Sette cose in Islanda

Stavolta non ho voglia di raccontare giorno per giorno il mio viaggio. Un po’ perché l’Islanda confonde, le lunghe ore in macchina sulla statale 1 Hringvegur, lo stesso paesaggio per chilometri che cambia improvvisamente, il muschio, le montagne, la sabbia nera. Tutto così diverso da ciò a cui siamo abituati, ma tutto così uguale a se stesso lungo le (quasi) due settimane di giro intorno all’isola. Un po’ perché non avrebbe senso raccontare dei giorni fatti di vuoto, camminate, strade.

Ho scelto dunque le sette cose che più mi hanno colpito di quest’isola sperduta. E dico sperduta non per riprendere un luogo comune, ma perché è questo il senso che ti lascia addosso una volta terminate le vacanze. In Islanda non puoi essere un turista: devi per forza calarti nei panni del viaggiatore, piegarti alle regole dell’ambiente che ti circonda e accettarle.

● La natura

Può sembrare riduttivo scriverlo così, nero su bianco, ma la bellezza dell’Islanda consiste proprio negli spazi aperti. Spazi infiniti, distanze che sembrano percorribili ma che a volte ingannano. La strada statale 1 si snoda lungo tantissimi paesaggi diversi. I fiordi, il mare in tempesta, le montagne scure, i chilometri di deserto lavico. E poi ancora fiordi, mare non in tempesta, montagne meno alte e meno scure, chilometri di nulla. Pecore. Ancora pecore. Cavalli. Ci è capitato di non incontrare nessuno per ore: poi improvvisamente una casa, e la domanda che non riuscivo a non farmi: «ma come si può vivere così distanti da tutto?»

Ma forse non è la domanda giusta.

Iceland 2019

La natura qui toglie il fiato, in positivo e in negativo. Durante i primi due giorni la pioggia e il vento sono stati così forti da non riuscire a vedere quasi nulla; le nuvole basse tagliavano la vista e ci costringevano a immaginare cosa ci fosse dall’altra parte della strada. Spesso c’erano solo pecore e furgoncini Happy Camper, ma questa è un’altra storia.

Dopo due giorni, la pioggia è diminuita e ci siamo trovati immersi in villaggi di pescatori divisi tra loro dal nulla. Ogni tanto un punto segnato nella cartina: deviazione, è ora di scendere, vedere questa o quell’altra cascata.

Se vi piacciono le vacanze riflessive, a contatto con una natura selvaggia, a tratti leopardiana, l’Islanda fa sicuramente per voi. Se non vi piacciono pioggia e vento, un po’ meno.
Di sicuro, due settimane qui ti permettono di riflettere per un sacco di tempo, di ripensare al tuo modo di vivere (forse questa è la domanda giusta) e di staccare la spina.

Iceland 2019

● L’acqua

Iceland 2019

Poteva essere una parentesi all’interno del punto precedente, ma ho deciso di dedicare all’acqua uno spazio a parte. Ci pensiamo mai all’acqua? Non abbastanza. In Islanda si trova in tutte le sue forme: fiumi e cascate corrono ovunque, il mare si snoda tra i fiordi, il vapore dell’attività geotermica lascia i turisti senza fiato – soprattutto per l’odore, i ghiacciai fanno capolino tra le montagne.

Mentre eravamo qui, sui giornali italiani veniva riportata la notizia del funerale del ghiacciaio Okjokull. Ho iniziato a riflettere su ciò che stiamo facendo, che forse non è mai abbastanza, ma anche sul fatto che forse, come l’acqua, dovremmo essere più presenti anche intorno alla gente che ci circonda. Sensibilizzare, essere presenti, fare capolino e far riflettere gli altri, come se fossimo una superficie liquida.

Iceland 2019

A proposito: l’acqua si può bere tranquillamente dal rubinetto. Quando è calda, puzza di uovo sodo. Quando è fresca, è buonissima. Mi veniva voglia di fermare chiunque avesse una bottiglia di plastica in mano, per dire loro: «ma che diamine stai facendo?» (tra l’altro, una trappola per turisti: nella mia guida c’è scritto chiaramente che gli islandesi guardano storto chi compra acqua in bottiglia, senza capirne i motivi).

Iceland 2019

● La solitudine

L’Islanda è un paese isolato, ma anche profondamente alienante per il viaggiatore che si avventura al di fuori della capitale e del circolo d’oro, la zona sud-ovest dove sono concentrate la maggior parte delle attrazioni.
Il numero di turisti nei mesi estivi supera di gran lunga il numero di islandesi, ma anche in questo caso le persone non riescono a riempire la vastità di spazi vuoti che si trovano intorno. Tutto è vuoto, tutto toglie il fiato. Le case, con le ampie vetrate che le aprono verso l’esterno, sembrano sempre vuote, silenziose. I negozi aprono tardi, chiudono presto, per le strade solo noi.

