Blog updates + White Fragility

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Il 2020 è stato un anno strano. Prima la pandemia, poi le vicende di George Floyd in America che sono arrivate fino a noi con il Black Lives Matter: una doccia fredda. Un risveglio dal torpore della nostra vita privilegiata di persone bianche che possono permettersi di intraprendere un percorso zero waste fatto di belle bottiglie, barattoli e cannucce. Come tutte le docce fredde, la presa di coscienza è arrivata inaspettata, ma era lì da tempo, silenziosa. Ci siamo resx conto che il nostro essere ambientalistx è fatto di parole al vento, a meno che non avvenga un cambio di rotta. E questo cambio di rotta può essere solo attraverso l’ambientalismo intersezionale.

Col termine intersectional environmentalism si intende un ambientalismo diverso da quello classico, un ambientalismo che prende in considerazione sia l’ambiente sia le persone che abitano in esso. Le comunità non sono qualcosa di separato dai luoghi in cui vivono: ambiente ed esseri umani sono interconnessi. Parlare di ambientalismo intersezionale significa parlare, prima di tutto, di inclusività e significa spostare il nostro punto di vista verso la giustizia ambientale.

Nel mondo infatti le comunità più colpite dall’inquinamento, dal consumo del suolo e dallo sfruttamento delle risorse sono le comunità di colore, nativi e persone nere (da questo momento utilizzerò il termine BIPOC per indicare, come da inglese, black, indigenous and people of color). “Non esiste nessuna giustizia ambientale senza giustizia sociale”.

Questo ci porta a riflettere sul nostro privilegio di persone bianche. Per lungo tempo le voci BIPOC e marginalizzate sono rimaste nell’ombra. Abbiamo lasciato che rimanessero inascoltate, noi stessi le abbiamo trattate con superficialità, perpetrando il nostro privilegio, occupando tutti gli spazi disponibili in questa discussione. Passare dalla nostra prospettiva limitata a una prospettiva intersezionale significa introdurre nel discorso i problemi legati alla razza, all’orientamento sessuale, alla classe di appartenenza, al femminismo.

Intersezionalismo

Because the intersectional experience is greater than the sum of racism and sexism, any analysis that does not take intersectionality into account cannot sufficiently address the particular manner in which Black women are subordinated.

Demarginalizing the Intersection of Race and Sex

La paternità del termine intersezionalismo è di Kimberle Crenshaw, attivitsta nera americana. In un articolo del 1989 (potete leggerlo nelle risorse qui in fondo), per la prima volta vengono messi in luce i problemi che emergono nel considerare il femminismo e il colore della pelle come due esperienze separate.

Qui su IBMOB ho sempre portato avanti un’unica intersezione: quella tra ambientalismo e malattie croniche. Ambientalismo inteso in modo molto limitato, ovvero come gesti quotidiani che tutti noi possiamo portare avanti, piccoli cambiamenti nella nostra vita. Malattie croniche intese come diabete di tipo 1, del quale racconto la mia esperienza.

Da mesi questa prospettiva è iniziata ad andarmi stretta, per via della ripetitività degli argomenti, ma soprattutto perché mi rendevo conto che stavo cercando di seppellire sotto il tappeto una montagna di polvere. La mia principale responsabilità è quella di aver chiuso gli occhi di fronte a ciò che gli/le attivistx BIPOC, disabili, e LGBT+ mi stavano urlando a gran voce.

Lo zero waste è sstato praticato da sempre da comunità BIPOC in tutto il mondo. Crediamo che l’economia circolare, le pratiche sostenibili e il minimalismo siano qualcosa di nuov. Parliamo di riscoperta della natura circostante, dimenticandoci che tantissime comunità in giro per il mondo portano già avanti questo tipo di pratiche. Insomma: noi ci siamo resi conto dell’esistenza dello zero waste solamente quando, in quanto persone bianche, ce ne siamo appropriati.

