Mia madre era zero waste prima dello zero waste

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Ciao mamma! Saluto prima te, dato che leggi il blog non appena esce: questo post è dedicato al tuo essere zero waste, pur senza saperlo.
Ciao ovviamente anche a tutti voi che mi leggete. Vi presento mia madre, che vive in Sardegna, è appassionata di uncinetto, telenovelas spagnole e libri di Elena Ferrante. La sentite no? E’ dall’altra parte del mio telefono in questo momento, che mi sgrida per averla nominata sul mio blog.

L’altro giorno, mentre stendevo la lavatrice, osservavo alcuni oggetti che non avevo mai percepito come appartenenti alla categoria impatto zero: erano cose che, semplicemente, hanno sempre fatto parte della mia vita.

Oltre che usare da sempre una caraffa filtrante e comprare la frutta e la verdura da produttori locali, mia mamma aveva già dato un nuovo significato alla parola autoproduzione, con 3 oggetti semplicissimi che, ripensandoli adesso sotto gli occhi dell‘impatto ambientale, sono modernissimi nella loro semplicità.

“Guanto da doccia”

Non sono mai stata una fan delle spugne di plastica. Mia mamma ha sempre cucito per sé e per me e mio fratello dei “guanti” esfolianti, ricavati da vecchi asciugamani.
Non solo sono molto più igienici della spugna classica, ma anche più comodi da pulire: possono essere messi in lavatrice e stesi ad asciugare al sole.

Una variante di questi guanti è un guantino più piccolo, che uso insieme all’olio di cocco per struccarmi. Delicato sul viso, funziona perfettamente.

Sacchettini

Da poco avevo bisogno di sacchettini per sistemare i set del microinfusore. Per chi non lo sapesse, il microinfusore è una piccola macchinetta che i diabetici di tipo 1 utilizzano per avere una costante infusione di insulina.
Questo significa che ogni 3 giorni cambiamo la piccola cannula di plasica, e abbiamo bisogno di svariati “pezzi”: una siringa per prendere l’insulina dalla fiala, una cartuccia che viene inserita nella macchinetta, e una chiocciolina che applica la cannula sottopelle.

Ok, ora immaginate questo: io tengo tutto in una scatola, e ogni tre giorni pesco nel caos totale un pezzo alla volta. Questo significa che, quando sono di fretta in condizioni normali, è molto probabile che un pezzo venga dimenticato.

Soluzione? Chiedere a mamma di cucire dei piccoli sacchettini che possano conterenere ciascuno 1 cambio set. Mia madre è stata talmente brava da fare dei sacchetti perfetti, e da farmene talmente tanti che posso usarli anche per fare spesa sfusa d’ora in poi.

Rimasugli

Non è tanto nella realizzazione degli oggetti, quanto nel non sprecare mai nulla: in questo mia madre è un esempio che cerco di seguire sempre.
Da poco mi ha mandato un pacco, pieno di formaggi, fregola e cioccolata come da tradizione di pacchi da giù. Ma c’era una cosa sepolta in mezzo a tutto il cibo: una presina, quella che vedete qui e quella che vedete nella foto di copertina.

E’ una presina che mia madre ha fatto a uncinetto, come tante altre cose che mi ha fatto nel corso del tempo: la custodia per il computer quella per il tablet (che ora utilizzo per il kindle e per i taccuini), uno dei miei vestiti preferiti. Questa presina però rappresenta in pieno il senso di questo post: è fatta con tanti rimasugli di cotone di altri progetti.

Erano lì ad aspettare, e sono diventati un oggetto che mi durerà anni. Mia mamma non avrà i beeswrap o le cannucce di vetro, ma è ciò che vorrei diventare quando penso al mio futuro a basso impatto ambientale: una persona che riesce a vedere al di là di quello che apparentemente è inutilizzabile.

ENG

My mother was zero waste before zero waste

Hello Mom! I greet you first since you read this post as soon as it comes out: this is dedicated to your being zero waste, even without knowing it.
Hello obviously also to all of you who read me. I introduce you to my mother, who lives in Sardinia, is passionate about crochet, Spanish soap operas, and books by Elena Ferrante. Can you hear her? She is on the other side of my phone right now, that scolds me for naming her on my blog.

The other day, while I was hanging the clothes from the washing machine, I observed some objects created by my mother, which I had never perceived as zero impact objects: in my head, they did not belong to the “zero waste” category because they always did part of my life. 

In addition to always using a filter bottle ​​and buying fruit and vegetables from local producers, my mom had already given a new meaning to the word self-production, with 3 very simple objects that, thinking about them now under the eyes of the environmental impact, are very modern in their simplicity.

Washing glove

I’ve never been a fan of plastic sponges. My mom has always sewed for herself, for me and my brother some exfoliating “gloves”, made from old towels.
Not only are they much more hygienic than the traditional sponges, but also easier to clean: they can be put in the washing machine and hung out to dry in the sun.
A variant of these gloves is a smaller glove, which I use together with coconut oil to remove make-up. Gentle on the face, it works perfectly.

Little bags

I recently needed bags to organise my insulin pump sets. For the people who don’t know what this is, a pump is a small machine that type 1 diabetics use to have a constant infusion of insulin. 
This means that every 3 days we change the small plastic cannula, and we need several “pieces”: a syringe to take the insulin from the vial, a cartridge that is inserted into the machine, and the cannula.

Ok, now imagine this: I keep everything in a box, and every three days I have to fish every single thing that I need, one piece at a time. This means that when I am in a hurry, a piece is very likely to be forgotten.
My solution? I ask mom to sew small bags that can contain 1 set change each. My mother was so good at making perfect bags, and she made so many that I can also use them for bulk shopping from now on.

Leftovers

It is not so much in the realization of the objects itself, but the zero waste soul of these objects: in this my mother is an example that I always try to follow. 
Recently he sent me a box full of cheeses, fregola (a typical pasta from Sardinia), and chocolate. But there was one thing buried in the middle of all the food: a potholder, the one you see in the cover photo.

It is a crochet potholder that my mother has made for me, like many other things she has done to me over time: the case for my computer, two small tablet cases (which I now use for the kindle and notebooks), one of my favorite piece of clothes, a crochet white dress. This potholder, however, fully represents the meaning of this post: it is made with many remnants of cotton from other projects.

They were there waiting, and they became an object that will last me years. My mom won’t have bees wraps or glass straws, but that’s what I would like to become when I think of my environmentally-friendly future: a person who can see beyond what is unusable.