Un viaggio che lascia solo con chilometri di nulla, torni a casa con un senso di horror vacui di cui è difficile liberarsi. E non per forza è una cosa negativa: un’esperienza di questo tipo si può trovare ormai in pochi posti nel mondo.

● Il pane e le bakery

Sono l’unica cosa che vale la pena ricordare in fatto di cibo. Ce ne sono un po’ ovunque, eccetto in paesini molto piccoli, dove l’unico modo di avere del pane è quello di andare al supermercato.

Il pane è molto buono. Ce ne sono anche di tipi particolari, come per esempio quello che ho mangiato a colazione diverse volte, ripieno di formaggio, oppure le varie versioni di pane integrale con cereali.

Iceland 2019 - insulin shot

Per quanto riguarda i dolci, personalmente ne ho provato due molto buoni:

  • i kleinur, pasta fritta ripiena a forma di rombo, ripiegata su se stessa. Buoni anche nella versione ricoperta di cioccolato;
  • gli àstarpungur, anche dette love balls. Palline rotonde fritte, con qualche uvetta.

Le panetterie rappresentano l’unica soluzione zero waste possibile se non vi portate qualcosa da casa. I supermercati invece sono disastrosi: tutto ciò che potete immaginare sarà avvolto dalla plastica.

● I paesini

Iceand 2019

Includo in questo punto anche la città di Reykjavik. Capitale più a nord d’Europa, considerarla una città secondo i nostri standard è veramente faticoso; ci sono musei, negozi di souvenir (tantissimi, troppi), tanti turisti, ma si visita in poche ore, escludendo i musei.
Akureyri, piccolo paesino nonché seconda città per numero di abitanti, in meno della metà del tempo.

L’estetica della città è particolare, le case in lamiera, basse e piccole, fanno immaginare uno stile di vita completamente diverso da quello al quale possiamo essere abituati noi. Le chiese sono tutte uguali, prefabbricate e con gli stessi colori – eccetto per qualche eccezione degna di nota, come la chiesetta di Hof col tetto in torba e la chiesa azzurra di Seydisfjordur.

Ogni paese ha il suo campeggio – uno spiazzo verde con docce comuni e cucina, piscina, bagno.

Iceland 2019

Abbiamo sentito una guida che raccontava che la chiesa di Reykjavik, la Hallgrímskirkja, dovrebbe somigliare a un vulcano in eruzione. Sarà. L’estetica islandese risente sicuramente dell’isolamento, ma è in grado di racchiudere elementi europei decisamente improbabili.

● Gli imprevisti

L’unica cosa sicura che troverete in Islanda, in qualsiasi periodo e a qualsiasi orario, sono gli imprevisti. Dal meteo inaffidabile, variabile anche nel giro di poche ore, passando per le strade sterrate chiuse, i gayser che compaiono di fronte a voi, il benzinaio che non si trova per chilometri, il sole che non tramonta mai.

I primi giorni ci siamo dovuti adattare e abbiamo scelto un campeggio su un fiordo nel nord-ovest dell’isola, battuto dal vento. Non riuscivamo neppure a camminare dritti.
Al supermercato ci siamo dovuti adattare più volte nel comprare alimenti pieni di plastica, perché di quella bakery segnata su Google neanche l’ombra.
Abbiamo dovuto cambiare percorsi, cercare paesaggi senza trovarli, fermarci in campeggi senza l’acqua calda.

L’Islanda sicuramente non è per viaggiatori che non riescono a ripianificare il percorso e adattarsi al cambiamento. Se non lo siete, vi farà migliorare sotto questo punto di vista.

● Il logo del supermercato Bonus

Trionfo di kitch e orrore, il logo di questa catena di supermercati è il punto con cui vorrei concludere questo mio post sull’Islanda, perché rappresenta un po’ una sintesi di questo viaggio.

Lo guardi, non lo vedi bene la prima volta. Capisci che è diverso da qualsiasi logo tu abbia mai visto, ma non ci fai troppo caso. Poi lo riguardi. E inizi a vederlo ovunque. E vedi che effettivamente si tratta di un salvadanaio a forma di maiale, storpio, con quel colori orrendi, le linee disomogenee.

L’Islanda è così. Può piacerti, può non piacerti, ma non può lasciarti indifferente. E sicuramente vedrai cose che non riuscirai a vedere da nessun’altra parte nel mondo. Proprio come questo maialino ubriaco dagli occhi diversi.