Diario di una settimana vegana

Diario di bordo, capitolo 7

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Come ogni anno, è arrivata la settimana vegana promossa da Essere Animali, organizzazione no-profit che promuove progetti per la difesa degli animali e lotta contro il loro sfruttamento. Secondo voi, potevano le due Michele perdersi questo evento?
Ovviamene no: per questo insieme alla mia omonima romana preferita che trovate sul suo blog Sustainable Olivia, abbiamo deciso di aderire all’iniziativa, mangiando solamente vegano a partire da Lunedì 18 Maggio.

Le premesse sono buone: entrambe vegetariane, entrambe attente a tematiche ecologiste, abbiamo iniziato a mettere a punto i nostri menù pur sapendo che sarebbero cambiati come minimo 40 volte prima del fatidico lunedì. E così è stato .

Da dove inizio? Ah, l’inquinamento

Gli allevamenti hanno un enorme impatto sull’ambiente. Inquinano più del traffico cittadino e rilasciano nell’aria le famose polveri sottili, che solitamente associamo alle auto e alle industrie (Fonti: Slowfood, Greenpeace e Corriere della sera).
Le principali fonti di inquinameto da PM10, secondo i dati, sarebbero proprio gli allevamenti intensivi.

Sarebbe dunque un bel controsenso eliminare la plastica dalla propria vita, utilizzare solamente abiti di seconda mano e non prestare attenzione a cosa mettiamo nel piatto.

Immersa in questi pensieri mangio due fette biscottate e un bicchiere di té prima di iniziare la giornata. E’ domenica, e dopo una settimana mi manca un po’ lo yogurt che mangio ogni mattina; cerco di non pensarci, consolandomi con una terza fetta biscottata.

Molte delle cose che mangio sono vegane. Passo intere giornate mangiando solo vegano, senza neppure pensarci. Penso a Safran Foer che scrive nel suo ultimo libro: Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. Posso farcela.

Cosa c’entra il Covid-19

Qualche giorno dopo aver iniziato la settimana vegana, mi sono imbattuta in un articolo del Guardian. Il titolo in italiano potrebbe essere tradotto come Dobbiamo svegliarci: gli allevamenti sono terreno fertile per le pandemie.

The meat that we eat today overwhelmingly comes from genetically uniform, immunocompromised, and regularly drugged animals lodged by the tens of thousands into buildings or stacked cages – no matter how the meat is labelled.

La carne che mangiamo oggi proviene da animali geneticamente uniformi, immunocompromessi e drogati che vivono a decine di migliaia in edifici o gabbie accatastate, indipendentemente da come la carne sia etichettata.

The Guardian, traduzione mia.

Già. Che ci piaccia o no, la carne e i derivati che vengono consumati ogni giorno sono prodotti in maniera intensiva. Non abbiamo abbastanza spazio per far pascolare mucche felici, col consumo di carne attuale. E in più, sappiamo per certo che il nuovo coronavirus, nonostante fantasiosi voli pindarici fatti da alcuni, sia frutto di una zoonosi e provenga dai wet market e più precisamente dagli animali che vengono venduti vivi.

Ricordo di aver letto l’articolo una seconda volta. Avevo le mestruazioni, i crampi mi stavano divorando e avevo voglia di qualsiasi tipo di formaggio. E’ stato un momento pessimo per affrontare la settimana vegana, e per certi versi è stato molto difficile. Le prime uscite, i gelati fuori, le passeggiate.

Poi ho ripensato anche ai mesi a casa. Il non poter vedere il mondo se non dalla finestra, non avere a disposizione la farina e il lievito, sentire le persone solamente tramite videochiamata. In questa settimana tutto sembrava tornare alla normalità, mentre io cercavo di tenere duro e ricordare a me stessa che forse niente sarebbe stato più normale. Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta.

Cosa ho mangiato

Nonostante la poca voglia, mi sono impegnata e ho variato il più possibile tutti i miei pranzi e le mie cene. La colazione no, è rimasta sempre té verde e fette biscottate, per il semplice fatto che l’abitudine è decisamente meglio del ragionamento, soprattutto quando sono le sette del mattino.

Il lunedì ho organizzato la base di carboidrati per il pranzo dei 4 giorni successivi. Ho acceso la vaporiera per cuocere delle verdure, e ne ho approfittato per cuocere anche orzo e farro, che solitamente mangio in pausa pranzo quando lavoro.

