Ho un problema in cucina

Click here for English version

Visto che ce lo state chiedendo in tantissime, torniamo con la nostra rubrica mensile in collabrazione con Michela di Sustainable Olivia.
Per allietarvi da questo distanziamento sociale, e per togliervi dalla testa quella depressione dovuta al fatto che l’ultima volta che siete usciti a fare aperitivo avevate il cappotto e adesso invece è quasi estate, abbiamo pensato di dedicare questo terzo episodio alla stanza che ci sta salvando la vita in questi giorni: la cucina.

La cucina è il regno dello zero waste. Luogo di autoproduzione per eccellenza (a meno che non siate di quelli che spadellano le fettuccine di Quattro Salti in Padella), di creatività e pasticci, è allo stesso tempo un luogo dove è difficile evitare la plastica e dove si possono muovere i primi passi nel mondo zero waste.

Questo è stato per me, almeno: il luogo che mi da più soddisfazioni, quello in cui ho fatto più progressi. Ogni oggetto che ho inserito in qusta lista ha una sua piccola storia, e tutti mi accompagnano nel mio percorso a basso impatto ambientale ormai da un po’ di tempo.

~

Barattoli

Avete già la nausea vero? Quante volte avete sentito parlare di barattoli, contenitori, schiscette. Basta no?
E invece no, dovete subirveli anche in questo post, perché le vostre due Michele preferite hanno un problema con l’accumulo di barattoli di vetro.

Ho messo i barattoli in cima alla lista per un motivo ben preciso: non c’è neppure bisogno di comprare dei barattoli specifici per iniziare un percorso zero waste, ma basta andare al supemercato e comprare dei capperi, dei legumi già pronti, dei cetriolini o qualsiasi cosa in vetro vi piaccia mangiare. Il vetro infatti, al contrario della plastica, può essere riciclato all’infinito, ma prima di diventare un rifiuto può rimanere in casa vostra per anni. Più zero waste di così.

Uno dei miei primi ricordi zero waste è proprio legato a un barattolone Ikea, che usavo per portarmi il pranzo a Paradies Park dopo lezione. Ancora oggi quando ci ripenso capisco che tutto è iniziato da lì, da quella sensazione di libertà, da quel nodo alla gola che mi ha aiutato a capire che avrei potuto veramente cambiare il modo in cui vivevo.

Buste e bustine

Perfetto, uno dei primi passi nel mondo zero waste è fatto. Il secondo è quello delle buste di stoffa, più o meno grandi, che vi servono per portare la spesa a casa o per comprare sfuso. Dovete sapere che le buste di stoffa devono essere utilizzate centinaia di volte, altrimenti il loro impatto ambientale può essere addirittura più alto di quello di una busta di platica usa e getta. Cercate dunque di prenderne in quantità limitata in base alle vostre spese (lo so, volete proprio quella bustina con la stampa di Van Gogh, ma la userete poi veramente o rimarrà appesa in camera a fare la muffa?).

Un’ottima alternativa, soprattutto per i sacchetti più piccoli, è quella di farli in casa: se avete una macchina da cucire, sono molto semplici, e potete farli in base alle misure che preferite, riciclando delle stoffe che non utilizzate più.

La mia busta preferita l’ho acquistata a Praga, quando ancora lo zero waste non era neppure contemplato nel mio stile di vita. E’ una di quelle borse da turista, con la scritta Franz Kafka – Prague. E’ stato l’unico souvenir del mio primo viaggio in quella che sarebbe diventata la mia capitale europea preferita. Avrei tantissime cose da raccontarvi, ma potrei uscire presto fuori tema: teniamole per un prossimo post.

Stoffe

Se volete eliminare lo scottex e i fazzoletti di carta dovete avere una buona scorta di fazzoletti di tutte le dimensioni possibili. Solitamente le mamme e le nonne sono ben liete di disfarsi della loro scorta a vita.

Oltre ai classici canovacci da cucina, che possono essere utilizzati anche come borse di emergenza, io utilizzo dei tovaglioli quadrati (a tema natalizio) in sostituzione allo scottex a tavola, e dei fazzoletti più piccoli da borsa. In questo periodo sono anche utilissimi per tutte le volte in cui ci laviamo le mani.