Non pretendo che da oggi in poi IBMOB possa esaurire l’enorme mare dell’ambientalismo intersezionale: non è un’etichetta che mi posso appiccicare in fronte, come un trofeo. E’ un punto di partenza, l’inizio di un percorso di approfondimento. Voglio solo esplicitare un cambio di rotta che sento di dover affrontare, sia nelle tematiche trattate, sia nel modo in cui vengono trattate. Per troppo tempo ho creduto la giustizia sociale fosse un tema che non sarei stata in grado di esaurire: troppo spaventoso, troppo difficile. Adesso sento che comunque, in ogni caso, ho bisogno di provarci. E ho deciso di iniziare con una lettura che è stata fondamentale.

Perché White fragility?

I belong when I turn on the TV, read best-selling novels, and watch blockbusters movies. I belong when I walk past the magazine racks at the grocery store or drive past billboards.

White Fragility

“Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante” diceva Nietzsche. Per cambiare, diremmo noi in parole molto semplici, non si può stare comodi in divano. Non possiamo continuare a parlare di argomenti che ci piacciono, che ci risultano comodi e che non avviano nessun vero dibattito con le persone che ci stanno intorno.

Ho deciso quindi di intraprendere questo percorso leggendo (per ben 2 volte!) un libro che mi ha aiutato a mettere in discussione il mio punto di vista di persona bianca che vive in Occidente in mezzo ai privilegi: White Fragility: Why It’s So Hard For White People To Talk about Racism di Robin DiAngelo (la traduzione del titolo in italiano sarebbe: Fragilità bianca: perché è così difficile per le persone bianche parlare di razzismo).

Robin DiAngelo è una donna bianca che si occupa di whiteness studies e razzismo sistemico. Ha alle spalle articoli, libri e seminari su temi di giustizia sociale, inclusività e discriminazione razziale. Ho scelto di partire da lei, prima con un breve saggio dal titolo White Silence, poi con la lettura del suo libro più famoso.

White Fragility è un libro che ci mette in imbarazzo. Non possiamo stare comodx in divano mentre lo leggiamo; ci sentiamo offesx, insultatx. E’ un libro rivolto alle persone bianche, è una sfida e una scoperta dei nostri bias. Parola dopo parola, ci rendiamo conto che il nosro essere progressistx, alleatx e la nostra convinzione di non essere, in alcun modo, razzistx, crollano come un castello di carte.

Razzismo sistemico

Il razzismo non è qualcosa che appartiene a persone cattive, ma un sistema pervasivo che portiamo avanti giorno dopo giorno con i nostri gesti, le nostre azioni. Come persone bianche, utilizziamo dei pattern quando parliamo di razza. Questi pattern ci permettono di mantenere il nostro prilegio e invalidano di volta in volta l’esperienza BIPOC. Il razzismo non è il singolo insulto, ma un sistema volto al mantenimento del disequilibrio basato sul favorire le persone bianche in una società bianca.

Perpetriamo il razzismo tutte le volte che facciamo allusioni a quartieri problematici, tutte le volte che facciamo delle battute sulla razza, tutte le volte che stiamo in silenzio di fronte a situazioni scomode. Il cambiamento di prospettiva nella definizione di razzismo è fondamentale per iniziare a lavorare su noi stessi, in tutti gli ambiti della nostra vita.

If, as a white person, I conceptualize racism as a binary and I place myself on the “not racist” side, what further action is required of me?

White Fragility

Fragilità

Il discorso sulla razza appartiene alle persone di colore. Le persone bianche, esseri umani standard, non percepiscono mai questo argomento come un qualcosa di cui fanno parte. Come persone bianche, quando ci sentiamo chiamate in causa, quando la nostra razza viene esplicitata, la prima reazione è sempre quella di metterci sulla difensiva.

In quanto persone bianche, beneficiamo ogni giorno del nostro privilegio. Dobbiamo sfidare noi stessx per andare oltre. Per lungo tempo le persone bianche hanno portato avanti una narrazione basata sull’idea che il razzismo è qualcosa che non ci appartiene, evitando le critiche con frasi fatte: ho amici neri, sono statx in Africa a fare volontariato, io non vedo il colore della pelle.

