Quando tornerò a viaggiare

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Sarebbe stata forse la Corea? O alla fine avremmo deciso di tornare in Giappone? Una settimana in Sardegna sicuramente a Luglio, ma poi ad Agosto?
Abituata com’ero a dare tutto per scontato, mi ritrovo a pensare a cosa potrò fare in futuro, a quello che ancora non ho organizzato, alle cose che mi sto perdendo, ai viaggi che ho fatto in passato.

Quando il Coronavirus era ancora qualcosa di lontano, in Europa c’erano pochissimi casi registrati e nessuno si aspettava la catastrofe, mi trovavo a Parigi. Faceva freddo, la vita proseguiva lenta tra aperitivi improvvisati con amici che non vedevo da una vita e le file lunghissime nei musei.
Adesso passeggio per Milano e mi ritrovo a fantasticare su cosa sarà.

Quando tornerò a viaggiare non avrò più paura di nuotare anche dove non tocco e non vedo il fondale. Arriverò in spiaggia presto, quella spiaggia che conosco come le mie tasche e che mi vede da quando sono bambina, e ci starò fino all’ora dell’aperitivo, che è l’ora migliore per godersi il mare.

Quando tornerò a viaggiare non avrò più paura di parlare tedesco con il cameriere anche se non l’ho mai imparato così bene, e non avrò paura di chiedergli mille volte di ripetere. Prenderò una birra, dei bretzel, le patate piene di burro, e tutte queste cose insieme nello stesso pranzo.

Quando tornerò a viaggiare non mi lamenterò più della puzza dei canali e dei gondolieri che cantano. Mangerò una frittella calda con cioccolato se è febbraio, un gelato se è agosto, prenderò un cicchetto in ogni singolo bacaro che troverò sulla strada.

Quando tornerò a viaggiare non mi importerà più del dolore della camminata sotto il Fushimi Inari Taisha. Conterò ogni singolo tori, arrivando fino in cima senza sentire la stanchezza. Non ci sarà nessuna ipoglicemia perché mangerò quegli orrendi crackers agrodolci che si sono sbriciolati nel fondo dello zaino, e poi se avrò ancora fame prenderò una ciotola grandissima di ramen, dopo aver chiesto per mille volte consecutive se sia vegetariano o meno.

Quando tornerò a viaggiare mangerò così tanto Skyr e mi avvicinerò a ogni singola cascata. Non avrò paura di perdermi nei campi di lava, di dormire in macchina, di passare la notte in sacco a pelo mentre fuori il vento dal nord ghiaccia la tenda. Fare la doccia inserendo una monetina nel bagno comune, vedere un ghiacciaio dal vivo, salutare le foche finché non scompaiono dalla mia vista.

Momenti come questo ci mettono a nudo. Rivelano chi siamo, cosa vogliamo. Il nostro pensiero corre sempre verso le cose alle quali non possiamo sfuggire. Così mi ritrovo a programmare, a pensare a quando potrò comprare il prossimo biglietto aereo, a camminare sui pensieri leggeri.

Sarebbe stata forse la Corea? O avremmo deciso di tornare in Giappone?

Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentire l’anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). È la felicità? Così breve? Così poca?

(Passavamo sulla terra leggeri – Sergio Atzeni)
ENG

When I will travel again

Would it have been Korea? Or would we have decided to return to Japan in the end? A safe week in Sardinia, but then in August?
Used as I was to take everything for granted, I found myself thinking about what I will be able to do in the future, what I have not yet organized, the things I am missing, the travels I have made in the past.

When Coronavirus was still something far away, there were very few recorded cases in Europe and nobody expected the catastrophe, I was in Paris. It was cold, life went on slowly between improvised aperitifs with friends I hadn’t seen in a lifetime and long lines in museums.
Now I walk around Milan and I find myself fantasizing about what it will be.

When I will travel again, I will no longer be afraid to swim even where I do not touch with my feet. I will arrive on the beach soon, that beach that I know as my pockets and that has seen me since I was a child, and I will stay there until the golden hour, which is the best time to enjoy the sea.

When I will travel again, I will no longer be afraid to speak German with the waiter even though I have never learned it so well, and I will not be afraid to ask him a thousand times to repeat. I’ll have a beer, some pretzels, potatoes full of butter, and all these things together in the same lunch.

When I will travel again, I will no longer complain about the stench of the canals and gondoliers singing. I will eat a hot pancake with chocolate if it is February, ice cream if it is August, I will take a shot in every single bar that I will find on the road.

When I will travel again, I will no longer care about the pain of walking under the Fushimi Inari Taisha. I will count every single tori, reaching the top without feeling tired. There will be no hypoglycemia because I will eat those horrible bittersweet crackers that have crumbled in the bottom of my backpack, and then if I will be still hungry I will take a very large bowl of ramen, after asking a thousand times in a row whether it is vegetarian or not.

When I will travel again, I will eat so much Skyr and get close to every single waterfall. I won’t be afraid of getting lost in the lava fields, of sleeping in the car, of spending the night in a sleeping bag while outside the wind from the north freezes our tent. Take a shower by inserting a coin in the common bathroom, see a glacier before’s too late, greet the seals until they disappear from my sight.

Moments like this lay us bare. They reveal who we are, what we want. Our thoughts always run towards the things we cannot escape from. So I find myself planning, thinking about when I can buy the next plane ticket, walking on light thoughts.

Would it have been Korea? Or would we have decided to go back to Japan?