Siamo le nostre scelte

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Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Il clima siamo noi.

Qualche giorno fa ho finito di leggere il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Il titolo in italiano è perfetto (e a mio parere, molto più carino dell’originale We are the weather. Saving the planet begins at breakfast) perché riassume in poche parole l’argomento e la proposta di Safran Foer su ciò che dovremmo fare per salvare il nostro pianeta.

Sono rimasta molto colpita dal fatto che all’interno delle mie cerchie social nessuno ne parlasse. Insomma, mi aspettavo un po’ di sana conversazione e qualche carnivoro indignato, così come era successo per Se niente importa.

Lo capisco, in fondo si tratta di un argomento abbastanza scottante. E come ammette per gran parte del libro, lo stesso autore lo ritiene controverso, difficile da digerire. Non ne parla per le prime 70 pagine, dove invece si concentra sull’importanza delle scelte delle singole persone e sull’impatto che queste possano avere a livello globale, e dove spiega che, fondamentalmente, il problema è forse la nostra percezione dei cambiamenti climatici e la nostra scarsa capacità di agire.

Nel 2018, pur sapendo più di quanto abbiamo mai saputo sull’origine umana dei mutamenti climatici, l’umanità ha prodotto più gas serra che mai, con un aumento triplo rispetto a quello della popolazione mondiale. Esistono spiegazioni dettagliate: il crescente consumo di carbone in Cina e in India, un’economia globale in espansione, […]. Ma la verità è tanto ovvia quanto cruda: non ce ne importa nulla.

Possiamo salvare il mondo, prima di cena

A pagina 76 dell’edizione italiana, ecco che finalmente Safran Foer scopre le carte in tavola: «questo libro parla dell’impatto dell’allevamento sull’ambiente.»

Ed eccoci qua. Siamo arrivati alla questione che molti cercano di evitare – me compresa. Sono vegetariana, ma consumo uova e latte saltuariamente. Ci giriamo intorno, i vegani non piacciono a nessuno e sono dei rompipalle, nessuno vuole essere considerato un rompipalle, giusto? Quindi ci focalizziamo su altre cose, giustificando il nostro comportamento con le scuse più disparate. Io stessa mangio quotidianamente formaggio. Perché lo faccio? Perché mi piace, perché è parte della mia dieta, perché penso di aver già fatto abbastanza… ma sono tutte giustificazioni che ripeto a me stessa perché sono consapevole che, in realtà, potrei migliorare su questo aspetto.

[…] adesso dirò le cose come stanno: non possiamo salvare il pianeta se non riduciamo in modo significativo il nostro consumo di prodotti di origine animale.
La tesi di questo libro è che serve un’azione collettiva per cambiare il nostro modo di mangiare – nello specifico, niente prodotti di origine animale prima di cena.

Possiamo salvare il mondo, prima di cena

Safran Foer sostiene che l’unico modo per salvare un mondo in cui il 51% dei gas serra è prodotto dal settore zootecnico, sia quello di smettere di mangiare prodotti animali per 2 pasti su 3.

Niente prodotti animali prima delle 21, dunque (o delle 18 se abitate in nord Italia). Non riesco a pensare a un argomento più divisivo di questo, non solo in generale ma anche all’interno delle nicchie di ecologisti che professano di vivere a basso impatto ambientale.

Lo stesso Safran Foer si rende conto di essere a piedi nudi sui vetri, e dedica una lunga sezione in cui parla con la sua coscienza, esprimendo i suoi dubbi, le sue difficoltà, e il fatto che proprio non riesca a rinunciare al gusto degli hamburger. Affronta tutte le critiche che spesso vengono rivolte ai sostenitori di un alimentazione a base vegetale. E’ elitaria? Farebbe perdere il lavoro a milioni di persone? E’ una scelta possibile

La terra che potrebbe nutrire le popolazioni affamate viene invece riservata al bestiame che nutrirà popolazioni ipernutrite. Quando pensiamo allo spreco di cibo, dobbiamo smettere di immaginare pasti mangiati a metà e invece concentrarci sullo spreco creato per mettere cibo nel piatto. […] Quindi no, l’allevamento intensivo non “nutre il mondo”. L’allevamento intensivo affama il mondo, e intanto lo distrugge.

Possiamo salvare il mondo, prima di cena

Possiamo salvare il mondo, e possiamo farlo solo a costo di cambiare radicalmente le nostre abitudini. E’ una cosa che ripetiamo e che ci sentiamo ripetere spesso. Ciò che conta è se siamo disposti a farlo, nel nostro quotidiano, provocando una reazione a catena sulle persone che ci circondano, mostrando che è possibile.

Quando ho letto Se niente importa ero già vegetariana da diversi anni. Cercavo di prestare il libro a tutti, convincere che fosse possibile, ma ben presto ho capito che il cambiamento non può essere spiegato a parole o con un libro.
Potevo mostrare con i singoli gesti e gli sforzi nella vita di tutti i giorni che fosse possibile. Leggere e parlarne può dare la spinta iniziale, ma questa deve essere sostenuta dalla voglia di farlo e dalla capacità di credere che davvero una singola azione può fare la differenza a livello globale.

