Rifiuti zero di Paul Connett

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“I rifiuti sono l’evidenza che stiamo facendo qualcosa di sbagliato. Le discariche seppelliscono l’evidenza e gli inceneritori la bruciano. […] Il nostro obiettivo del XXI secolo non è trovare sempre più sofisticati modi di distruggere risorse, ma smettere di produrre prodotti e imballaggi che devono essere distrutti.”

A meno che non viviate su Marte, sapete sicuramente che i vostri rifiuti non riciclabili e non compostabili hanno solo due strade da percorrere: la discarica o l’inceneritore.
Le discariche non sono altro che enormi buchi nel terreno, nei quali seppelliamo i rifiuti, che rimarranno lì a marcire per anni e anni. Con gli inceneritori invece questi rifiuti li bruciamo, spesso con la scusa di creare energia – e anche, indovinate un po’, anidride carbonica e altri gas inquinanti.
Esistono modelli alternativi però. Uno è quello teorizzato da Paul Connett: il modello rifiuti zero.

Come potete immaginare, si tratta di una strategia nella quale i rifiuti vengono minimizzati, portati il più possibile vicino alle zero. Questo viene fatto tramite un cambiamento di prospettiva: i rifiuti non vengono trattati come tali, ma come risorse. Nel libro vengono descritti diversi esempi di città che hanno aderito, anche in Italia, a questo progetto.

Nella mia città, Carbonia, nel Sud della Sardegna, il comune ha aderito al progetto zero rifiuti da un po’ di anni. Hanno consegnato a tutti i cittadini dei bidoncini colorati da tenere in casa, tutti di colore diverso: uno per i rifiuti umidi, ovvero l’organico che diventerà compost, fertilizzante per l’agricoltura; uno per il secco, ovvero per tutti i materiali non riciclabili; uno per la plastica e uno per il vetro e le lattine (che vengono separati successivamente).

Ricordo ancora quante discussioni sul fatto che fosse faticoso differenziare ogni giorno, che fosse difficile portare i bidoncini fuori la sera prima. Dialoghi infiniti su dove gettare le lampadine, gli specchi, le buste delle patatine. E invece, sapete cosa? Dopo anni mia mamma è un asso nella differenziata, e penso che nessuno a Carbonia tornerebbe più al vecchio sistema dei cassonetti in strada.

Rifiuti zero significa, dunque, dire no agli inceneritori e no alle discariche. No, in generale, all’usa e getta e al consumismo, a favore di una società sostenibile. Per questo motivo è necessario ripensare ciò che produciamo, ciò che consumiamo e tutti gli step successivi di smaltimento.

Mi ha fatto sorridere il fatto che il libro si ponga il 2020 come obiettivo per raggiungere una società zero rifiuti. Non ci siamo arrivati alla fine, vero? Il cambiamento sarà anche più lento del previsto. Ma come Carbonia, impareremo ad accettarlo e arriverà il momento in cui non potremmo più farne a meno.

ENG

Zero waste by Paul Connett

“Waste is evidence that we are doing something wrong. Landfills bury evidence and incinerators burn it. […] Our 21st-century goal is not to find ever more sophisticated ways to destroy resources but to stop producing products and packaging that must be destroyed. “

Unless you live on Mars, you surely know that your non-recyclable and non-compostable waste has only two paths to go: landfill or incinerator.
Landfills are nothing more than huge holes in the ground, in which we bury waste, which will remain there to rot for years and years. With incinerators, however, we burn this waste, often with the excuse of creating energy – and also, guess what, carbon dioxide and other polluting gases.

There are alternative models though. One is the one theorized by Paul Connett: the zero waste model. As you can imagine, this is a strategy in which waste is minimized, brought as close to zero as possible. This is done through a change of perspective: waste is not treated as such but as a resource. The book describes several examples of cities that have joined this project, even in Italy.

In my city, Carbonia, in the south of Sardinia, the municipality has joined the zero waste project some years ago. They gave all citizens colored bins to keep at home: one for wet waste, that is the organic waste that will become compost, fertilizer for agriculture; one for the dry, or all non-recyclable materials; one for plastic and one for glass and cans (which are separated later).

I still remember how many discussions about the fact that it was annoying to differentiate waste every day, that it was difficult to take the bins out the night before. Endless dialogues on where to throw light bulbs, mirrors, potato chips bags. Instead, you know what? After years my mom is a recycling hero, and I think that no one in Carbonia would go back to the old system of bins on the street.

Zero waste, therefore, means saying no to incinerators and no to landfills. No, in general, to disposable and consumerism, in favor of a sustainable society. For this reason, it is necessary to rethink what we produce, what we consume, and all the subsequent disposal steps.

It made me smile that the book sets 2020 as a goal to achieve a zero waste society. We didn’t get there, did we? The change will also be slower than expected. But like Carbonia, we will learn to accept it and the time will come when we can no longer do without it.