Libri che fanno bene: Invisibili

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Invisible women is also a call for change. For too long we have positioned women as a deviation from standard humanity and this is why they have been allowed to become invisible.

Invisibili è una chiamata al cambiamento. Per troppo tempo abbiamo ridotto le donne a una deviazione rispetto all’umanità standard, permettendo loro di diventare invisibli.

Ti farà incazzare: questa è stata la prima fase che mi è stata detta su questo libro scritto da Caroline Criado Perez. Non posso che essere d’accordo: questo libro vi farà incazzare, perché si propone di approfondire e portare alla luce tutti i pregiudizi verso le donne presenti nella nostra società: una società a misura d’uomo, inteso come individuo di sesso maschile, etero e bianco.

La nostra cultura è basata su un assunto fondamentale, implicito: l’uomo è l’essere umano standard, l’essere umano di default. Non è una novità: Eva è nata da una costola di Adamo, e la sua narrazione derivativa si trascina anche a distanza di secoli, fino a oggi.
Non ne parliamo più in questi termini, ma in modo molto più carsico. Diciamo che le donne non hanno abilità di leadership, che hanno un innato istinto materno che le spinge verso certi ruoli piuttosto che altri. Diciamo che sono naturalmente nemiche tra loro, e quando sono coraggiose diciamo che hanno le palle o portano i pantaloni (le rendiamo, dunque, un po’ meno donne. Non potrebbe essere altrimenti no?).

A man I briefly dated tried to win arguments with me by telling me that I was blinded by ideology. I couldn’t see the world objectively, he said, or rationally, because I was a feminist. […] For him, the way he saw the world was universal, while feminism – seeing the world from a female perspective – was niche. Ideological.

Un uomo con il quale sono uscita cercava di avere ragione dicendomi che ero accecata dall’ideologia. Non riuscivo a vedere il mondo oggettivamente, diceva, o razionalmente, perché ero una femminista. […] Per lui, il modo in cui lui vedeva il mondo era universale, mentre il femminismo – vedere il mondo da una prospettiva femminile – era di nicchia. Ideologico.

Nonostante essere uomini ed essere bianchi sia un’identità allo stesso modo di essere una donna ed essere nera per esempio, consideriamo la prima come un’identità di default, e la seconda come un punto di vista particolare. Questo si riflette su tutta la nostra società, dalla politica alle infrastrutture, dall’economia alla medicina.

Un racconto molto interessante che ho trovato nel libro è questo: sapete perché nel 1970 le donne hanno iniziato a fare la loro comparsa nelle orchestre? Penserete che in quell’anno si siano impegnate di più, che abbiano avuto negli anni precedenti più opportunità per formarsi, per migliorare. E invece no: nel 1970 sono iniziate le prime audizioni “cieche”. Gli esaminatori infatti non potevano vedere il candidato, ma solo sentirlo suonare: improvvisamente, tolto il pregiudizio presente negli esaminatori, le donne hanno avuto le stesse possibilità dei loro colleghi uomini.

Women are told to watch their tone, to step back. They are called bossy, abrasive, strident, agressive, emotional and irrational.

Alle donne diciamo di controllare il tono, di fare un passo indietro. Le chiamiamo prepotenti, stridenti, aggressive, emozionali e irrazionali.

Oltre al pregiudizio, le donne devono scontrarsi con un altro problema, forse ancora più grave: l’assenza di dati. Prendiamo l’esempio degli studi in medicina: i dottori, sottolinea l’autrice, sono formati su un corpo maschile, che è la norma. Non solo il corpo femminile viene messo in secondo piano, ma vengono ignorate tutte quelle differenze che sono fondamentali nelle diagnosi di alcune malattie. L’esempio che colpisce di più è l’infarto: come vi immaginate i sintomi di un infarto? Dolore al petto e al braccio, vero? Bene, sappiate che questi sono sintomi prettamente maschili. Sapreste dire quali sono i sintomi che presentano le donne? No, vero? Neanche io. L’ho scoperto leggendo questo libro.

The fact is that worth is a matter of opinion, and opinion is informed by culture. And if that culture is as male-biased as ours is, it can’t help but be biased against women. By default.

Il valore è basato sull’opinione, e l’opinione è informata dalla cultura. Se la cultura è basata sull’uomo, come la nostra, non potrà essere libera da pregiudizi contro le donne. Per definizione.

A causa della mancanza di dati specifici, tutto intorno a noi è disegnato a misura d’uomo: i pesi della palestra che tengono conto dell’apertura della mano di un uomo; i manichini dei crash test, che sono modellati su un uomo adulto di circa 70 kg; i bagni pubblici, che non tengono conto che le donne hanno bisogno di più spazio rispetto all’urinatoio degli uomini.

Pensiamo poi al modo in cui è modellata la nostra società: è più probabile che una donna non solo lavori, ma prenda anche in carico le faccende domestiche, la cura dei figli e la cura dei genitori anziani (solo dei suoi, quando è fortunata). Questo significa che accanto al lavoro pagato, le donne svolgono un secondo lavoro, non solo non pagato, ma anche non riconosciuto. Anche nei nuclei familiari più giovani, spesso se il compagno svolge le faccende di casa al pari della donna, gli vengono fatti i complimenti, come se stesse facendo qualcosa di assolutamente in più rispetto ai suoi compiti.

