Sempre lo stesso souvenir

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Durante le vacanze non compro mai souvenir o regali per me stessa. Nel mio frigo non posso mettere le calamite, non mi piacciono i pupazzi, non indosso le t-shirt. Solo a volte porto a casa qualcosa da mangiare.
Però c’è una cosa che faccio sempre, ogni anno, ogni weekend fuori, ogni vacanza: compro un souvenir prima di partire dall’Italia, un oggetto che nei giorni di viaggio si arricchisce sempre di più fino a diventare il bagaglio che mi porto dietro alla fine delle vacanze.

E’ iniziato tutto un paio d’anni fa. Nico aveva organizzato, subito dopo la mia laurea magistrale, un viaggio di due settimane: un giro del Portogallo. Da Lisbona a Porto, passando per i paesini del centro. Compro una guida, e una volta arrivata lì penso: perché non mettere dentro tutti i biglietti, le cartine, in modo da segnare il percorso che abbiamo fatto?

E durante i giorni le mappe sono diventate biglietti da visita, e i biglietti da visita ricordi dalle pasticcerie di Belem. Ancora oggi, quando prendo in mano la guida, profuma di cannella: è una bustina infilata tra le pagine, era in più quando abbiamo mangiato le Pastel de nata. Ancora oggi è il mio souvenir preferito. Improvvisamente sono in Portogallo.

Poi sono arrivati l’Ungheria, la Slovenia, tantissimi altri piccoli viaggi e conseguenti guide-souvenir.
In Giappone portavo quelle pagine sempre sotto braccio, e ci infilavo dentro i rimasugli delle mie giornate. Nico, ti ricordi quando abbiamo trovato i biscotti senza zucchero a Osaka e non ci sembrava vero? E quando siamo andati a Praga e volevamo visitare la sinagoga, ma era sabato ed era tutto chiuso?

Così il souvenir diventa sempre diverso e sempre uguale. E diventa qualcosa da sfogliare insieme alle persone che ti chiedono del viaggio appena terminato. Diventa la memoria visiva e olfattiva del percorso e del viaggio compiuto. Diventa un ripercorrere gli stessi passi e riassaporarli, rievocare alla memoria il passato, renderlo concreto.
Qualcosa che rimane, davvero, nel tempo.

ENG

Always the same souvenir

After the holidays I never bring home souvenirs or gifts for myself. That’s basically because I don’t like magnets and t-shirts and I never find out what I want. Sometimes I bring back food, and that’s it.

There is one thing that I always do year after year. I buy something before the travel, and during my stay it gets bigger and bigger and full of experiences.ù

It all started a couple of years ago, after my graduation. Nico’s gift was two tickets for a journey around Portugal. From Lisboa to Porto, all the way through the center of the country in two weeks. I buy a guide, and when I get there I just start to collect tickets on the pages to remember every day and every city that we visit.

Day after days I started to add maps and other stuff. For example a little bag from a bakery in Belem, where we ate Pastel de nata. Also now, after 4 years, whenever I open those pages, they smell like cinnamon. It’s my favorite souvenir because every time I reach for it, I’m suddenly in Portugal again.

Then I went to other places and I started to do that: in Hungary, in Slovenija, in Japan. I had those pages always with me, and I added on the inside the little things that I wanted to remember. Nico, do you remember when we found sugar-free cookies in Osaka? And what about that time we went to the sinagogue in Prague and it was close?

My souvenir it’s always the same, but it’s always different. It’s something that I can live even after the holidays, and also share with other people. It’s a memory of the path that we made.
It’s something that stays with me, even after years.

Souvenirs from the world.