Quanto mi manca viaggiare

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Sabato pomeriggio a Milano. Il caldo entra da tutte le fineste, Instagram mi ricorda che l’anno scorso stavo pianificando il viaggio dell’Islanda, una cartina in bianco e nero stampata su un foglio A4, la guida Lonely Planet ancora nuovissima. Le scritte in corsivo, Giorno 1, le righe tracciate intorno all’isola, il percorso organizzato che, sapevo già in partenza, non avremmo mai seguito. Quanto mi manca viaggiare.

Avete presente quella sensazione poco prima di partire, soprattutto verso un paese che non conoscete?

Il peso sullo stomaco, il dover scegliere l’albergo, tenere traccia di tutte le prenotazioni, decidere cosa fare, cosa saltare, quali giorni lasciare liberi e quali riempire. Il viaggio inizia molto prima dell’effettiva partenza, addirittura mesi: questo vale, ovviamente, solo se siete voi ad organizzarlo – e per questo evito i pacchetti viaggio, le agenzie e tutto quello che potrebbe trasformarmi in una turista anziché in una viaggiatrice.

Non serve andare lontano, basta scegliere un posto mai visto, o un posto che volete conoscere meglio. Anche solo la possibilità di farlo mi fa sentire più leggera, inizio a provare di nuovo quella sensazione di vuoto, quella voglia di camminare, di scoprire, di assaggiare.

E’ la cosa che mi è mancata di più durante la pandemia.

Non tanto non poter viaggiare, quanto non poter pensare ai viaggi. Il non sapere quando tutto sarebbe finito, il non riuscire a capire come e quando ci saremo potuti muovere di nuovo, il non poter neppure pensare agli altri paesi, perché le nostre prospettive erano improvvisamente limitate alle quattro mura, e la porta di casa si era trasformata improvvisamente in un limite invalicabile. Improvvisamente non abbiamo più avuto la possibilità di fantasticare, di immaginare luoghi lontani.

A Giugno, quando ho preso il primo aereo dopo la pandemia, il mondo mi è sembrato diverso. Sembrato, perché sotto la superficie tutto era rimasto uguale. Le valigie facevano lo stesso rumore sull’asfalto, e la Sardegna profumava come sempre, il sole cocente che brucia la testa e mia madre ad aspettarmi agli arrivi. E ho iniziato a crederci ancora, di nuovo, a immaginare ciò che avrei dovuto fare quest’estate, a immaginare le alternative, a ripensare a cosa sarà, prima o poi.


Novità! Da Agosto ho intenzione di pubblicare una newsletter al mese, per rimanere in contatto e chiacchierare di zero waste, viaggi e tanto altro. Ci state?

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How much I miss travelling

Saturday afternoon in Milan. The heat comes fromthe windows, Instagram reminds me that last year I was planning the trip to Iceland, a black and white map printed on an A4 sheet, the Lonely Planet guide still brand new. The cursive writing, Day 1, the lines are drawn around the island, the organized route that, I already knew from the start, we would never have followed. I didn’t realize how much I miss traveling.

Do you know that feeling just before leaving, especially towards a country you don’t know? 

The weight on the stomach, having to choose the hotel, keeping track of all reservations, deciding what to do, what to skip, which days to leave free, and which to fill. The journey starts long before the actual departure, even months: this obviously applies only if you organize it – and for this reason, I avoid travel agencies and everything that could turn me into a tourist rather than a traveler.

No need to go far, just choose a place you have never seen, or a place you want to know better. Even just the possibility of doing it makes me feel lighter, I start to feel again that feeling of emptiness, that desire to walk, to discover, to taste.

It’s the thing I missed the most during the pandemic.

Not so much not being able to travel, but not being able to think about travel. Not knowing when everything would be over, not being able to understand how and when we could move again, not even being able to think about other countries, because our perspectives were suddenly limited to the four walls, and the front door had suddenly transformed into an unconquerable limit. Suddenly we no longer had the opportunity to fantasize, to imagine distant places.

In June, when I took the first plane after the pandemic, the world seemed different to me. It seemed because under the surface everything was the same. The suitcases made the same noise on the streets, and Sardinia smelled as always, the scorching sun that burns the head and my mother waiting for me at the airport arrivals. And I started to believe it again, to imagine what I should have done this summer, to imagine the alternatives, to rethink what it will be, sooner or later.


Surprise! Starting this August, I want to write a monthly newsletter to chat with you about zero waste, travels and many more topics. Are you in?

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