Cosa intendo fare io, in prima persona?
Sicuramente fermarmi un attimo ad analizzare se ciò che sto facendo sia abbastanza. So che non lo è. Potrei ridurre ulteriormente i derivati animali, e potrei farlo concentrandomi su formaggi di provenienza certa. Non è facile, ma è possibile. E se non ci provo ora, non sarò mai in grado di saperlo.

“Poi cambiò tutto. Durante la guerra ci fu l’inferno in terra e io non avevo niente. Avevo lasciato la mia famiglia, sai. Scappavo sempre, giorno e notte, perché i tedeschi mi stavano alle calcagna […].”
[…]
“[…] Un contadino, un russo, Dio lo benedica, vide in che stato ero, entrò in casa e ne uscì con un pezzo di carne per me.”
“Ti salvò la vita.”
“Non lo mangiai.”
“Non lo mangiasti?”
“Era maiale. Non ero disposta a mangiare maiale.”
“Perché?”
“Che vuol dire perché?”
“Come? Perché non era kosher?”
“Certo.”
“Ma neppure per salvarti la vita?”
“Se niente importa, non c’è niente da salvare.”

Se niente importa

~

Vi consiglio di leggere entrambi gli studi che vengono citati in appendice, che potete trovare online: Livestock’s long shadow, FAO 2006 e Liesstock and Climate Change, Worldwatch Institute 2009.

ENG

We are our choices

A reflection on We are the weather by Jonathan Safran Foer

A couple of days ago I read the new Jonathan Safran Foer book, We are the weather. Saving the planet begins at breakfast.

I am very surprised about the fact that nobody of my social friends is talking about this – I follow a lot of zero-waste environmentalist accounts, by the way. I was expecting some nice conversations about the book, just like it happened with Eating animals.

I know, it’s difficult to talk about this topic. And Jonathan Safran Foer lso knows that, since he doesn’t talk about the real subject of the book for the first 70 pages. He talks about everything else: the importance of our choices, the impact that we can have in the people who surround us, and many other things that we have already heard.

Like you, I think of myself as many things, as if the thinking made it so. In the meantime, while I think – while you think, while we think – our actions and inactions create and destroy the world.

We are the weather

Finally, page 76 of the Italian edition, Safran Foer tells us what this book is about: the impact of the animal breeding on our planet.

Here we are. We arrived at the topic that everyone is trying to avoid. Everyone myself included: I am vegetarian, but I choose to eat eggs and milk sometimes. Nobody likes vegans, we don’t want them at our party, am I right? So we focus on ourselves and on our attempt to justify our behavior.
Why do I choose to eat cheese every day? Because I like it, it’s part of my diet, I think I’ve done enough. The truth is that all of those are justifications that I tell myself to feel better because I know that I can do much more than this.

Safran Foer argues that the only way we can save our planet is by stop eating animal products before dinner. That’s because 51% of greenhouse gases are produced by animal breeding.

I cannot think about a more divisive argument that this. I’m not only referring to meat-eaters, but also about environmentalists, vegetarians, and people who care about the future of our planet.

Safran Foer knows that, and for a long part of the book, he talks with his conscience, expressing his doubts, his difficulties, and the simple fact that he doesn’t know if he can renounce the taste of burgers. And then he askes if a plant-based diet is possible. Is it just for few rich people? Is it possible for the majority?
He argues that it is because a big part of modern agriculture is destined to feeding the animals that we will eat.

We can save the world and we can do that if we radically change ourselves. It’s something that you have already heard. What matters now is what we will be able to change, in our everyday life, and if we will be an example to the people around us.

When I read Eating animals I was already vegetarian. I was trying to talk about the book with everyone, trying to convince my friends and family. I was frustrated because nobody was listening. Then I realized that it was not the right path, and I choose to show my everyday example that change is possible. Reading and talking can be easy with people that understand, but it can be very complicated with people that don’t know anything about environmental issues.

So, what I’m going to do next?

I want to sit down and think about what I’m doing, and if it’s enough. I know that it isn’t. I can choose plant-based food instead of cheese, and when I eat cheese I can choose only small companies. It’s not easy, but it’s not impossible. And if I don’t do that now, I will never be able to know if I can.

“The worst it got near the end. A lot of people died right at the end, and I didn’t know if I could make it another day. A farmer, a Russian, God bless him, he saw my condition, and he went into his house and came out with a piece a meat of for me.”
“He saved your life.”
“I didn’t eat it.”
“You didn’t eat it?”
“It was pork. I wouldn’t eat pork.”
“Why?”
“What do you mean why?”
“What, because it wasn’t kosher?”
“Of course.”
“But not even to save your life?”
“If nothing matters, there’s nothing to save.”

Eating animals