DKA

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Questo articolo non contiene nessuna informazione di carattere scientifico, ma è solo ciò che ricordo della notte e dei giorni direttamente successivi a quando sono stata ricoverata. / This article does not contain any scientific information. It’s just my memory of the night when I was diagnosed with type 1 diabetes.

12 Gennaio 2017.

Pochi giorni dopo a Padova avrebbe nevicato, ma io non sarei riuscita a vedere nulla, perché in terapia intensiva non ci sono finestre.

Sono andata al pronto soccorso, respiravo male. Perché respiravo male? Respiravo male perché era inverno e a tutti, me compresa, può succedere di beccarsi un raffreddore.

Come quella volta a Jena che mi hanno rifilato una tisana in farmacia per la tosse, e dopo due settimane sono dovuta andare a implorare per avere un medicinale vero e proprio.

La mia glicemia era sopra i 400.

Ehi, guardate che mio fratello ha il diabete di tipo 1. Ma qualcuno durante una tac vede una perforazione nell’esofago, un piccolo forellino proprio lì, altrimenti come spiegare tutta quell’aria nel mediastino? Non si può bere con una perforazione dell’esofago.

Non si può non bere con una glicemia così alta.

Ehi, guardate che mio frat-

Buio. Un infermiere si avvicina e mi chiede come sto. Non so rispondere, non riesco a rispondere, è possibile che io non riesca a dire niente?

Tutto il resto di questa storia non l’ho vissuto in prima persona, e posso raccontarlo solamente dai racconti del mio ragazzo.

Ho dato un pugno a mio suocero perché volevo alzarmi per fare pipì. Ho cercato disperatamente di non impazzire, ma non c’era acqua da nessuna parte e nessuno sembrava capire che ne avevo bisogno.

Poi di nuovo buio.

Si chiama chetoacidosi. Solo il nome fa paura. Succede quando il tuo corpo inizia a divorare se stesso per le glicemie troppo alte.
Un medico, quando mi sono svegliata, mi ha raccontato che ero stata in coma per qualche ora. Un altro ha parlato di tutta la notte.

Ci sono voluti quattro giorni prima che realizzassi di aver girato tre ospedali diversi. Ce ne sono voluti altrettanti per capire che la perforazione all’esofago non esisteva, e che il pneumomediastino era dovuto alle glicemie alle stelle.

Questa non è la prima volta che racconto di quella notte. Ma ogni volta è come se fosse una storia che no, non può essere capitato a me. Io lì non c’ero. È come se ci fosse stata una parentesi nella mia vita in cui mi ricordo di me stessa in terza persona. Non penso mai a ciò che vedevo con i miei occhi, ma penso sempre a me stessa stesa lì, vista dall’alto, 49 chili e che bella che sei, come sei dimagrita. Come sei bella, come sei in forma, stai facendo palestra?

In terapia intensiva non è possibile alzarsi. L’ho scoperto al quinto giorno, quando mi sentivo perfettamente in grado di farlo. Non si può neppure mangiare, e l’ho scoperto solo quando la fame era talmente tanta che qualsiasi cosa sarebbe andata bene.

Avevo dei sintomi prima di finire in chetoacidosi, certo. Ma ho deciso di ignorarli, perché avevo fatto gli esami pochi mesi prima ed erano perfetti, perché ero stata in Sardegna e avevo mangiato così tanto e stavo così in forma, avevo iniziato a stare male da pochi giorni.

E invece succede che i sintomi vadano e vengano, e che il picco duri pochi giorni. Pochi giorni in cui non avevo neppure le forze per andare a lavoro. Pochi giorni in cui mi sono resa conto del fatto che io stessa coincidevo col mio corpo, e che quest’ultimo era diventato una sirena in allarme.

Dopo 15 giorni sono andata via dall’ospedale di Padova. La neve ormai era sciolta, infangava le strade. Stringevo in mano il glucometro, l’insulina in borsa, la paura di sbagliare. Ancora non riuscivo a realizzare che quella situazione di equilibrio precario sarebbe durata per molto tempo.

Forse è ancora lì, sepolta da qualche parte, in macchina verso casa. Col tempo ho ricostruito i pezzi, dovendo raccontare cosa fosse successo a tutte le persone della mia vita. Col diabete si impara a convivere. Non c’è una cura, non c’è una soluzione definitiva. Rimane semplicemente lì, e sei tu, e non puoi far nulla se non accettarlo, osservarlo, odiarlo e tollerarlo.

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ENG

January 12th, 2017.

A few days later in Padua, it would have snowed, but I couldn’t see anything, because there are no windows in ICU.

I went to the ER because I was not able to breathe. Why? It was winter, and everyone had a cold. Myself included.

Like that time in Jena, when I had a huge cold and they told me to drink a lot, and two weeks later I had to beg them to give me some medicine. 

My blood sugar was above 400mg/dl.

Hi, you know, my brother has type 1 diabetes. Then somebody during a CT scan sees a small hole in my esophagus, a little hole. How can you explain all this air in your lungs without a little hole? You cannot drink anything if you have a hole in your throat. 

You have to drink if you have that blood sugar. 

Hey, you know, my broth
A nurse stands by me, he’s asking me how do I feel. I am not able to answer that. Is it possible that I am not able to speak anymore?

I have not experienced in first person the rest of this story. I can tell you just because my boyfriend told me.

I punched my father in law in the face because I had to go to pee. I tried to not act like crazy, but there was no water anywhere near me and nobody seemed to understand that I needed it.

Then again, I couldn’t see anything.

It’s called DKA, diabetic ketoacidosis. Also its name it’s scary. It happens when your body starts to devour itself, due to high blood sugars.
When I woke up, a doctor told me that I was in a coma for a few hours. Another one told me that it was all night.

It took me four days to realize that I was in three different hospitals that night. It took me four days to realize that there was no hole in my throat and that the pneumomediastinum was caused by high blood sugar.

This is not my first time talking about DKA, but it feels like it. Every time it seems something that couldn’t happen to me. I wasn’t there. I remember myself and my story in third person. I never think about what I saw, but I think about how I was, lying in bed, 49 kilograms with people telling me how beautiful you are, have you started to exercise? 

You cannot walk in Intensive Care. I discovered that that day when I just wanted to walk for a while. You cannot eat either, and I discovered that when I was too hungry.

I had symptoms before DKA. But I decided to ignore them because I did my blood test a couple of months before and they were perfect, because it was Christmas time and everything went well, and I started to feel off just a couple of days before… excuses.

But symptoms come and go, and my diabetes decided to explode just in a couple of days. It can happen. A couple of days where I realized that I was my body, and my body was on fire.

After two weeks I went home. The snow became mud. I had my meter, the insulin in my bag, I was afraid to make a mistake.

With diabetes you learn to balance your life, to live together with it. There is no cure, no solution for now. It will always be here, and everything I can do is accept it, observe it, hate it and tolerate it.