Il metodo infallibile per gestire la pizza col diabete di tipo 1

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Diario di bordo, episodio 2

Non sono un medico, e questo articolo copre solo la mia esperienza personale. Prima di fare qualsiasi cosa, chiedete sempre al medico e al diabetologo e non seguite mai alla cieca ciò che trovate scritto online prima di aver verificato.

Ci sono pochi punti fermi nella mia vita. Il diabete tipo 1, i libri, il mio pc per scrivere, il cibo, i weekend fuori porta.
Lo dico qui una volta per tutte: io adoro mangiare. Mangiare è conviviale, è scoprire ciò che ancora non si conosce, è riscoprire ciò che si era dimenticato.

Con una malattia cronica come il diabete di tipo 1, mangiare può diventare però un’attività frustrante.
Dici di no agli amici perché non sai quale ristorante sceglieranno, dici di no agli aperitivi perché sai che mangerai qualche stuzzichino, dici di no al tuo stomaco che chiede a gran voce il dolce a fine pasto. Sono sicura che tantissime persone si ritrovano in queste situazioni.

Quando parliamo di cibo e convivialità, non c’è niente di meglio della pizza. Devo ancora conoscere qualcuno che non la ami. Può essere semplice o gourmet, nel 99% dei casi è zero waste, puoi portarla a casa e ridurre al massimo gli sprechi. Se ti piace chiusa prendi un calzone. Sta bene con la birra e col vino. Puoi mangiarla con le mani, con forchetta e coltello, a partire dai bordi, a spicchi, dal centro. Puoi prenderne una fetta mentre passeggi. Qualsiasi sia la tua preferenza, nessuno ti giudicherà, perché la pizza unisce tutti.

Peccato che sia uno degli alimenti più difficilli per un diabetico di tipo 1.

Perché difficile? Ma mica c’è lo zucchero.

La pizza è difficile prima di tutto perché è una bomba di carboidrati lievitata. In secondo luogo, associati ai carboidrati, troviamo i grassi del formaggio e del condimento, che non aiutano sicuramente nella gestione del bolo.

Chi ha la pompa di insulina è avvantaggiato; può utilizzare la funzione onda doppia, dividendo il bolo e prolungandolo per coprire i carboidrati e i grassi che arriveranno qualche ora dopo. Infatti la pizza viene digerita in tantissime ore, a differenza di un pasto normale, e il microinfusore mima l’attività che il nostro pancreas farebbe in maniera prolungata.

Per chi ha le penne invece? Chi utilizza una terapia con le iniezioni, deve tenere conto di questi fattori che ho appena citato: tanti carboidrati, i grassi che rallentano l’assorbimento e allo stesso tempo causano un picco dopo 4-6 ore dal pasto. Uno degli errori più comuni è quello di fare l’insulina “tutta e subito”: molto probabilmente avete notato che, usando questo metodo, vi ritrovate in ipo dopo pochissimo tempo.

In pizzeria con gli amici. Perché privarmene?

Venezia, un weekend piovoso, passiamo tre quarti d’ora a decidere dove andare a mangiare. Pizza, non pizza? Ovviamente pizza. Fritti come antipasto, arriva il primo bolo, la seconda birra, la glicemia che si alza nell’attesa, seduti nel ristorante troppo affollato.

Per imparare a gestire la pizza bisogna applicare il metodo scientifico per eccellenza. Procedere per tentativi, accettare l’errore, annotare il caso, formulare un’ipotesi, riprovare. Io ho iniziato con un bolo unico, l’errore di cui parlavo prima: ho provato a farlo prima, ho provato a farlo dopo, ho diminuito le dosi, alzato, fatto passeggiate.

Poi, l’illuminazione. La mia diabetologa è in ferie, e la sostituta mi dice: ma perché non provi a fare il 40% del bolo dopo 2 ore?
Perché no? Semplicemente perché non avevo pensato alla composizione della pizza e a come agisse l’insulina su di me. O perché non avevo pensato di cercare su internet.

Da quel giorno, la pizza è tornata ad essere la mia compagna fidata di avventure culinarie in giro per l’Italia.

Il doppio bolo è il metodo base che uso per gestire la pizza. Arriva al tavolo, bolo istantaneo calcolato in base alla grandezza della pizza, oggi sono 6 unità. Inizio a mangiare.

Avete presente quanto è buona, no? L’impasto che profuma di pane, gli ingredienti che filano insieme alla mozzarella, morso dopo morso. Io sono una di quelle che la divide a quadratini, lasciando da parte i bordi e gustando il centro, pezzo dopo pezzo. La mangio con forchetta e coltello, lascio i bordi per ultimi, perché sono quelli che mi piacciono di meno e se mi passa la fame sarà più facile lasciarli.
Mentre la finisco, l’insulina inizia piano piano ad agire.

Tutto bene, giusto? Curva piatta per la prima ora, per la seconda ora. A volte anche per la terza, se mangiate una quattro formaggi. E poi? Poi arriva la mozzarella, lenta e inesorabile, inizia la sua scalata nel trasformarsi in glucosio, piano piano. Ed è qui che subentra il secondo bolo: altre 4 unità nel mio caso, 5 a seconda della pizza che ho scelto.

Non aspetto di vedere la glicemia salire sopra un certo limite: semplicemente, faccio il bolo dopo 2 ore o 2 ore e mezzo, perché so che è in quel lasso di tempo che la mia glicemia inizierà a decollare.

Ma quindi solo due boli? Potevi dirlo prima.

Vi piacerebbe se fosse finita qui. Dopo i primi esperimenti riusciti col doppio bolo, ho acquisito confidenza e ho iniziato a prendere le pizze che mangiavo prima del diabete. La mia preferita? Quattro formaggi con cipolle, seguita da calzone vegetariano. La scoperta del periodo? Taleggio e pere.

