Tre regole per sopravvivere al secondo lockdown

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Diario di bordo, capitolo 11

Per quanto sia difficile parlare di salute mentale di fronte a un mucchio di sconosciuti su internet, da quando ci siamo trovati ad affrontare una pandemia mi sto costringendo a farlo sempre di più. Un po’ perché parlarne aiuta a rompere il tabù, ma anche perché si tratta di una di quelle situazioni in cui parlare con persone estranee è più facile che parlarne con persone a noi vicine.

Il secondo lockdown mi ha colpito particolarmente perché è arrivato proprio nel giorno in cui dovevo partire, per trascorrere un fine settimana con la mia famiglia. Potrà sembrare sciocco, ma solo chi vive lontano da casa per tanti anni può capire cosa significa improvvisamente non poterci andare, quando fino al giorno prima era stato così facile.

La mia parola chiave, ormai lo sapete, è consapevolezza. Ecco quindi le mie tre nuove regole di sopravvivenza per questo secondo lockdown.

Non è il momento per fare grandi cose

Molti di noi sono a casa con un sacco di tempo libero tra le mani. Ma non significa che questo tempo debba essere usato per forza in maniera produttiva.

Mi spiego meglio: viviamo in un mondo in cui diamo valore a noi stessi solamente nel momento in cui produciamo qualcosa. Spinti da questo, non ce la facciamo proprio a stare con le mani in mano. Cosa direbbero gli altri? E tutte quelle dirette su instagram con workout giornalieri?

Va bene impegnare il tempo in maniera costruttiva, se ve la sentite. Ma non dev’essere un obbligo.

Durante una pandemia non dobbiamo fare per forza qualcosa di sensato.

Non dobbiamo scrivere un libro.

Non dobbiamo fare grosse scelte di vita.

Non dobbiamo diventare persone migliori.

Se vi fa stare bene buttarvi nel divano e guardare Netflix tutto il giorno, va altrettanto bene.

La pandemia è qualcosa che ci è successo senza che avessimo possibilità di decidere: cerchiamo di uscirne indenni.

Mangio bene (anche se non ho voglia)

Mangiare bene in un periodo difficile e stancante può essere, per molti, una missione impossibile. Lo è anche per me: certi giorni vorrei solamente che il forno si accendesse da solo e mi preparasse una pizza marinara ricca di aglio. O che la San Carlo facesse le patatine nelle buste compostabili. A ciascuno il suo sogno, don’t judge.

Prima che Milano venisse dichiarata zona rossa, mi sono preparata. Ho fatto una scorta di legumi e cereali secchi, pasta, i biscotti per la colazione. Ho ordinato la cassetta di frutta e verdura per questa settimana aggiungendo diverse cose, in modo da avere la possibilità di combinare gli ingredienti in base alle mie voglie. Ho fatto tutto questo in sindrome premestruale, quindi potete immaginare quanto sforzo mentale sia stato necessario per raggiungere il mio obiettivo.

E infatti poi, con un piglio pragmatico che non si ripeterà mai più per il resto del 2020, mi sono diretta al reparto surgelati, e ho comprato quelle maledette polpette e burger vegan. Perché so già che arriverà il momento in cui non avrò voglia di far nulla, e quelle saranno l’unica cosa a salvarmi.

Mangiare bene non significa fare una dieta, e voglio sottolineare che non è qualcsoa che faccio per il peso, o per il fitness, o come vogliate chiamarlo. E’ una delle cose che mi aiuta a rimanere sana, soprattutto mentalmente. Mi aiuta a non dover pensare troppo al diabete, mi dà energie e mi migliora la giornata.

Spegni tutto ciò che può essere spento

Il mio digital detox continua, con qualche variante che racconterò prossimamente. Tra elezioni americane, zone rosse gialle e blu, notizie urlate da ogni lato… sento sempre più il bisogno di staccare tutto. Non solo il telefono, ma anche il pc e la televisione. Qualsiasi cosa che possa essere acceso.

Può sembrare un controsenso, ma seguiamo per un attimo le parole di Henry David Thoreau: “The news we hear, for the most part, is not news to our genius. It is the stalest repetition”. Vi vedo, che state alzando gli occhi al cielo. Fidatevi.

