Un trasloco zero waste

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Sto traslocando. È arrivato il momento di lasciare Milano, dopo quasi due anni passati tra lockdown, quarantene, canzoni ai balconi, pizze fatte in casa e passeggiate al parco. Nonostante il momento non sia ideale, è arrivato e non posso più rimandarlo, e quindi eccomi qui: circondata da tutto ciò che possiedo, a scrivere del mio trasloco internazionale zero waste.

Per chi non mi segue su Instagram, piccolo update: mi trasferisco in Germania!

Iniziamo subito col dire che non parlerò del nastro carta compostabile. Lo so, siete tuttə qui per questo. E non posso che essere d’accordo: esteticamente è molto bello. Lo so, avrei potuto fare delle foto con quel filtro dorato e luminoso che tanto ci piace. Ma utilizzarlo al posto del normale nastro da pacchi significava ordinarlo da internet e mandare in fumo tutti i miei tentativi di traslocare con il minimo impatto possibile sull’ambiente.

Vivere una vita zero waste è facile finché si è in casa. Diventa invece una sfida in questi momenti, quando improvvisamente mi ritrovo a racchiudere tutto ciò che mi appartiene dentro scatole di cartone. Sopra le quali, inevitabilmente, dimenticherò di scrivere cosa c’è dentro. Alcune cose saranno facili da ritrovare, altre si perderanno nel caos: per fortuna, una volta arrivata mi aspettano 5 giorni di quarantena che saranno totalmente dedicati a sistemare tutti i miei averi.

Fatte queste premesse, vi racconto un po’ come mi sono organizzata per affrontare il trasloco.

Scatoloni

Il mio segreto per gli scatoloni è accumulare. Lo so, da wannabe minimalista non dovrei usare questo termine, però accumulare scatoloni è l’unico modo per fare un trasloco a basso impatto ambientale. Non appena abbiamo deciso di trasferirci, io e Nico abbiamo iniziato a conservare in un lato della casa tutte le scatole degli ordini e dei pacchetti ricevuti, compresi gli imballaggi. Nel caso dei pacchi che ricevo con i dispositivi per il diabete, gli imballaggi abbondano, dunque non è stato poi così difficile.

Accumulare scatoloni e imballaggi già usati permette di risparmiare tempo e denaro. È vero che le scatole possono essere tranquillamente riciclate, ma niente ci impedisce di usarle e sfruttarle al massimo fino alla fine della loro vita.

Se non ricevete tanti pacchi o non avete la possibilità di avere un ripostiglio in casa dedicato all’accumulo, una buona alternativa è… il supermercato. Ogni giorno infatti al supermercato vengono utilizzate e buttate via centinaia di scatole. Potete chiedere ai dipendenti se ve ne lasciano da parte qualcuna, solitamente vi chiederanno di tornare prima che mandino tutta la carta al compattatore. Oppure potete dare un’occhiata anche in ufficio: avete presente le scatole delle risme di carta? Sono perfette per libri e documenti, perché sono piccole e non diventano così pesanti da essere impossibili da trasportare.

Infine, tirando fuori il mio spirito di sopravvivenza ho realizzato che tutti i contenitori che ho in casa possono essere utilizzati per trasportare qualcosa: cestini, scatoline, sacchetti di stoffa, zaini, borse. Ho fatto diventare gli asciugamani e le tovaglie dei riempitivi; entrambi infatti sono perfetti per sostituire la plastica da imballaggio, soprattutto per i piatti, le ciotole o i barattoli di vetro che si potrebbero facilmente rompere.

Rifiuti e oggetti

Quale momento migliore per fare un audit dei propri rifiuti? Vi assicuro, durante il trasloco se ne producono tanti. Nel mio caso, ridurre è il mantra che guida la pratica ascetica del traslocare: se non sto buttando cose che non mi servono, non lo sto facendo per bene.

I rifiuti più ovvi e più facili sono gli imballaggi: fortunatamente sono anche quelli più riciclabili, perché composti quasi unicamente da carta e cartone oppure da plastica. L’unica accortezza è quella di togliere il nastro da pacchi dal cartone, e gettarlo separatamente nella raccolta indifferenziata una volta arrivati a destinazione.