Lo ammetto, non sono solo un’amante del cibo. Sono un’amante del cibo pesante, che si digerisce in circa quarantasette ore e che ti copre anche per le due colazioni successive.

Col cibo così, la gestione si complica. Come oggi. Mi alzo dal ristorante, ho appena fatto il secondo bolo. Andiamo a bere qualcosa, mezzanotte, l’una, le due. La glicemia inizia a salire. Cosa succede?

Succede che il secondo bolo non ha coperto del tutto i grassi. Qundi cosa posso fare? Esattamente ciò che vi aspettate: un terzo bolo, piccolino, 1,5 o 2 unità, la botta finale per stabilizzare definitivamente quella curva maledetta.
Quando sono a casa e sto dormendo metto una sveglia alle 2 per controllare la glicemia (sempre capillare) e per procedere con l’iniezione. Quando sono fuori, mi fido del sensore e vado con la terza e ultima iniezione conclusiva.

Quindi?

Quindi, il mio segreto infallibile è: amare la pizza, stare tranquilli, dividere il bolo e mettere tante sveglie soprattutto quando siete nella fase di formulazione delle ipotesi. Non fatevi prendere dall’ansia che gustarsi una pizza è meglio che avere una curva perfetta ed essere frustrati.
Il secondo segreto infallibile è: chiedete al vostro diabetologo prima di fare qualsiasi cosa di cui non siete sicuri.

Non ho paura di fare il bolo di notte, perché i grassi sono miei amici: non è successo una sola volta che io sia andata in ipoglicemia dopo aver mangiato una pizza. Vi consiglio vivamente però di ascoltare voi stessi e imparare a gestirla col tempo, prestando attenzione ai pattern glicemici e ai segnali che le vostre glicemie vi mandano.

E’ più facile provare sempre con la stessa pizzeria che utilizza ingredienti di qualità. Una volta affinata la tecnica, vedrete che la pizza non avrà più segreti.

ENG

How to deal with pizza when you are a type 1 diabetic.

I’m not a doctor and this article talks about my personal experience. Before doing any change to your therapy, you should ask your endo and your doctor instead of reading random things online.

Life journal, ep. 2

There are a few things that are sure in my life: type 1 diabetes, books, writing every evening, food, weekends outside the city.
I love to eat. Eating is something that you do with people. It’s discovering something you don’t know yet and re-discovering what you forgot.

With type 1 diabetes, eating can be sometimes frustrating.
You start to say no to your friends because you don’t know in which restaurant they are going to eat. You say no to happy hour because you will end eating some chips. You say no to your stomach, asking for that chocolate dessert after dinner.

When we talk about food with friends here in Italy, we talk about pizza. There’s nobody who does not like pizza. You can have a simple traditional pizza, a gourmet pizza. It’s zero waste. You can bring the doggy bag home and it’s perfect for breakfast. You can have a calzone if you prefer a “closed pizza”. You can drink beer or wine with it. You can eat pizza with a fork and a knife, but you can also eat it with your hands. Nobody will judge you, because everyone loves pizza.

That’s a shame because is one of the most difficult things to deal with if you have type 1 diabetes.

Why? There’s no sugar in it.

Pizza is hard because it’s a carb-bomb. On top of it, we have cheese and toppings, so we also have fats. It requires a long time to digest because fats get converted into glucose only after a couple of hours.

People who use an insulin pump can deal with pizza with a dual wave bolus. The insulin pump split the bolus and covers both carbs and fats. 

But I’m on MDI (=multiple daily injections). So what? I need to mime what my pancreas would do: cover a glycemic spike after 4-6 hours from dinner. One of the most common mistakes with pizza is to bolus all the dosage of insulin before eating it: if you have done that in the past, you probably experienced some lows right after the meal. 

Italians don’t share pizza. 1 pizza = 1 person.

A rainy day in Venice. Pizza or not? Of course pizza. We order some fried appetizers, one beer, first bolus while we wait for the waiter.

When you deal with pizza, you have to apply a scientific method. You proceed with trials and errors, take notes, make a hypothesis, try again. When I was a newbie, I tried everything. One bolus, pre-bolus, bolus after pizza.
Then, one day, my endo was on vacation. I went to another endo, and she asked me: why don’t you try to do 40% of the bolus after 2 hours?

Why not? Because I never thought about pizza’s macros. Because nobody told me that. Because I never googled it.

Since then, I started to love pizza again.

The method that I use is called double bolus. It’s the basic method to deal with pizza. Before eating I bolus (based on the size of the pizza) and then I start eating. 

I have a confession to make: I eat pizza with cutlery. I cut the pizza in small squares, starting from the center and leaving the sides. Nobody does that and I’m pretty sure that’s illegal in Italy, but I love it anyway.

That’s it, right? I’m covered for the first two hours. Sometimes even for the third, because fats slow down the glycemic spike. After that, I start to spike. That’s why after 2-2.30 hours, I take the rest of the insulin.

That’s it?

That’s it for the first part. After the first trials, I became confident and I started to eat again my favorite kind of pizzas. The best for me is 4 cheese with onions, but I also love pears and taleggio cheese or grilled vegetables.

With high fats, it can be a little more complicated. At 2 am my blood sugar starts to rise again. What’s going on? The second bolus was not enough for the fats, so I need a third bolus. A small one, 1,5 or 2 units of short-acting insulin.

So, what’s the big secret?

The big secret is: learn to love the food you eat, be nice to yourself and split the bolus. Remember to put an alarm if you have a CGM, or a simple reminder on your phone. Eating a pizza is better than being perfect all the time.

The second advice is: ask your endo.