Parigi profuma di burro

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Orangerie - Monet

Quando arriviamo a Parigi è venerdì mattina, e sembra che il giorno prima ci sia stata una festa: i rifiuti in strada sono accumulati lungo i tombini, e lo spazzino in fondo alla strada li sposta con un getto d’acqua diretto verso il marciapiede. Un rumore che mi sarà familiare nei giorni successivi, quando osserverò dall’hotel lo stesso getto su Boulevard des Italiens.

Avevamo bisogno di questo fine settimana, io e Nico. Preparare gli zaini, prendere l’aereo, decidere cosa fare quando davanti a te hai tre giorni per non fare nulla. Decidiamo di muoverci a piedi, accumulando un numero sul contapassi spaventoso. La città la vedi meglio, non abbiamo fretta, c’è un sole che spacca le pietre, possiamo saltare qualche tappa: non facciamo quei turisti che vogliono vedere tutto a tutti i costi.

Le tappe principali sono le boulagerie. Quando arriviamo non abbiamo ancora fatto colazione, e ci infiliamo in una piccola via dove troviamo un panificio. Dentro una donna sulla cinquantina che non solo non parla inglese, ma parla francese in modo incomprensibile per noi che sappiamo tre parole in croce, così iniziamo a indicargli cosa vogliamo dalla vetrina, pan au chocolat oui, and this one, and flan parisienne, yes oui merci. Bye bye.

Ci ributtiamo in strada con gli zaini in spalla, un sacchetto di carta pieni di dolci e la fetta di torta rigida mangiata a grandi morsi; dove andiamo oggi? Siamo a due passi dalle Tuileries, facciamo una passeggiata e poi magari andiamo all’Orangerie, dobbiamo entrare per forza, e altrimenti quando ti ricapita? E poi domani il Louvre, e magari camminiamo lungo la Senna, anche se è marrone e agitata.

Il silenzio dentro le due stanze dell’Orangerie è interrotto dai colori e dagli scatti di una reflex nella prima stanza. Una ragazza è in posa, eddai fammi la foto, il ragazzo italiano scatta senza dire una parola, passano avanti. Servirebbero ore per osservare le singole pennellate; scatto una foto a una ninfea da molto vicino, la guarderò più tardi casomai, però poi torno a guardare le pennellate dal vivo che sono tutt’altra cosa.

Il giorno dopo abbiamo prenotato il Louvre. Nico non ci è mai stato, selezioniamo accuratamente le cose da vedere, sapendo già che tutto il piano andrà in fumo appena metteremo piede nel corridoio sbagliato, possibilità non troppo remota visto che si susseguono stanze che non riesco a trovare nella cartina. Quando ci ritroviamo, ci rendiamo conto di aver saltato qualcosa che volevamo vedere, e allora retro march fino alla sala con lo scriba seduto, dove fortunatamente non c’è nessuno e possiamo goderci la pace perfetta di quello sguardo quasi sorridente.

Cammino un passo dopo l’altro, seguendo il navigatore oppure la punta della torre Eiffel. Si vede da ogni lato della città, vero? Eco di giorni in cui tutto sembrava possibile, penso. Ma non è ancora così?

All’improvviso mi rendo conto che nella mia mente sento il profumo persistente di pain au chocolat, riesco a richiamarlo alla memoria molto più facilmente rispetto a tutte le altre cose che ho mangiato. Dolce, rotondo, chiudo gli occhi e sono davvero a Parigi. Ogni giorno cerco di inseguire il momento presente, e appena ci penso mi è già sfuggito. Oggi sono qui, e non c’è niente che possa spostare la mia attenzione. Guardo Nico. Il microinfusore che suona, la coppia che litiga dall’altra parte della strada, il vento.

ENG

Walking in Paris tastes like butter

We arrive in Paris on Friday morning. The waste accumulated in the street along the drains, and the sweeper down the road moves them with a jet of water directed to the sidewalk. A noise that will become familiar from my hotel window on Boulevard des Italiens.

We needed this weekend, me and Nico. We prepared the backpacks, took the plane, decided what to do when you have three days to do nothing. We decide to walk through the city. We are not in a hurry, we want to see the city at our rhythm: we don’t want to be tourists, even if we are.

We love boulangeries. We arrived hungry and without breakfast, and we ran into a little street where we find a small bakery. The woman inside is in her fifties. She does not speak English, we don’t speak French, so we begin to show her what we want, pointing it from the window, pain au chocolat oui, and this one, and flan Parisienne, yes oui goods.  Bye bye.

We started walking towards the hotel with our backpacks and a paper bag full of sweets. I eat a slice of cake with cream, it’s amazing; where are we going today? Our hotel is just a couple of steps from the Tuileries, so we decide to walk there and then to go to the Orangerie.

The silence inside the two rooms is interrupted by the colors from the paintings and the shots of a reflex in the first room. A girl is posing, mi fai una foto?, the Italian boy is shooting without saying a word. It would take hours to observe the individual brushstrokes; I take a photo of a water lily up close. I want to look at it better later, now I go back to watch every single color. 

We walk all day along the Seine, even if it’s brown and agitated. We are already tired, but for the next day we booked the Louvre. It’s the first time for Nico so we carefully select what we want to see. We know that the whole plan will blow up as soon as we set foot in the wrong corridor. It’s not a remote possibility considering that I can not find many rooms on the map.

When we go back outside, we keep walking one step after another, following the map or the tip of the Eiffel Tower. You can see it from every side of the city, right? Echo of days in which everything seemed possible, I think. It’s still like that.

Suddenly I realize that in my mouth there is still the scent of pain au chocolat. I can recall it to my memory much more easily compared to all the other things I’ve eaten. Sweet, round. I close my eyes and I’m really in Paris. Every day I try to chase the present moment, and as soon as I think about it, it already escaped. Today I am here. I look at Nico. The insulin pump beeps, a couple is arguing on the other side of the road, the wind.