Zero waste al mare

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Quattro cose che si possono fare, oltre al solito porta-pranzo e borraccia

La mia settimana in Sardegna si è conclusa già da cinque giorni, e ho pensato di scrivere una piccola guida di consigli per vivere il mare e la spiaggia in modo zero waste e sostenibile. Essendo nata e cresciuta vicino al mare, mi rendo conto che ogni anno mi trovo a ripetere cose che per me sono scontate, ma che per tanti turisti non lo sono. E, devo dirlo a malincuore, le mie spiagge preferite, nonostante non siano battute da tante persone, sono sempre più sporche: il mare porta a riva qualsiasi cosa, da bastoncini cotton fioc fino a buste di plastica più o meno grandi.

In realtà questi consigli di zero waste non hanno nulla: sono cose che andrebbero fatte al di là dello stile di vita che ciascuno di noi decide di seguire. Insomma, per lasciare la spiaggia così come l’abbiamo trovata non è necessario racchiudere tutta la nostra mondezza in una piccola jar o fare grandi salti mortali: basta riportare a casa tutte le cose che abbiamo portato in spiaggia.

Di seguito quindi quattro consigli sostenibili e zero waste per affrontare una vacanza, ma anche una sola giornata, in spiaggia. Perché lo so, volete anche voi andare a tuffarvi dopo questo periodo di isolamento e quarantena in città.

Raccogli tutti i rifiuti che hai intorno

Non c’è bisogno di fare grandi chilometri: spesso basta rimanere nell’asciugamano e frugare la sabbia intorno. Raccogliere i rifiuti in spiaggia, soprattutto se si tratta di buste oleose di patatine o pezzi di spazzolino da denti, può essere un’esperienza disgustosa; ma lo è ancora di più lasciare che il mare si porti via tutto.

La plastica è il problema più grande, proprio perché è presente in quantità maggiori rispetto a qualsiasi altro materiale. Il problema infatti non è dato solo dai rifiuti normali, ma anche dalle reti e dagli attrezzi da pesca. Però non dimentichiamoci di raccogliere anche altre tipologie di rifiuti: vetro o alluminio, per esempio, oppure mozziconi di sigaretta – che fanno ancora più schifo.

Sabbia, conchiglie e ricci di mare rimangono dove li hai trovati

Ogni volta mi stupisco di quante persone non sappiano che sia illegale raccogliere sabbia, conchiglie e qualsiasi altra cosa appartenga alla spiaggia. C’è chi vuole riempirne una boccetta (ma per fare cosa?), chi vuole portare a casa un souvenir tirchio (vi segnalo che la Sardegna è piena di artigiani bravissimi e potete scegliere tra orafi, ceramisti, falegnami e tantissime tipologie di souvenir molto più sostenibili). Poi ci sono i furbacchioni che pescano ricci di mare in quantità molto superiori ai limiti di legge, mettendo magari buste di plastica direttamente in acqua per mantenerli “freschi” fino a fine giornata. Loro sì che hanno capito tutto.

Ecco, questa è la categoria di persone che mi fa incazzare in assoluto più di qualsiasi altra cosa. Il fatto che abbiano pagato per andare in vacanza sembra dare il permesso per trattare qualsiasi cosa come se fosse di loro proprietà. Ma il mare e la spiaggia sono un bene di tutti, e portando via i secchielli pieni di conchiglie e di sabbia rosa ci ritroveremo alla fine con gli arenili vuoti.

Ah, non si può fare neanche lo scivolo sulle dune di sabbia. Lo so che è divertente, ma mi pare evidente che non ci sia altrettanto da ridere nel distruggerle con il vostro sedere.

Non far volare via la plastica

Anche questa non mi sembra difficile, eppure ogni anno, puntualmente, mi tocca rincorrere buste di patatine o salvagenti mezzi sgonfi. Il punto è questo: in Sardegna c’è vento. Tanto vento. Immagino che ci sia un po’ ovunque. E il vento porta via le cose, soprattutto se queste cose sono di plastica leggera. Sarebbe dunque buona cosa infilarle in borsa subito dopo averle utilizzate, anziché poggiarle nella sabbia in attesa che arrivino in faccia al vostro vicino di ombrellone.