Ma cosa possiamo fare per migliorare?
La chiave di tutto è l’umiltà e l’ascolto. Possiamo leggere libri come in questo caso, ma possiamo anche amplificare le voci di attivistx che lottano ogni giorno contro questo sistema. Riconoscere di esserne parte è il primo passo verso il miglioramento. E il miglioramento può nascere solo da chiedere a noi stessi: cosa posso fare? Quali sono le azioni, di cui non mi rendo conto, che mantengno il mio privilegio e invanlidano le esperienze di altri?

Ma che c’entra, questo, con l’ambientalismo?

Tutto. Navigare in un mondo in cui il mio punto di vista di persona bianca non viene mai messo in discussione, in cui le mie azioni e i miei pensieri sono influenzati dalla cultura predominante, quella bianca, che non permette mai alle altre voci di emergere, significa percepire questo argomento come l’abbiamo sempre fatto: da un punto di vista limitato. Man mano che gli anni sono passati ho percepito l’ambientalismo come cambiamento nell’alimentazione, riduzione dei consumi, lotta alla plastica. Come se stessi guardando solamente una facciata, dimenticandomi di tutte le altre.

I am a white American raised in the United States. I have a white frame of reference and a white worldview, and I move through the world with a white experience. My experience is not a universal human experience.

White Fragility

Il razzismo ambientale e le ingiustizie nelle quali molte comunità sono costrette a vivere nel mondo sono frutto delle pratiche di sfruttamento dell’Occidnente e del nostro modo limitato di vedere le cose.

Per la prima volta ho realizzato che c’è qualcosa di più, e che non ci può essere alcun vero ambientalismo se non metto in discussione il fatto che il mio punto di vista è un punto di vista privilegiato, accecato dal fatto che vivo in una società che valorizza sempre la mia esperienza e allo stesso tempo invalida quella di altri.


English version

2020 has been a strange year. First the pandemic, then the events of George Floyd in America that have come down to us with the Black Lives Matter: a cold shower. Awakening from the comfort of our privileged life of white people who can afford to undertake a zero-waste path made of beautiful bottles, cans, and straws. Like all cold showers, awareness came unexpectedly, but it had been there for some time, silent. We realized that our environmental activism is made of empty words unless there is a change of direction. And this change of course can only be through intersectional environmentalism.

The term intersectional environmentalism means environmentalism different from the classical one, a type of environmentalism that takes into consideration both the environment and the people who live in it. Communities are not something separate from where they live: environment and human beings are interconnected. Talking about intersectional environmentalism means talking, first of all, about inclusiveness and it means shifting our point of view towards environmental justice.

The communities most affected by pollution, soil consumption, and the exploitation of resources are the BIPOC communities. “There is no environmental justice without social justice.”

This leads us to reflect on our privilege as white people. For a long time, the BIPOC and marginalized voices were silenced. We let them remain unheard, we treated them superficially, perpetuating our privilege, occupying all the spaces available in this discussion. Moving from our limited perspective to an intersectional perspective means introducing problems related to race, sexual orientation, belonging class, and feminism into the conversation.

Intersectionality

Because the intersectional experience is greater than the sum of racism and sexism, any analysis that does not take intersectionality into account cannot sufficiently address the particular manner in which Black women are subordinated.

Demarginalizing the Intersection of Race and Sex

The paternity of the term intersectionalism is of Kimberle Crenshaw, an American black activist. In a 1989 article (you can read it in the resources below), for the first time, the problems that emerge in considering feminism and skin color as two separate experiences are highlighted.

Here on IBMOB I have always pursued a single intersection: that between environmentalism and chronic diseases. I understood environmentalism in a very limited way, or as daily gestures that we can all carry out, small changes in our lives. Chronic diseases understood as type 1 diabetes, of which I tell my everyday life.

For months this perspective has started to feel narrow, due to the repetitiveness of the arguments, but above all, because I realized that I was trying to bury a mountain of dust under the carpet. My main responsibility is to have closed my eyes to what the BIPOC, disabled, and LGBT + activists were shouting at me.

Zero waste has always been practiced by BIPOC communities all over the world. We believe that the circular economy, sustainable practices, and minimalism are something new. We talk about rediscovering the surrounding nature, forgetting that many communities around the world are already carrying out this type of practice. In short: we realized the existence of zero waste only when, as white people, we took over.

Why White Fragility?

