Homo Deus: cosa c’entra Harari con lo zero waste?

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Il caldo torrido, l’estate in città, il conto alla rovescia dei giorni che ci separano dalle ferie. Chi mi conosce bene bene bene sa che per me questo significa una sola cosa: letture pesanti. Non solo fisicamente (vogliamo parlare del peso specifico dei libri Bompiani?) ma anche mentalmente. Agosto è il periodo dell’anno in cui leggo i macigni.

In questo caso, il macigno appena concluso è Homo Deus. Breve storia del futuro, di Yuval Noah Harari. Dubito fortemente che qualcuno di voi possa non conoscere Harari: professore universitario a Gerusalemme, ha scritto tra le altre cose Sapiens, Da Animali a Dei, che vi consiglio fortemente di recuperare.

Homo Deus è un libro sull’Umanesimo, ovvero sulla religione del mondo contemporaneo. E’ un libro sulle distopie alle quali stiamo andando incontro: la ricerca della vita e della salute eterna, in un mondo in cui l’uomo regna incontrastato su tutto ciò che lo circonda, animali e natura compresi. E’ un libro che mi ha fatto riflettere e ragionare. Ma cosa ha a che fare con lo zero waste?

Ad un certo punto, quando Harari descrive la modernità e le sue contraddizioni, affronta anche il tema del capitalismo.

La modernità […] si basa sulla convinzione che la crescita economica non solo sia possibile, ma assolutamente essenziale.

Homo Deus

Analizzando la crescita infinita che una società capitalistica ha bisogno di portare a casa per prosperare, Harari ne mette in luce tutte le contraddizioni, prima fra tutte il fatto che questa crescita sia possibile solo a discapito di qualcun altro.

Prima di tutto, a discapito dei poveri che vengono sfruttati per accrescere sempre di più la fetta di torta in mano agli imprenditori. Su di loro poggia l’intero sistema, che si muove in un circolo vizioso: i ricchi saranno sempre più ricchi, e i poveri non lo combatteranno perchè sapranno che è l’unico sistema che può permettere loro di accrescere ciò che possiedono.

In secondo luogo, a discapito del mondo che ci circonda. Le risorse, sottolinea Harari, non sono infinite. Solo la conoscenza è una risorsa che, più viene sfruttata, più si accresce. Le materie prime e l’energia non sono infinite. Ma perché acconsentiamo a questo sfruttamento, pur sapendo che prima o poi ci troveremo nei guai?

Secondo Harari, lo facciamo per via della nostra fede cieca nella tecnologia. In fondo, pensiamo che prima o poi qualche scienziato o qualche ingegnere arrivi con la soluzione in mano, pronto a tirarci fuori dal pasticcio che abbiamo creato. Ma ne siamo proprio sicuri?

Il punto è proprio questo. Finché non ci rendiamo conto di ciò a cui stiamo andando incontro, e finché non capiamo che la soluzione non può essere una vana speranza proiettata nel futuro, ma qualcosa che dobbiamo pretendere adesso e sulla quale dobbiamo lavorare a partire da questo istante preciso, lasceremo il nostro futuro nelle mani di chi, invece, lo sta già distruggendo.

E’ questo che vogliamo?

ENG

Homo Deus: what does Harari has to do with zero waste?

The torrid heat, the summer in the city, the countdown of the days that separate me from the holidays. Those who know me well know that for me this means only one thing: heavy reading. Not only physically (do we want to talk about the specific weight of Bompiani books?) But also mentally. August is the time of year when I read hard.

In this case, the book I just ended is Homo Deus. A Brief History of the Future, by Yuval Noah Harari. I strongly doubt that any of you may not know Harari: university professor in Jerusalem, wrote among other things Sapiens. A Brief History of Mankind which I strongly recommend you to read.

Homo Deus is a book on Humanism, the religion of the contemporary world. It is a book on the dystopias we are facing: the search for eternal life and health, in a world where man reigns supreme over all that surrounds him, including animals and nature. It is a book that made me reflect and reason. But what does this have to do with zero waste?

At one point, when Harari describes modernity and its contradictions, it also addresses the issue of capitalism. 

Modernity […] is based on the belief that economic growth is not only possible, but absolutely essential.

Homo Deus

By analyzing the infinite growth that a capitalist society needs to bring home to thrive, Harari highlights all the contradictions. The most important thing is to realize that this growth is possible only at the expense of someone else.

First of all, to the detriment of the poor who are exploited to increase the slice of cake in the hands of entrepreneurs. On them rests the whole system, which moves in a vicious circle: the rich will always be richer, and the poor will not fight it because they will know that it is the only system that can allow them to increase what they have.

Secondly, to the detriment of the world around us. Resources, Harari points out, are not infinite. Only knowledge is the only resource which, the more it is exploited, the more it grows. The raw materials and energy are not infinite. But why do we consent to this exploitation, even though we know that sooner or later we will find ourselves in trouble?

According to Harari, we do it because of our blind faith in technology. After all, we think that sooner or later some scientists or engineers will arrive with the solution in hand, ready to get us out of the mess we have created. But are we sure?

This is exactly the point. As long as we do not realize what we are going towards, and until we understand that the solution cannot be a vain hope projected into the future, but something that we must expect now and on which we must work starting from this precise moment, we will leave our future in the hands of those who are already destroying it.

Is this what we want?