Collaborazioni con le aziende: greenwashing, etica e responsabilità

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Succede che mi contatta un’azienda per una collaborazione online.

Raramente accetto. Solitamente sono cose che non hanno niente a che fare con ciò di cui parlo online, oppure sono cose che non ho nessun interesse a promuovere.
Stavolta, però, succede che mi contatta un’azienda green, che si occupa di progetti relativi all’ambiente e di salvaguardia degli ecosistemi. Mi prendo un paio di giorni prima di accettare, controllo il loro sito, guardo il pdf che mi hanno inviato. Mi piace. Che dire di più?

Succede che accetto.

Non ci penso più, mi devono far sapere la data. Ma nel mentre vedo che alcune persone iniziano a parlarne. Persone di cui mi fido, persone che ascolto sempre molto volentieri. In quel momento penso: «Bel progetto, finalmente qualcosa da portare avanti insieme a tutta la community online».

Instagram è un inferno, ma Dante ci ha insegnato che discendendo tra le bolge si trovano persone che hanno molto da insegnarci. Lorenzo è uno di questi: mi fa notare che nella pagina delle collaborazioni di questa azienda, ben nascosta sotto diciture ridicole, si nascondono non una, ma ben due multinazionali.

Perdonate l’assenza dei nomi: il punto non è chiamare in causa le aziende, non in questo caso. Preferisco concentrarmi sulle dinamiche di ciò che è successo, e spingere a una riflessione sull’etica delle collaborazioni online e sulla nostra responsabilità.

Sappiate solo che non si tratta di due multinazionali qualunque: sono due aziende che sono parte attiva e causa diretta del problema. Due aziende che ogni giorno basano il loro profitto su monocolture insostenibili e agricoltura intensiva.

Che faccio?
Ho accettato, e adesso?

Prendo fiato e faccio quello che mi viene spontaneo fare con le aziende: mando una mail. Cerco di capire.

Non voglio fare il nome dell’azienda e non voglio che sia facilmente rintracciabile, ma sappiate che la loro risposta è stato il perfetto esempio di greenwashing. Si sono giustificati dicendo che questa partnership permette alla multinazionale di sviluppare politiche sostenibili.

Mi hanno detto che questo non cambia il loro ruolo. Come se fosse possibile cambiare il mondo, agire per salvaguardare l’ambiente e allo stesso tempo riempirsi le tasche con i soldi di chi sta contribuendo direttamente a contaminare i territori e distruggere interi ecosistemi.

Per farvi capire meglio, stiamo parlando dei soldi di una delle più grande multinazionali al mondo nel settore alimentare, che coltiva intensivamente e con largo uso di pesticidi dannosi per l’ambiente chilometri di noccioleti che, come potete immaginare, fanno tutto fuorché salvaguardare la biodiversità e rispettare il territorio. Stiamo parlando di un’azienda che da anni sta cercando di nascondere il suo enorme impatto ambientale. E lo fa anche qui da noi, in Italia.

Succede che ci penso un fine settimana. E poi decido di non accettare e di ritirarmi.

È difficile per un profilo piccolo e per un blog personale come IBMOB emergere. Faccio tutto da sola: mi informo, scrivo, traduco, sintetizzo, faccio le foto. E non nego che sia bello essere notata da un’azienda che mi vede in un’ottica di partnership. Soprattutto se si tratta di un’azienda che, a parole, sembra portare avanti i valori in cui credo.

Ma qual è il motivo per cui scrivo in rete?

Perché ho aperto il blog, il profilo Instagram?

Perché voglio che la gente legga ciò che ho da dire?

Per me, Instagram e i social sono il mezzo per amplificare ciò che faccio nella vita reale. Ma ciò che faccio nella vita reale è decidere ogni giorno di non supportare multinazionali che devastano l’ambiente per poi sciacquarsi la bocca con progetti che di sostenibile hanno solo la facciata.

Non lo faccio con i miei soldi, perché dovrei farlo con la mia immagine?

Ho schivato un proiettile, ma ci sono andata molto vicina. Avrei potuto ospitare nel mio profilo, che è parte della mia vita e che rispecchia i miei valori, un’azienda che non mi rappresenta per niente. Un’azienda che fa il contrario di tutto quello che predico.