Ciò che non sappiamo, la mancanza di dati, contribuisce a creare discriminazione verso le donne. E le donne non sono una minoranza: sono il 50% degli esseri umani.

There is no such thing as a woman who doesn’t work. There is only a woman who isn’t paid for her work.

Non esiste una donna che non lavora. C’è solo una donna che non è pagata per il suo lavoro.

Non mi dilungherò oltre, ma vi consiglio vivamente di acquistare questo libro, di leggerlo e rileggerlo. Di cercare su internet tutto ciò che non vi torna. Di leggere glil studi suggeriti dall’autrice. Lo trovate in inglese, anche in versione ebook, e in italiano edito da Einaudi Editore. Potete sentire Caroline Criado Perez parlare del suo libro qui.

Ringrazio tantissimo Cathy per avermi consigiato il libro.

Le traduzioni sono mie.

For the women who persist:
keep on being bloody difficult.

Per tutte le donne che persistono:
continuate a essere dannatamente difficili.

ENG

Good books for you: Invisible Women. Exposing Data Bias in a World Designed for Men

Invisible women is also a call for change. For too long we have positioned women as a deviation from standard humanity and this is why they have been allowed to become invisible.

This book will feed your feminism: this was the first thing I heard about this book, written by Caroline Criado Perez. After reading it, I can only agree: this book will piss you off because it investigates and brings to light all the prejudices towards women in our society: a society based on the standard human, the white straight man. 

Our culture is based on a fundamental, implicit assumption: men are the default human beings. This is nothing new: Eve was born from a rib of Adam, and her derivative narrative has dragged on even after centuries, up to today. 
We no longer speak of it in these terms, but in a much more hidden way. We say that women do not have leadership skills, that they have an innate maternal instinct that pushes them towards certain roles rather than others. We say that they are natural enemies of each other, and when they are brave we say that they have balls or wear trousers (Is this something that you say also in English, or only an Italian thing? By the way, we make them a little less female.)

A man I briefly dated tried to win arguments with me by telling me that I was blinded by ideology. I couldn’t see the world objectively, he said, or rationally, because I was a feminist. […] For him, the way he saw the world was universal, while feminism – seeing the world from a female perspective – was niche. Ideological.

Although being men and being white is an identity in the same way as being a woman and being black, we consider the former as the default identity, and the latter as a particular point of view. This is reflected in our whole society, from politics to infrastructure, from economics to medicine.

A very interesting story I found in the book is this one: do you know why in 1970 women started making their appearance in orchestras? You will think that in that year they worked harder, that in previous years they had more opportunities to improve. But none of these options is true: in 1970 the first blind auditions began. The examiners could not see the candidate, but only hear him or her play: suddenly, having removed the prejudice present in the examiners, the women had the same possibilities as their male colleagues.

Women are told to watch their tone, to step back. They are called bossy, abrasive, strident, agressive, emotional and irrational.

In addition to bias, women have to face another problem, perhaps even more serious: the absence of data. Let’s take the example of medical studies: doctors are trained on a standard body, which is the male body. Not only the female body is taught as the deviation from the rule, but many manuals ignored all those differences that are key in the diagnosis of certain diseases. 
The most striking example is heart attack: how do you imagine the symptoms of a heart attack? Chest and arm pain, right? Well, you should know that these are male symptoms. Can you tell which are the symptoms in women? No, right? Me neither. I found out by reading this book.

The fact is that worth is a matter of opinion, and opinion is informed by culture. And if that culture is as male-biased as ours is, it can’t help but be biased against women. By default.

Due to the lack of specific data, everything around us is designed on a male scale: the gym weights take into account the opening of a man’s hand; crash test dummies, which are modeled on an adult man of about 70 kg; public toilets, which do not take into account that women need a toilet, so more space than men’s urinals.

We should think about how our society is shaped: it is more likely that a woman not only works a full time job but also takes care of household chores, childcare, and care of elderly parents (only hers, when she is lucky). This means that alongside paid work, women do a second job, not only unpaid but also not recognized. Even in younger generations like mine, often if the male partner does the housework like the woman, compliments are given to him, as if he were doing something more than he should do (and I’m speaking from experience here).

What we don’t know, the lack of data, contributes to discrimination against women. And women are not a minority: they are 50% of human beings.

There is no such thing as a woman who doesn’t work. There is only a woman who isn’t paid for her work.

I will not go further, but I strongly advise you to buy this book, to read it and read it again. Read it to your partners, read it to your family. Search the internet for everything that you find in here. Read the studies suggested by the author. You can find it in English , also in ebook version, and in Italian published by Einaudi Editore. You can hear Caroline Criado Perez talking about her book here.

Thank you very much Cathy for advising me on the book.
Fun fact: while I was translating this with the help of an AI assistant, all the bias that C. C. Perez pointed out in her pages were confirmed.

For the women who persist:
keep on being bloody difficult.