Come possiamo sperare che ci capiscano se non riescono neppure a vederci?

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Luglio è il disability pride month. Lo ammetto, non lo sapevo, e l’ho scoperto per la prima volta proprio quest’anno. Se solitamente non sento di dover festeggiare o sottolineare ricorrenze, quest’anno è diverso. Mi viene da scrivere queste parole dopo giorni in cui ho cercato di non esternare, di non parlarne, quando invece ogni volta che qualcuno accendeva la tv l’unica cosa che avrei voluto fare sarebbe stata urlare a squarciagola.

Il Disability Pride Month segue il Pride Month del mese di Giugno. Entrambe le ricorrenze hanno lo stesso scopo: portare visibilità e lottare per i diritti ancora non riconosciuti. Per quanto riguarda il Pride, si parla dei diritti della comunità LGBTQIA+. Per quanto riguarda il Disability Pride, si parla dei diritti delle persone disabili.

Quest’anno, come dicevo, è diverso. Da due giorni è arrivata al Senato la discussione sul DDL Zan. Inizialmente ho cercato di non ascoltare, di non sentire, ho evitato i video e gli articoli, proprio perché sapevo che sarebbe stato degradante sentire degli uomini di mezza età parlare di cose così lontane da loro. Sentire parlare di teoria del gender, di esseri umani che si estinguono a causa degli omosessuali, sentire sentenze sputate da persone che non hanno neppure capito la differenza tra orientamento sessuale e identità di genere.

« Vogliamo mettere anche i ciccioni nelle categorie protette dalla legge Mancino?

(Andrea Cangini grassofobico, FI)

« I nostri giocatori non hanno chiamato Genitore 1 o Genitore 2… hanno chiamato la mamma. »

(Senatore della Lega che mi rifiuto di citare, mentre cerca di cavalcare l’onda della vittoria degli Europei 2021)

Il DDL Zan non è una legge perfetta. È una legge vecchia, che cerca di mettere una pezza alla già presente legge Mancino, di fatto condannando azioni e slogan non solo, come succede oggi, in base a motivi razziali, religiosi e nazionali, ma aggiungendo « motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale,sull’identità di genere e sulla disabilità » (potete leggere il testo per intero qui).

Insomma, non sembra così tanto problematico, vero? È una legge che, in un paese moderno e sensibile ai temi di uguaglianza e inclusione, dovrebbe essere approvata a occhi chiusi. Una legge per la quale dovremmo vergognarci di essere arrivati così in ritardo.

Eppure succede che, uscendo dalla nostra bolla, improvvisamente ci rendiamo conto che la diversità fa paura. Ci rendiamo conto che chi dovrebbe rappresentarci vuole tenerci marginalizzati. Ci rendiamo conto che una legge scritta per tutelare e riconoscere i crimini d’odio omotransfobici e abilisti, si trasforma in dibattito aperto puramente ideologico.

Scopriamo che parlare di genere fa paura ed è più facile parlare di gender in modo che nessuno capisca, scopriamo che le esperienze delle persone transgender e omosessuali non sono da considerarsi valide. Scopriamo che della disabilità, ancora una volta, non se ne parla, perché tanto è una cosa di poche persone che non ha nulla a che vedere col resto della società.

Come possiamo sentirci rappresentati da tutto questo? Come possiamo votare sperando in un futuro migliore, quando le nostre vite vengono discusse in modo così superficiale? O quando addirittura queste persone pensano di poterci prendere per i fondelli inventandosi di sana pianta cose che all’interno della legge non esistono, mistificando la realtà e cercando di invalidare tutte le esperienze di coloro che sono diversi da loro, cinquantenni cishet?

Come possiamo festeggiare il mese dell’orgoglio disabile di fronte a questo scempio che si compie sotto i nostri occhi, non solo in Senato ma nella nostra vita di tutti i giorni?

La verità è che queste persone non hanno neppure intenzione di capire. Sono barricate nelle loro roccaforti di privilegio e sono consapevoli del fatto che si tratta di idee così fragili che, se solo provassero a ragionare sulla nostra esistenza, crollerebbero come un castello di carte.