Questa frase non vi dice qualcosa? E se pensate che Thoreau aveva a disposizione solo giornali di carta? Quante delle notizie che leggiamo sono vere notizie? Quante invece sono ripetizione di cose che sappiamo già? Non voglio essere radicale quanto Thoreau, ma credo che molte delle informazioni che leggo ogni giorno nei social siano già sentite. Per un post, una notizia, un qualcosa di veramente nuovo, devo scorrerne almeno cinquanta inutili (a voler essere ottimisti). E questo non vale solo per le news, ma per qualsiasi argomento.

Così, ultimamente, spengo tutto. Ho già parlato della fantastica funzione benessere digitale del mio telefono, che mi permette di staccare completamente (pur continuando a ricevere le chiamate di mia mamma, che altrimenti nel giro di mezz’ora allerta la protezione civile). Spengo quello, la televisione, ripongo il computer dove non posso raggiungerlo neanche con lo sguardo.

Rimango presente, dove sono.

ENG

How to survive a second lockdown

Life journal, chapter 11

As difficult as it is to talk about mental health in front of a bunch of strangers on the internet, ever since we faced a pandemic, I have been forcing myself to do so more often. Mostly because talking about it helps to break the taboo, but also because it is one of those situations in which talking to strangers is easier than talking about it with people close to us.

The second lockdown particularly struck me because it arrived on the day I had to leave to spend a weekend with my family. It may seem silly, but only those who live away from home for so many years can understand what it suddenly means not to be able to go there when it was so easy until the day before.

My key word is awareness. So here are my three new survival rules for this second lockdown.

Not the right time to achieve great things

Most of us are at home with lots of free time on our hands. But it doesn’t mean that this time has to be used productively.

Let me explain: we live in a world in which we value ourselves only when we produce something. Driven by this, we just can’t stand it with our hands. What would others say? And all those direct on Instagram with daily workouts?
It’s okay to commit your time constructively if you feel like it. But it doesn’t have to be an obligation.

During a pandemic, we don’t have to do something.

We don’t have to write a book.

We don’t have to make big life choices.

We don’t have to become better.

If it feels good to throw yourself on the couch and watch Netflix all day, that’s just as good. The pandemic is something that happened to us without our having a chance to decide: we try to get out of it unscathed.

I eat well (even if I don’t feel like it)

Eating well in a difficult and tiring time can be, for many, a mission impossible. It is also for me: some days I just want the oven to turn on by itself and prepare a marinara pizza rich in garlic. Or that San Carlo made chips in compostable bags. To each, his own dream, don’t judge.

Before Milan was declared a red zone, I prepared myself. I stocked up on pulses and dry cereals, pasta, biscuits for breakfast. I ordered the fruit and vegetable box for this week adding several things so that I can combine the ingredients according to my cravings. I did all of this in premenstrual syndrome, so you can imagine how much mental effort it took to achieve my goal.

And in fact, with a pragmatic attitude that will never be repeated for the rest of 2020, I headed to the frozen food department and bought those damn vegan meatballs and burgers. Because I already know that the time will come when I will not want to do anything, and those will be the only thing to save me.

Eating well doesn’t mean going on a diet, and I want to emphasize that it’s not something I do for weight, or fitness, or whatever you want to call it. It is one of the things that helps me stay healthy, especially mentally. It helps me not have to think too much about diabetes, gives me energy, and improves my day.

Turn off anything that can be turned off

My digital detox continues, with some changes that I will tell you later. Between American elections, red, yellow, and blue areas, news screaming from all sides… I increasingly feel the need to disconnect everything. Not only the smartphone but also the PC and the television. Anything that can be turned on.

It may seem counterintuitive, but let’s follow Henry David Thoreau’s words for a moment: “The news we hear, for the most part, is not news to our genius. It is the stalest repetition “. I see you, that you are rolling your eyes. Trust me.

Doesn’t this sentence tell you something? What if you think Thoreau only had paper newspapers available? How much of the news we read is real news? How many are repetitions of things we already know? I don’t want to be as radical as Thoreau, but I think a lot of the information I read every day on social media has already been heard. For a post, news, something really new, I have to go through at least fifty useless ones (to be optimistic). And this doesn’t just apply to news, but to any topic.

So, lately, I turn everything off . I’ve already talked about the fantastic digital wellness feature del mio telefono, che mi permette di staccare completamente (pur continuando a ricevere le chiamate di mia mamma, che altrimenti nel giro di mezz’ora allerta la protezione civile). Spengo quello, la televisione, ripongo il computer dove non posso raggiungerlo neanche con lo sguardo.

I remain present, where I am.