Ambiente e femminismo: Cool Dudes

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Martedì, pausa pranzo. Come al solito mi ritaglio mezz’ora per leggere, prima di tornare a lavoro. Sto leggendo di nuovo Naomi Klein, Una rivoluzione ci salverà. L’ho iniziato ieri sera, giusto prima di andare a dormire, per farmi venire gli incubi e passare la notte a pensare a cosa sarà tra dieci, vent’anni.

Dopo circa una cinquantina di pagine Naomi Klein cattura la mia attenzione citando un articolo dal titolo: Cool dudes: The denial of climate change among conservative white males in the United States.
“Cool”, tradotto in italiano, significa sia “figo” che “fresco”: e già dal sottotitolo potete capire di cosa si tratta, ovvero di un articolo scritto dai sociologi McCright e Dunlap nel quale sostengono che, negli Stati Uniti, i maschi bianchi conservatori che godono di un reddito superiore alla media sono più inclini a credere che il cambiamento climatico non esista.

Scaricare l’articolo è facile. Lo leggo, tutto d’un fiato, prima di proseguire con la lettura ancora più difficile del libro della Klein, che chissà quanti altri di questi articoli citerà.

Lo studio si basa sull’assegnare dei punteggi a variabili come credere o meno al cambiamento climatico, le sue tempistiche e le sue cause; la credenza sulle opinioni della comunità scientifica e le preoccupazioni personali sulle tematiche ambientaliste. Accanto a questo, i sociologi hanno misurato le opinioni politiche, assegnando un punteggio a seconda delle visioni liberali o conservatrici.

I risultati, chissà come mai, non mi sorprendono.

More generally, conservative white males are likely to favor protection of the current industrial capitalist order which has historically served them well. […] Given the expansive challenge that climate change poses to the industrial capitalist economic system, it makes sense that conservative white males’ strong system justifying attitudes—triggered by the anti-climate science claims of the conservative movement — may drive them toward climate change denial.

In generale, è probabile che i maschi bianchi conservatori favoriscano la protezione dell’attuale ordine capitalista che storicamente ha giovato loro. […] Data l’enorme sfida che il cambiamento climatico pone al sistema economico capitalista industriale, ha senso che il forte sistema conservatore dei maschi bianchi che giustifica gli atteggiamenti – innescati dalle affermazioni scientifiche anti-climatiche del movimento conservatore – possa spingerli verso il rifiuto del cambiamento climatico.

Cool dudes, traduzione mia

Dallo studio emerge prima di tutto che i maschi bianchi conservatori hanno la tendenza a credere nelle proprie opinioni, molto più rispetto ad altri gruppi, anche quando queste non rispecchiano la realtà.

La loro percezione sul cambiamento climatico è alterata sia dal fatto che scardinare questa convinzione significa mettere in dubbio tutto il loro mondo, sia dal fatto che sono poco inclini a mettere in discussione le proprie convinzioni. Immersi in un gruppo omogeneo di altri maschi bianchi conservatori, rafforzano le loro credenze e le considerano verità assoluta.

I maschi bianchi conservatori ricoprono infatti la maggioranza delle posizioni di potere nella nostra società e nella nostra economia. Per questo, di fronte alla critica sul loro ruolo, l’atteggiamento naturale è quello di scetticismo radicale, anche nei confronti degli allarmi lanciati dalla comunità scientifica.

The positive correlation between selfreported understanding of global warming and climate change denial among conservative white males is compelling evidence that climate change denial is a form of identity-protective cognition, reflecting a system-justifying tendency.

La correlazione positiva tra la comprensione auto-dichiarata del riscaldamento globale e la negazione del cambiamento climatico tra i maschi bianchi conservatori è una prova convincente che la negazione del cambiamento climatico è una forma di protezione cognitiva dell’identità, che riflette una tendenza a giustificare il sistema.

Cool dudes, traduzione mia

Mettiamo insieme i pezzi del puzzle. Continuiamo a chiederci perché il movimento ambientalista online sia guidato in gran parte da donne. Continuiamo a chiederci come mai i potenti non fanno nulla, e qualsiasi negoziato puntualmente va in fumo e non viene rispettato. Continuiamo ad arrabbiarci quando uomini bianchi adulti ridono di Greta Thunberg. Continuiamo a postare foto di alluvioni e incendi, stupiti di quante volte stiano succedendo.

