Prodotti zero waste al supermercato: è greenwashing?

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Se, come me, vivete i social all’interno di una bolla quasi totalmente zero waste, non potete esservi persi le due notizie principali dell’ultimo periodo. La prima notizia sconvolgente è arrivata quando Lidl Italia ha deciso di lanciare la linea PH BIO Green: una linea di prodotti solidi tra cui bagnodoccia, detergenti e shampoo. La settimana scorsa è stato il turno di L’Oreal, che col marchio Garnier ha lanciato Ultra Dolce Shampoo solido.

In entrambi i casi non ho espresso il mio parere “a caldo” e ho cercato di non unirmi alle varie fazioni che subito si sono create: da un lato i fautori del che bello, finalmente qualcosa si muove e dall’altro coloro che storcevano il naso di fronte alla GDO che invade lo spazio del mondo zero waste.

Voglio iniziare dunque questa mia pippa riflessione in positivo: anche io ho iniziato con prodotti che trovavo al supermercato, da studentessa senza un soldo. Andavo da DM a comprare Alverde, oppure al supermercato guidata da Carlitona (che al tempo era ancora dolce) nei primi spignatti (solitamente composti da balsamo e zucchero di canna perché sono pigra).

Da lì è stato abbastanza veloce il passaggio verso negozi sfusi più piccoli, anche se per molte cose non ho mai abbandonato il supermercato, soprattutto dal momento in cui il mio pancreas ha deciso di morire definitivamente. A ognuno le sue.

Da un lato dunque mi fa quasi piacere che i supermercati e i grandi marchi si stiano adeguando verso una richiesta che è sempre più crescente, ovvero quella di prodotti solidi, sfusi, naturali. E’ segno del fatto che i prodotti zero waste possono diventare, in futuro, accessibili a tutti.

Non voglio entrare nel merito di materie prime, metodi di produzione, e così via. Voglio fare un discorso il più generico possibile, basato sui valori di sostenibilità che col tempo ho fatto miei.

Cosa non mi piace di queste strategie “quasi” zero waste?

Non mi piace il fatto che si tratta di linee che vengono affiancate a quelle già in essere. In entrambi i casi, leggendo all’interno dei siti o informandomi attraverso blog e social, non ho trovato nessuna indicazione trasparente, né alcuna promessa concreta. Niente lascia presumere che ci sarà una svolta green, niente indica un reale impegno nei confronti dell’ambiente.

E’ greenwashing? Sì, secondo me lo è. Non c’è nulla di male nell’acquistare questo tipo di prodotti, ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di greenwashing della peggior specie: si tinge di verde, abusa di parole come bio, organic, eco, riciclo. Un po’ come il restyling di McDonald. Non fa riferimento all’etica dei lavoratori né ad alcun preciso piano di riduzione dell’impatto ambientale. È performativo.

Non solo ci disinforma su quelle che sono le reali intenzioni di queste aziende (ovvero: money money money), ma ci spinge ancora una volta ad acquistare in modo scorretto, prodotti di cui magari non abbiamo neppure bisogno (ovvero: tanto è green!).

Mi sembra che la volontà sia sempre e solo una, sempre la stessa: il profitto a ogni costo. Il mercato si dirige in una direzione, in questo caso la direzione ambientalista e zero waste, e le multinazionali rispondono lanciando due o tre prodotti da poter vendere a chi, si presume, non comprerebbe sicuramente lo shampoo da loro.

Ricordiamoci inoltre che colossi come L’Oreal hanno il potere di affossare le piccole aziende che sostenibili lo sono veramente: per coloro che già si sanno destreggiare nel mare di informazioni e disinformazioni a tema ambientalista può essere facile capire l’inganno, ma non è così per tutti.

L’unica nota positiva che mi verrebbe da dire è che, trovando i prodotti solidi al supermercato, qualcuno potrebbe incuriosirsi e, in futuro, informarsi abbastanza e finalmente fare un salto verso una vita a basso impatto ambientale. Sono molto scettica però, perché i prodotti bio e le saponette sono già presenti al supermercato da anni: probabilmente non sono i prodotti a far scattare la scintilla nelle coscienze, ma qualcos’altro.

Che cosa? Ne parleremo quando lo scoprirò.

Credo che sia necessario capire dove vogliamo direzionare le nostre scelte. Avete presete il modo di dire, votiamo ogni volta che facciamo la spesa?

