Facciamo ciò che non siamo bravi a fare

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Normalizziamo l’imperfezione senza pensare al giudizio degli altri

C’è una cosa in cui non sono mai stata brava. Nonostante l’impegno, nonostante lo sforzo, non sono mai riuscita a disegnare.

A scuola non andavo bene in disegno tecnico, in educazione artistica scucivo la sufficienza alla professoressa solo perché ero molto brava in storia dell’arte. Le diverse volte in cui provavamo a dipingere in classe, i miei capolavori finivano per assomigliare a galassie non ben identificate.

Premessa: non lo sto dicendo per falsa modestia o per farmi dire “no, ma in realtà sei brava!!”, ma perché sono consapevole di avere dei limiti. Dei grossi limiti. Insomma, conservate i complimenti per chi se li merita veramente.

Premessa numero due: non voglio assolutamente insultare i creativi là fuori che disegnano per professione, passione, e che si dedicano a questa disciplina con anima e corpo. Quello che faccio io non credo che abbia nulla a che fare con quello che fanno loro. Due universi ben distinti che non si incontreranno mai.

Detto questo, la rivelazione: due settimane fa ho iniziato a disegnare. Mettiamolo tra virgolette: “disegnare”. Già meglio.
Qualche doodle piccino, soprattutto a tema frutta, verdure e foglie. Poi ho iniziato a colorare. In modo maldestro, senza nessuna tecnica e senza sapere esattamente quello che sto facendo.

E va benissimo così.

Dietro questa scelta ci sono stati due ragionamenti. Il primo: avevo bisogno di trovare un’attività che mi permettesse di mettere ordine ai miei pensieri. Se mi blocco mentre scrivo qualcosa, rimango a pensarci fino allo sfinimento. Quando disegno invece, ci penso ma in modo meno ossessivo. Più chiaramente, con meno consapevolezza forse. Riesco a sciogliere le matasse dei ragionamenti che si attorcigliano nella mia mente.

Sarà che sono troppo maldestra e l’unica ossessione che posso avere è quella di concentrarmi per stare dentro i contorni (e comunque non ci riesco).

Il secondo ragionamento è questo: ho terribilmente bisogno di dedicarmi a un’attività in cui so che non sarò mai brava. E questo è il punto principale di tutta la faccenda.

Maniaci del perfezionismo, riuscite a capirmi?

Ho questo tarlo in testa che mi continua a ripetere che non sto mai facendo abbastanza. Qualsiasi cosa decida di fare, devo sempre dare il 200%.
Yoga? Dovevo imparare a fare le invertite in pochissimo tempo altrimenti cosa avrebbero pensato tutti se alla seconda lezione ancora non ci fossi riuscita?
Scrivere? Devo passare almeno un’ora alla mattina di fronte al computer, prima di iniziare a fare qualsiasi altra cosa, altrimenti come posso dire di aver scritto?
Leggere? Ho letto solo due libri questo mese? Stiamo scherzando?

In ogni cosa c’è la paura di non farcela, di sentirmi ipocrita con me stessa, di non essere all’altezza.

Spero che fare qualcosa in cui non sono brava sia in grado di riportarmi coi piedi per terra anche in tutte le mie abitudini zero waste e ambientaliste. Faccio parte infatti di quelle persone che si sentono in colpa. Mi sento in colpa per tutto: ordini online, cene dell’ultimo minuto composte tra gli scaffali del supermercato, plastica comprata inavvertitamente.

Ma perché poi dovrei sentirmi in colpa per tutto?

Molti di noi fanno già abbastanza: dedichiamo gran parte del nostro tempo a informare il mondo sui nostri blog, sulle nostre pagine social, tramite podcast e video. Dedichiamo gran parte della nostra giornata a ricercare informazioni, e tutto quello che ci rimane lo utilizziamo per migliorare noi stessi.

In molti casi stiamo già facendo abbastanza.

Viviamo in un mondo che non è progettato per le nostre vite zero waste. Ogni nostra azione richiede uno sforzo gigantesco: dobbiamo pensare a non produrre rifiuti, a riciclare correttamente, a riutilizzare tutto ciò che abbiamo… questo comporta un carico mentale enorme.