Vorrei chiudere con una riflessione. Ieri ho letto un commento di una persona che si chiedeva cosa importasse in fondo a noi disabili di mantenere il DDL Zan così com’è e cosa ci avrebbe tolto se fosse passato senza specificare orientamento sessuale e identità di genere come sta chiedendo a gran voce la destra. La risposta è molto semplice: una legge che non abbraccia tutte le esperienze di persone marginalizzate è una legge che non ha senso di esistere. Una legge che include me ed esclude le persone queer e in generale tutte le persone che ogni giorno vengono discriminate per il solo fatto di esistere è una legge che non può rappresentarmi.

Comunque vada a finire, questa storia è una sconfitta per tutti. Anche per voi che pensate che tutto ciò non vi sfiori minimamente.

ENG

How can they understand if they cannot even see us?

July is disability pride month. I admit I didn’t know, and I discovered it for the first time just this year. If I don’t usually feel like celebrating or commemorating anniversaries, but this year is different.

I am writing these words after days in which I tried not to externalize, not to talk about it when instead every time my in-laws turned on the TV the only thing I wanted to do was to scream at the top of my lungs.

Disability Pride Month follows the Pride Month of June. Both recurrences have the same purpose: to bring visibility and fight for unrecognized rights. As for Pride, we talk about the rights of the LGBTQIA + community. As for Disability Pride, we talk about the rights of disabled people.

This year, as I said, is different. Two days ago, the discussion on an Italian Law called DDLZan arrived in the Senate. At first, I tried not to listen, not to hear, I dodged videos and articles, mostly because I knew it would be degrading to hear middle-aged men talking about things they don’t understand. Hearing about gender theory, about human beings dying out because of homosexuals, hearing sentences spat out by people who haven’t even understood the difference between sexual orientation and gender identity.

The DDL Zan is not a perfect law. It is an old law, which seeks to patch up the already present law, which condemns actions and slogans not only, as happens today, based on racial, religious and national reasons, but by adding “reasons based on sex, on gender, on sexual orientation, on gender identity and on disability” (you can read the full text here).

I mean, it doesn’t sound that much of a problem, does it? It is a law that, in a modern country sensitive to issues of equality and inclusion, should be approved within a minute. A law for which we should be ashamed of being so late.

Yet it happens that, coming out of our bubble, we suddenly realize that diversity for some people is scary. We realize that those who should represent us want to keep us marginalized. We realize that a law written to protect and recognize homotransphobic behaviors and sanctioning hate crimes turns into a purely ideological open debate.

We discover that talking about equality is scary and it is easier to talk about gender in a way that nobody understands. We discover that many people think that we should not consider the experiences of transexual and homosexual people valid. We discover that disability, once again, is something that doesn’t need to be discussed, because it is a thing of a few people that has nothing to do with the rest of society.

How can we feel represented by all this? How can we vote for a better future when our lives are discussed in such a superficial way? Or when these people think they can take us for a ride by making up things that do not exist within the law, mystifying reality, and trying to invalidate all the experiences of those who are different from them, fifty-year-old cishet?

How can we celebrate disability pride month in the face of this shame that is taking place before our eyes, not only in the Senate but in our everyday life?

The truth is, these people don’t even want to understand. They are fortified in their havens of privilege and they know that their ideas are so fragile that, if only they tried to think about our existence, they would collapse like a house of cards.

I would like to close this rand with a thought. Yesterday I read a comment from a person who wondered what really mattered to us, disabled people, to keep DDL Zan as it is and what it would have taken away from us if the law would pass without specifying sexual orientation and gender identity as the right conservatives are asking. The answer is very simple: a law that does not include all the experiences of marginalized people is a law that makes no sense to exist. A law that includes me and excludes queer people and in general all people who are discriminated against every day for the mere fact of existing is a law that cannot represent me.

However it turns out, this story is a defeat for everyone. Also for you who think that all this does not touch you and your life.