I nostri soldi hanno il potere di cambiare le cose. Il modo in cui li spendiamo, ma soprattutto il modo in cui non li spendiamo, influenza il mercato là fuori. Decidere di parlare di piccoli produttori, di aziende veramente sostenibili, che nascono o che svoltano verso un’anima green, è l’unico modo che abbiamo per far sì che la sostenibilità non venga scambiata per puro marketing.
Non è vietato comprare al supermercato, anzi: una buona spesa zero waste può essere fatta anche in grosse catene, come dimostra lo zero waste tirchio della mia partner-in-crime. Dobbiamo solo esserne consapevoli.

Questo significa che non andrò più al supermercato? No. Continuerò ad andarci e a scegliere quello che per me, in quel determinato momento, è il prodotto più sostenibile possibile. Significa che non comprerò più da grandi multinazionali? No. Cercherò di scegliere in base a tante cose tra cui disponibilità economica e tipo di prodotto.

Significa che, quando mi è possibile farlo, voglio votare col mio portafoglio per i valori con i quali ho scelto di vivere la mia vita. E in questo, purtroppo, non ci può essere spazio per quelle aziende che li piegano in nome del mero profitto.

ENG

Zero waste products at the supermarket: greenwashing or not?

If you, like me, live social media inside a zero waste bubble, you cannot have missed the two main news. The first shocking revelation came when Lidl Italy decided to launch the PH BIO Green line: a line of solid products including shower soap, detergents, and shampoos. Last week it was L’Oreal’s turn, which launched Ultra Dolce Solid Shampoo with the Garnier brand.

In both cases, I did not express my opinion right away and I tried not to join the different teams that there were immediately created: on one hand the defenders of what is beautiful, finally, something is moving and on the other those who twisted the nose in front of the large-scale retail that invades the space of the zero waste world.

I want to state this: I also started with products that I found at the supermarket, as a broke student. I used to go to DM to buy Alverde, or to the supermarket to buy products advertised by the Italian Youtuber Carlitadolce.

From there, the transition to smaller bulk stores was quick, although for many things I never left the supermarket, especially since my pancreas decided to die.

I am almost pleased that supermarkets and big brands are adapting to ever-increasing demand, specifically for solid, loose, natural products. It is a sign of the fact that zero waste products can become accessible to everyone in the future.

I don’t want to go into the matter of raw materials, production methods, and so on. I want to make a conversation as generic as possible, based on the values of sustainability that I have made my own over time.

What do I dislike about these “almost” zero waste strategies?

First of all, I don’t like the fact that these are products that are placed side by side with those already existing. In both cases, searching inside the websites or informing me through blogs and social networks, I didn’t find any indications, nor any concrete promises. Nothing suggests that there will be a real change, nothing shows a real commitment to the environment.

Is it greenwashing? Yes, in my opinion, it is. There is nothing wrong with buying this kind of product, but we must be aware that it is greenwashing of the worst kind: it is tinged with green, it abuses words like bio, organic, eco, recycling. A bit like McDonald’s restyling. It does not refer to the ethics of workers or to any specific plan to reduce the environmental impact. It is performative.

Not only does it deceive us about what are the real intentions of these companies (that is: money money money), but it pushes us once again to buy products that we may not even need (that is: it is so green!).

Let us also remember that giants corporations like L’Oreal also have the power to bury small companies that are truly sustainable: for us who already know how to swim through the sea of ​​environmental information and disinformation, it can be easy to understand the deception. This is not the case for everyone.

The only positive note that I would like to say is that by finding them in the supermarket, someone could become curious and, in the future, inquire enough to make the leap towards a life with low environmental impact. I am very skeptical though because organic products and soaps have already been present in supermarkets for years: it is probably not the products that trigger the spark in the conscience, but something else.

What? We’ll talk about it when I find out.

I believe it is necessary to understand where we want to direct our choices. Did you take the saying, do we vote every time we shop?

Our money has the power to change things. The way we spend them, but especially the way we don’t spend them, affects the market out there. Deciding to buy and talk about small producers, truly sustainable companies, which are born or which turn towards a green soul, is the only way we have to ensure that sustainability is not mistaken for pure marketing. 

It is not forbidden to buy at the supermarket: a good zero waste shopping can also be done in large chains, as evidenced by the stingy zero waste of my partner-in-crime. We just need to be aware of it.

Does this mean that I will no longer go to the supermarket? No. I will continue to shop also there and choose what for me, at that particular moment, is the most sustainable product possible. Does this mean that I will no longer buy from large multinationals? No. I’ll try to choose based on many things including my financial availability and type of product.

It means that, when I can, I want to vote with my wallet for the values with which I have chosen to live my life. And in this, unfortunately, there can be no room for those companies that bend them in the name of mere profit.