Ho fatto crescere un avocado durante la quarantena

Click here for English version

Su Instagram c’è stato un periodo in cui tutti facevano crescere piante di avocado. Foto di barattoli bellissimi con questi semini sospesi dentro, appoggiati su stuzzicadenti, a filo d’acqua, in attesa che germogliassero. C’è anche un avocado bar a Milano con le vetrine ricoperte di bicchieri di plastica e semi di avocado: non avendo clienti durante il lockdown, probabilmente hanno pensato fosse meglio riempire così il locale. Ottima idea.

Tornando a noi: potevo non prendere parte a un simile tentativo? E perché mai non sfruttare una pandemia globale per far nascere una pianta, con tutte le metafore di crescita e rinascita che questo comporta?

L’estenuante attesa

La prima parte è la più difficile: aspettare. Giorni e giorni. Avrete bisogno di (da qui in poi, cercate su google e non prendetemi in parola: il mio pollice verde è terribilmente macchiato della linfa delle mille piante che ho ucciso involontariamente): un vasetto, 3 stecchini, tanta pazienza.

Mangiate il vostro avocado (preferibilmente italiano) e conservate il grosso seme che trovate all’interno. Togliete tutta la polpa, pulendolo bene senza maltrattarlo. Dopo aver riempito il vasetto di acqua, infilzate (non troppo) l’avocado con gli stecchini, in modo da tenerlo in bilico sul bordo. Così:

Deve essere coperto per circa 2/3 di acqua. Rimanete ad osservarlo per qualche minuto. Notate qualche cambiamento? No? Bene. Sarà così per un tempo talmente lungo che dimeticherete il giorno in cui l’avete piantato.

Dopo letteralmente 2 mesi

Come direbbe mia mamma: hai voluto la bicicletta? E ora pedala. L’acqua del vasetto va cambiata ogni 3-4 giorni. Io e Nico, pieni di speranze, abbiamo portato avanti questo processo per due – DUE! – mesi.

Due mesi in cui le giornate sembravano non passare mai. Il lavoro da casa, il pranzo sempre noi due, la vita là fuori ferma. La fila di fronte alla farmacia che scorreva lentissima, tutti a un metro di distanza. Le orchidee che sbocciavano – una sola a dire il vero, l’altra è ancora in letargo da quando ci siamo trasferiti a Milano. Il caldo primaverile che entrava dalle finestre, il seme fermo, sempre uguale, immerso nell’acqua stagnante, gli stecchini infilzati addosso.

Un giorno il seme si è spaccato in due.

Ok, forse ci ha messo più tempo: però noi ce ne siamo accorti da un giorno all’altro. Allo stesso modo, da un giorno all’altro è sbucata una piccola zampetta, una virgola di radice verso l’acqua. Piccola, gialla, rugosa.

In pochi giorni, la radice è diventata enorme, e un grosso pennacchio ha iniziato a dirigersi verso la luce: l’avocado aveva deciso finalmente di ripagare il nostro spirito da genitori di piante.

Ieri l’abbiamo finalmente piantato. Ora è lì, che mi osserva. Lo osservo di rimando, sperando che quelle due foglioline ridicole diventino una bella pianta. Non dico fruttare, sarebbe chiedere troppo. Ma almeno ripagare i miei sforzi con l’estetica di una pianta come si deve.

Improvvisamente i minuti passati a cambiare l’acqua, a osservare quei semi e tutto il nostro mondo dentro casa, fanno parte del passato.

Perché far crescere un avocado?

Hanno parlato diverse persone più titolate di me dei problemi causati dalla coltivazione e dal consumo sempre crescente di avocado nell mondo. Vi rimando alla lettura di articoli che potete trovare facilmente su internet: ne ha parlato Vice (anche in italiano), il Guardian e persino una puntata del documentario Rotten, che trovate su Netlfix.