E sappiamo benissimo qual è il motivo di tutto questo.

Il motivo va al di là delle tematiche puramente ambientali: per salvare il mondo dalla catastrofe climatica è necessario scardinare tutti valori che lo guidano in questo momento. E’ necessario cambiarle, quelle persone. E’ necessario ripensare la nostra società e combattere contro la cultura patriarcale, è necessario ripensare il nostro rapporto con l’ambiente, è necessario ripensare al nostro sistema economico, perché chiaramente il capitalismo non può più funzionare. E’ necessario, insomma, che quei maschi bianchi conservatori siano sempre meno, e che nei ruoli decisionali subentrino personalità differenti, per genere, orientamento sessuale, etnia e più in generale visione del mondo.

E’ necessario che l’ambientalismo abbracci tutte le altre lotte sociali. E’ necessario che altre persone prendano in mano la situazione, persone che non siano maschi bianchi conservatori. In modo che quei cool dudes smettano di essere cool e di prendere decisioni per tutti, agevolando solamente loro stessi a discapito del resto del mondo.

ENG

Environment and Feminism: Cool Dudes

Tuesday, I’m on lunch break. As usual, I take half an hour to read before returning to work. I’m reading Naomi Klein again, This Changes Everything: Capitalism vs. the Climate I started reading it last night, right before going to sleep, I read a couple of pages just to give myself nightmares and spend the night thinking about what it will be in ten, twenty years.

After about fifty pages Naomi Klein catches my attention by quoting an article called Cool dudes: The denial of climate change among conservative white males in the United States
Starting from the subtitle you can understand what it’s about: an article written by sociologists McCright and Dunlap in which they argue that, in the United States, white male conservatives with above-average incomes are more inclined to believe that climate change does not exist.

You can read the article easily. I read it fast, I don’t want to miss anything about it. I want to read it before continuing with the even more difficult reading of Klein’s book, which who knows how many others of these articles she will quote.

The study is based on assigning different scores based on variables such as believing or not in climate change, its timing and its causes; beliefs in the opinions of the scientific community, and personal concerns on environmental issues. Besides this, the two sociologists have measured political opinions, assigning a score according to liberal or conservative views.

The results, obviously, did not surprise me.

More generally, conservative white males are likely to favor protection of the current industrial capitalist order which has historically served them well. […] Given the expansive challenge that climate change poses to the industrial capitalist economic system, it makes sense that conservative white males’ strong system justifying attitudes—triggered by the anti-climate science claims of the conservative movement — may drive them toward climate change denial.

First of all, this study shows that white male conservatives have a tendency to believe their opinions, much more than other groups, even when these do not reflect reality. 

Their perception of climate change is altered both by the fact that to undermine this belief means to question their whole world, but also by the fact that they are unwilling to question their own beliefs. Immersed in a homogeneous group of other conservative white males, they reinforce their beliefs and consider them the absolute truth.

In fact, conservative white males hold the majority of positions of power in our society and our economy. For this reason, faced with the criticism of their role, the natural attitude is that of radical skepticism, even towards the alarms raised by the scientific community.

The positive correlation between selfreported understanding of global warming and climate change denial among conservative white males is compelling evidence that climate change denial is a form of identity-protective cognition, reflecting a system-justifying tendency.

Let’s put the pieces of the puzzle together. We keep wondering why the online environmental movement is largely led by women. We continue to ask ourselves why the powerful men do nothing, and why any negotiation ends up in smoke and it’s not respected. We keep getting angry when grown white men laugh at Greta Thunberg. We continue to post photos of floods and fires, amazed at how many times they are happening.

And we know very well what the reason for all this is.

The reason is very simple and goes beyond merely environmental issues: to save the world from climate catastrophe it is necessary to unhinge all the values that guide it at this moment. It is necessary to change those people. It is necessary to rethink our society and fight against the patriarchal culture, it is necessary to rethink our relationship with the environment, it is necessary to rethink our economic system, because clearly capitalism can no longer work. In short, it is necessary for those white male conservatives to be fewer and fewer, and for different actors to take over the decision-making roles. Different by gender, sexual orientation, ethnicity, and more generally, by their vision of the world.

Environmentalism needs to embrace all other social fights. Other people need to take this matters into their own hands, people other than white male conservatives. So that those cool dudes will stop being cool and they will stop making decisions for everyone, because they are only facilitating themselves at the expense of the rest of the world.