In Giappone ho acquistato questo bellissimo fazzoletto, di quelli che vengono utilizzati al ristorante. Sapete infatti che quando vi sedete al tavolo i camerieri in Giappone vi danno un fazzoletto umido e caldo per la pulizia delle mani? Si chiama Oshiori ed è stata una scoperta così piacevole, che ho voluto portarlo con me anche in Italia.

Caraffa

Attualmente bevo l’acqua di rubinetto, ma non è sempre stato così: ho vissuto in comuni dove l’acqua era imbevibile, e mi trovavo costretta a scegliere soluzioni alternative (fontanelle, cassette dell’acqua, bottiglie di plastica).

Un piccolo passo molto utile, al di là delle soluzioni scelte, è quello di prendere una caraffa o una bottiglia in vetro. Se prendiamo l’acqua dal rubinetto, se abbiamo ospiti, o semplicemente per comodità: scardiniamo questa idea secondo la quale una vita a basso impatto ambientale è una vita scomoda. Non lo è, e oggetti come questo, che appaino insignificanti, possono agevolarci e renderci la vita migliore.

Accanto alla caraffa da usare in cucina, è molto utile avere delle borracce da mettere in borsa. Tra me e Nico, ormai abbiamo perso il conto di quante ne abbiamo, ma abbiamo deciso di usarle tutte quante fino a che avranno vita. La mia preferita è la Klean Kanteen Wide: interamente in acciaio, si lava facilmente ed è più grande rispetto alle borracce classiche.

Elettrodomestici sbattimento zero

Diciamo che potrei aver barato e inserito in questa sezione due oggetti anziché uno. Non sono una persona che ama particolarmente autoprodurre, e a volte ho veramente poco tempo per cucinare. Riesco comunque a “far tutto” con diversi accorgimenti, e con l’aiuto di due elettrodomestici fondamentali. Il primo è la vaporiera, ormai mia compagna di vita da ben otto anni: il mio elettrodomestico salvavita quando ho poco tempo. Basta infilare le verdure nei tre cestelli, impostare il timer, ed è fatta. Lavorando in smart working è una manna dal cielo, perché permette di avere il pranzo pronto senza dover maneggiare pentole, fornelli e senza perdere troppo tempo.

L’articolo si sarebbe dovuto concludere qui, ma voglio menzionare anche un secondo elettrodomestico, entrato nella mia cucina l’anno scorso: la macchina del pane. Anche in questo caso, un po’ per mancanza di tempo, un po’ per pigrizia, finivo a volte a comprare il pane al panificio, o non comprarlo proprio. Da quando ho fatto l’acquisto della macchina del pane invece, ho sempre pane fresco in circa 3 ore: metto tutti gli ingredienti e lei va, impavida, senza fermarsi, facendomi trovare il pane pronto la mattina o prima di cena.

~

La lista potrebbe in effetti andare avanti all’infinito: ho lasciato fuori le cannucce riutilizzabili, la mia tazza da viaggio, i colini per il tè, la caffettiera e la teiera… tutte cose che ormai sono fondamentali per me.
Ho scelto solo questi cinque oggetti perché volevo sottolineare che una cucina zero waste è una cucina esattamente come le altre: non dobbiamo immaginarci capriole e piroette per raggiungere un basso impatto ambientale. A volte basta veramente poco, senza dimenticare che ciascuno ha le sue soluzioni, e che ciò che potebbe andare bene per me potrebbe risultare scomodo o controproducente per voi.
Pesate ogni singolo acquisto, analizzate i vostri rifiuti, e correte in cucina a preparare un buon pranzo zero waste. Non prima però di essere andati a leggere il post di Michela su Sustainable Olivia. Lo trovate qui.

ENG

Kitchen problems

Since you are asking a lot, we are back with our monthly column in collaboration with Michela from Sustainable Olivia
To cheer you up from this social distancing, and to get rid of that depression – do you remember the last time you went out you were wearing a coat and now it’s almost summer, right? – we thought to dedicate this third episode to the room that is there saving life these days: the kitchen.

The kitchen is the kingdom of zero waste. The room of self-production par excellence, of creativity and disasters, it is at the same time the place where it is difficult to avoid plastic, but at the same time where you can move the first steps in the low impact world.
For this reason, with Michela, we decided to give you our personal 5 favorite objects in the kitchen, obviously friends of the environment, infinitely reusable and green.

Jars

You are already tired of this, don’t you? How many times have you heard of jarscontainerscans... Enough right? 
But no, you must also read about them in this post, because your two favorite Michelas have a problem with the accumulation of glass jars.