Per quanto riguarda tutto il resto, durante queste settimane in cui casa mia sta assumendo sempre più il profilo di Manhattan e dei suoi grattacieli, mi sono resa conto che è più facile, quando ogni oggetto mi passa tra le mani, ripensarlo.
Mi serve veramente? Perché lo sto tenendo anche se è rotto? È più facile pensare a come quell’oggetto sia arrivato a me. È stato spedito fino a casa mia? L’ho comprato al supermercato? Com’è stato imballato? Lo ricomprerò una volta arrivata a destinazione? Tutte queste domande mi aiutano a scegliere cosa acquistare in futuro. Questo vale anche per il cibo. In un momento di caos come il trasloco è facile pensare alle alternative, a cosa avrei potuto fare meglio e a cosa invece è stato inevitabile.

In ogni caso, traslocare è il momento migliore per rifiutare, una benedizione per ogni minimalista. Pensate a tutto ciò di cui non abbiamo bisogno. Se durante la vita di tutti i giorni è facile non aprire il cassetto degli orrori nel quale accumuliamo le penne che abbiamo rubato in ufficio nel 2011, durante il trasloco dobbiamo farlo necessariamente. Tirare fuori tutti i calzini, anche quelli spaiati. Togliere lo strato di polvere dai soprammobili nella libreria. Contare quanti cavi abbiamo accumulato.

E finalmente, lasciar andare tutto quello che è superfluo.

In realtà ci vuole un po’ di polso e un po’ di allenamento: la giustificazione del «potrebbe servirmi, un giorno» è sempre dietro l’angolo. L’ideale però è cercare di essere più cinici e crudeli possibile, e rispondere a noi stessi che no, se non abbiamo usato quel cavetto dal 1998 è molto improbabile che possa servirci dopodomani.

Tutti però abbiamo un tallone d’Achille: il mio è la libreria. Ho selezionato qualche libro che voglio regalare, ma per il resto rimane la parte più ingombrante in termini di spazio e volumi. I libri per me sono sempre stati un’ancora di salvezza, e ciclicamente riprendo in mano molti dei titoli che ho comprato negli anni. Per qualcuno potrà sembrare un controsenso, per me va bene così: ho imparato che non devo essere perfetta, e che posso essere minimalista in tanti ambiti della mmia vita senza dover rinunciare a ciò che mi arricchisce.

Ricordate sempre che gli oggetti che non vi servono più possono essere utili a qualcun altro: potete donarli ad amici e parenti, associazioni o in beneficenza. Ovviamente parliamo di oggetti perfettamente funzionanti e non rotti: tutto ciò che invece è arrivato a fine vita può essere differenziato oppure, nel caso di elettrodomestici e ingombranti, conferito in base alle indicazioni del comune.

Durante un trasloco si impara sempre e solo una cosa: abbiamo molto più di ciò che ci serve. Siamo degli animali che tendono ad accumulare, dai vestiti agli oggetti, fino al cibo in dispensa. Questa è una tendenza culturale difficile da combattere ed è difficile cambiare da un giorno all’altro. Mai come di fronte alla nostra vita inscatolata abbiamo la possibilità di ripensare i nostri consumi e tutte le cose che introduciamo nella nostra vita.

Trasportare le scatole è un lavoraccio, fisico e mentale. Diventa quindi necessario a volte essere capaci di lasciare andare tutte le cose che non utilizziamo e che non ci serviranno più in futuro: non solo quelle che si accumulano nelle scatole, ma in generale tutte quelle che si accumulano nella nostra vita.

ENG

A zero waste move

I’m moving. The time has come for me to leave Milan, after almost two years of lockdowns, quarantines, singing from the balconies, homemade pizzas, and walks in the park. Although the moment is not perfect, it has arrived and I can no longer delay it, so here I am: surrounded by everything I own, writing about my zero waste international move.

For those who don’t follow me on Instagram, quick update: I’m moving to Germany!

Let’s start by saying that I’m not going to talk about compostable paper tape. I know, that’s why you’re all here. And I can only agree: aesthetically compostable paper tape is very beautiful. I know, I could have taken pictures with that golden and bright filter that we like so much. But buying it instead of the normal tape meant ordering it online and smashing all my attempts to move with the least possible impact on the environment.

Living a zero waste life is easy as long as you are at home. Instead, it becomes a challenge in these moments, when suddenly I find myself enclosing everything that belongs to me in cardboard boxes. Over which, inevitably, I’ll forget to write what’s inside. Some things will be easy to find, others will get lost in the chaos: fortunately, once I arrive, I have to quarantine for 5 days, which will be totally dedicated to sorting out all my belongings.

