Embrace the change

Iceland, 2019

Inizio sempre i miei post con frasi del tipo: avere una malattia cronica significa che, oppure avere il diabete di tipo 1 mi ha insegnato che. Questo succede perché avere una malattia cronica moltiplica la percezione che abbiamo di noi stessi, ci costringe a rivolgere lo sguardo verso il nostro interno, a non distoglierlo ma ad affrontare ciò che siamo e il modo in cui stiamo nel mondo. Ci costringe a farci delle domande che, probabilmente, non ci saremmo mai fatti.

Avere una malattia cronica mi ha fatto capire che sono ancorata alla mia routine quotidiana molto più di quanto mi piaccia ammettere. Probabilmente la routine è il meccanismo di difesa che ho sviluppato per navigare lungo tutto l’arco della giornata, molto più probabilmente è uno schema mentale che ho sempre avuto, ma che non era mai venuto alla luce.

A Dicembre ho deciso di cambiare la terapia che seguo attualmente. Questo significa ripensare tutta una serie di comportamenti che nel corso del tempo ho interiorizzato e sono entrati a far parte della mia routine quotidiana. Ma chi sono io? E’ possibile che la somma di tutte le azioni della mia giornata, comprese le volte in cui mi inietto insulina, mangio caramelle o misuro la glicemia, siano parte stessa della mia identità?

O sono forse solo una faccia del poliedro, quella più nuova, l’ultima nata?

Molti diabetici sottolineano sempre questo aspetto con la frase: io non sono il diabete, sono una persona col diabete. E’ vero: così come sono una persona con il diabete, sono anche una persona vegetariana, una persona a cui piace viaggiare, una persona a cui piace leggere. Sono una persona che decide di portare i capelli in un certo modo, che decide di indossare certi vestiti.
Ma tutte queste cose sono io. E lo sono in modo personale, fondamentale, intimo. Io non sono il diabete, ma sono anche il diabete. Io non sono le mie scelte alimentari, ma le mie scelte alimentari definiscono anche una parte di me stessa. Il diabete, che mi piaccia o no, definisce una parte di me stessa.

La grande sfida è quella di fare in modo che tutte le parti siano in equilibrio; che il diabete non diventi una parte troppo ingombrante, che non schiacci tutti gli aspetti della mia vita. Pensate a un solido, formato da tante facce quante sono le cose che vi caratterizzano. Ci sono alcune facce più grandi, altre più piccole, alcune colorate, altre trasparenti, invisibili dall’esterno. Chi siamo noi in tutto questo? Siamo il continuo divenire delle nostre giornate, le nostre singole azioni, le cose che abbiamo scelto di essere ma anche quelle che ci sono capitate.