Per cena ho variato tra veg-burger fatti in casa, verdure al forno, frittelle di farina di ceci, pizza senza mozzarella con melanzane, patate e cipolle. Tutti piatti molto semplici da preparare (tranne la pizza ovviamente), che non hanno richiesto così tanto tempo come mi aspettavo. Mi sono sbizzarrita con il lievito in scaglie e il tofu marinato in mille modi.

Sono riuscita a fare anche un dolce: dei cookies con banane e avena che sono venuti buonissimi sia nella versione al cioccolato che nella versione ai frutti rossi; per il resto ho scelto tavolette di cioccolato tracce di latte, che fanno sempre un ottimo dolce dopo pasto.

Non solo cibo

Con il tarlo della settimana vegana in mente ho iniziato a far caso anche ai prodotti che utilizzo. Tra le tante cose che sono passate sotto la mia lente d’ingrandimento di rompiscatole, ho potuto notare una piacevole sorpresa: tutti i cosmetici e le creme che sono attualmente nel mio bagno hanno il bollino vegan. Fatemi vantare un po’ di questa scoperta inaspettata, no?

In realtà, questa è stata facile… comprando prodotti sostenibili, aumentano le probabilità di evitare ingredienti animali rispetto a comprare le cose al supermercato o nelle classiche profumerie.

Cosa farò?

Una risposta onesta, a caldo, a questa domanda: non lo so. Finisco di scrivere questo articolo e mi rendo conto che ho tanta strada da fare sul tema alimentazione. Mi torna alla mente il mio diabetologo, che ogni volta mi fa fare le analisi di ferro e vitamina b12, perché non si sa mai. Puntualmente ogni volta dice di essere stupito dai risultati, come se una vita vegetariana fosse una vita da alieno che mangia solo burger Valsoia. Ricordo quando in ospedale non ho mangiato, perché l’unico piatto era pollo e carote.

Sicuramente una settimana senza derivati animali mi ha aiutato a capire che se voglio, posso ridurre ancora di più il consumo di formaggi e uova, limitandone il consumo a eventi sporadici.

Per quanto riguarda i formaggi in particolare, continuerò a scegliere solamente produttori piccoli e per quanto possibile attenti al benessere degli animali. Proverò nuove ricette, continuerò a sperimentare e cercherò di fare la mia parte in questo mondo molto incasinato.

Adesso potete correre a leggere il post gemello di Michela. Lo trovate qui.

(Piccola parentesi diabetica)

Non ho gli strumenti per valutare se l’alimentazione vegana aiuti effettivamente nel miglioramento delle glicemie. Ho solo letto un libro a riguardo, che ho recensito qui, che afferma come un’alimentazione vegana a basso contenuto di grassi migliori il rapporto di insulina che un diabetico assume per un tot di carboidrati.

Per quanto mi riguarda, negli ultimi giorni della settimana ho riscontrato un netto miglioramento – eccetto per quando ho mangiato la pizza. Meno insulina, meno fluttuazioni di glicemia. Il lunedì successivo ho fatto la metà delle unità che faccio in una giornata lavorativa normale.

Sapevo già che ridurre i grassi dei derivati – in particolar modo dei formaggi – mi aiuta parecchio nella gestione del diabete. Questa è stata una piccola conferma personale. Non dimenticate però che ciò che funziona per me, può non funzionare per altri. Prima di cambiare qualsiasi cosa nella vostra alimentazione parlate col diabetologo o col dietista.

ENG

A vegan week

Life journal, chapter 7

Like every year, the vegan week promoted by Essere Animali, a non-profit organization that promotes projects for the defense of animals and fight against their exploitation, has arrived. Could your favorite two Michelas miss this wonderful event? Of course not: for this reason, together with my favorite homonym from Rome, Sustainable Olivia, we decided to join the initiative, eating only vegan starting from May 18th.

The premises were good: both vegetarians, both mindful to ecological issues. We started to develop our menus while knowing that they would have changed at least 40 times before the crucial Monday. And so it was.

Where do I start? Oh, the pollution

Farms have a huge impact on the environment. They pollute more than city traffic and release the famous PMs into the air, which we usually associate with cars and industries (Sources: Slowfood , Greenpeace and Corriere della Sera). The main causes of pollution from PM10, according to the data, are precisely intensive livestock.