I would not be able to list all the uses I make of the jars in my kitchen. When I went to work, a long time ago, I used them as a bento; right now I use them to put leftovers in the fridge; when I travel, I use them to pack lunch. I have large jars that contain biscuits, legumes, pasta and cereals, smaller jars that I use to make yogurt. When I lose a cap and cannot replace it, I “recycle” the jar by creating a candle holder, or I use it to put seedlings inside.

I put the containers at the very top of this list for a specific reason: there is no need to buy specific jars to start a zero waste path, but you can just go to the supermarket and buy capers, ready-made legumes, gherkins or anything you like to eat. Glass, unlike plastic, can be recycled indefinitely, but before becoming a waste it can remain in your home for years. I cannot imagine anything more zero waste than that.

Bags

Perfect, one of the first steps in the zero waste world is done. The second is made of cloth bags, more or less large, which you need to bring groceries home or to buy in bulk. 

First of all, you must know that cloth bags must be used hundreds of times, otherwise, their environmental impact can be even higher than a disposable plastic bag. You should try to take a limited quantity based on your groceries (I know, you really really want that Van Gogh printed bag, but will you actually use it or will you let it hang in your room forever?).

An excellent alternative, especially for smaller bags, is to make them at home: if you have a sewing machine, they are very simple, and you can make them according to the measurements you prefer. Obviously, this applies if you are not as bad at sweing as I am. In this case, you can ask someone to do it for you (thanks mother). To do this, you can also recycle fabrics that you no longer use: in the photo, a bag that my mother made with the fabric of a curtain.

Furoshiki and cloths

If you want to eliminate paper tissues you must have a good supply of tissues of all possible sizes. Usually mothers and grandmothers are happy to get rid of their life-long stock.

In addition to the classic kitchen towels, which can also be used as emergency bags folding them in the japanese way (just gooogle Furoshiki and you will discover an entire world of beauty), I use square napkins (Christmas-themed) as a substitute for disposable napkins at the table, and smaller handkerchiefs in everyday life. In this period they are also very useful for all the times we wash our hands.

Bottles

Right now I drink tap water, but it has not always been like this: I lived in cities where the water was undrinkable, and I was forced to choose alternative solutions (fountains, water houses, plastic bottles).

A very useful little step, beyond the chosen solutions, is to take a carafe or a glass bottle. If we take water from the tap, if we have guests, or simply for convenience: we have to reject this idea according to which a life with low environmental impact is an uncomfortable life. It is not, and objects like this, which appear insignificant, can facilitate us and make our life better.

Next to the carafe to use in the kitchen, it is very useful to have water bottles to put in your bag. Between me and Nico, we have lost count of how many we have in the kitchen, but we have decided to use them all until they will break down.

Appliances

Let’s say I may have cheated and inserted two objects instead of one in this section. I am not a person who particularly loves self-production, and sometimes I have very little time to cook, which relaxes me a lot and I love to do it.

I still manage to “do everything” with various tricks, and with the help of two basic appliances. The first is the electric steamer, my life partner for eight years now: my life-saver when I have little time. I just put the vegetables in the three baskets, set the timer, and that’s it. Since I’m working from home the steamer is a blessing, because it allows me to have lunch ready without having to handle pots, stoves, and without wasting too much time.

The article should have ended here, but I also want to mention a second appliance, which entered my kitchen last year: the bread maker. Again, partly due to lack of time, partly due to laziness, I sometimes ended up buying bread at the bakery, or not buying it at all. Since I made the purchase of the bread machine instead, I always have fresh bread in about 3 hours: I put all the ingredients and she goes, fearless, without stopping, making me find the bread ready in the morning or before dinner.

~

The list could actually go on and on: I left out the reusable straws (which I love), my travel mug (which I love), tea strainers (use them everyday), the Moka, and the teapot … all things that are now fundamental for me. 

I only chose these five objects because I wanted to emphasize that a zero waste kitchen is a kitchen exactly like the others: we don’t have to imagine big sacrifices to achieve a low environmental impact. Sometimes it takes very little, without forgetting that everyone has their own solutions and that what could be good for me could be uncomfortable or counterproductive for you. And also, we agreed with Michela that we had to talk about five objects, so that’s it. 

Weigh every single purchase, analyze your garbage, and run to the kitchen to prepare a good zero waste lunch. But not before going to read Michela’s post on Sustainable Olivia. You can find it here.