Estate in centro Italia: Umbria

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Diario di bordo, capitolo 8

Sono passati dieci giorni da quando sono tornata dalle vacanze di Ferragosto. Me ne sono ricordata perché dopo cena ho stappato il vin santo e ci ho intinto i cantucci – o pucciato, come direbbero in Toscana.

Dovrei ricordarmi più spesso di quanto è piacevole viaggiare in Italia, soprattutto in alcune regioni. Quest’anno abbiamo scelto un viaggio on the road tra Umbria e Toscana, uno di quei viaggi in cui non programmi niente, e in base alla giornata decidi cosa fare. In realtà vorrei che tutti i miei viaggi fossero così, senza sensi di colpa quando non riesco a rispettare tutto ciò che vorrei fare.

Il nostro punto di partenza è Perugia. Alloggiamo in un airbnb poco fuori città, la proprietaria è la copia esatta della casa che ci affitta. Chissà cosa è successo, forse suo marito è morto, forse hanno divorziato. Uno dei due è stato sicuramente professore di lettere, vista la mole di libri che straborda dalle librerie, compresa una serie erotica chiusa sottochiave nell’armadio della camera da letto padronale.
Scorro col dito le coste di libri usati e riusati, e se riesco a immergermi nella vita di qualcuno fin dal primo giorno di viaggio, non ho nient’altro di cui lamentarmi.

Perugia

Non è facile visitare la città in giorni così caldi, ma per fortuna, oltre che costruzioni in mattoni ed enormi fontane, Perugia è anche stracolma di fontanelle nelle quali possiamo riempire le borracce. Camminiamo per le vie strette con gli zaini che pesano sulle spalle, dopo aver fatto colazione con brioche e cannoli al cioccolato dell’Antica Latteria. Il titolare è vecchio almeno quanto il negozio, e sapere che monta la panna dei maritozzi a mano lo fa sembrare un personaggio di qualche romanzo storico.

Perugia

Poco prima di partire dico a un mio collega di lavoro che vado a Perugia per Ferragosto. Dopo avermi preso per matta, mi consiglia di visitare assolutamente Collepino.

Collepino è un nome buffo da dare a un paese. Lo inseriamo nel nostro itinerario poco prima di Spello – infatti, arrivati in questa cittadina, basta proseguire per una decina di minuti per arrivare al paesello più piccolo e più grazioso di tutta la vacanza.

Collepino

Lo giriamo in poco meno di un’ora. Nella piazza centrale c’è la messa, il parroco la sta celebrando poggiato su un tavolo di plastica, di quelli bianchi, da giardino. Le persone sono in piedi, sembra abbiano portato le loro sedie da casa. Quando ci giriamo per non disturbare, una signora commenta a voce alta: questa messa, spaventa proprio tutti. Sorrido, ma non riesce a vedermi dietro gli occhiali e la mascherina. I suoi figli continuano a giocare come se nulla fosse.

Collepino

Per fortuna ci siamo svegliati presto, perché Spello è un delirio domenicale. Attratte dalla giornata calda e probabilmente senza troppe alternative, le persone hanno iniziato a riversarsi nelle viuzze da metà mattina. Lunghe code ci aspettano ovunque, dai bar ai panifici, e tutti i ristoranti ci chiudono le porte in faccia con maleducazione, perché otto persone sono troppe.
Per fortuna è venuta a trovarmi Michela, altrimenti la mia giornata sarebbe volta al peggio.

Assisi

Decidiamo di concludere la nostra visita a Spello con qualche ora di anticipo, e prenotiamo in fretta un ristorante ad Assisi per pranzo. Arriviamo affamati ma contenti di non essere caduti in una trappola per turisti. Il proprietario ci fa assaggiare il vino della casa, fatto maturare nelle botti della cattedrale o non ricordo più dove. Le bruschette col tartufo estivo sono buonissime, la compagnia è perfetta, e inizia una prima e lunga serie di assaggi alcolici – stavolta amaro al tartufo e alle foglie di ulivo.

Assisi

Assisi è molto più surreale dei suoi vicini. Entrando in chiesa mi mettono una gonna di plastica perché quella che indosso è troppo corta, e sono costretta a camminare come se avessi un pareo da spiaggia. Mi lamento per un attimo, pensando a quale dio si sarebbe mai potuto scandalizzare per una coscia da lui stesso creata; poi mi rendo conto che il problema non è la coscia, ma il tatuaggio che fuoriesce dall’orlo della gonna e decido di tacere per il resto della visita.

Un tizio della protezione civile ci fa la foto di fronte alla cattedrale. Pago un euro per entrare in bagno, poi altri quattro per un aperitivo a base di prosecco e mais tostato piccante. Le vespe ci seguono ovunque, è periodo, dice la signora sistemandosi la gonna, prima di scomparire dietro il bancone di un bar decorato con poster alle pareti e fiori di plastica.

Gubbio

L’ultima tappa di questa prima parte del viaggio è Gubbio – scelta totalmente a caso tra mille altre mete che avremmo potuto scegliere. Così bella che quasi mi dimentico di fare foto. Mangiamo la crescia, che trovo miracolosamente senza strutto e mangio seduta in un marciapiede, mentre accanto una famiglia si lamenta di quanto fosse secca e di quanto fosse più buono il pane a casa loro. Avevano finito la crema al tartufo.

La più bella città medievale, dicono le insegne sparse per la città. Forse sarà la più bella, di sicuro è quella che ci fa sognare di più mentre camminiamo per le vie, perdendo il filo del discorso, immaginando quanto fosse diversa e sempre uguale alla nostra la vita degli uomini che per primi hanno battuto certe strade.

