Come organizzo la Pasqua zero waste e a basso impatto ambientale

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Ingrediente zero waste: un mela

Ormai ho perso il conto dei miei tentativi e fallimenti nel cercare di modificare le abitudini della mia famiglia durante le vacanze. Ho passato intere vigilie di Natale a convincere mia nonna che non fosse necessario avvolgere tutto nella pellicola, e intere Pasquette a lottare contro piatti e bicchieri di plastica. E mia madre è una delle poche persone inconsapevolmente zero waste che io conosca.

Non sempre ci sono riuscita. I primi anni sono sicura di essere stata etichettata come la rompipalle di famiglia, ma col tempo ho sviluppato dei metodi per parlare delle mie scelte senza risultare sgradevole, sempre più efficaci (uno di questi è sequestrare tutti i piatti di plastica che vedo in giro. Un alto è stato scrivere cavolate nei bicchieri di plastica di tutti i miei parenti per non confonderli e utilizzarli per tutta la giornata).

Un bicchiere di plastica con una scritta a pennarello: "quella col diabete"

Quest’anno non andrò in Sardegna. Non è la prima Pasqua che faccio lontana dalla mia famiglia, ma sicuramente è quella di cui sto risentendo di più. Avevo pianificato di andare e questo bastava per farmi venire l’acquolina in bocca, mentre pregustavo i ravioli, il pane pomodoro e il tiramisù di mia madre. Sarà una Pasqua a Milano, io e Nico da soli, ma cerco come al solito di guardare il lato positivo: con due persone anziché 20 sarà più facile organizzarla a basso impatto ambientale.

Tirate fuori le ceramiche e i servizi

Mia mamma è una di quelle persone che tiene i servizi nelle vetrine in attesa che arrivino gli eredi a dichiararsi interessati ai piatti con ghirigori e fiori di lillà. E’ servita un‘opera di convincimento non indifferente per spingerla, nel corso degli anni, a mollare la presa.

Tutto è iniziato coi calici di vino. Ma perché devo bere il vino nel bicchiere Bormioli, quando al di là della vetrinetta ci sono dei calici grandi quanto la mia faccia accanto a un decanter che mi sta chiamando a gran voce da quando sono bambina? La mia tecnica è questa: adesso, non appena si gira, mi fiondo e li faccio trovare già pieni di vino in tavola. Facile e indolore, e possiamo iniziare a bere anche mentre cuciniamo.

La scelta verso i piatti di plastica è spesso giustificata dalla comodità. E’ vero, sono comodi quando si è in tanti, ma hanno un impatto ambientale altissimo. E’ anche vero che, quando scegliamo di usare i piatti in ceramica, di solito è una delle donne di casa a lavarli, a dispetto della parità di genere: questo potrebbe essere un modo per coinvolgere anche chi i piatti non li lava mai.
In più… seriamente vi piace mangiare dalla plastica? Eddai, siamo scesi dagli alberi per un motivo.

Agnello solo di cioccolato

Sembra banale, ma per ridurre l’impatto ambientale una delle cose che tutti noi possiamo fare è… sostituire la carne con equivalenti vegetariani o vegani. Lo so, per molti pasqua è l’agnello, e l’agnello è la Pasqua.
Non voglio addentrarmi nelle motivazioni etiche per le quali ciascuno di noi decide di adottare una certa dieta, ma ricordiamoci che il consumo di carne è aumentato drasticamente negli ultimi anni, e ha un impatto enorme sull’ambiente. Nel 2018, gli agnelli macellati sono stati più di 2 milioni, solo in Italia.

Scegiere di mangiare vegetariano o vegano è un modo per sperimentare nuovi gusti e nuove ricette. L’agnello dunque, mangiamolo di cioccolato. Se non altro, ci avremo guadagnato in salute e coscienza.

Per quanto riguarda la cucina, un’altra delle azioni che possiamo fare è quella di ottimizzare le cotture. Se accendo il forno per fare le lasagne (spoiler alert!) cercherò di cuocere anche dell’altro nel mentre, come per esempio un dolce. Se accendo la vaporiera, solitamente cerco di riempire tutti e tre i ripiani, per non sprecare energia e risparmiare tempo.

