Zero waste e stagionalità

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Quando studiavo all’univesità trovai in un giornale una tabella intitolata frutta e verdura di stagione. La appesi in cucina: era colorata, e mi aiutava a capire meglio come e quando crescessero i prodotti che ero abituata a comprare nel reparto ortofrutta del supermercato.

Al tempo non mi interessavo molto del mio impatto ambientale; pensavo che bastasse non mangiare carne e chiudere il rubinetto mentre lavavo i denti. Inoltre pensavo che le mie azioni non fossero così importanti, e che il vero cambiamento sarebbe dovuto arrivare dall’alto; mi limitavo quindi a piccoli cambiamenti, senza convinzione.

Quel foglio è rimasto lì per un po’, e all’inizio di ogni mese lo guardavo giusto per curiosità, per sapere cosa cresceva in quell’esatto momento. Un giorno però andai al supermercato con una collega, e mentre compravamo i pomodori commentò qualcosa come: “Non saranno buoni, non sono in stagione”.
Era vero. L’avevo visto nella tabella così tante volte. I pomodori non erano sicuramente in stagione durante l’inverno, eppure io ero lì che li compravo, senza pensarci. E se erano lì al supermercato, in mezzo a meloni spagnoli e zucchine di serra.

Se quei prodotti erano lì, era anche per colpa mia.

Da quel momento sono passati tanti anni, e sento ancora di dover migliorare tantissimo. Non compro più pomodori d’inverno, evito come la peste le zucchine che arrivano da chissà dove. Ma oltre questo, quel momento mi ha insegnato che le mie scelte hanno delle conseguenze.

I miei acquisti non sono gesti a vuoto, ma portano con sé significati e atti (anche) politici. Comprare qualcosa seguendo la stagionalità significa allo stesso tempo supportare le economie locali, evitare trasporti inutili e seguire il ciclo naturale di crescita di ciò che mangio.

Mangiare frutta e verdura di stagione ci permette prima di tutto di non importare prodotti da paesi lontanissimi (pensate ai meloni e alle angurie, alle fragole e a tutte quelle cose che siamo abituati ormai a vedere al supermercato durante tutto l’anno). Il trasporto di questi prodotti ha un impatto enorme in termini di inquinamento ambientale.

Inoltre, mangiando prodotti di stagione, questi non verranno raccolti quando ancora non maturi, ma nel momento giusto, subito prima che arrivino nella nostra tavola. L’impatto ambientale dei prodotti che arrivano da lontano non si limita al trasporto, ma anche allo stoccaggio di prodotti che sono refrigerati o trattati prima di arrivare nelle nostre tavole.

I prodotti che importiamo da paesi lontani sono spesso confezionati nella plastica: questo si aggiunge a tutto l’inquinamento nascosto che non percepiamo. Li prendiamo semplicemente dal bancone del supermercato, senza pensarci due volte.

Concludo dicendo che secondo la mia personale esperienza, prestare più attenzione al cibo che mangiammo aiuta anche a limitare gli sprechi. Siamo talmente abituati ad avere tutto e subito, che ci sembra così strano dover rinunciare a qualcosa semplicemente perché non è la stagione giusta.
Se c’è qualcosa che questo strano periodo di quarantena ci ha insegnato è che il mondo non è a nostra disposizione; non possiamo continuare a viverci come se domani potessimo trasferirci su marte. Ogni nostra scelta conta, a partire da quella che possiamo fare fin da oggi: entrare in armonia con le stagioni là fuori. E stampare una tabella dei prodotti stagionali, appenderla in cucina e chiederci: in quale stagione posso mangiare le rape rosse?

ENG

Zero waste and seasonality

When I was studying at university, I found in a newspaper an image called seasonal fruit and vegetables. I hung it in the kitchen: it was colorful, and it helped me better understand how and when the products that I used to buy in the fruit and vegetable department of the supermarket grew.

At the time, I was not so informed about environmental impact; I thought it was enough not to eat meat and I know that I had to turn off the tap while brushing my teeth. Furthermore, I thought that my actions were not so important and that the real change should have come from above; I, therefore, limited myself to small changes, without conviction.

The seasonal fruit and vegetable table remained there for a while, and at the beginning of each month, I looked at it just out of curiosity, to know what was growing at that exact moment. One day, however, I went to the supermarket with a colleague, and while we were buying tomatoes, he commented something like: “They will not be tasty, they are not in season”.
It was true. I had seen it on the table so many times. The tomatoes were certainly not in season during the winter, yet I was there to buy them, without thinking about it. And if they were there at the supermarket, in the midst of Spanish melons and greenhouse courgettes.

If those products were there, it was also my fault.

Many years have passed since then, and I still feel I have to improve a lot. I no longer buy tomatoes in the winter, I avoid courgettes coming from who knows where. But beyond that, that moment taught me that my choices have consequences.

My purchases are not empty gestures, but they carry meanings and (also) political statements. Buying something according to seasonality means at the same time supporting local economies, avoiding unnecessary transport, and following the natural growth cycle of what I eat.

Eating seasonal fruits and vegetables allows us first of all not to import products from distant countries (think of melons and watermelons, strawberries, and all those things that we are used to seeing at the supermarket throughout the year). The transport of these products has a huge impact in terms of environmental pollution.

Furthermore, by eating seasonal products, these will not be collected when they are not yet ripe, but at the right time, just before they arrive on our table. The environmental impact of products that come from far away is not limited to transport, but also to the storage of products that are refrigerated or treated before arriving at our tables.

The products we import from distant countries are often packaged in plastic: this adds to all the hidden pollution that we don’t perceive. We simply take them from the supermarket counter, without thinking twice.

I conclude by saying that in my personal experience, paying more attention to the food we ate also helps to limit waste . We are so used to having everything and right away , which seems so odd to have to give up something simply because it is not the right season.
If there is anything that this strange quarantine period has taught us, it is that the world is not at our disposal; we cannot continue to live there as if we could move to Mars tomorrow. Our every choice counts, starting from what we can do today: to get in harmony with the seasons out there. And print a table of seasonal products, hang it in the kitchen and ask ourselves: in what season can I eat red turnips?