Melancholia

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Diario di bordo, capitolo 15

lo non possiedo che il mio corpo; un uomo completamente solo, col suo corpo soltanto, non può fermare i ricordi, gli passano attraverso. Non dovrei lagnarmi: il mio solo desiderio è stato d’esser libero.

Ho riletto La Nausea. Non avrei dovuto, con tutti i libri che mi aspettano, ma era lì, pronto sul Kindle. Ogni volta che accedevo alla homepage per scegliere qualcosa da leggere lui era lì. Mi osservava.

Non ho mai considerato il romanzo di Sartre come fondamentale per la mia vita. Ho dei libri “preferiti” che sono fortemente ancorati alla mia memoria, perché nel momento in cui li ho letti è successo qualche evento fondamentale e quelli si sono impressi nella mia mente. Infinite Jest, l’anno in cui è morto mio padre. La Montagna Incantata, mentre mi laureavo alla magistrale. Ulysse, quando ero ricoverata in terapia intensiva e avevo bisogno che il tempo scorresse il più velocemente possibile.

Non è così per La Nausea. Semplicemente, ogni tanto ritorna e si fa strada nella mia mente. Prima è un’idea piccola: forse lo rileggo. Poi mi trovo a pensarci mentre sto leggendo qualcos’altro. In questo caso, si trattava di un libro molto noioso sul coraggio di cambiare la nostra vita. Lo devo rileggere. Così come Antoine presagisce l’arrivo della Nausea, la sente negli oggetti, sente che sta arrivando, io sento che si avvicina a me il momento di riprendere in mano la lettura.

Mi trovo a scorrere le pagine avanti e indietro, a rileggere alcune parti, mentre con la penna copio e ricopio le stesse frasi, ogni volta.

È una lettura da meditazione, in fondo. Uno di quei libri in cui tutto è minuziosamente posizionato, anche le cartacce che volano via col vento. Se fosse vero, come ripeto spesso quasi per gioco, che sono i libri a venire da te e non viceversa, non mi spiego come mai questa lettura mi arrivi addosso inaspettata.

Non mi sono mai sentita affezionata alla filosofia di Sartre. Ho sempre pensato che avesse da insegnarmi qualcosa, questo sì. E di fronte all’insensatezza della vita di Roquentin inizio ad avvertire anche io una sorta di tremore alle mani. Sento quasi davvero che ogni istante si annulla e non vale la pena di trattenerlo. Combatto ancora per un po’, finché non continuo a immergermi nelle pagine, in attesa di capire se ci sarà un evento della mia vita al quale si collegheranno o se rimarranno per sempre così, distanti da tutto e per questo sempre presenti.

ENG

Life journal, chapter 3

I read Nausea again. I shouldn’t have, with all the other books waiting for me, but it was there, ready on my Kindle. Every time I went to the homepage to choose something to read, it was there. It was watching me.

I have never considered Sartre’s novel as fundamental to my life. I have some “favorite” books that are strongly anchored in my memory because when I read them some fundamental events happened and those are impressed in my mind. Infinite Jest, the year my father died. The Enchanted Mountain, while I was graduating with the master’s degree. Ulysse, when I was in intensive care and needed time to flow as fast as possible.

It never happened with Nausea. Sartre’s novel just comes back every now and then and makes its way into my mind. First, it’s a small idea: maybe I read it again. Then I find myself thinking about it while I’m reading something else. In this case, it was a very boring book about the courage to change our lives. I have to read it again. Just as Antoine prefigures the arrival of Nausea, he feels it in objects, he feels it is coming, I feel that the moment is approaching me to take up reading again.

I find myself scrolling the pages back and forth, reading again some parts, while with my pen I copy and copy the same sentences, every time. 

It is a meditation reading after all. One of those books in which everything is meticulously placed, even the papers that fly away with the wind. If it is true, as I often repeat almost for fun, that it is the books that come to you and not vice versa, I do not understand why this reading comes upon me unexpectedly.

I have never felt fond of Sartre’s philosophy. But I always thought he had something to teach me. And in the face of the nonsense of Roquentin’s life, I too begin to feel a sort of tremor in my hands. I almost truly feel that every moment is canceled out and it is not worth holding back. I fight for a while longer, until I continue to immerse myself in the pages, waiting to understand if there will be an event in my life to which these pages will link or if they will remain forever like this, disconnected from everything and therefore always present.