Jan n June e gli altri

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Non compro mai vestiti. Rimango mesi senza entrare in un negozio di abbigliamento, ma non perché io sia particolarmente zero waste o estremista. Tenetevi forte, devo fare una confessione: non mi piace fare shopping. Non mi è mai piaciuto. Non mi piace entrare nei centri commerciali, non mi piace infilarmi in camerino e provare vestiti. Non mi piacciono i vestiti e non mi interessa seguire le mode.

Succede però che a volte mi servono cose, visto che viviamo in una società civile che richiede un certo tipo di abbigliamento. E succede che queste cose siano vestiti. Solitamente me la cavo grazie a mia suocera e a mia madre, che mi regalano vestiti che solitamente mi piacciono (sanno entrambe che basta che siano neri o neri con fiori, e poi tutto va bene). Altre volte però mi tocca cedere, e pur di non entrare in un negozio preferisco fare un acquisto online mirato.

Durante la quarantena ho iniziato a guardare un po’ di siti di abbigliamento sostenibile, cercando delle canotte molto semplici. Devo fare un’altra confessione, la seconda in poche righe: molti brand di abbigliamento sostenibile non mi piacciono. Sì, anche Lazzari. Mi ci vedete vestita come una caramella in mezzo a un campo di papaveri? No. Ok, l’ho detto, non odiatemi. In realtà non è neppure questione di abbigliamento sostenibile: non mi piace neppure il 90% della roba che propongono le grandi catene di fast fashion. Sono i miei gusti ad essere estremamente difficili.

A inizio estate mia suocera – ignara di tutto – è venuta in mio soccorso regalandomi un vestito che aveva comprato per lei e non le piaceva più (che ho accolto con piacere nel mio armadio). Qualche mese fa mia madre aveva fatto la stessa cosa con due canottiere, di cui una carinissima nera con le maniche “a ruota” (non si dice così. Lo dico io solo per farvi capire).

Pensavo di tirare avanti un’altra estate, perché vivere di rendita in fondo mi piace molto, poi ho trovato Jan n June ed è stato amore a prima vista.

Sarà perché è sono due ragazze tedesche e quando vedo Germania non capisco più niente, sarà perché finalmente non ci sono né fronzoli né disegni né fantasie particolari, ho deciso che se avessi dovuto comprare qualcosa l’avrei comprato qui.

Ho fatto un primo ordine il mese scorso, comprando una canotta aderente e una più larga con scollo a triangolo. I prezzi sono in linea con qualsiasi brand sostenibile, che è un modo carino per dirvi che sono alti. Io stessa non me li sarei potuta di certo permettere fino a un paio di anni fa. Apro qui una piccola parentesi polemica: comprare abbigliamento sostenibile non è per tutti. Comprare abbigliamento di seconda mano è una buona alternativa, ma solo se avete la fortuna di trovare qualcosa che veramente sfrutterete, altrimenti non ha alcun senso. Comprare da brand come questo è un privilegio. Speriamo almeno che mi durino fino al 2030.

La maglia aderente è in tessuto sintetico riciclato (poliammide) ed è comodissimo, soprattutto se vi piacciono le scollature geometriche.

Purtroppo però quando l’ordine è arrivato a casa, mi sono accorta che una delle due canotte non era nera ma… bianca. Ora, Huston, abbiamo un problema: il bianco non va d’accordo con la mia avversione estiva per i reggiseni. Per niente. Così ho scritto al loro servizio clienti, che mi ha proposto un’alternativa: reso o sconto sull’ordine successivo.

Secondo voi, potevo lasciarmi sfuggire l’occasione? Ne ho subito approfittato per comprare la canottiera nera che avevo scelto all’inizio, e intanto ho imparato ad amare anche quella bianca. Solo un po’ meno. Come tutte le mamme con i figli, anche se non vogliono ammetterlo. Entrambe sono morbide e comode, con scollo a triangolo. Sono fatte con lino certificato biologico.

Insomma, comprare vestiti è una rottura di scatole, e questo evento doveva sicuramente essere celebrato nel mio blog. Ci vediamo in inverno con un altro post di questo tipo, quando mi renderò conto che i maglioni che sto utilizzando non andranno più bene.

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Jan n June and the others

I never buy clothes. I stay months without entering a clothing store, but not because I’m particularly zero waste or extremist. Hold on tight, I have to confess: I don’t like shopping. I never liked it. I don’t like entering shopping malls, I don’t like going into the dressing room and trying on clothes. I don’t like clothes and I’m not interested in following fashions.

t happens, however, that sometimes I need things, since we live in a civil society that requires a certain standard. And it happens that these things are clothes. Usually I get along thanks to my mother-in-law and my mother, who give me clothes that I usually like (they both know that it is enough that they are black or black with flowers, and then everything is fine). At other times, however, I have to give in, and in order not to enter a shop I prefer to make a targeted online purchase.

During the quarantine I started looking at some sustainable clothing sites, looking for very simple tank tops. I have to make another confession, the second in a few lines: I don’t like many sustainable clothing brands. Yes, even Lazzari. Do you see me dressed like candy in the middle of a poppy field? No. Okay, I said, don’t hate me. In reality it is not even a question of sustainable clothing: I don’t even like 90% of the stuff offered by the big fast fashion chains. It is my tastes that are extremely difficult.

In early summer my mother-in-law – unaware of everything – came to my rescue giving me a dress she had bought for her and she didn’t like it anymore (which I welcomed with pleasure in my closet). A few months ago my mother had done the same thing with two tank tops, one of which was a very nice black girl with “wheeled” sleeves (you don’t say that. I say it just to make you understand).

I thought of going on another summer because I really like to live annuity, then I found Jan n June and it was love at first sight.

It is because it is two German girls and when I see Germany I don’t understand anything anymore, it is because finally there are no frills or drawings or particular patterns, I decided that if I had to buy something I would have bought it here.

I made the first order last month, buying a tight-fitting tank top and a wider one with a triangle neckline. The prices are in line with any sustainable brand, which is a nice way to tell you that they are high . I myself would certainly not have been able to afford them until a couple of years ago. I open a small controversy here: buying sustainable clothing is not for everyone. Buying second-hand clothing is a good alternative, but only if you are lucky enough to find something that you will truly exploit, otherwise it makes no sense. Buying from brands like this is a privilege. We hope at least that they will last until 2030.

The tight-fitting shirt is made of recycled synthetic fabric (polyamide) and is very comfortable, especially if you like geometric necklines.

Unfortunately, however, when the order arrived home, I realized that one of the two tank tops was not black but … white. Now, Huston, we have a problem: white doesn’t get along with my summer dislike for bras. For nothing. So I wrote to their customer service, which offered me an alternative: return or discount on the next order.

In your opinion, could I miss the opportunity? I immediately took the opportunity to buy the black tank top I had chosen at the beginning, and in the meantime, I learned to love the white one too. Just a little less. Like all mothers with children, even if they don’t want to admit it. Both are soft and comfortable, with a triangle neckline. They are made with certified organic linen.

In short, buying clothes is a breaking of boxes, and this event certainly had to be celebrated in my blog. See you in the winter with another post of this type, when I realize that the sweaters that I am using will no longer go well.