Da quando l’avocado è diventato il grasso buono che tutti noi vogliamo aggiungere ai nostri panini, la sua richiesta ha causato diversi problemi, tra cui disboscamento di aree enormi in America Latina. Pensate un po’: mentre prima era consumato solo in una piccola parte di mondo, adesso la sua richiesta arriva dall’Italia alla Cina. La coltivazione intensiva che questo tipo di domanda comporta necessita di tantissima acqua, lasciando le popolazioni locali letteralmente a secco.

Rispettiamo dunque la stagionalità e compriamo avocado coltivati più vicino possibile a noi. Ricordiamoci che nel momento in cui compriamo un avocado cileno o messicano, probabilmente questo è stato fatto crescere sfruttando il suolo per avere la massima resa, a discapito di altre coltivazioni che hanno meno mercato. Teniamo a mente che il suo trasporto ha avuto un impatto enorme sull’ambiente: ha dovuto viaggiare dal Messico all’Italia prima di finire nel nostro panino e su Instagram.

ENG

I’m growing an avocado tree

There was a time on Instagram when everyone was growing avocado plants. Photos of beautiful jars with these seeds suspended inside, resting on toothpicks, floating in the water, waiting for them to germinate. There is also an avocado bar in Milan with its shop windows covered with plastic cups and avocado seeds: having no customers during the lockdown, they probably thought it was better to fill the place. Good idea.

Could I not take part in such an attempt? Why not take advantage of a global pandemic to give birth to a plant, with all the metaphors of growth and rebirth that this involves?

The exhausting wait

The first part is the most difficult: wait. Days and days. You will need (from here on, just search on google and don’t trust me: my green thumb is stained with the sap of the thousand plants that I killed involuntarily): a jar, 3 sticks, a lot of patience.

Eat your avocado (preferably local if you are lucky enough) and keep the large seed. Remove all the pulp, clean it well without mistreating it. After filling the jar with water, skewer (not too much) the avocado with the picks, to keep it on the edge. Just like this:

It should be covered for about 2/3 of the water. Watch it for a few minutes. Do you notice any changes? No? Well. It will be like this for such a long time that you will forget the day you planted it.

After literally 2 months

As my mom would say: did you want the bicycle? Now ride. The water in the jar should be changed every 3-4 days. Nico and I, full of hope and dreams, have carried out this process for two – TWO! – months.

Two months in which the days never seemed to pass. Work from home, lunch always the two of us, life out there stops. The line in front of the pharmacy that ran very slowly, all one meter away from each other. The blossoming orchids – one, to tell the truth, the other is still dormant since we moved to Milan. The spring heat that entered the windows, the still seed, always the same, immersed in stagnant water, the toothpicks spiked on.

One day the seed split in two. 

Okay, maybe it took him longer: but we noticed it overnight. In the same way, from one day to the next a small paw has emerged, a comma of root towards the water. Small, yellow, wrinkled.

In a few days, the root became enormous, and a large plume began to head towards the light: the avocado had finally decided to repay our parenting spirit.

Yesterday we finally planted it in soil. Now it is there, watching me. I look back at him, hoping that those two ridiculous leaves will become a beautiful plant. I’m not saying fruit, it would be asking too much. But at least it will repay my efforts with the aesthetics of a plant as it should be.

Suddenly the minutes spent changing the water, observing those seeds and our whole world inside the house, are part of the past.

Why the avocado?

Several people who are more titled than I have talked about the problems caused by the growing and consumption of avocados in the world. I refer you to reading articles that you can easily find on the internet: Vice, the Guardian, and even an episode of the documentary Rotten, which you can find on Netlfix, spoke about it.

Ever since avocado became the good fat we all want to add to our sandwiches, his demand has caused several problems, including deforestation of huge areas in Latin America. Think about it: while before it was consumed only in a small part of the world, now its request comes from Italy to China. The intensive cultivation that this type of demand entails requires a lot of water, leaving the local populations dry.

We, therefore, respect the seasonality and buy avocados grown as close to us as possible. Remember that when we buy a Chilean or Mexican avocado, this was probably made to grow by exploiting the soil for maximum yield, to the detriment of other crops that have less market. Keep in mind that its transportation had a huge impact on the environment: it had to travel from Mexico to Italy before ending up in our sandwich and on Instagram.