Leggere a letto mentre gli altri dormono

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Le Lambeau

Ci vogliono i libri giusti, ma questo lo sappiamo già. Non tutte le pagine ci tengono svegli a letto mentre tutti gli altri dormono. Non parlo solo di Mann, Nietzsche, Wallace o Kafka: niente di così scontato, loro farebbero stare sveglio chiunque, ovunque.

Parlo di quei libri che arrivano per caso e che altrettanto per caso inizi a leggere nel momento giusto. Posato sul comodino, mi ha fatto dormire sempre meno, man mano che passavano i giorni: La Traversata, di Philippe Lançon. O nel titolo francese, molto più significativo: Le Lambeau, il lembo.

Vi ricordate di Charlie Hebdo? Io sì. Soprattutto la copertina verde che uscì dopo l’attentato: tutto è perdonato. Un giornale che non leggeva più nessuno, che improvvisamente si è trovato al centro del mondo. E poi questo libro, perché Philippe Lançon era lì e si è salvato.

Il racconto di due piedi neri che pensavano fosse morto, e lui invece era vivo, senza una grossa porzione di faccia. Non abbiamo bisogno del sonno per vivere gli incubi del nostro tempo, penso, rannicchiata sotto il piumone.

Leggo sotto le coperte, distesa, ma non sono più a Milano. Mi colpisce l’assoluzione verso quelle due gambe nere. Mi colpisce la scarsa importanza che viene data agli attentatori fisici, che in fondo non erano altro che la punta di un iceberg.
Mi sento come il quadro di Burri raffigurato in copertina. Improvvisamente capisco cosa mi ha colpito: la delicatezza con cui queste pagine sono state scritte.

Uno sparo in faccia, mesi di trapianti, un perone al posto del mento. Tutte le pagine suonano come se Bach fosse in sottofondo.
Tiro le coperte fino al mento. Fuori è Sabato, ma forse non lo è ancora.

ENG

Reading in bed while everybody sleeps

We need the right books, but we know that: not all pages can keep us awake in bed while everyone else is sleeping. I am not talking about Mann, Nietzsche or Kafka: nothing so obvious. They would keep anyone awake.

I am talking about those books that you just accidentally start reading at the right moment. The Lambeau, by Philippe Lançon, sat on my bedside table for the last couple of days, with its red cover. As the pages and the hours went by, I slept less and less. 

Do you remember Charlie Hebdo? I do. Especially the green cover that came out after the attack: tout est pardonné. A newspaper nobody was reading anymore, suddenly found himself at the center of the world. Lançon was there and he walked out of it with its legs. 

He remembers two black feet. They thought he was dead, instead he saw them, heard them. We do not need sleep to experience the nightmares of our time. I think about this over and over, snuggled under the blanket.

I am lying in my bed, but I am no longer in Milan. It strikes me how he can leave behind those two black legs. It strikes me the lack of importance given to the attackers, who were nothing more than the tip of the iceberg.
I feel like the Burri painting depicted on the cover of the Italian version of the book. Suddenly I understand what really hits me: the gentleness of these pages.

A shot in the face, months and months of surgeries, a fibula instead of the chin. All pages sound like Bach.
I tire my blankets up to my chin. Outside is Saturday, but the day has not yet begun.