Dobbiamo normalizzare le nostre imperfezioni. Facciamo anche ciò che non siamo bravi a fare: non limitiamoci alle azioni in cui siamo già bravissimi, perché qui ormai abbiamo raggiunto i nostri obiettivi.

Pensiamo al nostro sforzo per l’ambiente come se fosse un disegno, nel mio caso. Non lasciamoci bloccare dall’ansia di non essere abbastanza. Facciamo un respiro profondo e continuiamo, pur sapendo che certe cose non dipenderanno mai da noi. Facciamo anche le cose che non sappiamo fare, o perlomeno proviamoci. Celebriamo ogni nostro sforzo, anche quelli molto simili alla mia incredibile incapacità di stare all’interno delle righe nei disegni.

ENG

Let’s do something we are not good at

Normalizing our imperfections without fearing the judgment of other people

There’s one thing I’ve never been good at. Despite the effort during my school years I never managed to learn to draw.

At school I did not do well in technical drawing, in art I got good grades just because I was very good in the history of art. Several times we tried to paint in class and my masterpieces ended up looking like unidentified galaxies.

First premise: I’m not saying this out of false modesty or to make you say “no, but you’re actually good!”, because I’m aware of my limits. Of my major limits. In short, keep the compliments for those who really deserve them.

Second premise: I absolutely do not want to insult the creatives out there who draw by profession, passion, and who dedicate themselves to their discipline with soul and body. I don’t that what they do has anything to do with what I do. We are like two different worlds that will never meet.

So, here’s the revelation: I started drawing two weeks ago. Let’s say “drawing”. Ok, that sounds better already. 

I am talking about little doodles, especially fruit, vegetables, and leaves. Then I started coloring. In an awkward way, without any technique and without knowing exactly what I’m doing.

And you know what? That’s fine.

There were two reasons for this activity. First: I needed to find an exercise that would allow me to put my thoughts in order. If I freeze while I’m writing, I think about it until I go crazy and it ends up like a disaster. When I draw instead, I think about it but less obsessively. More clearly, with less awareness perhaps. I can loosen the arguments that twist in my mind.

Maybe I’m too clumsy and the only obsession I can have while doing it is to concentrate to stay within the contours (and in any case, I can’t).

The second reasoning is this: I seriously need to engage in an activity that I know I will never be good at. And that’s the main point of the whole thing.

Maniacs of perfectionism, can you understand me?

I have this worm in my head that keeps telling me that I’m never doing enough. Whatever I decide to do, I always have to give 200%. 
Yoga? I had to learn how to do every single asana in a very short time otherwise what would everyone think if during the second class in my entire life I still don’t succeed? 
Writing? I have to spend at least an hour in the morning in front of the computer before I start doing anything else, otherwise, how can I say I have seriously dedicated myself to writing? 
Reading? Did I only read two books this month? ARE YOU KIDDING?

In everything I do, there is the fear of not making it, of feeling hypocritical with myself, of not being up to it.

I hope doing something I’m not good at will bring me back down to earth even in all my zero waste and environmental habits. In fact, I am one of those people who feel guilty. I feel guilty for everything: online orders, last-minute dinners bought at the supermarket, plastic packaging I didn’t notice. 

But why should I feel guilty about everything?

Why should we all live in constant fear of the judgment?

Many of us are already doing enough: we dedicate a large part of our time to informing the world on our blogs, on our social pages, through podcasts and videos. We devote much of our day to researching information, and whatever we have left we use to improve ourselves.

In many cases, we are already doing enough.

We live in a world that is not designed for our zero waste lives. Each of our actions requires a massive effort: we have to think about not producing waste, to recycle correctly, to reuse everything we have … this involves a huge mental load.

We need to normalize our imperfections. We need to do what we are not good at: let’s not limit ourselves to actions in which we are already very good, because here we have now achieved our goals.

We think of our effort for the environment as if it were a drawing, like in my case. Let us not be blocked by the anxiety of not being enough. We take a deep breath and continue, knowing that certain things will never depend on us. We also do the things we don’t know how to do, or at least let’s try. We should celebrate our effort, even those that sound very similar to my incredible inability to stay within the lines in the drawings.