In un momento come questo, mai dimenticarci di preferire prodotti a chilometro zero, meno industriali possibile. I prodotti che arrivano da lontano infatti impattano anche sui trasporti necessari per giungere fino a casa nostra: è necessario scegliere, e anche quando dobbiamo ordinare qualcosa è sempre meglio farlo in maniera consapevole, facendo degli ordini grossi e minimizzando il tragitto: diverso è se mi faccio consegnare una cosa a Milano da Milano, un altro conto è se mi faccio portare il riso a Milano direttamente dalla Cina.

Plastica ovunque

Ravioli fatti in casa con bieta e ricotta.
I ravioli di mia nonna. Con lo scottex in vista.

Al tempo del coronavirus, la plastica ci rassicura. Ci sembra igienica, pensiamo che protegga meglio ciò che mangiamo, e ci da un senso di sicurezza e di controllo sui nostri acquisti.

Se siete già avvezzi allo zero waste sapete meglio di me che con i piccoli negozi chiusi, è pressoché impossibile fare la spesa come al solito; ci sono però delle alternative abbastanza valide e fattibili, tra cui scegliere sempre confezioni di carta quando ne abbiamo la possibilità.

Questo è un ottimo primo step anche se vi state approcciando per la prima volta a ridurre i vostri rifiuti. Lo so che gli scaffali pieni di barattoli fanno molto Instagram, ma pretendere di arrivare ad avere una cucina 100% plastic free in un paio di settimane è impossibile. Cercare il gradino intermedio, soprattutto in prodotti che siamo abituati a scegliere nella plastica, può essere un’ottimo primo passo.

E Pasquetta?

Pasquetta, lo sappiamo bene, è la festa dei piatti e delle posate di plastica. Si griglia, si fanno le scampagnate, e giustamente non si vogliono avere sbattimenti.
E’ anche la festa in cui è più difficile proporre delle alternative zero waste: eccetto quest’anno, la maggior parte delle volte siamo con gruppi grandi di amici che invitano amici, e non vogliamo passare per i frichettoni della compagnia.

Anche in questo caso, cerco l’approccio soft: cucino prima qualcosa di vegetariano da condividere con tutti, come per esempio delle verdure grigliate. Porto del pane, del formaggio e un dolce, tutte cose che solitamente piacciono e, soprattutto che posso portare in contenitori riutilizzabili.

In ogni caso, l’approccio giusto è quello di farci sempre delle domande. E’ meglio comprare un prodotto coltivato in Italia e confezionato, oppure è meglio prenderne uno sfuso che ha viaggiato fino a noi per chilometri? Non è sempre facile, ma provare a immaginare la storia delle cose che ci arrivano in tavola equivale a capire cosa possiamo fare per migliorare le nostre abitudini.

Se non abbiamo a disposizione un Negozio leggero vicino a casa o un Naturasì con la sezione dello sfuso, ricordiamoci che possiamo cercare sempre l’alternativa più sostenibile. Se non dovessimo trovarla, ricordiamoci che lo zero waste è un processo, e non sarà mai possibile raggiungere la perfezione, ma solo aspirare al miglioramento continuo.

Personalmente, cercherò di fare proprio questo. Utilizzare queste festività per migliorarmi ancora di più, sapendo che stavolta non dovrò lottare contro i piatti di plastica. Potrò concentrarmi, nonostante tutto, su poche cose, fatte bene: pochi piatti, pochi ingredienti scelti e meno impatto ambientale possibile. Cercherò di favorire piccoli produttori, prodotti tipici e finché posso, cercare di capire la storia di ogni singolo ingrediente che porto in tavola.

ENG

Zero waste, low impact Easter

Zero waste fruit bowl

By now I have lost count of my attempts and failures in trying to change the habits of my family during the holidays. I spent many Christmas Eves convincing my grandmother that it wasn’t necessary to wrap everything in plastic, and Easter after Easter I’ve fought against plastic cutlery and glasses. And I come from a privileged situation: my mother is one of the few unknowingly zero waste people I know.

I have not always succeeded. In the first years, I am sure I have been labeled the family nuisance, but over time I developed methods to talk about my choices without being unpleasant (one of these is to seize all the plastic dishes that I see around. Another Christmas I was writing bullshit in all my relatives’ plastic cups, so we wouldn’t confuse them and use them throughout the day).

This year I won’t go to Sardinia. It is not the first Easter I spend away from my family, but it is certainly the one I am most affected by. I had planned to go and that was enough to make my mouth water, while I was dreaming about my mother’s ravioli, tomato bread, and tiramisu. Instead, it will be an Easter in Milan, Nico and I alone, but as usual, I try to look at the positive side: with two people instead of 20, it will be easier to organize it with a low environmental impact.