So, moving on, I’ll tell you a little about how I organized myself to deal with the move.

Boxes

My secret with boxes is to accumulate them. I know, as a wannabe minimalist I shouldn’t use this term, but accumulating boxes is the only way to make a move with a low environmental impact. As soon as we decided to move, Nico and I started storing all the boxes of orders and packages received, including packaging, on one side of the house. In the case of the packages I receive with diabetes devices, packaging overflows, so it wasn’t all that difficult.

Accumulating used boxes and packaging saves time and money. It is true that the boxes can be safely recycled, but nothing prevents us from using them and making the most of them until the end of their life.

If you do not receive many packages or you do not have the possibility to have a storage room in the house dedicated to accumulation, a good alternative is… the supermarket. In fact, every day in the supermarket hundreds of boxes are used and thrown right away. You can ask the employees if they leave any for you, they will usually ask you to come back before they send all the paper to the compactor. Or you can also take a look in your office: you know the boxes of reams of paper? They are perfect for books and documents because they are small and do not get so heavy that they are impossible to carry.

Finally, thanks to my survival spirit, I realized that all the containers I have at home can be used to carry something: baskets, boxes, fabric bags, backpacks, bags. I turned the towels and tablecloths into fillers; both are in fact perfect for replacing packaging plastic, especially for plates, bowls, or glass jars that could easily break.

Waste and stuff

What an amazing opportunity to audit your waste! I assure you, a lot of waste is produced during the house moving. In my case, reducing is the mantra that guides the ascetic practice of moving: if I’m not throwing away things I don’t need, I’m not doing it right.

The most obvious and easiest waste is made of packaging: luckily it is also the most recyclable one because it consists almost entirely of paper and cardboard or plastic. The only precaution is to remove the packet tape from the cardboard and throw it separately in the waste collection once you arrive at your destination.

As for everything else, during these weeks in which my house is taking on more and more the profile of Manhattan and its skyscrapers, I have realized that it is easier, when every object passes through my hands, to rethink it
Do I really need it? Why am I holding it even though it’s broken? It’s easier to think about how that object got to me. Was it shipped to my house? Did I buy it at the supermarket? How was it packed? Will I buy it back once I arrive at my destination?
This also applies to food. In a moment of chaos like moving, it’s easy to think about alternatives, what I could have done better and what was inevitable.

In any case, moving is the best time to refuse, a blessing for any minimalist. Think of everything we don’t need. If during everyday life it is easy not to open the horror-drawer in which we accumulate the pens that we stole from our office in 2011, during the move we must necessarily do it. Take out all socks, even the unmatched ones. Remove the layer of dust from the kitsch stuff in the library. Count how many leads we have accumulated.

And finally, letting go of the unnecessary.

In reality, it takes a bit of a pulse and a bit of training: the justification of “I might need it someday ” is always around the corner. The ideal, however, is to try to be as cynical and cruel as possible, and to answer ourselves that no, if we have not used that cable since 1998 it is very unlikely that it will be of any use the day after tomorrow.

But we all have an Achilles heel: mine is the library. I have selected some books that I want to give away, but otherwise, the most cumbersome part remains in terms of space and volumes. Books have always been a salvation for me, and I cycle back into many of the titles I’ve bought over the years. For some it may seem counterintuitive to have a huge library, for me it’s okay: I learned that I don’t have to be perfect and that I can be minimalist in many areas of my life without having to give up what improves me.

Always keep in mind that items you no longer need can be useful to someone else: you can donate them to friends and relatives, associations, or charities. Obviously, we are talking about perfectly functional and not broken objects: everything that has reached the end of its life can be differentiated or, in the case of bulky appliances, conferred according to the indications of the municipality.

During a move, you only ever learn one thing: we have much more than what we need. We are animals that tend to accumulate, from clothes to objects, to food in the pantry. This is a difficult cultural trend to fight and it is difficult to change overnight. Only in the face of our boxed life during a move, we have the opportunity to rethink our consumption and all the things we introduce into our life.

Transporting the boxes is hard work, both physical and mental. It, therefore, becomes necessary at times to be able to let go of all the things that we do not use and that we will no longer need in the future: not only those that accumulate in the boxes but in general all those that accumulate in our life.