Sostalgia

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Sostalgia: sapete di cosa si tratta?
Questo neologismo, coniato dal filosofo Glenn Albrecht, indica il disagio psicologico causato dalla crisi climatica. La sostalgia non è altro che quella sensazione di disturbo derivante dall’impatto che il cambiamento climatico ha su di noi, che in fondo siamo esseri connessi all’ambiente circostante.

In uno studio del 2007, Glenn e il suo gruppo di lavoro hanno intervistato un campione di persone indagando le conseguenze psicologiche che su di loro hanno avuto la siccità e l’industria mineraria, scoprendo che c’è una correlazione tra il crescente sfruttamento dell’ambiente e l’aumentare dello stress e dell’angoscia nelle persone che lo vivono ogni giorno.

Avete mai provato qualcosa di simile alla vista della distruzione causata dalla crisi climatica?

La sostalgia affligge soprattutto coloro che sono più colpiti dalla crisi climatica: i nativi che vivono a stretto contatto con la natura e dipendono da essa, le persone che vivono le periferie delle città e del mondo, che spesso si trovano a dover fare i conti con i rifiuti di tutti gli altri. È diversa dall’eco-ansia, che viene causata dal pensiero di un futuro incerto; la sostalgia è legata al presente, allo sfruttamento in atto che percepiamo ogni giorno.

A differenza di altri fattori sociali come guerre e terrorismo, per i quali ci sono delle diagnosi precise di disturbi post traumatici da stess, i fattori di stress legati all’ambiente e alla crisi climatica non vengono percepiti come rilevanti e gli effetti sulle persone vengono spesso sottovalutati.

Come mai? La crisi climatica viene percepita sempre come qualcosa di lontanissimo da noi. Guardate il recente esempio dell’orologio esposto a New York: un countdown di sette anni, “quelli che ancora ci rimangono per salvare il pianeta”, titolavano tutti i giornali.

A parte il fatto che non stiamo salvando il pianeta ma la nostra sopravvivenza come parte di esso, sette anni sono un tempo che viene percepito come infinito. Nessuno guardando quell’orologio penserà “devo agire, devo farlo oggi, adesso”: semplicemente sentirà un po’ di eco-ansia, e poi si sentirà legittimato a rimandare a domani.

La crisi climatica però è già in atto: è qui, la stiamo vivendo giorno per giorno. Non possiamo rimandare ancora neppure di un minuto, sia le nostre scelte personali, sia la pressione che possiamo fare dal basso verso le decisioni che i governi dovranno prendere in futuro. Decisioni difficili, certo, ma che dovranno in qualche modo ribaltare il sistema che oggi diamo per scontato, riadattandolo in base alle esigenze di un pianeta che abbiamo ridotto agli sgoccioli.

ENG

Sostalgia

Sostalgia: do you know what is means? 
This neologism, coined by the philosopher Glenn Albrecht, indicates the psychological distress caused by the climate crisis. Sostalgia is nothing more than that feeling of disturbance deriving from the impact that climate change has on us, animals which basically are connected to the surrounding environment. 

In a 2007 study, Glenn and his team interviewed a sample of people investigating the psychological consequences that drought and the mining industry had on them, discovering that there is a correlation between the increasing exploitation of the environment and increasing stress and distress in people who live it every day. 

Have you ever experienced anything like seeing the destruction caused by the climate crisis?

Sostalgia troubles especially those who are most affected by the climate crisis: the natives who live in close contact with nature and depend upon it, the people who live the outskirts of cities and in the world, who often find themselves having to deal with the waste of everyone else. Sostalgia is different from eco-anxiety, which is caused by thinking about an uncertain future; it is linked to the present, to the ongoing exploitation that we perceive every day.

Unlike other social factors such as wars and terrorism, for which there are precise diagnoses of PTSD, the stressors related to the environment and the climate crisis are not perceived as relevant and the effects on people are often undervalued.

Why? The climate crisis is always perceived as something very distant from us. Look at the recent example of the clock exhibited in New York: a seven-year countdown, “those that we have left to save the planet”, like every newspaper titled. 

Aside from the fact that we are not saving the planet but our survival as part of it, seven years is a time that is perceived as infinite. No one looking at that clock will think “I have to act, I have to do it today, now”: they will simply feel a little eco-anxiety, and then they will feel entitled to postpone until tomorrow.

The climate crisis, however, is already underway: it is here, we are experiencing it day by day. We cannot postpone even a minute longer, both our personal choices and the pressure we can apply from below towards the decisions that governments will have to make in the future. Difficult decisions, of course, but which will have to somehow overturn the system we take for granted today, adapting it according to the needs of a planet that we have run out of.


Resources:
Glenn Albrecht et al. – Solastalgia: the distress caused by environmental change
Glenn Albercht on Wikipedia
Glenn Albercht – Exiting the Anthropocene and Entering the Symbiocene