In generale, sarebbe sempre meglio non portare proprio plastica sulla spiaggia. Se proprio non potete farne a meno, dopo averla utilizzata ci sono gli appositi bidoni per differenziarla. E sì, probabilmente dovrete camminare perché non si può riempire la spiaggia di cestini. E’ il duro prezzo da pagare per esservi mangiati quelle patatine alla paprika sotto il sole delle due del pomeriggio.

Parlare con i vicini di ombrellone

“Che fai?”

Non c’è niente di meglio che comunicare con le persone. Non solo dire, ma anche far vedere cosa stiamo facendo. E’ difficile? Sì. Qualcuno ci guarderà storto e schifato? Sicuramente.
Da quella che è la mia esperienza però. ci saranno sempre quelle due o tre persone che si avvicineranno incuriosite, e che prenderanno coraggio e inizieranno a raccogliere anche loro qualcosa.

Quando siamo riusciti a comunicare, anche solo con uno sguardo, con una sola persona, abbiamo già avuto il nostro piccolo impatto nel mondo.

ENG

Zero waste beach

Four things you can do, in addition to the usual lunch box and bottle

My week in Sardinia has already ended, and I thought of writing a small guide of tips for living the sea and the beach in a zero waste and sustainable way. Being born and raised near the sea, I realize that every year I find myself repeating things that are obvious to me but are not for many tourists. And, I have to say reluctantly, my favorite beaches, although they are not known by many people, are more dirty than ever: the sea brings everything to the shore, from cotton swab sticks to smaller or larger plastic bags.

In reality, these are not “zero waste” tips: they are something that should be done beyond the lifestyle that each of us decides to follow.
Here are four sustainable and zero waste tips for a week or a single day on the beach. Because I know, you also want to go diving after this period of isolation and quarantine in the city.

Collect all the waste around you

There is no need to walk for miles: it is often enough to just stay in your beach towel and look around the sand. Collecting waste on the beach, especially if it is oily bags of chips or pieces of a toothbrush, can be a disgusting experience; but it is even more disgusting to let the water take everything away.

Plastic is the biggest problem, mostly because it is present in larger quantities than any other material. In fact, the problem is not only caused by normal waste, but also by nets and fishing gear. But let’s not forget to also collect other types of waste: glass or aluminum, for example, or cigarette butts – which are even more disgusting.

Sand, shells and other creatures must remain where you found them

Every year I am surprised by how many people don’t know that it is illegal to collect sand, shells, and anything that belongs to the beach. There are tourists who want to fill a bottle (to do what?), others who want to take home a stingy souvenir (I point out that Sardinia is full of very good artists and you can choose between jewelers, potters, carpenters and many other types of more sustainable souvenirs). Then there are the smart tourists who net sea urchins in quantities much higher than the legal limits, perhaps putting them in plastic bags and then directly in the water to keep them “fresh” until the end of the day. They are so smart.

Here, this is the category of people that pisses me off more than anything else. The fact that they paid to go on vacation seems to give permission to treat anything as if it is their property. But the sea and the beach are for everyone and if we continue to take away buckets full of shells and pink sand we will end up with empty beaches.

Oh, you can’t even slide on the sand dunes. I know it’s funny, but it seems clear to me that there isn’t much to laugh when you destroy them with your butt.

Don’t let the plastic fly away

Even this does not seem difficult to me, yet every year I have to chase bags of chips or float toys that are deflated. The point is this: in Sardinia there is wind. A lot of wind. I guess there is a little bit of wind everywhere. And the wind takes things away, especially if these things are made of light plastic. It would, therefore, be a good thing to put them in your bag immediately after using them, instead of placing them in the sand waiting for them to fly right in the face of your umbrella neighbor.

In general, it would always be better not to bring plastic on the beach. If you really can not do without it, after using it there are special bins to differentiate it. And yes, you will probably have to walk because you cannot have bins everywhere on the beach. It’s the hard price to pay for eating those paprika chips under the afternoon sun.

Talk with your umbrella neighbors

“What are you doing?”

There is nothing better than communicating with people. Not only to say something but also to show what we are doing. It’s difficult? Yes. Will anyone look at us crooked and disgusted? Definitely.
From what is my experience though, there will always be those two or three people who will approach you curiously, and who will take courage and begin to collect something too.
When we managed to communicate, even with just one glance, with one person, we already had our little impact on the world.