Shopping estivo – edizione minimalista

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Cosa porto a casa da questa vacanza? Forse questo è il primo anno della mia vita nel quale posso rispondere: nulla.

Mi spiego meglio: quel nulla si riferisce a qualcosa di materiale. Durante la vacanza non ho comprato oggetti, non ho fatto acquisti. Per la prima volta nella mia vita, non ho sentito i bisogno di portare con me una prova tangibile della vacanza.

Eppure ho portato a casa tantissimo.

Sarà quest’anno strano. Sarà che sto crescendo, sarà che non avevo una guida in cui inserire biglietti, scontrini e mappe delle città che ho visto. Sarà che avevo così tanta voglia di camminare, un passo dopo l’altro, di vedere muri di chiese, strade e persone che sembravano vivere la vita come se nulla fosse successo. Sarà che ogni passo era una storia diversa, che si intrecciava con altre storie, con volti di persone che non conosco e non conoscerò mai.
Sarà che ho ripercorso strade che sentivo mie un po’ di tempo fa, quando la mia vita era così tanto diversa.

Il concetto di bisogno è strano. Passiamo la nostra vita convinte di aver bisogno di così tante cose. Più passa il tempo, più tutto intorno a noi ci indica che abbiamo bisogni sempre più grandi, sempre più dispendiosi. Più passa il tempo, più ci troviamo insoddisfatti, sempre alla ricerca di qualcosa che non raggiungeremo mai. Compra e consuma, per poi ricomprare qualcosa di nuovo, di più bello.

Durante queste vacanze, forse complice la pandemia, forse complici tanti tasselli che si stanno mettendo al loro posto, io ho avuto bisogno di sole esperienze. Del gusto di un dolce per le strade, della stanchezza sulle gambe, delle persone che ho rivisto. E forse il segreto è tutto qui: capire che abbiamo già tutto e bisogno di niente.

ENG

Summer shopping – minimalist edition

What did I bring home from this vacation? Maybe this is the first year of my life in which I can answer: nothing.

Let me explain: that “nothing” only refers to something material. During this summer holiday, I didn’t buy any items, I didn’t shop. For the first time in my life, I didn’t feel the need to bring tangible proof of the vacation with me.

Yet I have brought home a lot. 

It’s a strange year, this 2020. Maybe I’m growing up, or maybe it was the fact that I didn’t have a travel guide to insert tickets, receipts, and maps of the cities I’ve seen. Maybe it was because I really wanted to walk, step by step, to see walls of churches, streets, and people who seemed to live their life as if nothing had happened. Each step was a different story, which was tangled with other stories, with faces of people I don’t know and I will never know. 
Maybe it was because I have retraced paths that I felt mine some time ago when my life was so different.

The concept of need is strange. We spend our life indoctrinated that we need so many things. The more time passes, the more everything around us tells us that we have ever greater and more expensive needs. The more time passes, the more dissatisfied we find ourselves, always looking for something we will never achieve. Buy and consume, and then buy back something new, more beautiful.

During these holidays, perhaps thanks to the pandemic, perhaps thanks to many pieces that are being put in their place in me, I only needed experiences. The taste of a dessert on the streets, the tiredness on the legs, the people I was with. And perhaps the secret is all here: to understand that we already have everything and need nothing.