Ho rifiutato questa collaborazione e questo mi ha spinto a riflettere molto. Credo che questa esperienza segni la parola fine a qualsiasi altra proposta che verrà in futuro.
Non perché credo che tutte le aziende siano uguali, ma perché credo di avere così tanto da dire, anche senza il bisogno di pubblicizzare qualcosa solo perché mi è stato chiesto. Voglio che le persone che leggono ciò che scrivo, quando arrivano sul mio profilo e sul mio blog, non abbiano mai il dubbio di quando e quanto io sia sincera.

Non voglio diventare una bacheca ambulante, né per aziende green né per aziende di altro tipo.

Mi sento responsabile nei confronti di chi mi legge e purtroppo credo che, nel momento in cui qualcuno mi regala anche solo una caramella, il mio giudizio sarà sempre, anche inconsciamente, deviato e offuscato.

ENG

Online collaborations with companies: greenwashing, ethics and responsibility

Two weeks ago, an Italian company contacted me to propose an online collaboration.

I rarely accept. Usually, these are things that have nothing to do with my field of curiosity, or they are things that I have no interest in promoting. This time, however, it happens that a green company contacts me, which deals with projects relating to the environment and safeguarding ecosystems. I take a couple of days before accepting, I check their site, I look at the pdf they sent me. I like it. What more can I say?

I accept.

I don’t think about it anymore, waiting for them to set a date for the Instagram stories and posts. But in the meantime I see some people starting to talk about the project. People I trust, people I always listen to with enthusiasm. I remember that I thought: «Nice project, finally something to carry on together with the whole online community».

Instagram is an Inferno, but Dante taught us that descending among the circles some people have a lot to teach us. Lorenzo is one of those people: he points out to me that on the collaborations page of this company, well hidden under ridiculous terms, there are not one, but two multinationals companies.

Forgive me if I don’t say their names: the point I’m trying to make is not to involve those specific companies, not in this case. I prefer to focus on the dynamics of what happened and push for a reflection on the ethics of online collaborations and on our responsibility while doing online activism. 

Just know that these are not just “any” multinationals: they are companies that are an active part and direct cause of the problem we are trying to fight. Two companies that every day base their profit on unsustainable monocultures and intensive agriculture.

What do I do? 
I accepted, now what?

I take a breath and do what I usually do with companies: I send an email. I try to understand them.

I don’t want to name the company and I don’t want it to be easily found, but you should know that their answer was the perfect example of greenwashing. They justified themselves by saying that this partnership allows the multinational to develop sustainable policies.

They told me this doesn’t change their role. As if it were possible to change the world, to act to safeguard the environment, and at the same time take the money of those who are directly contributing to contaminate territories and destroy entire ecosystems.

To make you understand, we are talking about the money of one of the worldwide largest corporations in the food industry, which grows hazelnuts intensively and with wider use of pesticides. A company that does absolutely nothing but protect biodiversity and respects the territory. Also, they have been trying to hide its enormous environmental impact for years.

It happens that I think about it for the entire weekend. And then I decide not to accept and to withdraw at the last minute.

It is difficult for a small and personal blog like IBMOB to stand out. I do everything by myself: research, write, translate with my crippled english, summarize, take photos. And I don’t deny that it’s nice to be noticed by a company that sees me as a partner. Particularly when it is a company that, in words, seems to carry on the values ​​I believe in.

But what is the reason why I write online? 

Why did I open the blog, the Instagram profile? 

Why do I want people to read what I have to say?

For me, Instagram and social media are the means to amplify what I do in real life. But what I do in real life is to decide every day not to support multinationals that destroy the environment and then rinse their image with fake sustainable projects.

I don’t do it with my money, why should I do it with my image?

I dodged a bullet but it got very close to me. I could have hosted in my profile, which is part of my life and which reflects my values, a company that does not represent me at all. A company that does the opposite of everything I preach.

I refused this collaboration and this made me think a lot. I believe that this experience will put an end to any other proposals that will come in the future. 

Not because I believe that all companies are the same, but because I believe I have so much to say, even without the need to advertise something just because I was asked to do it. I want people who read what I write, and when they come to my profile and here on IBMOB, to never have the doubt of when and how sincere I am.

I don’t want to become a showcase, neither for green companies nor for companies of any other type. 

I feel responsible towards those who read me and unfortunately, I believe that, when someone gives me even just a candy to speak about something, my judgment will always be, even unconsciously, deviated and clouded.