Dalla finestra

Diario di bordo, capitolo 5

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Fuori dalla finestra della mia cucina c’è la fila per entrare in farmacia. Ogni mattina, dieci, quindici persone, occupano il marciapiede, a volte in fila indana, altre volte sparpagliati.
Quando sono in fila indiana c’è silenzio, eccetto per i momenti in cui passa il tram, sferragliando sui binari. Quando invece la fila non esiste, a intervalli di tempo indefiniti si sente una voce: chi è l’ultimo?

Hanno tutti la mascherina. Alcuni tirata sulla testa, come fosse una fascia, altri continuano a spostarla, altri cercano di non toccarla non riuscendoci. E’ una cosa nuova, alla quale dobbiamo ancora del tutto abituarci.

Chi è l’ultimo? Quando do le spalle alla finestra e guardo dentro casa, mi rendo conto di essere fortunata e di avere molto di più di quello che mi serve.

Il tempo continua a scorrere mentre lascio sciogliere un pezzo di cioccolato fondente sul palato. Ho tempo per scrivere, tempo per leggere, tempo per fare yoga la mattina, tempo per me stessa. Ho talmente tanto tempo che non so come riempirlo, e a volte mi siedo semplicemente nel divano, cercando di sentirlo scorrere sotto di me, senza riuscirci.

Dall’inizio di questa pandemia, cerco sempre di ripetermi che devo prenderla come un’opportunità, e non come una sconfitta. Migliorare me stessa. Dedicarmi a ciò che conta veramente, a ciò che voglio portare a termine. Non mi capiterà mai più di avere una tela bianca da riempire.

La verità è che non sappiamo cosa sarà domani. Possiamo illuderci che tutto tornerà alla normalità, ma probabilmente, come succede in questi casi, ce ne renderemo conto solo in futuro, quando guarderemo indietro a questi mesi e a quello che eravamo prima.

Dico sempre che la mia vita è divisa tra quella che ero prima della mia malattia cronica, e quello che sono diventata dopo. Gestire e imparare a conviverci mi ha reso più forte, resiliente, paziente.
Probabilmente la vita di tutti noi si dividerà ulteriormente tra quello che eravamo prima della pandemia e quello che siamo diventati dopo. Capiremo finalmente che evolversi non è altro che creare continuamente, noi stessi e tutto ciò che ci sta intorno.

Guardo fuori dalla finestra; c’è una persona sola di fronte alla farmacia, non più una fila. Dopo il tram è passato il camion che pulisce l’asfalto, così adesso sembra che abbia piovuto. Il mio vicino di casa ha iniziato a cantare.
La normalità è forse questo?

ENG

Outside my window

Life Journal, chapter 5

Outside my kitchen window, there’s always a queue. People are waiting to enter the pharmacy. Every morning, ten, fifteen people, they occupy the sidewalk, sometimes in a straight line, sometimes scattered. 
When people are in single file, there is silence, except for the moments when the tram passes, rattling on the rails. But when the line does not exist, you hear a voice in undefined time intervals : who is the last?

Almost everyone wears a mask. Some of them wear it, some others have it pulled over their head, others continue to move it, trying not to touch it. It’s a new thing, and we have yet to fully get used to it.

Who is the last? When I walk away from the window and I look inside the house, I realize how lucky I am. I have a lot more than what I need.

The time continues to flow while I dissolve a piece of dark chocolate on my palate. I have time to write, time to read, time to do yoga in the morning, time for myself. It so much time that I do not know how to fill it, and sometimes I just sit on the sofa, trying to feel it sliding under me.

Since the beginning of this pandemic, I always try to tell myself that I have to take it as an opportunity and not as a defeat. To improve myself. Dedicate my days to cultivate what really matters, what I want to accomplish. It will not ever happen again to have a blank canvas to be filled.

The truth is that we don’t know what will be tomorrow. We can fool ourselves, thinking that everything will return to normal, but probably, as happens in such cases, we will realize how we changed only in the future when we look back over these months and what we were before.

I always say that my life is divided between what I was before my chronic disease, and what I became after. Manage and learn to live with type 1 diabetes has made me stronger, resilient, patient.
Probably the lives of all of us are about to further divide between what we were before the pandemic and what we have become after. We will understand finally that evolution is nothing but constantly create ourselves and everything around us.

I look outside the window again; there is only one person in front of the pharmacy, not a queue anymore. After the tram, the truck that cleans the asphalt has passed, so now it seems to have rained. My neighbor began to sing.
Perhaps, this is the new normal.