Finiamo in un parco diverso da tutto il resto, progettato e realizzato nell’Ottocento. Ci facciamo mangiare dalle zanzare mentre camminiamo, prima di tornare alla macchina. L’orologio segna quindicimila passi.

Gubbio

Prima di andare via, Perugia ci sorprende di nuovo. Decidiamo di cambiare strada mentre andiamo verso il centro, ci imbattiamo in un quartiere diverso da tutti gli altri. Le opere d’arte fanno capolino da un lato all’altro della strada pedonale, i ristoranti si alternano con le associazioni e le associazioni con mostre di artisti che non ho mai sentito. Giriamo l’angolo, scritta a penna su muro giallo: il carcere è una tortura e chi è d’accordo è un torturatore di merda. Sospiro, felice al pensiero di non essere l’ultima idealista rimasta nel mondo.

ENG

Summer in the center of Italy: Umbria

Life journal, chapter 8

Ten days have passed since I returned from my August holidays. I remembered because after dinner I uncorked the vin santo and dipped the cantucci in it – in Tuscany they said pucciato.

I should remember more often how pleasant it is to travel to Italy, especially in some regions. This year we chose an on the road trip between Umbria and Tuscany, one of those trips where you don’t plan anything, and based on the day you decide what to do. Actually, I wish all my travels were like this, guilt-free when I can’t respect everything I want to do.

Our starting point is Perugia. We stay in an Airbnb just outside the city, the owner is the exact copy of the house she rents to us. Who knows what happened, maybe her husband died, maybe they got divorced. One of the two was certainly a professor of literature, given the number of books that overflows from the bookcases, including an erotic series locked under the key in the master bedroom wardrobe. 

I swipe the spines of used and reused books, and if I manage to immerse myself in someone’s life from the first day of travel, I have nothing else to complain about.

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Perugia

It is not easy to visit the city on such hot days, but luckily, in addition to brick buildings and huge fountains, Perugia is also full of drinking fountains in which we can fill the water bottles. We walk through the narrow streets with backpacks weighing on our shoulders, after having breakfast with brioche and chocolate cannoli from the Antica Latteria. The owner is at least as old as the shop, and knowing that he whips the whipped cream by hand makes him look like a character from some historical novel.

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Perugia

Shortly before leaving I tell a colleague of mine that I am going to Perugia for August 15th. After having thought me crazy, he recommends that I visit Collepino.

Collepino is a funny name to give to a small town. We insert it in our itinerary just before Spello – in fact, once arrived in this town, it is enough to continue for about ten minutes to arrive at the smallest and prettiest village of the whole holiday.

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Collepino

We see everything in under an hour. In the central square, there is mass, the parish priest is celebrating it with a plastic table, one of those the white ones, for the garden. People are standing, it seems they have brought their chairs from home. When we turn around so as not to disturb, a lady comments aloud: this mass scares everyone. I smile, but he can’t see me behind the glasses and mask. His children continue to play as if nothing had happened.

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Collepino

Luckily we woke up early because Spello is a Sunday delirium. Attracted by the hot day and probably without too many alternatives, people started flowing into the streets from mid-morning. Long queues await us everywhere, from bars to bakeries, and all the restaurants shut their doors in our face with rudeness, because eight people are too many. 

Fortunately, Michela came to see me, otherwise, my day would have turned for the worst.

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Assisi

We decide to end our visit to Spello a few hours early, and quickly book a restaurant in Assisi for lunch. We arrive hungry but happy not to have fallen into a tourist trap. The owner lets us taste the house wine, aged in cathedral barrels or I don’t remember where. The bruschettas (remember friends, it’s pronounced /brusˈketta/) with summer truffles are very good, the company is perfect, and a first and long series of alcoholic tastings begin – this time liquor with truffles and olive leaves.

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Assisi

Assisi is much more surreal than its neighbors. When I enter the church they put me in a plastic skirt because the one I’m wearing is too short, and I have to walk as if I were wearing a beach sarong. I complain for a moment, thinking about what god could ever be scandalized by a thigh he created himself; then I realize that the problem is not the thigh, but the tattoo that comes out of the hem of the skirt and I decide to keep quiet for the rest of the visit.

A police guy takes our picture in front of the cathedral. I pay one euro to enter the bathroom, then another four for an aperitivo based on prosecco and spicy toasted corn. The wasps follow us everywhere, it’s that time of the year, says the lady, adjusting her skirt, before disappearing behind the counter of a bar decorated with posters on the walls and plastic flowers.

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Gubbio

The last frame of this first part of the journey is Gubbio – chosen totally at random among a thousand other destinations that we could have chosen. So beautiful that I almost forget to take pictures. We eat the crescia, which I miraculously find without lard and I eat sitting on a sidewalk, while next to it a family complains about how dry it was and how much better the bread was at their home. They had finished the truffle cream.

The most beautiful medieval city, say the signs disseminated around. Perhaps it will be the most beautiful, for sure it is the one that makes us dream the most as we walk through the streets, losing the thread of the conversation, imagining how different and always the same as ours was the life of the men who first walked certain roads.

We end up in a park different from all the rest, designed and built in the nineteenth century. We get eaten by mosquitoes as we walk, before returning to the car. The clock marks fifteen thousand steps.

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Gubbio

Before leaving, Perugia surprises us again. We decide to change direction as we go towards the center, we come across a neighborhood different from all the others. The works of art peek from one side of the pedestrian street to the other, the restaurants alternate with associations and associations with exhibitions of artists that I have never heard of. We turn the corner, written in pen on a yellow wall: prison is torture and whoever agrees is a torturer. I sigh, happy at the thought of not being the last remaining idealist in the world.