ha colpito di più una volta iniziata la lettura è stato il tono incredibilmente ottimista dei due autori. In un momento in cui fatico a tenere a bada la mia eco-ansia, quasi non riuscivo a credere che delle semplici pagine (di ebook nel mio caso) potessero risollevarmi il morale e ridarmi un po’ di speranza e fiducia nel cambiamento.

Ho finito di leggerlo proprio mentre iniziavano a circolare le immagini di Greta Thunberg a Milano. Ancora una volta la giovane attivista ha esasperato (in senso positivo) ciò che tutti noi pensiamo: le nostre parole sembrano parole al vento, e non possiamo più permetterci che rimangano tali.

Sentire il discorso di Greta Thunberg mi ha fatto ripensare proprio a quell’ottimismo testardo (stubborn optimism) che i due autori rivendicano come unico motore di cambiamento. Ed è riuscito a contagiare anche me. La parte più bella e più originale di The Future We Choose, quella che a mio parere vale il prezzo di copertina e la lettura, è proprio la parte in cui, con profondo reailsmo su quello che sta succedendo là fuori, i due autori descrivono il cambio di attitudine necessario per mantenere la crisi climatica entro limiti accettabili. Non c’è salvezza, non c’è miracolo: c’è solo la presa di coscienza che l’unica cosa che possiamo fare è affrontare ciò che abbiamo creato, e credere di poter agire prima che sia troppo tardi.

Di fronte alle risorse limitate che ci rimangono e alla devastazione causata dalla nostra cultura estrattivista, dobbiamo reagire con un punto di vista rigenerativo. Un punto di vista che deve superare le ineguaglianze sociali, che deve essere in grado di aiutare i paesi che non hanno causato la crisi climatica ma che saranno i primi a subirla, un punto di vista che deve necessariamente abbandonare il profitto capitalista.

Every breath we take, every drop of liquid we drink, and every morsel of food we eat comes from nature and connects us profoundly to it. It is a simple basic truth, yet one we often tend to ignore or take for granted.

Ogni respiro che facciamo, ogni goccia che beviamo, ogni boccone che mangiamo arriva dalla natura e ci connette ad essa profondamente. E’ una verità semplice e basilare, ma una verità che spesso ignoriamo o diamo per scontata.

The future we choose. Traduzione mia

Dopo un’introduzione metodologica e un quadro relativo allo stato di cose che dobbiamo affrontare da questo momento in poi, la terza parte del libro, più pragmatica, propone 10 azioni concrete per raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi.

Ne citerò solo alcune, anche se meritano di essere approfondite uno dopo l’altro. La prima azione è quella di lasciarci alle spalle il “vecchio mondo” legato ai combustibili fossili e ad un ottica di risorse che possono essere estratte e sfruttate all’infinito. La terza è quella di difendere la verità, contro i complottismi e contro coloro che vorrebbero negare l’esistenza della crisi climatica in atto. La quarta (una delle mie preferite) è quella di vedere noi stessi come cittadini, e non come consumatori: per godere la vita non abbiamo bisogno di oggetti che ci dicano chi siamo, soprattutto in un mondo nel quale il consumismo di massa porta a spendere sempre di più e a risultare sempre più indosddisfatti. La nona azione è quella di eliminare le disuguaglianze di genere, e infine la decima è quella di essere sempre coinvolti nella politica, proprio perché la crisi climatica non minaccia solamente gli ecosistemi, ma anche le nostre democrazie.

Insomma, una lettura fondamentale in vista del COP26 che si terrà a Glasgow dal 31 Ottobre di quest’anno, e che ci permette non solo di capire da quali presupposti dobbiamo partire per affrontare la crisi, ma anche quali azioni concrete possiamo portare avanti come individui e come cittadini che hanno il potere di veicolare i cambiamenti più grandi.

ENG

The Future We Choose: a book by Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac

Christiana Figueres and Tom Rivett-Carnac: do you know these two name? Your answer will most likely be like mine, negative. But you should know that they are two minds behind the Paris accords. In 2015 it was held the climate conference known as COP21: 190 at that time countries signed a legally binding agreement to contrast climate change by limiting the temperature increase to 1.5 ° C.

The book is called The Future We Choose. Surviving the Climate Crisis. What struck me the most once I started reading was the incredibly optimistic tone of the two authors. At a time when I struggle to keep my eco-anxiety at bay, I almost couldn’t believe that simple pages (of ebook in my case) could encourage me.

I finished reading it just as the images of Greta Thunberg in Milan started to be covered by newspapers and TVs. Once again the young activist has exasperated (in a positive sense) what we all think: our words seem like words in the wind, and we can no longer afford to make them remain so.

Hearing Greta made me rethink precisely that stubborn optimism that the two authors claim as the only engine of change. And it managed to affect me too. The most beautiful and most original part of The Future We Choose, the one that in my opinion is worth the cover price and the reading, is precisely the part in which, with profound realism about what is happening out there, the two authors describe the change of attitude necessary to keep the climate crisis within acceptable limits. There is no salvation, there is no miracle: there is only the realization that the only thing we can do is face what we have created, and believe that we can act before it is too late.

Faced with the limited resources that remain and the devastation caused by our extractivist culture, we must react with a regenerative point of view. A point of view that must overcome social inequalities, that must be able to help the countries that did not cause the climate crisis but that will be the first to suffer it, a point of view that must necessarily abandon capitalist profit.

Every breath we take, every drop of liquid we drink, and every morsel of food we eat comes from nature and connects us profoundly to it. It is a simple basic truth, yet one we often tend to ignore or take for granted.

After a methodological introduction and a framework relating to the state of affairs that we must face from now on, the third part of the book, more pragmatic, proposes 10 concrete actions to achieve the goals of the Paris agreement.
I will mention only a few, even if they deserve to be explored one after the other. The first action is to leave behind us the “old world” linked to fossil fuels and to a perspective of resources that can be extracted and exploited indefinitely. The third is to defend the truth, against conspiracies and against those who would like to deny the existence of the climate crisis in progress. The fourth (one of my favorites) is to see ourselves as citizens, and not as consumers: to enjoy our life we ​​don’t need objects or clothes that tell us who we are, especially in a world where mass consumerism leads to spending more and more and to be more and more dissatisfied. The ninth action is to eliminate gender inequalities, and finally, the tenth is to always be involved in politics.

I don’t want to spoil the book entirely, but you must know that I consider it a fundamental reading while waiting for COP26 which will be held in Glasgow from 31 October this year, and which allows us not only to understand from what assumptions we should start to face the crisis but also what concrete actions we can take forward as individuals, and as citizens who have the power to drive change.