Grandma’s pottery

My mom is one of those people who keep the dishes sets inside showcases, waiting for the heirs to declare their interest in dishes with doodles and lilac flowers. It took a huge work of persuasion to convince her to let go.

It all started with the wine glasses. But why do I have to drink the wine in horrible glasses, when beyond the living room showcase there are goblets the size of my face, sitting next to a decanter that has been calling me out loud since I was a child? 
My technique is this: now, as soon as my mother turns, I take them as fast as possible, so she will find them already full of wine on the table. Easy and painless, and we can start drinking even while cooking. 

The choice of plastic dishes is often justified by convenience. It ‘s true, they are convenient when many people are sitting at the table, but they have a very high environmental impact. It ‘also true that, when we choose to use ceramic plates, is usually one of the women of the house to wash them, despite gender equality: using real dishes could be a way to engage even those who never washes the dishes.
Plus… seriously do you like eating from plastic? Come on, we got off the trees for a reason.

Only chocolate lambs

It seems trivial, but to reduce our environmental impact, one of the things we can all do is… replace meat with vegetarian or vegan equivalents. I know, for many Easter is the roasted lamb, and lamb is the Easter. 
I don’t want to go into the ethical reasons why each of us decides to adopt a certain diet, but let’s remember that meat consumption has increased dramatically in recent years, and has a huge impact on the environment. In 2018, there were more than 2 million slaughtered lambs, only in Italy. 

Choosing to eat vegetarian or vegan is a way to experiment with new flavors and new recipes. So, for Easter, let’s all eat chocolate lamb instead of the real one. If nothing else, we will have gained in health and consciousness.

As for the kitchen, another action we can do is to optimize cooking. If I turn on the oven to make lasagna (spoiler alert!) I will try to cook some vegetables in the meantime, or maybe to bake a cake. If I turn on the steamer, I usually try to fill all three shelves, so I will not to waste energy and save time.

In times like this, we should never forget to prefer zero-kilometer, less industrial products as possible. In fact, products that come from afar also impact on the transport necessary to reach our home: it is necessary to choose, and even when we have to order something it is always better to do it in a conscious way, making big orders and minimizing the journey: it is different if I am I have one thing delivered to Milan from Milan, another story is if I have rice delivered to Milan directly from China.

Plastic, everywhere

My mother's ravioli

During the time of the coronavirus, plastic reassures us. It seems to us hygienic, we think it protects better what we eat, and gives us a sense of security and control over our purchases.

If you are already friendly with zero waste, you know better than I do that with small shops closed, it is almost impossible to buy groceries as usual; however, there are fairly viable and easy alternatives, for example choosing paper packages whenever we have the opportunity.

This is an excellent first step even if you are approaching your waste for the first time. I know that shelves full of jars do the Instagram effect, but trying to get a 100% plastic-free kitchen in a couple of weeks is impossible. Looking for the intermediate step, especially in products that we are used to choosing in plastic, can be an excellent first step.

Easter Monday grill

In Italy, Easter Monday is the festival of plastic plates and cutlery. You grill, you go on picnics, and you don’t want to wash dishes. 
It is also the day where it is more difficult to propose zero waste alternatives: except this year when we’re staying home, most of the time during Easter Monday we are with a large group of friends who invite other friends, and we do not want to be labeled as the most annoying person in the group.

Again, I prefer the soft approach: I cook something vegetarian to share with everyone, such as grilled vegetables. I bring homemade bread, cheese, and a dessert, all recipes that everybody usually likes and, above all, that I can bring in reusable containers.

In any case, the right approach is to always question our choices. Is it better to buy a product grown in Italy and packaged with plastic, or is it better to take the same product in bulk that has traveled up to us for kilometers? It is not always easy but trying to imagine the history of the items that come to our table is equivalent to understanding what we can do to improve our habits.

If we don’t have a bulk shop near your home, remember that we can look for the most sustainable alternative. If we do not find it, hold in mind that zero waste is a process, and it will never be possible to achieve perfection, but only to aspire to continuous improvement. Don’t believe Instagram. 

I will try to do just that. I will use these holidays to improve myself, even more, knowing that this time I won’t have to fight against plastic plates. Despite everything, I will be able to focus only on a few things, but well done: a few recipes, less selected ingredients and as little environmental impact as possible. I will try to buy from small producers, typical products and as long as I can, and I will try to understand the history of every single ingredient that I bring to my table.