It would, therefore, be a nice contradiction to eliminate plastic from one’s life, to use only second-hand clothes, and not to pay attention to what we put on the plate.

Immersed in these thoughts, I eat two rusks and a glass of tea before I start my day. It’s Sunday, and after a week I miss the yogurt I eat every morning; I try not to think about it, consoling myself with a third rusk with jam.

Many of the things I eat are vegan. I spend whole days eating only vegan, without even thinking about it. I think of Safran Foer who writes in his latest book: We have to give up some of our food habits otherwise give up on the planet.

What does Covid-19 have to do with this

A few days after starting the vegan week, I came across an article in the Guardian website: We have to wake up: factory farms are breeding grounds for pandemics.

The meat that we eat today overwhelmingly comes from genetically uniform, immunocompromised, and regularly drugged animals lodged by the tens of thousands into buildings or stacked cages – no matter how the meat is labelled.

Source: The Guardian

Like it or not, the meat and other animal products that are consumed every day are intensively produced. We know for sure that the new coronavirus, despite imaginative dreams made by some, is the result of a zoonosis and comes from wet markets. More precisely from animals. Animals are sold alive.

When I read that article, I was menstruating, the cramps were devouring me and I felt like I would have eaten any type of cheese. It was a bad time to face vegan week, and in some ways it was very difficult . The first outings, the ice cream outside, the walks.

Then I also thought about the months at home. Not being able to see the world except from the window, not having flour and yeast at my disposal, hearing my family only via Skype. This week everything seemed to return to normal, while I tried to hold on and remind myself that perhaps nothing would have been normal again.

What did I eat

Despite my unwillingness, I made a commitment and varied all my lunches and dinners as much as possible. No breakfast, there is always green tea and rusks, for the simple fact that habit is much better than reasoning, especially if it is seven in the morning.

On Monday I organized the carbohydrate base for lunch for the next 4 days. I turned on the steamer to cook vegetables, and I took advantage of it to cook barley and spelled, which I usually eat during lunch when I work.

For dinner I varied between homemade hamburgers, baked vegetables, chickpea flour pancakes, pizza without mozzarella with eggplant, potatoes and onions. All dishes very simple to prepare (except pizza of course), which did not take as long as I expected.

I managed to make cookies with oat bananas which came out very good both in the chocolate version and in the red fruit version; I chose milk-free chocolate bars and indulged myself with flaky yeast and marinated tofu in a thousand ways.

Not just food

With the demon of the vegan week in mind, I also started to notice the products I use in my bathroom. Among the many things that passed under my magnifier glass, I was able to notice a pleasant surprise: all the creams that are currently in my bathroom have a vegan certificate. Let me brag a little about this unexpected discovery, please.

In reality, this was easy … buying sustainable products increases the chances of avoiding animal ingredients compared to buying things in the supermarket or in the classic perfumeries. 

What will I do in the future?

An honest answer to this question: I don’t know. I am finishing writing this article and I’m realizing that I have a lot to learn on the subject of nutrition. My diabetologist comes to mind, and he always makes me do iron and vitamin b12 tests every single time because you never know. Every time he says he is amazed by the results as if a vegetarian life were an alien life.

Surely a week without animal derivatives has helped me understand that if I want, I can reduce even more the cheeses and eggs, limiting their consumption to sporadic events. As for cheese, in particular, I will continue to choose only small producers who are as attentive as possible to animal welfare. I will try new recipes, continue to experiment, and try to do my part in this very messed up world.

(Small diabetic parenthesis)

I don’t have the tools to assess whether vegan nutrition helps improve blood sugar levels. I have only read a book about it, which I have reviewed here. It states that a low-fat vegan diet improves the insulin ratio that a diabetic person takes for a total of carbohydrates.

As far as I am concerned, in the last days of the week I have seen a marked improvement – except when I had pizza. Less insulin, less blood sugar fluctuations. The following Monday I did half the units I do on a normal working day.

I already knew that reducing the fats of animal products- especially chees – helps me a lot in managing diabetes. This was a small personal confirmation. But don’t forget that what works for me may not work for others. Before changing anything in your diet, talk to your diabetes or dietitian.