I belong when I turn on the TV, read best-selling novels, and watch blockbusters movies. I belong when I walk past the magazine racks at the grocery store or drive past billboards.

White Fragility

“You have to have chaos within yourself to give birth to a dancing star,” said the German philosopher Nietzsche. To change, we would say in very simple words, you can’t be comfortable on the sofa. We cannot continue to talk about topics that we like, that are comfortable and that do not start any real debate with the people around us.

So I decided to take this path by reading (for 2 times!) a book that helped me to question my point of view as a white person living in the West among the privileges: White fragility: Why It’s So Hard For White People To Talk about Racism by Robin DiAngelo.

Robin DiAngelo is a white woman who deals with whiteness studies and systemic racism. He has behind him articles, books, and seminars on issues of social justice, inclusiveness, and racial discrimination. I chose to start with her, first with a short essay entitled White Silence, then with the reading of her most famous book.

White Fragility is a book that embarrasses us. We cannot be comfortable on the sofa while reading it; we feel offended, insulted. It is a book aimed at white people, it is a challenge and a discovery of our bias. Word after word, we realize that our being progressists, allies, and our belief that we are not, in any way, racists, fall down.

Systemic racism

Racism is not something that belongs to bad people, rather than  pervasive system that we carry on with our gestures, our actions. As white people, we use patterns when we talk about race. These patterns allow us to maintain our privilege and invalidate the BIPOC experience from time to time. Racism is not a single insult, but a system aimed at maintaining the imbalance based on supporting white people in a white society.

We perpetuate racism every time we talk about problematic neighborhoods, every time we make jokes about race, every time we are silent in the face of uncomfortable situations. The change of perspective in the definition of racism is fundamental to start working on ourselves, in all aspects of our life.

If, as a white person, I conceptualize racism as a binary and I place myself on the “not racist” side, what further action is required of me?

White Fragility

Fragility

Race talk belongs to black people. White people, standard human beings, never perceive this topic as something they are part of. As white people, when we feel called out when our race is made explicit, the first reaction is always to put ourselves on the defensive.

As white people, we benefit from our privilege every day. We must challenge ourselves to go further. For a long time, white people have carried on a narrative based on the idea that racism is something that does not belong to them, avoiding criticism with sentences made: I have black friends, I have been to Africa to volunteerI do not see the color of your skin.

But what can we do to improve? 

The key to everything is humility and listening. We can read books like in this case, but we can also amplify the activists that struggle against this system every day. Recognizing that you are part of this is the first step towards improvement. And improvement can only come from asking ourselves: what can I do?  What are the actions, which I am not aware of, that maintain my privilege and invalidate the experiences of others?

But what does this have to do with environmentalism?

Everything. Navigating in a world where my point of view as a white person is never questioned, where my actions and thoughts are influenced by the predominant culture, the white one, which never allows other voices to emerge, means to perceive this topic as we have always done it: from a limited point of view. As the years have gone by I have perceived environmentalism as a change in diet, a reduction in consumption, a fight against plastic. As if I were looking only at one facade of the dice, forgetting all the others.

I am a white American raised in the United States. I have a white frame of reference and a white worldview, and I move through the world with a white experience. My experience is not a universal human experience.

White Fragility

Environmental racism and the injustices in which many communities are forced to live in the world are the results of the Western exploitation practices and our limited way of seeing things.

For the first time, I realized that there is something more and that there can be no real environmentalism if I do not question the fact that my point of view is a privileged one, blinded by the fact that I live in a society that always values ​​my experience and at the same time invalidates the experience of others, especially BIPOC’s.


Resources:

The New Yorker – A Sociologist Examines the “White Fragility” That Prevents White Americans from Confronting Racism

The Guardian – Academic Robin DiAngelo: ‘We have to stop thinking about racism as someone who says the N-word’

Intersectional Environmentalist Council

Kimberle Crenshaw – Demarginalizing the Intersection of Race and Sex:A Black Feminist Critique of AntidiscriminationDoctrine, Feminist Theory and Antiracist Politics

QueerBrownVegan – Zero Waste Systems Are Interconnected To Environmental Racism


Special thanks to: Bianca, Michela and Nicolò for the corrections and further suggestions.