2 pieces

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Due beep ripetuti, uno dopo l’altro. Mi sveglio spaventata, non sono ancora abituata a riconoscere il suono. Apro un occhio solo, lo schermo è accanto a me, lo sollevo. Glicemia bassa: ha ragione lei a suonare.

Questo schermo piccolo e troppo luminoso è arrivato nella mia vita sette giorni fa. E’ un microinfusore di insulina, è attaccato alla mia pancia tramite un tubicino di plastica trasparente che termina con una cannula. Sembra fragilissimo, un filo trasparente pronto a spezzarsi: mi hanno assicurato che è molto più forte di quello che sembra.
Quando l’ho cambiato la prima volta ho provato a strapparlo, ma non ci sono riuscita. Devo iniziare a fidarmi di più di ciò che mi dice la gente.

Questo tubicino di quaranta centimetri traghetta l’insulina verso la mia pancia. La cannula è sottopelle, non la sento. Perché non la sento? Sarà messa bene? Finché la glicemia non sale, è messo bene. Posso stare tranquilla.

Mangio il glucosio, mi riaddormento dimenticandomi totalmente della sua presenza. Quando mi sveglio la mattina dopo è sempre lì, ad aspettarmi, lo schermo spento. La prima cosa che faccio quando mi alzo è agganciarlo al bordo dei pantaloni. In realtà sono un po’ indecisa, vorrei metterlo nel reggiseno, ma tra poco dovrò fare colazione, e dovrò tirarlo fuori. Sistemo la clip sull’elastico, pensando che prima o poi avrò tutti gli orli rovinati.

Lo tieni addosso tutto il giorno? E’ la prima domanda che ho ricevuto il giorno dopo, e probabilmente quella che riceverò più spesso. Come tutte le domande che non mi aspetto, mi spiazza. Non l’aspetto perché pensavo fosse chiaro. Sì, lo tengo addosso tutto il giorno, tra la pancia e l’orlo dei leggings neri. Improvvisamente penso, per tutta la vita?
Non ho mai pensato così a lungo termine. Ho deciso che non avevo più voglia di fare iniezioni, ma non ho deciso per quanto. Per tutta la vita, forse. Perché no?

Il latte straborda dal pentolino, e nello stesso momento penso a quanti biscotti voglio mangiare. Due? Tre? Facciamo due, che non ho tanta fame stamattina. Inserisco i carboidrati nello schermo, e lui in risposta vibra leggermente. Poi inizia a pompare insulina: a questo mi sto abituando, un ronzio impercettibile. Come il cane di Pavlov, inizio a pensare ai biscotti. Avrei dovuto contare anche un po’ di cioccolata. Prendo il micro, che intanto ha smesso di vibrare: faccio un altro po’ di bolo.
In una giornata normale sarebbero state due iniezioni.

Oggi mangio un quadratino di cioccolata in più.

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ENG

One beep after another. I wake up scared, I am not yet used to this sound. I open one eye, the screen is next to me. Low blood sugar: she’s right, I need to wake up.

This small screen arrived in my life seven days ago. It’s too bright. It’s an insulin pump, and it’s attached to my belly through a clear plastic tube. It ends with a cannula under my skin. It seems very fragile, a transparent thread ready to snap: they assured me that it is much stronger than it looks.
When I changed the first time I tried to break it, but I failed. I have to start to trust other what other people say.

I take a glucose tablet from my drower and I go back to sleep, forgetting the presence of the machine. When I wake up in the morning she is always there, waiting for me, the screen off.
The first thing I do when I get up is hanging it on the edge of my pajama. I’m actually undecided, I could put it in my bra, but soon I will have breakfast, and I need to reach it. I arrange the clip on the elastic band, thinking that sooner or later the weight will be too much.

Do you wear it all day? It’s the first question I received the day after I put it, and it will probably be the one that I will receive more often.
Like all the questions I do not expect, it disorients me. I don’t know what to say, because I don’t want people to feel bad for me. Besides, I thought it was clear. Yes, I keep it on all day, between the stomach and the hem of blacks leggings. 
Suddenly I think: will I wear this for the rest of my life
I never thought about that. I decided that I don’t want to inject myself anymore, but I have not decided how long. All my life, maybe. Why not?

The milk overflows from the pot, while I am thinking about how many cookies I will have. Two? Three? Maybe two, I am not so hungry this morning.
I enter carbohydrates into the screen, and it vibrates slightly in response. Then he starts pumping insulin: I’m getting used to this, a faint hum. Like Pavlov’s dog, I start to think about the cookies. I should have counted also a little bit of chocolate.
Meanwhile, the pump stops with the buzz: I bolus a little bit more.
On a normal day, it would be two injections.

Today, it’s cookies and two pieces of chocolate.